Proteina S di G.Bertelli

Generalità

La proteina S è un importante fattore anticoagulante, normalmente presente nel sangue.

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Quest'elemento coopera con la proteina C coagulativa durante il processo di formazione dei coaguli, controllandone l'estensione e contrastando la tendenza a sviluppare fenomeni tromboembolici.

Il dosaggio plasmatico della proteina S permette l'identificazione di carenze acquisite e congenite. Un deficit di questo parametro può derivare, ad esempio, da insufficienza epatica, trattamento anticoagulante, carenza di vitamina K, assunzione di estroprogestinici o alti livelli di estradiolo per l'induzione dell'ovulazione.

Cos’è

La proteina S è una proteina plasmatica che partecipa al processo della coagulazione: cooperando con altri fattori, quest'elemento ha il compito di contrastare la trombosi (intesa come un'eccessiva attività coagulativa), mantenendo fluido il sangue. In altre parole, la proteina S è un anticoagulante fisiologico.

Per questo motivo, un'alterazione quantitativa o la disfunzione di questa proteina anticoagulante rappresenta un fattore di rischio per gli eventi tromboembolici.

La proteina S viene sintetizzata nel fegato e nelle cellule endoteliali; la sua produzione è vitamina K dipendente.

Varianti della proteina S: forma libera e forma legata

Nel circolo ematico, la proteina S è presente sia in forma libera (40% circa), che legata (60%):

  • La forma libera della proteina S è la variante ATTIVA e serve come cofattore per la proteina C;
  • La forma legata della proteina S è la variante INATTIVA; si trova nel plasma in forma associata con la proteina legante il C4b (molecola trasportatrice o carrier di C4b, componente regolatrice del sistema del complemento).

Coagulazione: nozioni base

In condizioni normali, dopo il danneggiamento dei tessuti o della parete dei vasi sanguigni, la perdita ematica viene bloccata grazie all'EMOSTASI. Nel corso di tale processo, le piastrine aderiscono in corrispondenza del sito di lesione, quindi viene innescata la reazione che porta all'attivazione dei fattori della coagulazione (cascata coagulativa). Ciò determina la formazione di un coagulo che permane fino alla completa riparazione del danno. Quando non è più necessario, questa sorta di "tappo" viene eliminato. L'attività della proteina S si esplica favorendo, come cofattore, l'azione di un'altra proteina del sistema anticoagulante: la proteina C.

Funzioni

La proteina S è il principale cofattore naturale per la proteina C, attivata nella degradazione proteolitica del Fattore V e del Fattore VIII. La proteina S è, dunque, un inibitore fisiologico della coagulazione.

Nel caso non vi sia una quantità sufficiente di proteine S e C o queste non funzionino in maniera adeguata, i coaguli possono formarsi in maniera incontrollata. Le conseguenze di tale fenomeno possono essere lievi o molto gravi.

Proteina C attiva, Proteina S e Trombina: ruolo biologico e coagulazione del sangue

  • La proteina S e la forma attiva della proteina C (APC) cooperano per la formazione di coaguli nel sangue, controllandone l'estensione, inattivando specifici fattori della coagulazione (fattore V e VIII).
  • In presenza di trombina, generata dalla coagulazione, e di trombomodulina, presente sulla superficie endoteliale, la proteina C si converte nella forma attiva (nota: questo fattore non c'entra nulla con la proteina C reattiva). Grazie a questa modificazione strutturale, la proteina C attiva acquisisce anche un'attività pro-fibrinolitica (favorisce la dissoluzione del coagulo), che espleta attraverso l'inibizione del PAI-1 (inibitore dell'attivatore del plasminogeno).
  • Va ricordato, poi, che la trombina (fattore IIa della coagulazione), converte il fibrinogeno in un polimero di fibrina insolubile, che partecipa alla formazione del coagulo. Quest'azione pro-coagulante della trombina contrasta con la sua capacità di attivare la proteina C; il fenomeno rappresenta, quindi, una forma di controllo endogeno rispetto all'eccessiva attività del sistema della coagulazione.

Perché si Misura

L'attività della proteina S o la sua quantità può risultare carente per vari motivi. La diminuzione dei livelli o l'alterata funzionalità di questo parametro comporta una minore degradazione proteolitica del fattore V e del fattore VIII della coagulazione.

Pertanto, il suo dosaggio viene eseguito per:

  • Stabilire le cause di una formazione inappropriata di un trombo (evento trombotico o tromboembolismo venoso);
  • Diagnosticare disordini che provocano un'eccessiva coagulazione;
  • Rilevare carenze ereditarie o acquisite della stessa o della proteina C, con cui coopera nel processo coagulativo.

Per valutare la proteina S, sono disponibili due tipi di test:

  • Esame funzionale: misura l'attività della proteina S, ponendo l'attenzione sulla capacità di regolare e diminuire la formazione di coaguli. La diminuzione dell'attività può essere dovuta ad una ridotta quantità del parametro o alla presenza di forme non funzionali.
  • Analisi immunologica: stabilisce la quantità di proteina S presente nel campione ematico prelevato dal paziente (nota: con questo test può essere misurata la quantità di proteina S libera, legata o totale).

Queste informazioni possono essere utili per determinare il tipo e la gravità di deficit di proteina S.

Quando viene prescritto l'esame?

L'esame della proteina S coagulativa consente di misurarne la quantità e valutarne la funzionalità.

Quest'analisi è indicata, in genere, dopo un evento trombotico inspiegabile, come supporto alla diagnosi di disordini da ipercoagulazione, soprattutto in soggetti giovani (meno di 50 anni d'età) e/o che non hanno altri motivi evidenti per manifestare tale fenomeno.

Il test della proteina S può essere richiesto anche in caso di aborti multipli. Inoltre, è molto importante controllare i valori di questa proteina prima di assumere contraccettivi orali; nelle donne a rischio, i farmaci a base di estrogeni e progestinici potrebbero causare, infatti, trombosi venosa o altri disturbi cardiovascolari.

La valutazione può essere consigliata anche quando un paziente ha un familiare stretto affetto da un deficit ereditario di proteina S.

Esami correlati

In associazione al test della proteina S, il medico può indicare anche l'esecuzione delle seguenti analisi:

  • Proteina C coagulativa;
  • Antitrombina III;
  • Mutazione del fattore V della coagulazione;
  • Mutazione del fattore II della coagulazione;
  • Omocisteina.

Valori normali

Per quanto riguarda il dosaggio immunologico, i normali valori della proteina S nel sangue sono compresi nell'intervallo 15-30 mg/L (210-420 nmol/L).

L'esame funzionale (attività della proteina S rispetto ad un intervallo di riferimento) è pari:

  • Valori proteina S - donne: 53 - 109% (in unità funzionali: 0.53 - 1.09 U/ml);
  • Valori proteina S - uomini: 64 - 129% (in unità funzionali: 0.64 - 1.29 U/ml).

Nota bene: l'intervallo di riferimento dell'esame può cambiare in funzione di età, sesso e strumentazione in uso nel laboratorio analisi. Per questo motivo, è preferibile consultare i range riportati direttamente sul referto. Occorre ricordare, inoltre, che i risultati delle analisi devono essere valutati nell'insieme dal medico di base che conosce il quadro anamnestico del proprio paziente.

Proteina S Alta – Cause

Livelli alti di proteina S non sono associati, di solito, a problemi di tipo medico e/o a conseguenze patologiche, pertanto non vengono considerati clinicamente rilevanti.

Un aumento della proteina S può essere osservato in caso di:

Proteina S Bassa - Cause

Il deficit o la mancata attività della proteina S può essere dovuta a:

  • Patologie acquisite, come malattie epatiche o renali, infezioni gravi e tumori;
  • Alterazioni di tipo ereditario (trasmesse dai genitori ai figli).

I deficit di proteina S congeniti o acquisiti determinano un'ipercoagulabilità (o uno stato protrombotico).

Proteina S: difetti acquisiti

Il deficit di proteina S acquisito può essere dovuto a:

  • Sintesi ridotta;
  • Aumento del consumo;
  • Perdita o passaggio della proteina S dalla forma libera a quella legata.

Il difetto di proteina S acquisito può essere associato a:

Spesso, in queste forme acquisite, anche gli altri anticoagulanti naturali, come l'antitrombina III, risultano diminuiti.

Proteina S: carenze congenite

Le carenze congenite di proteina S possono dipendere da:

  • Ridotta sintesi;
  • Sintesi di proteine con ridotta attività biologica (disfunzionali) per:
    • Ridotta capacità di legarsi alla proteina C;
    • Ridotta capacità di degradazione dei fattori V e VIII.

I deficit ereditari di proteina S sono classificati in tre tipi:

  • Deficit di tipo I: si riscontra una diminuzione dei livelli di proteina S liberi, mentre la totale della proteina S è normale o di poco ridotta (difetto quantitativo);
  • Deficit di tipo II: diminuisce l'attività funzionale della proteina, ma i valori della proteina S libera ed i livelli di proteina S totali sono normali (difetto qualitativo).
  • Deficit di tipo III: è una carenza di tipo quantitativo, nella quale si osserva una diminuzione dei livelli della proteina S libera e normali livelli di proteina S totali (difetto quantitativo).

Proteina S bassa: possibili conseguenze

La carenza di proteina S è generalmente associata ad un aumentato rischio di eventi tromboembolici.

Un deficit di proteina S si traduce, infatti, in una riduzione dell'attività anticoagulante del sangue (o in uno stato di trombofilia); di conseguenza, aumenta il rischio che nei vasi sanguigni si formino dei coaguli anomali (i cosiddetti trombi).

Queste formazioni simili a "grumi" possono:

  • Andare incontro alla dissoluzione spontanea;
  • Crescere al punto di ostruire il vaso in cui originano;
  • Rompersi, migrando in circolo e finendo, talvolta, con l'occludere un vaso di dimensioni inferiori.

Le conseguenze più temibili di questa condizione, detta trombosi, sono l'infarto cardiaco, l'ictus e l'embolia polmonare. Il deficit di proteina S è la causa di fondo di una piccola percentuale di casi di coagulazione intravascolare disseminata (CID) e trombosi venosa profonda (TVP).

Come si misura

L'esame della proteina S viene effettuato su un campione di sangue venoso prelevato dal braccio.

Preparazione all’esame

  • Prima del prelievo, è necessario osservare un digiuno di almeno 8 ore, durante le quali è ammessa l'assunzione di una modica quantità di acqua.
  • Nelle due settimane precedenti l'analisi, è necessario sospendere la terapia orale con warfarin (Cumadin®).
  • Prima di sottoporsi all'esame, il paziente deve attendere 10 giorni da un eventuale fenomeno trombotico.

Interpretazione dei Risultati

Il dosaggio della proteina S è un test utilizzato come supporto alla diagnosi di disordini da ipercoagulazione o per la ricerca delle cause di trombosi o treomboembolismo venoso.

Valori normali di proteina S

Attività e quantità normali di proteina S indicano una buona regolazione della coagulazione.

Valori alti di proteina S

Alti livelli di proteina S non sono associati, di solito, a problemi di tipo medico, pertanto non vengono considerati clinicamente rilevanti.

Valori bassi di proteina S

Il deficit acquisito di proteina S è dovuto per lo più ad una ridotta sintesi epatica. Valori bassi per aumentato consumo della proteina S sono caratteristici della coagulazione intravascolare disseminata e del periodo post-operatorio.

Un basso valore di proteina S predispone alla formazione eccessiva ed inappropriata di coaguli. Se la proteina non è funzionale, il processo coagulativo non funziona in maniera sufficiente o adeguata.

Ciò può portare ad un incremento della probabilità di sviluppare un coagulo che ostacola il flusso sanguigno nelle vene (tromboembolismo venoso, TEV), ma l'entità del rischio dipende da quanto la proteina è malfunzionante o carente.

Giulia Bertelli

L'autore

Giulia Bertelli

Laureata in Biotecnologie Medico-Farmaceutiche, ha prestato attività lavorativa in qualità di Addetto alla Ricerca e Sviluppo in aziende di Integratori Alimentari e Alimenti Dietetici


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