Vulvoscopia: Cos’è? Come si Esegue? A Cosa Serve? di Giulia Bertelli

Generalità

La vulvoscopia è un esame diagnostico che viene eseguito in ambito ginecologico per valutare lo stato di salute della vulva e dei tessuti circostanti.

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(fonte: Shutterstock)

Generalmente, quest'indagine è parte integrante della colposcopia, con cui condivide le indicazioni, ma può essere eseguita anche da sola.

La vulvoscopia può essere utile per evidenziare infiammazioni, infezioni in corso o processi degenerativi a carico dei genitali femminili esterni. L'esame consente, inoltre, di diagnosticare lesioni preneoplastiche e tumorali della vulva.

Cos’è

Che cos’è la Vulvoscopia?

La vulvoscopia è un esame che permette di visualizzare i cambiamenti a carico dei genitali femminili esterni, che non risultano evidenti ad occhio nudo, contribuendo, dal punto diagnostico, a definirne la natura e le caratteristiche cliniche.

Lo strumento utilizzato per l'osservazione è il colposcopio a più ingrandimenti: la vulvoscopia altro non è, infatti, che una colposcopia della vulva e del perineo.

Per questa ragione, la vulvoscopia è spesso parte integrante dell'esame colposcopico, che consente, invece, di osservare le pareti del canale vaginale e una porzione del collo dell'utero.

Vulva: cos'è e dove di trova

La vulva è la regione che circonda l'accesso alla vagina, formata da clitoride, grandi e piccole labbra, imene, orifizio esterno dell'uretra, ghiandole di Bartolini e vestibolo vaginale.

A Cosa Serve

Cosa si esamina con la Vulvoscopia

Come suggerisce il termine, la vulvoscopia è un esame che si concentra sulla valutazione dello stato di salute della vulva, cioè la regione che circonda l'accesso alla vagina e coincide con i genitali esterni femminili.

Più precisamente, quest'organo comprende le seguenti strutture:

  • Monte del pube (o Monte di Venere): rilievo di cute e di sottostante tessuto adiposo localizzato centralmente nella regione pelvica;
  • Grandi e piccole labbra: gruppo di pliche esterne ed interne che circondano l'orifizio esterno della vagina;
  • Vestibolo vaginale: area racchiusa dalle piccole labbra che conduce al meato della vagina e dell'uretra;
  • Clitoride: piccolo organo erettile situato di fronte al vestibolo;
  • Ghiandole di Bartolini: coppia di piccole ghiandole che secernono un fluido lubrificante che facilita la penetrazione del pene nella vagina durante i rapporti sessuali.

Nel complesso vulvare si trovano, inoltre, l'imene, l'orifizio esterno dell'uretra (o meato urinario) e lo sbocco delle ghiandole vaginali.

La vulvoscopia permette anche l'esame del perineo, cioè l'area di forma romboidale che si estende, in senso sagittale, dal margine inferiore della sinfisi pubica all'apice del coccige. Trasversalmente, la regione perineale è compresa tra una tuberosità ischiatica dell'osso iliaco e l'altra.

Vulvoscopia: perché si esegue?

La vulvoscopia è un'indagine diagnostica ginecologica di secondo livello. Quest'esame conferma o esclude la presenza di malattie della vulva e contribuisce a stabilire un adeguato iter terapeutico anche nelle forme infettive, flogistiche, neoplastiche o degenerative vulvari di difficile inquadramento patologico.

Le principali indicazioni all'esecuzione dell'esame vulvoscopico sono:

  • Presenza di sintomi persistenti e/o resistenti ai più comuni trattamenti, come prurito e/o bruciore vulvare;
  • Riscontro clinico di lesioni, ulcere, neoformazioni o zone pigmentate su vulva o perineo;
  • Diagnosi precoce della patologia preneoplastica e neoplastica della vulva.

Le lesioni che possono essere evidenziate con la vulvoscopia sono numerose: infettive, flogistiche, degenerative cutanee ecc. Come per la colposcopia, anche per queste alterazioni vulvari vengono definite con una terminologia specifica: per esempio, la sigla VIN (sigla di "Vulvar Intraepithelial Neoplasia") è indicativa di una neoplasia intraepiteliale vulvare e corrisponde all'equivalente CIN a livello cervicale.

Vulvoscopia: quando è indicato?

L'esecuzione della vulvoscopia è indicata per diagnosticare e monitorare l'evoluzione delle condizioni patologiche che interessano la vulva, come:

Esami complementari alla Vulvoscopia

Normalmente, l'esame vulvoscopico è indicato come indagine complementare al Pap-test ed alla colposcopia.

A seconda del sospetto diagnostico, per comprendere la natura di uno specifico problema, il medico può sottoporre la paziente ad altri accertamenti volti ad approfondire il quadro clinico, tra cui:

Come si Esegue

Vulvoscopia: in cosa consiste?

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Per l'esecuzione della vulvoscopia, la paziente viene fatta accomodare sul lettino ginecologico, dotato di due supporti per appoggiare le gambe e tenerle sollevate e divaricate.

Innanzitutto, il medico esamina ad occhio nudo l'introito e la cute vulvare e perineale, valutando la presenza di lesioni e le loro caratteristiche: localizzazione, dimensione e dolenzia evocata alla palpazione, nonché analoghe manifestazioni in altri distretti cutanei e mucosi.

Allo stesso modo della colposcopia, la vulvoscopia prevede l'osservazione ingrandita (fino a 40 volte) e ben illuminata della mucosa vulvare, per evidenziare al meglio eventuali lesioni non visibili a occhio nudo. Rispetto al passato, è meno frequente il ricorso a soluzioni coloranti o reagenti come acido acetico, blu di toluidina (test di Collins) o soluzione di iodio (test di Schiller).

Il ginecologo esegue la vulvoscopia concentrandosi su imene, clitoride, grandi e piccole labbra, meato urinario, sbocco delle ghiandole vaginali e perineo.

Con l'apparato strumentale (colposcopio), quindi viene ricercata l'eventuale presenza di:

  • Segni d'infezione;
  • Malformazioni;
  • Infiammazioni o altre anomalie, come:
    • Rigonfiamenti;
    • Eritemi;
    • Alterazioni di pigmentazione;
    • Ematomi;
    • Ulcerazioni;
    • Noduli.

L'esame vulvoscopico delle grandi e piccole labbra consente di evidenziare punti dolenti, arrossamenti, gonfiori o secrezioni anomale. Durante la vulvoscopia, inoltre, possono esser riscontrati segni indicativi di herpes genitale (gruppetti di piccole vescicole), lichen simplex (traumatismi evocativi esterni, come il grattamento, per un prurito vulvare), condilomi acuminati (escrescenze a livello perianale o vulvare) e bartolinite (infiammazione delle ghiandole di Bartolini). Le alterazioni dei linfonodi regionali possono essere correlate, invece, a malattie sessualmente trasmesse o processi neoplastici.

All'osservazione, fa seguito la palpazione della regione vulvare e l'eventuale esecuzione di una biopsia mirata che può essere effettuata, previa anestesia locale, con appositi punch, ansa diatermica o bisturi. 

Vulvoscopia: da chi viene eseguita?

La vulvoscopia viene eseguito da un ginecologo, medico specialista della fisiologia e della patologia dell'apparato genitale femminile.

Quanto dura l’esame?

Di norma, per l'esecuzione della vulvoscopia occorrono circa 30 minuti.

Preparazione

Vulvoscopia: è prevista una preparazione?

Almeno nei 3-4 giorni precedenti la vulvoscopia, è preferibile non usare lavande, farmaci locali (ovuli o creme vaginali) o tamponi.

Per non invalidare o influenzare l'esito dell'esame vulvoscopico, inoltre, alla paziente è raccomandato di:

  • Astenersi dai rapporti sessuali 48 ore prima dell'esame;
  • Non radere la regione intima 48 ore prima dell'esame.

Per una corretta interpretazione dei risultati, il giorno dell'esame è consigliabile portare con sé l'esito degli ultimi Pap-test, oltre ai referti di precedenti colposcopie, vulvoscopie e biopsie.

Controindicazioni e Rischi

Vulvoscopia: esistono dei rischi associati all’esame?

La vulvoscopia non è un'indagine pericolosa, dolorosa o invasiva. Inoltre, non serve anestesia ed il tempo impiegato è paragonabile a quello richiesto per una visita ginecologica.

Al fine di ridurre rischi e complicanze, è necessario comunicare al medico ginecologo che esegue la vulvoscopia l'eventuale stato di gravidanza, l'assunzione di eventuali farmaci (soprattutto antiaggreganti e anticoagulanti) e la presenza di allergie o malattie cardiache (es. prolasso mitrale).

Vulvoscopia: si può fare con le mestruazioni?

Altra indicazione consiste nell'evitare di sottoporsi alla vulvoscopia nel periodo in cui è presente il flusso mestruale. Le perdite ematiche vaginali potrebbe ostacolare, infatti, l'interpretazione dell'esame. Il periodo migliore per eseguire la vulvoscopia è dal 10° al 18° giorno dall'inizio del ciclo mestruale.

Nel caso in cui la comparsa del flusso arrivi inaspettatamente qualche giorno prima della vulvoscopia, è consigliabile valutare con il proprio ginecologo se è opportuno rimandare ad un'altra data l'appuntamento, ad eccezione delle situazioni di urgenza.

Interpretazione dei Risultati

Cosa riporta il referto della Vulvoscopia?

Al termine della vulvoscopia, il medico farà una descrizione alla paziente di quanto ha potuto verificare. Qualora fossero riscontrate delle patologie della vulva e dei tessuti limitrofi, il ginecologo può indicare la terapia farmacologica o chirurgica più idonea allo specifico caso.

Giulia Bertelli

L'autore

Giulia Bertelli

Laureata in Biotecnologie Medico-Farmaceutiche, ha prestato attività lavorativa in qualità di Addetto alla Ricerca e Sviluppo in aziende di Integratori Alimentari e Alimenti Dietetici


Ultima modifica dell'articolo: 05/08/2019