Cos’è la Filaria o Filariosi e quali sono i rischi per l'uomo?

Cos’è la Filaria o Filariosi e quali sono i rischi per l'uomo?
Ultima modifica 24.05.2024
INDICE
  1. Cosa si intende per Filaria e Filariosi?
  2. Cos’è la Filaria o Filariosi?
  3. Quanti tipi di Filariosi esistono?
  4. Quali sono le cause e come si trasmette la Filaria?
  5. È trasmissibile anche all’essere umano?
  6. Quali sono i sintomi?
  7. Come si cura?
  8. Altri articoli su 'Filaria e Filariosi'

Cosa si intende per Filaria e Filariosi?

Filaria o Filariosi: Cos’è?

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Nell'immaginario comune, la parola "filaria" identifica una grave parassitosi, che colpisce i cani e che è capace di danneggiare seriamente cuore, arterie polmonari e polmoni dell'animale.

In realtà, però, questa visione è limitata, in quanto trascura numerosi aspetti di questa condizione.

Questo articolo è dedicato a chiarire cos'è la filaria, quante tipologie di filaria esistono, qual è la causa, quali pericoli corre l'essere umano e quali sono le cure possibili.

Per approfondire: Quali sono sintomi della Filaria nel Cane e qual è la cura?

Cos’è la Filaria o Filariosi?

Filaria e filariosi sono i termini usati in ambito medico e veterinario per identificare una malattia parassitaria dovuta a vermi nematodi larvipari del genere Dirofilaria.

In natura, esistono diverse decine di specie di Dirofilaria; di interesse per l'essere umano, tuttavia, se ne segnalano due: Dirofilaria immitis e Dirofilaria repens.

Quanti tipi di Filariosi esistono?

Esistono vari tipi di filariosi; tra queste, le più comuni e quelle di maggiore interesse clinico e veterinario per l'essere umano sono due:

  • La filariosi cardiopolmonare causata da Dirofilaria immitis e
  • La filariosi sottocutanea provocata da Dirofilaria repens.

Come si può notare, gli agenti eziologici di queste due forme di filariosi sono le specie di Dirofilaria sopraccitate.

Cos’è la Filariosi Cardiopolmonare?

La filariosi cardiopolmonare è una grave patologia parassitaria, che interessa cuore, arterie polmonari e polmoni; una volta in circolo, infatti, il parassita che la causa va a localizzarsi all'interno di questi organi, danneggiandoli.

La filariosi cardiopolmonare è nota soprattutto per colpire i cani; in realtà, però, questa temuta malattia può riguardare anche altri animali, tra cui, per esempio, il gatto domestico, il furetto, il coyote, lo sciacallo, il lupo, l'orso, la foca e il leone marino.

La gravità della filariosi cardiopolmonare dipende dall'ospite, ossia dall'organismo che ospita il parassita e permette a questo di svilupparsi e sopravvivere.

Prendendo come esempio il cane, che rappresenta l'ospite definitivo naturale per eccellenza di Dirofilaria immitis, la filariosi cardiopolmonare si caratterizza, dapprima, per l'infiammazione dei tessuti cardiaci e polmonari, e, poi, per fenomeni cicatriziali che pregiudicano la funzione di cuore, arterie polmonari e polmoni.

Più esattamente, a livello polmonare, le forme adulte del parassita (che sono vermi) causano stenosi delle arterie polmonari, fenomeno che, a sua volta, comporta una condizione nota come ipertensione polmonare; l'ipertensione polmonare sovraccarica di lavoro il cuore. Sempre a livello polmonare, la presenza dei vermi determina la fibrosi dei tessuti circondano i polmoni.
A livello cardiaco, invece, la filaria reca danno alle valvole cardiache; il danneggiamento di queste ne compromette anche la funzione, ragion per cui il cuore fatica ulteriormente a espletare la propria attività.
Nel tempo, complice l'ipertensione polmonare e il danno valvolare, il cuore del cane smette di funzionare correttamente e sviluppa una condizione conosciuta come insufficienza cardiaca congestizia.

Il cane è l'animale che soffre maggiormente per la filaria, questo perché, al suo interno, il parassita trova una condizione ideale per svilupparsi e accrescersi; si pensi che, in un cane, possono rinversi diverse centinaia di vermi, mentre in un gatto solo poche unità (da 1 a 4).

Se all'interno dell'ospite, sono presenti sia vermi maschi che vermi femmine, questi possono riprodursi e generare le cosiddette microfilarie, che costituiscono la primissima forma larvale di Dirofilaria immitis.
Come si vedrà successivamente, le microfilarie hanno un ruolo chiave nella trasmissione della filariosi.

Cos’è la Filariosi Sottocutanea?

La filariosi sottocutanea è una malattia parassitaria, caratterizzata dalla presenza del parassita nei tessuti sottocutanei.

Il parassita responsabile, Dirofilaria repens, può infettare vari animali, tra cui il cane, il gatto, il lupo, il coyote, la volpe, il leone marino, il topo muschiato e anche l'essere umano.
Come nel caso della filariosi cardiopolmonare, alcuni ospiti favoriscono meglio di altri la maturazione dell'agente parassitario infettante: l'essere umano, per esempio, è un ospite atipico per Dirofilaria repens, ragion per cui quest'ultimo molto spesso non matura mai fino alla forma adulta.

La filariosi sottocutanea è meno diffusa della filariosi cardiopolmonare; le aree in cui si registrano più casi sono i Paesi Mediterranei (es: Italia, Francia, Grecia, Spagna ecc.), l'Africa sub-sahariana e l'Europa Orientale.
Secondo alcuni studi statistici, l'Italia registra il maggior numero di casi di filariosi sottocutanea negli esseri umani.

Anche l'agente parassitario responsabile della filariosi cardiopolmonare può generare microfilarie, indispensabili alla trasmissione della malattia.

Quali sono le cause e come si trasmette la Filaria?

Come anticipato, la filariosi cardiopolmonare è dovuta al parassita Dirofilaria immitis, mentre la filariosi sottocutanea al parassita Dirofilaria repens.

La trasmissione di questi due parassiti nell'ospite definitivo avviene in entrambi i casi attraverso un ospite intermedio, la zanzara (Culex, Aedes ecc.)

Il coinvolgimento di due ospiti (intermedio e definitivo) è fondamentale a garantire la maturazione del parassita stesso: infatti, una parte del suo ciclo vitale si svolge nella zanzara e la parte rimanente nell'ospite definitivo.

Come si svolge il ciclo vitale di Dirofilaria immitis e Dirofilaria repens?

Il ciclo vitale di Dirofilaria immitis e di Dirofilaria repens comprende 5 stadi.

Per convenzione, si considerano come inizio del ciclo la puntura della zanzara ai danni di un ospite definitivo infetto e l'introduzione da parte dell'insetto nel suo apparato digerente delle microfilarie; rappresentanti il primo stadio larvale di entrambe le Dirofilarie (stadio L1), le microfilarie circolano nei vasi sanguigni più superficiali dell'ospite, così che sia più semplice per la zanzara acquisirle quando punge l'ospite e si nutre del suo sangue.

Una volta all'interno della zanzara (per la precisione nell'apparato digerente), nel giro di 10-14 giorni, le microfilarie maturano di due stadi: dopo lo stadio 2 (L2), infatti, raggiungo lo stadio 3, detto anche stadio infettante o L3.

Raggiunto lo stadio infettante L3, le larve di Dirofilaria immitis e di Dirofilaria repens si spostano nell'apparato buccale della zanzara, di modo che, quando l'insetto pungerà un potenziale ospite definitivo, esse potranno infettarlo e continuare il ciclo. Ciò spiega per quale motivo le larve L3 sono chiamate anche larve infettanti.

Una volta nell'ospite definitivo (grazie all'azione della zanzara), le larve L3 circolano nell'organismo e avviano un'ulteriore maturazione: prima diventano larve di stadio 4 (L4) e poi larve di stadio 5 (L5).

Lo stadio L5 è lo stadio finale; da questo momento in poi, il parassita deve soltanto diventare un verme adulto, processo che richiede diversi mesi.

In linea generale, la maturazione delle Dirofilaria nell'ospite definitivo richiede almeno 6 mesi.

Le tempistiche dipendono dal tipo di ospite definitivo: per esempio, nel cane Dirofilaria immitis impiega 6 mesi, mentre nel cane 7-8 mesi.

È trasmissibile anche all’essere umano?

La letteratura scientifica riporta la possibilità di infezione da Dirofilaria immitis o da Dirofilaria repens anche per l'essere umano; in altre parole, Dirofilaria immitis e Dirofilaria repens possono infettare l'essere umano.

Si tratta di fenomeni rari e caratterizzati, in genere, dalla morte anticipata del parassita (il che impedisce la sua maturazione finale); la morte anticipata è dovuta al fatto che l'essere umano è un ospite definitivo atipico.

Nell'essere umano, i due parassiti tenderebbero a comportarsi esattamente come negli altri animali; questo vuol dire che Dirofilaria immitis tende a insediarsi nel cuore e a livello polmonare, mentre Dirofilaria repens va a localizzarsi nei tessuti sottocutanei.

Secondo quanto riportato dal CDC (Centro di Controllo e Prevenzione delle Malattie), la morte di Dirofilaria immitis a livello polmonare (sede in cui va a localizzarsi quando infetta un ospite definitivo) può causare dei fenomeni embolici, che si traducono in infarti polmonari; questo accade perché i frammenti del parassita in decomposizione (dopo la morte naturale) sono di dimensioni tali da ostruire i piccoli vasi polmonari.
Un fenomeno simile si osserva anche nei cani, quando si induce la morte dei vermi adulti tramite la terapia farmacologica, e nei gatti, quando sopraggiunge la morte naturale dei parassiti.

Per quanto riguarda invece le infezioni da Dirofilaria repens, queste in genere colpiscono i tessuti sottocutanei di cuoio capelluto, braccia, gambe, palpebre e torace; come riporta ancora una volta il CDC, però, occasionalmente si sono osservate lesioni in tessuti insoliti, come il seno, l'epididimo (zona genitale maschile), il funicolo spermatico (zona genitale maschile), i polmoni e l'area sottocongiuntivale.

Quali sono i sintomi?

La filariosi cardiopolmonare si manifesta in modo differente dalla filariosi sottocutanea; del resto, Dirofilaria immitis si insedia tra cuore e polmoni, mentre Dirofilaria repens va a localizzarsi nei tessuti sottocutanei.

Come si manifesta la Filariosi cardiopolmonare?

In un ospite come il cane, dove il parassita può crescere e maturare massivamente fino alla forma adulta, la filariosi polmonare si manifesta principalmente con sintomi quali:

In un ospite atipico come per esempio il gatto, invece, la condizione potrebbe risultare asintomatica fino alla morte del parassita, fenomeno che, avendo sede a livello dei piccoli vasi polmonari, potrebbe causare pericolosi fenomeni embolici (morendo, il parassita si divide in piccoli frammenti, i quali, finche l'organismo non li ha riassorbiti, possono ostruire i vasi polmonari).

Come detto, nell'essere umano, la filariosi cardiopolmonare potrebbe causare degli infarti polmonari, conseguenti alla morte prematura del parassita; questi eventi si manifestano solitamente con distress respiratorio, malessere, brividi, febbre, lieve eosinofilia e, a livello radiologico, con "lesioni a moneta".

Come si manifesta la Filariosi sottocutanea?

La filariosi sottocutanea può essere asintomatica o manifestarsi con la formazione di uno o più noduli sottocutanei; talvolta, le forme asintomatiche possono causare anche pustole, dermatiti e lesioni ulcerative.

Come si cura?

Il trattamento della filaria dipende dal tipo di malattia (se cardiopolmonare o sottocutanea) e dall'ospite.

Per alcuni ospiti, non esiste alcuna terapia farmacologica approvata, tanto che, per esempio, nel gatto affetto da filariosi cardiopolmonare, è frequente un approccio di sorveglianza e controllo, in attesa della morte naturale del parassita (i cui sviluppi sono anch'essi da tenere sotto controllo).

Per altri ospiti, invece, le terapie farmacologiche approvate non mancano; l'esempio più emblematico è il cane affetto da filariosi cardiopolmonare.

Come si cura la filaria nel cane?

Nel cane, il trattamento della filariosi cardiopolmonare prevede una serie di cure farmacologiche, dai molteplici obiettivi:

  • Uccidere i vermi adulti che infestano cuore e arterie polmonari;
  • Eliminare le microfilarie;
  • Eliminare un batterio, Wolbachia, che popola tipicamente i vermi adulti di Dirofilaria immitis e che sembra supportare il parassita nella sua azione infestante.

Questa cura non è esente da rischi: i frammenti dei vermi generatisi a seguito della loro uccisione possono determinare pericolosi fenomeni tromboembolici a livello polmonare, che possono anche causare la morte dell'animale.
Per ridurre al minimo questo rischio, durante il riassorbimento dei frammenti del parassita (processo che ha luogo nei vasi polmonari), bisogna tenere l'animale a riposo, evitando anche situazioni che potrebbero agitarlo.
Il riassorbimento dei vermi uccisi può richiedere diverse settimane; in quest'arco di tempo, il padrone deve prestare massima attenzione a come sta il cane: una tosse lieve e che si mantiene tale è accettabile; una tosse grave o che tende a peggiorare, invece, è da riferire subito al veterinario.

Se la filariosi cardiopolmonare non è severa e se il cane non è anziano, il trattamento anti-filaria può avere successo. Tuttavia, è doveroso segnalare che i danni causati dal parassita sono irreversibili, ragion per cui la salute del cuore, delle arterie polmonari e dei polmoni rimangono comunque compromesse. Non a caso, i cane reduci dalla filaria devono seguire cure farmacologiche a base di diuretici, beta-bloccanti e/o ACE-inibitori per il resto della vita, per supportare la salute dell'apparato cardiopolmonare.

Alla luce della pericolosità della filaria e dei rischi correlati alla terapia, la prevenzione rimane la migliore strategia contro la filariosi cardiopolmonare del cane; essa consiste in una chemioprofilassi che ripulisce l'organismo dalle larve infettanti L3, le quali non sono ancora pericolose per l'organismo.

Per approfondire: Qual è il trattamento per la Filaria nel Cane? Quali sono i rischi?

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Autore

Dott. Antonio Griguolo
Laureato in Scienze Biomolecolari e Cellulari, ha conseguito un Master specialistico in Giornalismo e Comunicazione istituzionale della scienza