Omicron 5 e contatto con caso COVID: dopo quanto si diventa positivi?

Omicron 5 e contatto con caso COVID: dopo quanto si diventa positivi?
Ultima modifica 17.10.2022
INDICE
  1. Sottovarianti di Omicron prevalenti
  2. Omicron 5: i principali sintomi
  3. Contatto con caso COVID: quando ci si positivizza?
  4. Quanto durano i sintomi di Omicron 5?
  5. Quanto dura la positività da Omicron 5?
  6. Dopo quanti giorni si diventa negativi con Omicron 5?
  7. Positività ai tamponi: quali sono le regole attuali?
  8. Omicron 5 e Long COVID
  9. Omicron 5 e reinfezione: è possibile?
  10. Come si cura Omicron 5?
  11. Vaccino contro Omicron

Sottovarianti di Omicron prevalenti

A ottobre 2022 la sottovariante Omicron 5 (BA.5) risulta essere ancora quella ampiamente predominante in Italia.

Stando a quanto riportato dall'Istituto Superiore di Sanità nel report esteso del 12 ottobre, infatti, la prevalenza a livello nazionale è pari al 93%. Allo stesso tempo, è in aumento il numero di sotto-lignaggi di BA.5 circolanti.

Per quanto riguarda le altre sottovarianti di Omicron, queste sono le prevalenze stimate: BA.1 pari allo 0,1%; BA.2 pari al 2,3%; BA.4 pari al 4.3%.

Omicron 5: i principali sintomi

Omicron 5 è una sottovariante di Omicron che presenta diverse mutazioni. Si ritiene sia più contagiosa delle altre varianti si SARS-CoV-2 precedentemente circolanti e che possieda una maggior capacità di fuga immunitaria rispetto ad esse.

Rispetto al ceppo originario e alle successive varianti di SARS-CoV-2, la sintomatologia indotta da Omicron risulta diversa.

Ad oggi, i principali sintomi indotti da Omicron 5 sembrano essere:

A questi sintomi possono poi aggiungersene altri che, tuttavia, sembrano essere meno comuni, quali:

Omicron 5 e contatto con caso COVID Shutterstock

Contatto con caso COVID: quando ci si positivizza?

Se si entra in contatto con un caso accertato di COVID-19, il contagio è un'evenienza possibile ed è quindi necessario prestare particolare attenzione.

Generalmente, il tempo d'incubazione associato all'infezione da SARS-CoV-2 è, in media, di 5 giorni, con una forbice temporale compresa fra i 2 e i 14 giorni. Tuttavia, la variante Omicron, e in particolare Omicron 5, pare avere un tempo di incubazione inferiore che potrebbe essere ridotto a 3-4 giorni circa.

I sintomi potrebbero quindi iniziare a manifestarsi già dopo tre gironi dall'avvenuto contatto con un caso COVID-19 confermato, con conseguente positività all'eventuale tampone effettuato per identificare la presenza o meno del virus.

Tuttavia, sono stati segnalati anche diversi casi in cui, in seguito a contatto con caso COVID e comparsa dei sintomi compatibili con l'infezione da Omicron 5, i tamponi antigenici eseguiti hanno restituito risultati negativi per poi diventare positivi dopo la risoluzione della sintomatologia. Per tentare di spiegare questo comportamento, ritenuto per certi versi anomalo, sono state fatte diverse ipotesi. Per saperne di più leggi l'articolo dedicato:

Sintomi COVID con Tampone Negativo: perché accade e cosa fare

Quanto durano i sintomi di Omicron 5?

I sintomi indotti da Omicron 5 sembrano avere una durata inferiore rispetto a quelli indotti dalle precedenti varianti circolanti, come ad esempio, la Delta.

Infatti, alcuni studi suggeriscono una durata media della sintomatologia indotta da Omicron intorno ai 5 giorni. Per alcuni individui vaccinati, i dati disponibili suggeriscono che la durata potrebbe essere ulteriormente inferiore, di circa 3 giorni.

Allo stesso modo, è stato osservato che anche nei bambini la sintomatologia può perdurare per un tempo inferiore rispetto a quanto avviene negli adulti.

Quanto dura la positività da Omicron 5?

Se i sintomi indotti dall'infezione sostenuta da Omicron 5 sembrano avere una durata inferiore rispetto a quanto finora osservato, ciò non sempre è vero per quel che concerne la positività.

Da un lato, sono sati osservati diversi casi che suggeriscono che il periodo in cui si resta positivi potrebbe essere inferiore quando l'infezione è causata da Omicron 5 rispetto alle infezioni scatenate da precedenti varianti; in questi casi, il periodo si ridurrebbe a 5-7 giorni. Dall'altro lato, è bene precisare che, purtroppo, non sempre è così. Difatti, per alcuni individui, la positività può avere una durata maggiore e persistere per diverso tempo dopo la scomparsa della sintomatologia, arrivando a toccare addirittura i 10-15 giorni.

Dopo quanti giorni si diventa negativi con Omicron 5?

Come affermato sopra, non è possibile determinare con esattezza quando una persona non sarà più positiva a SARS-CoV-2. Il tempo necessario a diventare negativi dopo aver contratto l'infezione, difatti, può variare - anche di molto - da una persona all'altra, indipendentemente dalla sottovariante Omicron (Omicron 4, Omicron 5, ecc.) che l'ha generata.

A tutto ciò si aggiunge, inoltre, il fatto che si sono registrati e si continuano a registrare casi nei quali la sintomatologia di Omicron 5 tende a comparire anche diversi giorni prima della positività al test antigenico o molecolare che sia.

Positività ai tamponi: quali sono le regole attuali?

Con la circolare del Ministero della Salute del 31 agosto 2022, sono state introdotte alcune modifiche in merito all'isolamento di coloro che contraggono l'infezione da SARS-CoV-2 risultando positivi ad un tampone.

Nel dettaglio, l'isolamento - dapprima fissato a 7 giorni - potrà diminuire a 5 giorni per coloro che sono sempre stati asintomatici, oppure che sono stati sintomatici ma che risultano asintomatici da almeno 2 giorni, purché venga effettuato un nuovo test - antigenico o molecolare che sia - che risulti negativo al termine del periodo di isolamento.

Anche nel caso di positività a lungo termine si riduce l'intervallo di tempo dopo il quale è possibile uscire dall'isolamento precedentemente fissato a 21 giorni. Più precisamente, in presenza di positività persistente, è possibile interrompere l'isolamento al termine del 14° giorno dal primo tampone positivo, a prescindere dall'effettuazione del test.

Contatto stretto con un caso COVID: come ci si comporta?

In caso di contatto stretto con un caso COVID confermato non è più prevista la quarantena obbligatoria. Il contatto stretto, tuttavia, dovrà applicare il regime di autosorveglianza (come da D.L. 24 marzo 2022) consistente principalmente in:

  • Indossare la mascherina FFP2 per 10 giorni dall'ultimo contatto;
  • In caso di comparsa di sintomi compatibili con l'infezione da SARS-CoV-2, effettuare subito un test alla prima comparsa degli stessi e, se ancora sintomatici, al quinto giorno successivo alla data dell'ultimo contatto.
Per approfondire: COVID-19: aggiornamenti, contagi in Italia, misure del Govern

Omicron 5 e Long COVID

Anche se i sintomi provocati da Omicron 5 sembrano essere - nella maggioranza dei casi, ma non in tutti - di intensità inferiore rispetto a quelli provocati dalle precedenti varianti in circolazione, la possibilità di incappare nel Long COVID non può essere esclusa.

Il Long COVID è una sindrome che si caratterizza per la persistenza - o, talvolta, per la nuova insorgenza - di sintomi e segni clinici correlati all'infezione da SARS-CoV-2 a distanza di diverse settimane dal termine della fase acuta della COVID-19.

Informazioni più dettagliate in merito sono reperibili nei seguenti articoli specifici:

Long COVID Sintomi: quali sono i disturbi più comuni e cosa fare Long COVID: Cos'è la Sindrome Post-COVID? Chi è più a rischio?

Omicron 5 e reinfezione: è possibile?

Le reinfezione - ovvero la possibilità di ammalarsi nuovamente in seguito a guarigione da un'infezione primaria - è un'evenienza possibile anche con SARS-CoV-2. Il tasso di reinfezioni ha subito un progressivo aumento da quando ha iniziato a circolare la nuova variante Omicron e la tendenza è ancora in lieve crescita ad oggi, con il prevalere della variante Omicron 5.

Per saperne di più, leggi gli articoli dedicati:

Omicron: dopo quanto tempo ci si può reinfettare? Come proteggersi? Reinfezione da SARS-CoV-2 e COVID-19: chi è guarito può ammalarsi di nuovo?

Come si cura Omicron 5?

In caso di infezione da Omicron 5, le strategie terapeutiche sono le stesse adottate per le altre sottovarianti di Omicron e per le varianti precedentemente in circolazione.

Nei casi più lievi o asintomatici si consiglia la sorveglianza della sintomatologia per identificarne tempestivamente l'insorgenza o l'eventuale peggioramento della stessa. In caso di febbre e dolori è possibile ricorrere - previo consulto con il proprio medico - all'uso di paracetamolo o di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS).

Se lo ritiene necessario, inoltre, il medico può decidere di prescrivere l'assunzione di antivirali specifici. Generalmente, ciò avviene in caso di pazienti che presentano un rischio elevato di sviluppare la COVID-19 in forma grave.

Per informazioni più dettagliate, leggi: Omicron e Sottovarianti: come si curano? Farmaci e quando preoccuparsi

Vaccino contro Omicron

Moderna e Pfizer/BioNTech hanno messo a punto due vaccini aggiornati contro Omicron. Per la precisione, si tratta di vaccini bivalenti, efficaci sia contro il ceppo originale di SARS-CoV-2, sia contro la variante Omicron 1 (BA.1).

L'uso di questi vaccini adattati a Omicron è stato approvato a inizio settembre 2022, dapprima dall'EMA (Agenzia Europea per i Medicinali) e in seguito dall'AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco).

Poco dopo, è stato approvato l'utilizzo da AIFA anche del nuovo vaccino bivalente contro Omicron 4 e 5 realizzato da Pfizer/BioNTech: Comirnaty Original/Omicron BA.4-5.

Vaccini aggiornati contro Omicron: chi può farli? Le indicazioni del Ministero