Dischi Intervertebrali e Mal di Schiena
Ultima modifica 21.12.2020
INDICE
  1. Disco Intervertebrale
  2. Nutrizione del Disco

Disco Intervertebrale

Il disco intervertebrale è a diretto contatto dei corpi vertebrali e ha la funzione di ammortizzatore idraulico.

E' formato da due parti distinte:

  • una parte centrale, il nucleo polposo, formata da una sostanza gelatinosa    costituita per oltre l'88% di acqua;
  • una parte anulare esterna, l'anello fibroso, caratterizzata da strutture fibro-cartilaginee disposte in strati concentrici attorno al nucleo centrale.

La parte anteriore diretta verso l'addome è abitualmente più spessa e forte della corrispondente parte posteriore

dischi intervertebrali e mal di schiena Shutterstock

La funzione del nucleo polposo è quella di ridistribuire le forze di compressione nei vari segmenti del rachide, permettendo alle vertebre significativi micro-movimenti in ogni direzione, che sommandosi si traducono in quei movimenti di grande ampiezza che caratterizzano la nostra colonna vertebrale.

L'anello fibroso, invece, ha funzione di mantenere a stretto contatto i corpi vertebrali, di contenere il nucleo polposo e di resistere alla tensione.

Nutrizione del Disco

Mentre il carico, comprimendo il nucleo polposo, produce la fuoriuscita di liquidi e l'espulsione di cataboliti, lo scarico produce la condizione inversa (imbibizione del nucleo e ingresso di sostanze nutritizie). (da Kapandji, 1974).

Poiché, a differenza della parte periferica (porzioni periferiche dell'anulus), la parte centrale del disco è completamente sprovvista di vasi, il nutrimento di quest'ultima avviene per processi di osmosi, di diffusione e, soprattutto, grazie a un meccanismo di pompa per il quale una diminuzione di pressione facilita l'ingresso di sostanze nutritizie e rallenta l'espulsione di cataboliti, mentre il suo incremento determina la condizione inversa (Caillet,1973; Kapandji,1974; Kroemer,1985). Per garantire la salute del disco, l' optimum del processo nutritivo è determinato dal costante alternarsi di condizioni di carico e scarico attorno  a un  valore soglia che si aggirerebbe intorno agli 80 Kg di pressione intradiscale lombare (il valore soglia è l' elemento discriminante tra condizioni di sovraccarico e condizioni di sottocarico). Per contro, condizioni prolungate di sovraccarico e sottocarico, quali sono quelle che possono realizzarsi nelle posture fisse prolungate, ostacolano il ricambio nutritizio e possono a lungo termine favorire processi di degenerazione discale (Grieco, 1986, Kapandji, 1974)

Quando si applica una pressione sul disco (es. movimento in flessione del rachide) si ottiene una fuoriuscita dei liquidi di nutrimento e una riduzione dello spessore del disco stesso

Per meccanismo inverso se si toglie pressione (es. durante il sonno) avviene un richiamo di liquidi verso l'interno del disco e un ripristino della sua struttura.

La deformazione del disco è legata essenzialmente alla deformazione della sua matrice solida se il tempo di applicazione del carico è inferiore ai due secondi,  alla fuoriuscita di acqua se il tempo di applicazione del carico è superiore ai due secondi (Turek, 1977).

Nel primo caso il cambiamento di forma del disco non è accompagnato da un cambiamento di volume, e alla rimozione del carico il recupero della forma originaria è immediato, o quasi (comportamento elastico);  nel secondo caso si ha sempre una riduzione di volume del disco, proporzionale alla quantità di acqua spremuta all'esterno, e il recupero della forma originaria alla rimozione del carico richiede sempre un certo tempo.

Gli studi di Adams et al. (1994) hanno evidenziato che il disco, mantenuto sotto un carico compressivo di 1000 Newton per due ore, si riduce  in altezza di circa mm 2.