Pachimetria di G.Bertelli

Generalità

La pachimetria è un esame diagnostico che viene eseguito in ambito oculistico. Quest'indagine serve, in particolare, per misurare lo spessore della cornea, cioè il sottile tessuto trasparente che riveste la parte anteriore all'iride.

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L'esecuzione della pachimetria è utile per diagnosticare e valutare l'evoluzione di alcune patologie oculari, come il cheratocono, l'edema corneale o il glaucoma. L'esame consente, inoltre, di studiare la superficie anteriore dell'occhio per la programmazione di interventi di chirurgia corneale o di correzione refrattiva.

Durante l'esame, una sonda - chiamata pachimetro - viene delicatamente posta in prossimità oppure a contatto con la cornea, per misurare il suo spessore. I risultati così ottenuti sono interpretati dal medico, che fornirà le indicazioni più appropriate per la gestione del caso clinico.

Cos’è

La pachimetria consiste nella misurazione dello spessore della cornea, cioè la superficie trasparente dell'occhio posta davanti all'iride. Quest'esame è importante per stabilire la diagnosi di cheratocono (insieme alla topografia corneale) e permette di valutare correttamente l'ipertono oculare.

Quest'esame viene impiegato anche nei pazienti che devono sottoporsi ad un intervento di chirurgia corneale (come il cross-linking), correzione refrattiva o trapianto.

Cornea: brevi cenni su anatomia e funzioni

  • La cornea è la membrana che ricopre la parte anteriore dell'occhio; attraverso questa struttura avascolare e trasparente è possibile intravedere l'iride e la pupilla. In pratica, la cornea è la prima "lente" che la luce incontra nel corso del suo tragitto naturale verso l'interno dell'occhio.
  • La cornea è costituita da strati sovrapposti, il più esterno dei quali è l'epitelio pavimentoso stratificato, mentre i successivi sono formati da un fitto intreccio di fibrille collagene disposte in lamelle, con una matrice glicoproteica che le unisce e le rende trasparenti.

Perché si esegue

La finalità della pachimetria consiste nella misurazione, con varie modalità, dello spessore della cornea in più settori.

L'esecuzione di quest'esame è utile per monitorare l'evoluzione sia delle patologie caratterizzate da un progressivo assottigliamento della cornea (come il cheratocono), sia del glaucoma.

Quest'esame strumentale risulta indispensabile per la programmazione di interventi di chirurgia refrattiva o di altri trattamenti sulla cornea.

Quando è indicata?

La pachimetria corneale può essere consigliata durante la visita oculistica.

Quest'esame è importante per la diagnosi delle seguenti condizioni patologiche:

  • CHERATOCONO: in associazione alla topografia corneale, la mappa pachimetrica è un esame indispensabile per stabilire la presenza di questa patologia. Nell'ambito di tale quadro clinico, la pachimetra permette di valutare lo spessore all'apice del cono, oltre a monitorare l'evoluzione della malattia (follow-up) e programmare gli interventi più adeguati al paziente (cross-linking, cheratoplastica lamellare o perforante, anelli intrastromali, trapianto di cornea ecc.).
  • IPERTENSIONE OCULARE: la pachimetria è di grande importanza nella valutazione e nel monitoraggio dei pazienti che presentano un aumento della pressione intraoculare, limitando l'evoluzione del danno glaucomatoso mediante un intervento medico tempestivo.

Spessore della cornea e pressione intraoculare

Lo spessore della superficie della cornea è un valore che va sempre correlato con la pressione intraoculare misurata, per rendete affidabile l'esito dell'esame tonometrico.

Una cornea sottile può dare, infatti, un falso riscontro di bassa pressione dell'occhio (ipotono intraoculare), e, viceversa, una superficie spessa può fornire erroneamente un risultato compatibile con l'ipertensione intraoculare. Pertanto, si rischia di ignorare o sottostimare (se le misure della pressione risultano normali o poco alterate) il principale fattore di rischio associato al glaucoma.

A seconda del risultato ottenuto con la pachimetria, quindi vanno effettuate le opportune correzioni sul dato ottenuto con il tonometro.

Per quanto riguarda i trattamenti oculistici, la pachimetria corneale è importante per la scelta dell'intervento o del protocollo terapeutico da adottare.

  • Nell'ambito della CHIRURGIA REFRATTIVA, uno spessore della cornea superiore ai 500 μm rende possibile l'opzione della tecnica laser. Quando la pachimetria fornisce un valore inferiore, invece, va considerata un'altra procedura, come la PRK (metodica più superficiale). L'esame è importante anche per escludere dal trattamento i pazienti che presentano uno spessore corneale insufficiente per sostenere l'intervento di tale genere e riconoscere le ectasie corneali nei soggetti già sottoposti a chirurgia refrattiva.
  • Quando il paziente è affetto da cheratocono, la pachimetria è uno degli esami preliminari fondamentali per stabilire le indicazioni al trattamento. La misura dello spessore corneale permette di stabilire, infatti, se al paziente è più indicato il cross-linking (per il quale è necessario uno spessore minimo di 400 μm), gli anelli intrastromali (spessore minimo di 400 μm in sede di incisione) o un'altra tipologia d'intervento, come la cheratoplastica lamellare o perforante. Nei casi più gravi di cheratocono, invece, è opportuno ricorrere al trapianto di cornea (obbligatorio se si è verificata una perforazione).
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Esami associati

A seconda dei risultati ottenuti, per comprendere la natura di un problema, la pachimetria è complementare ad altri accertamenti volti ad approfondire il quadro clinico, come la tonometria, la topografia corneale e la microscopia confocale (permette l'osservazione di tutti gli strati della cornea e individua eventuali punti di fragilità).

La topografia corneale, in particolare, consente di valutare la conformazione della cornea, studiarne la superficie e monitorare l'evoluzione della malattia.

Valori Normali

Il valore numerico che si ottiene per mezzo della pachimetria è espresso in micrometri (μm), unità di misura di lunghezza corrispondente ad un millesimo di millimetro.

  • Per intenderci, al centro della cornea, lo spessore è di circa 520-540 μm. Tuttavia, sono considerati normali anche valori compresi tra 460 e 620 μm (anche se tale riscontro risulta più raro).

Le persone che presentano una cornea più sottile sono maggiormente predisposte a sviluppare alcune malattie, tra cui cheratocono, cheratite, edema ed ulcera corneale. Inoltre, la ridotta superficie correla ad una probabilità superiore di progressione dei danni glaucomatosi.

Le persone con una cornea spessa, invece, sarebbero più protetti da questo rischio.

Valori Alterati – Cause

Le patologie che colpiscono la cornea alterandone lo spessore, la forma e la trasparenza sono diverse e comprendono: cheratocono, cheratite, edema corneale, ulcerazioni e glaucoma. Tra le condizioni in grado di compromettere la funzione corneale sono da considerare le affezioni traumatiche, chimiche ed infettive. Inoltre, la cornea può essere interessata da infiammazioni non infettive ed alterazioni congenite della sua curvatura.

Nel cheratocono, è possibile evidenziare, con la pachimetria, un assottigliamento progressivo della cornea; questa patologia coinvolge prevalentemente gli strati anteriori della superficie corneale, almeno negli stadi meno avanzati. Al contrario, lo spessore aumenta notevolmente, se vi sono alterazioni dell'endotelio corneale (es. cheratopatia bollosa).

Come si riconosce una patologia della cornea

I sintomi che suggeriscono il coinvolgimento della superficie corneale, comprendono il dolore, in particolare con l'esposizione alla luce, ed una diminuzione della vista. Queste manifestazioni devono indurre ad una visita oculistica approfondita, comprensiva di pachimetria.

Cheratocono

Il cheratocono è una malattia degenerativa che provoca la progressiva distorsione della superficie corneale. Con la progressione della patologia, la cornea - normalmente rotonda - si assottiglia e comincia a variare la sua curvatura, protrudendo verso l'esterno. Assumendo un aspetto a forma di cono, il potere refrattivo corneale risulta modificato, pertanto non avviene il corretto passaggio dell'input luminoso verso le strutture oculari interne e si verifica una perdita dell'acuità visiva. Conseguenza diretta dello sfiancamento corneale è l'astigmatismo (detto "irregolare" in quanto non si riesce a correggere con le lenti).

I sintomi iniziali, quindi, sono legati a questi difetti refrattivi. Con il progredire della condizione, la vista diviene progressivamente più sfuocata e distorta, aumenta la sensibilità alla luce e l'irritazione oculare. Talvolta, il cheratocono provoca la comparsa di edema (presenza di un eccesso di contenuto acquoso all'interno della cornea) e cicatrici, che determinano, a loro volta, la perdita di omogeneità e trasparenza della membrana.

Come si svolge l’esame

La pachimetria è un esame strumentale che viene svolto, in regime ambulatoriale, dall'oculista (medico specialista delle malattie degli occhi). La procedura non è invasiva e risulta indolore per il paziente.

Pachimetria corneale: procedura

  • Per l'esecuzione della pachimetria corneale, il paziente si accomoda di fronte allo strumento e viene invitato dal medico ad appoggiare il mento e la fronte su appositi supporti.
  • Per l'acquisizione dei parametri d'interesse, il medico instilla nell'occhio un collirio anestetico e applica delicatamente sulla superficie della cornea una piccola sonda, simile ad una penna, per rilevarne lo spessore.
  • Nel corso dell'esame, al paziente è richiesto di fissare in modo continuo una sorgente luminosa per alcuni secondi, mantenendo l'occhio aperto e fermo. Al contempo, lo strumento esegue una serie di scansioni della cornea ed il computer effettua analisi morfologiche e morfometriche della cornea, estraendone il valore pachimetrico rilevato in svariati punti della superficie corneale e lo spessore corneale minimo rilevato.
  • I dati vengono acquisiti dall'operatore in pochi secondi. Se necessario, la misurazione può essere ripetuta in vari punti della superficie corneale.

Pachimetria: tipologie

La pachimetria corneale può essere eseguita con diverse tecniche di indagine, quali:

  • Pachimetria ad ultrasuoni;
  • Pachimetria laser;
  • Pachimetria ottica:
    • Con microscopio endoteliale;
    • Con microscopio confocale;
    • Con camera di Scheimpflug (o Scheimpflug imaging system).

La pachimetria ad ultrasuoni (a contatto) è la tecnica più usata ed è considerata il test di riferimento per la misurazione dello spessore della cornea. Questa tipologia d'esame viene eseguita, previa instillazione di un collirio anestetico, con una sonda ad alta frequenza (simile ad una penna), che sfrutta gli ultrasuoni per effettuare la misurazione.

Nel caso del pachimetro ottico, invece, non c'è alcun contatto con la superficie oculare, ad eccezione della microscopia confocale, nella quale si interpone un gel tra lo strumento e l'occhio del paziente.

La mappa pachimetrica evidenzia lo spessore della cornea in ogni sua area e permette di individuare la localizzazione ed il valore del punto più sottile.

Da chi viene eseguito?

La pachimetria viene eseguita da un oculista.

Quanto dura?

Di norma, per l'esecuzione della pachimetria occorrono pochi secondi. L'esame è, infatti, rapido e procura un disagio minimo nel paziente.

Cosa riporta il referto?

Nel referto della pachimetria, è riportata la conclusione diagnostica, con gli eventuali dati relativi allo spessore corneale in allegato.

Preparazione

La pachimetria è eseguita nel corso di una visita oculistica. Per sottoporsi all'esame, non è prevista alcuna particolare preparazione iniziale da parte del paziente e non è necessaria la dilatazione della pupilla.

Lo svolgimento della pachimetria ad ultrasuoni prevede l'instillazione di un collirio a base di novesina/ossibuprocaina cloridrato per anestetizzare la superficie oculare. Pertanto, è utile riferire al medico eventuali note allergie a questo tipo di anestetici di superficie.

Nel caso venga utilizzato un pachimetro ottico, invece, non è necessario instillare il collirio anestetico.

Controindicazioni e Rischi

Chi non può sottoporsi all'esame?

La pachimetria è un esame indolore, che può essere eseguito in tutte le fasce d'età, purché il paziente sia in grado di garantire un'attiva collaborazione durante la misurazione dello spessore corneale. Quando non permette di ottenere un risultato attendibile – ad esempio, per la chiusura involontaria dell'occhio - la procedura deve essere ripetuta.

A differenza dell'esame del campo visivo e di altri approfondimenti diagnostici, i risultati della pachimetria sono stabili nel tempo, tranne che in presenza di cheratocono.

Diverso è, invece, il discorso nel caso di interventi chirurgici e di monitoraggio dell'evoluzione della patologia, dove la pachimetria corneale è utile per studiare la superficie e lo spessore della cornea nel tempo (ad esempio, prima e dopo il trattamento).

Pachimetria: esistono dei rischi associati all'esame?

La pachimetria non è un'indagine pericolosa per la vista, in quanto il contatto o lo sfioramento tra lo strumento e l'occhio del paziente è delicato e quasi impercettibile.

In linea teorica, il contatto della sonda pachimetrica con la cornea potrebbe aumentare il rischio di infezioni e traumi corneali, ma, in realtà, quest'evenienza è molto difficile.

Giulia Bertelli

L'autore

Giulia Bertelli

Laureata in Biotecnologie Medico-Farmaceutiche, ha prestato attività lavorativa in qualità di Addetto alla Ricerca e Sviluppo in aziende di Integratori Alimentari e Alimenti Dietetici