Punto G: Cos’è e Dove si trova?

Punto G: Cos’è e Dove si trova?
Ultima modifica 02.10.2020
INDICE
  1. Introduzione
  2. Cos’è il Punto G
  3. Esiste o non esiste?
  4. Dove si trova
  5. A cosa serve

Introduzione

Il punto G (o G-spot) è un'area particolarmente sensibile della parete anteriore della vagina. Per alcune donne, questa struttura rappresenta una zona erogena e, quando viene stimolata, è responsabile di una forte eccitazione sessuale e sembra concorrere al raggiungimento dell'orgasmo femminile.

https://www.my-personaltrainer.it/imgs/2020/01/24/punto-g-orig.jpeg Shutterstock

Fin da ora va detto che l'esistenza, la posizione e le funzioni del punto G sono argomenti molto dibattuti nella comunità medico-scientifica.

Cos’è il Punto G

Il punto G è un'area di elevata sensibilità erogena, situata sulla parete anteriore del canale vaginale, a pochi centimetri dall'ingresso.

Questa zona è nota per le sue particolarità orgasmiche: se stimolata direttamente mediante pressioni intermittenti - anche in modo indipendente rispetto ad altre parti dell'apparato genitale femminile - è in grado di provocare un piacere sessuale molto intenso, anche ripetuto. Per alcune donne, la libido ottenuta attraverso la stimolazione del punto G è più eccitante rispetto a quella del clitoride ed il climax sembra essere responsabile di un più profondo appagamento.

Perché il punto G si chiama così?

Il punto G è conosciuto anche come punto Gräfenberg, dal nome del ginecologo tedesco Ernst Gräfenberg a cui erroneamente è stata attribuita la paternità della scoperta. In realtà, la ricerca del medico era dedicata alla stimolazione uretrale e, in un articolo del 1950, il medico s'interrogò sul ruolo dell'uretra femminile nel raggiungimento dell'orgasmo. Gräfenberg non descrisse, quindi, nessun "punto vaginale sensibile", ma affermò che potrebbe essere dimostrata la presenza di una zona erogena sulla parete anteriore della vagina, lungo il decorso dell'uretra (successivamente identificata come spugna uretrale).

Molti secoli prima, almeno nella cultura orientale, sembra fosse già nota la presenza di una zona particolarmente sensibile nel corpo della donna che, oltre al clitoride, sarebbe stata determinante per il raggiungimento del pieno piacere sessuale; quest'area era definita "punto del sole" o "punto del piacere".

In occidente, nella seconda metà del XVII secolo, il primo medico che parlò del punto G fu l'olandese Reigner de Graaf (per intenderci, colui a cui si deve la scoperta del follicolo ovarico, noto in seguito come follicolo di de Graaf). I suoi trattati anatomici sostenevano l'esistenza di una zona di elevata sensibilità erogena e particolarmente attiva, in prossimità della vagina; questi testi non furono mai ritrovati, ma vengono citati da molti colleghi dell'epoca.

Il concetto del punto G vero e proprio è entrato a far parte della cultura popolare intorno al 1982, con la pubblicazione di "The G Spot and Other Recent Discoveries About Human Sexuality" a cura di Alice Kahn Ladas, Beverly Whipple e John D. Perry.

Esiste o non esiste?

In ambito medico-scientifico, il punto G rimane ancora un argomento di forte discussione. Nonostante sia stato oggetto di ricerche e studi approfonditi dagli anni '40 dello scorso secolo, il disaccordo persiste su definizione, esistenza e posizione di questa struttura.

Punto G: rapporto con il clitoride ed altri dibattiti anatomici

Il punto G ESISTE

Riassumendo le varie ipotesi a favore dell'esistenza, il punto G è stato finora considerato:

  • Un'estensione del clitoride: alcuni sessuologi ritengono che il punto G possa corrispondere alla parte terminale della struttura del clitoride, piccolo organo erettile situato di fronte al vestibolo, nel punto di congiunzione delle piccole labbra, che può raggiungere, all'interno del corpo femminile, una complessiva lunghezza di 10 centimetri. A sostegno di quest'ipotesi, vi furono anche Masters e Johnson, celebri sessuologi statunitensi che redassero il primo studio approfondito sulla fisiologia sessuale umana: le loro ricerche suggerivano che gli orgasmi del punto G e del clitoride avessero la stessa origine, da cui la teoria che le strutture del clitoride circondino e si estendano lungo e all'interno delle labbra. Studiando il ciclo di risposta sessuale delle donne a differenti stimolazioni, Masters e Johnson osservarono che l'orgasmo clitorideo e vaginale presentavano gli stessi stadi di risposta fisica e realizzarono che la maggior parte dei soggetti poteva raggiungere solo l'orgasmo clitorideo, mentre una minoranza aveva un orgasmo vaginale;
  • Una parte delle ghiandole di Skene: altri ricercatori sostengono che questa struttura possa appartenere alla spugna uretrale, un cuscinetto spugnoso di tessuto localizzato nella parte inferiore dell'area genitale femminile. Posto contro l'osso iliaco e la parete vaginale, questo tessuto circonda l'uretra ed accoglie le ghiandole di Skene, considerate le omologhe ancestrali della prostata maschile. Le similitudini riguardano le strutture all'esame del microscopio elettronico e la composizione dei fluidi secreti dai dotti di Skene durante l'eccitazione femminile e dalla ghiandola prostatica maschile. Per questo motivo, le ghiandole di Skene sono note anche con il termine "prostata femminile". Per approfondire l'argomento, invitiamo a consultare l'articolo dedicato.

Per definire e localizzare il punto G come area sensibile della vagina sono stati utilizzati principalmente due metodi principali:

  • Livelli di eccitazione auto-riportati durante la stimolazione;
  • Ecografia per identificare le differenze fisiologiche tra le donne ed i cambiamenti nella regione del punto G durante l'attività sessuale.

Il punto G NON ESISTE

Altrettanto numerose sono le ricerche mediche che sostengono l'inesistenza del punto G. In particolare, viene esclusa la presenza - sulla base di biopsie e altri metodi analitici come ecografie transvaginali - di un'area della parete vaginale o un punto di maggiore innervazione o densità di terminazioni nervose.

I sostenitori del punto G sono stati criticati anche per aver dato troppa credibilità alle prove aneddotiche e per metodi investigativi discutibili (ad esempio, gli studi che hanno prodotto evidenze positive coinvolgono campioni troppo piccoli di partecipanti).

Altri ricercatori considerano debole, invece, la connessione ipotizzata tra le ghiandole di Skene ed il punto G.

Le opinioni intermedie

Nel 2009, il Journal of Sexual Medicine ha esaminato le ipotesi pro e quelle contro l'esistenza del punto G, concludendo che sono necessarie ulteriori prove per convalidare l'effettiva presenza di questa struttura.

Oltre allo scetticismo generale tra ginecologi, sessuologi e altri ricercatori sull'esistenza del punto G, un team del King's College di Londra alla fine del 2009 ha suggerito che la sua esistenza è soggettiva.

A tal proposito, pare che il punto G sia presente solo nel 50% circa delle donne: qualche volta, può non dare proprio segno di sé; altre volte, può essere ben sviluppato tanto da procurare orgasmi molto intensi.

In ogni caso, sessuologi e ricercatori ricordano che le donne non devono considerarsi disfunzionali se non sperimentano eccitazione e/o piacere mediante la stimolazione del punto G, sottolineando che non percepire queste sensazioni è del tutto normale.

Recentemente, è stato ipotizzato che il picco di piacere sperimentato da alcune donne potrebbe dipendere da un'area molto più vasta di un "punto".  Questa zona del corpo femminile, definita complesso clitoro-uretro-vaginale (CUV), sarebbe formata da diversi tessuti, muscoli e ghiandole, oltre che da tutto l'utero. In sostanza, l'area CUV contribuirebbe in maniera corale all'eccitazione e all'orgasmo finale.

Dove si trova

Se ne presupponiamo l'esistenza, il punto G dovrebbe essere situato nello spazio presente fra la parete vaginale anteriore e l'uretra (circa a livello della base della vescica). Questa regione può variare da donna a donna, il che spiega perché spesso può essere difficile da individuare.

Punto G: le coordinate per trovarlo

Per la precisione, il punto G è localizzato sulla parete anteriore della vagina, nel suo terzo tratto esterno, ad una profondità variabile fra 5 e 8 cm all'ingresso del canale, proprio dietro la sinfisi pubica.

A cosa serve

Quali sono le funzioni del Punto G?

La funzione del punto G non è ancora del tutto chiara.

Per alcune donne, stimolare quest'area determina un orgasmo vaginale più intenso di quello ottenuto dalla pressione del solo clitoride. Il climax può essere ottenuto con stimolazione manuale diretta (ad esempio, con due dita), anche in modo indipendente rispetto ad altre parti dell'apparato genitale femminile. Cercare di stimolare l'area attraverso la penetrazione vaginale durante il coito, specialmente nella posizione del missionario, è difficile a causa del particolare angolo di penetrazione richiesto.

Come stimolare il punto G

Per quanto riguarda la stimolazione sessuale del punto G, ricordiamo che il livello di penetrazione vaginale è soggettivo, cioè dipende dalla singola esperienza personale e non tutte sono sensibili e/o provano piacere in quel punto. Gli effetti della stimolazione possono essere potenziati focalizzandosi contemporaneamente su altre zone erogene femminili, come il clitoride o la vulva nel suo insieme.

Qualche considerazione finale

A prescindere dall'esistenza o meno, dalle varie interpretazioni e dal desiderio di spiegare la sessualità femminile con un metodo scientifico, è importante chiarire che:

  • Il punto G non è una parte distinta dell'anatomia dei genitali femminili, ma rientra in un complesso di strutture estremamente sensibili, reattive e dinamiche, nonché in stretta comunicazione tra di loro durante l'attività sessuale (clitoride, vagina ecc.).
  • Cercare il punto G e stimolarlo non significa provare a premere un "pulsante" specifico: la reazione ad una stimolazione sessuale può essere di volta in volta diversa, senza trascurare che il raggiungimento del piacere dipende anche da altri fattori, che vanno oltre i genitali.
  • Non tutte le donne troveranno soddisfazione attraverso la stimolazione del punto G e ciò non significa che qualcosa non vada o non funzioni correttamente nel corpo. Come altre zone erogene, le preferenze possono variare da persona a persona. In effetti, gli orgasmi non sono tutti uguali, quindi non esiste un modo giusto o sbagliato di raggiungere un appagamento sessuale.

Autore

Giulia Bertelli
Laureata in Biotecnologie Medico-Farmaceutiche, ha prestato attività lavorativa in qualità di Addetto alla Ricerca e Sviluppo in aziende di Integratori Alimentari e Alimenti Dietetici