Ultima modifica 19.07.2019
INDICE
  1. Generalità
  2. Cosa Sono
  3. A Cosa Servono e Quando Sono Consigliati

Generalità

I policosanoli sono una miscela di sostanze estratte soprattutto dalla cera della canna da zucchero.

https://www.my-personaltrainer.it/imgs/2019/02/28/policosanoli-e-colesterolo-orig.jpeg Shutterstock

I policosanoli agiscono diminuendo la sintesi endogena di colesterolo e trigliceridi. Più nel dettaglio, l'effetto ipocolesterolemizzante è attribuibile all'enzima epatico che regola la sintesi del colesterolo, la 3-idrossi-3-metilglutaril-coenzima A reduttasi.

Nonostante i potenziali benefici nel contrastare il colesterolo alto, i policosanoli possono essere consigliati al momento, dal medico ai pazienti con basso rischio cardiovascolare; infatti, queste sostanze sono tuttora oggetto di ricerche scientifiche orientate a fare chiarezza sulla loro discussa validità.

Cosa Sono

Policosanoli: Cosa sono?

I policosanoli sono sostanze naturali presenti in diverse cere vegetali e, in modo particolare, nella canna da zucchero, da cui vengono estratti e commercializzati senza obbligo di prescrizione medica. Dal punto di vista chimico, si tratta di una miscela di alcoli alifatici lineari a lunga catena (octacosanolo, tetracosanolo, esacosanolo ed altri).

A Cosa Servono e Quando Sono Consigliati

Policosanoli e Colesterolo: proprietà e potenziali benefici

I policosanoli vengono ampiamente pubblicizzati per il loro effetto ipolipidemizzante che, secondo alcuni, sarebbe paragonabile a quello delle statine.

Le proprietà ipocolesterolemizzanti dei policosanoli sono testimoniate da una cospicua produzione scientifica, anche se, a tal proposito, non mancano risultati discordanti.

La capacità dei policosanoli di ridurre i livelli ematici di colesterolo totale e LDL, aumentando allo stesso tempo quelli di HDL, è suffragata da molte ricerche, in gran parte sponsorizzate dalla stessa azienda cubana che commercializza policosanoli. Questo dato dovrebbe far scattare un primo campanello d'allarme; l'indipendenza della ricerca rispetto agli interessi commerciali è, infatti, un requisito importantissimo per valutare l'attendibilità di uno studio. Uno di questi, condotto in Germania nel 2006, ha dimostrato che dopo 12 settimane di trattamento non si è registrata alcuna differenza significativa nei livelli di lipidi plasmatici tra i vari gruppi, trattati, rispettivamente, con placebo e con policosanoli a diverso dosaggio (anche a dosi nettamente superiori a quelle terapeutiche). Un risultato in palese contrasto con quanto dimostrato fino a quel momento. Lo stesso discorso, ovviamente, è valido anche sull'altro fronte, perché un'azienda che produce statine o fibrati, avrebbe tutto l'interesse a dimostrare che i policosanoli sono meno efficaci dei farmaci convenzionali.

In base a tutte queste considerazioni, gli organi sanitari italiani consigliano un approccio prudente, da attuarsi riservando i policosanoli ai soli pazienti con basso profilo di rischio cardiovascolare, come coadiuvanti del riequilibrio metabolico in presenza di forme dislipidemiche di modesta entità (possono essere utilizzati, per esempio, con lo scopo di riportare nella norma livelli di colesterolo leggermente elevati in un individuo sano).

Considerarli e proporli come alternativa a farmaci di provata efficacia, quali le statine, potrebbe infatti mettere a repentaglio la salute di chi è più esposto alle malattie cardiovascolari e necessita di una maggiore protezione.