Immunità da COVID-19: Quanto Dura? Ci si può riammalare?

Immunità da COVID-19: Quanto Dura? Ci si può riammalare?
Ultima modifica 19.01.2021
INDICE
  1. Cosa si sa sull’Immunità da COVID-19
  2. Quanto Dura l’Immunità
  3. Reinfezioni
  4. Bibliografia

Cosa si sa sull’Immunità da COVID-19

Una delle questioni più discusse dall'inizio della pandemia di COVID-19 è quale ruolo abbia l'immunità. In particolare, si sta cercando di comprendere in che modo il sistema immunitario risponde a SARS-CoV-2 e se, una volta guariti, si diventa immuni all'infezione oppure si corre il rischio di contrarre il virus una seconda volta.

Ad oggi, si sa che chi si ammala di COVID-19 sviluppa una risposta anticorpale nel periodo compreso tra 10 e 21 giorni dopo l'infezione; nella stragrande maggioranza, sembra che questi anticorpi siano neutralizzanti, cioè in grado di respingere ulteriori attacchi da parte del virus, come accade per altre malattie infettive. Resta da definire quanto dura l'immunità che conferiscono.

Capire per quanto tempo le risposte immunitarie siano efficienti nel proteggere dall'eventuale reinfezione sono le domande chiave per prevedere il decorso dell'emergenza sanitaria.

COVID-19: quando è stabilita la guarigione?

Un paziente può dichiararsi guarito da un caso confermato di COVID-19 quando:

Risposta immunitaria a SARS-CoV-2: Linfociti T e Anticorpi

La risposta immunitaria a SARS-CoV-2 coinvolge sia la produzione di anticorpi, che l'immunità cellulo-mediata, con importanti implicazioni per la progettazione del vaccino e la comprensione della memoria immunologica.

Comprendere i ruoli degli anticorpi e dei diversi sottoinsiemi di cellule T nella protezione o nella patogenesi è fondamentale per prevenire e trattare COVID-19.

COVID-19: qual è il ruolo dei linfociti T?

L'immunità cellula-mediata è modulata dai linfociti T, un tipo di globuli bianchi specializzati nel riconoscimento delle cellule infettate dal virus SARS-CoV-2, che entrano in gioco come seconda linea di difesa dopo l'attivazione degli anticorpi.

I linfociti CD8 +, noti anche come cellule T citotossiche, aggrediscono le cellule infettate dal virus, impedendo la replicazione e la diffusione dell'infezione; nel caso di COVID-19, è stato riscontrato che i linfociti T CD8 + svolgono un ruolo fondamentale nella clearance del virus.

I linfociti T CD4 + (linfociti T-helper) producono citochine che supportano la risposta di altre cellule del sistema immunitario e di mediatori che distruggono le cellule infettate, amplificando la risposta immunitaria; una delle citochine dominanti prodotte dai linfociti T è l'interferone gamma (IFNγ), un attore chiave nel controllo dell'infezione virale.

Le sigle CD4 e CD8 definiscono due recettori espressi sulla superficie delle cellule T che le aiutano a riconoscere le cellule da eliminare. Con estrema sintesi, le cellule T CD4 + aiutano i linfociti B a produrre anticorpi e le cellule T CD8 + ad uccidere le cellule infettate dal virus.

Linfociti totali, cellule T CD4 +, cellule T CD8 +, linfociti B (secernono anticorpi) e cellule Natural Killer (producono fattori che inducono l'apoptosi di cellule riconosciute come infette) hanno mostrato un'associazione significativa con lo stato infiammatorio in COVID-19, in particolare le cellule T CD8 + e il rapporto CD4 +/ CD8 +.

La linfopenia è una caratteristica principale dell'infezione da COVID-19: questa interessa le cellule T CD4 +, le cellule T CD8 + e le cellule B, ed è più pronunciata nei pazienti gravemente malati. Inoltre, è stato riscontrato che in quest'ultimi le reazioni dei linfociti T possono essere alterate, iperattivate o inappropriate: ulteriori ricerche sono necessarie per chiarire questo aspetto (2-5).

Anticorpi nell'infezione da SARS-CoV-2

Per quanto riguarda la risposta immunitaria modulata da anticorpi, la maggior parte delle persone infettate da SARS-CoV-2 mostra una risposta tra il giorno 10 e il giorno 21 dopo l'infezione.

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Nelle forme lievi, la rilevazione può richiedere più tempo (quattro settimane o più) e, in un numero limitato di casi, IgM e IgG non vengono rilevati affatto. Sulla base dei dati attualmente disponibili, gli anticorpi IgM e IgG contro SARS-CoV-2 si sviluppano tra 6 e 15 giorni dopo l'insorgenza della malattia.

Il tempo di sieroconversione mediano per gli anticorpi totali, IgM e poi IgG era rispettivamente il giorno 11, il giorno 12 e il giorno 14 dopo l'insorgenza dei sintomi. La presenza di anticorpi è stata rilevata in <40% tra i pazienti entro 1 settimana dall'esordio e rapidamente aumentata al 100% (anticorpi totali), 94,3% (IgM) e 79,8% (IgG) dal giorno 15 dopo l'esordio (6-11).

Consulta anche Test Sierologici COVID-19: Cosa Sono e Come Funzionano?

Quanto Dura l’Immunità

Chi guarisce dall’infezione sviluppa un’immunità persistente?

La durata della risposta anticorpale è ancora sconosciuta, ma è noto che gli anticorpi verso altri coronavirus diminuiscono nel tempo (range: 12 - 52 settimane dalla comparsa dei sintomi) e sono state dimostrate reinfezioni omologhe, cioè le persone guarite dalla malattia possono contrarre nuovamente l'infezione (12).

Non è attualmente noto se le risposte anticorpali o le risposte dei linfociti T nelle persone infette conferiscano immunità protettiva e, in tal caso, quanto forte sia necessaria la risposta affinché ciò avvenga.

Per quanto tempo si rimane immuni dopo aver contratto il COVID-19?

La maggior parte di chi si ammala di COVID-19 sviluppa anticorpi entro poche settimane, ma non è ancora del tutto stato chiarito per quanto tempo la memoria immunitaria sia efficiente nel produrre risposte protettive.

Le risposte anticorpali ad altri coronavirus umani durano fino a 12 settimane, come accade con altri coronavirus stagionali responsabili di infezioni lievi (es. raffreddore), o più a lungo, come in chi aveva contratto i virus di SARS e MERS, lontani parenti del SARS-CoV-2: indicativamente, in questi casi, l'immunità dura 12-34 mesi dopo l'infezione.

Uno studio osservazionale condotto dal King's College di Londra ha evidenziato che l'immunità sembra indebolirsi drasticamente nel giro di pochi mesi: le risposte anticorpali alla SARS-CoV-2 sono massime dopo circa tre settimane dalla comparsa dei sintomi. In seguito a tale periodo, gli anticorpi anti SARS-CoV-2 circolanti nel sangue tendono a diminuire gradualmente, in certi casi fino a non essere neppure più rilevabili. Tre mesi dopo l'infezione soltanto nel 17% dei partecipanti alla ricerca (90 ex pazienti) la risposta immunitaria conserva la stessa potenza. Sono necessarie ulteriori approfondimenti per determinare il livello di anticorpi necessari per la protezione dalle infezioni (13).

Un altro studio pubblicato su Nature (14) giunge alla stessa conclusione: i livelli di anticorpi protettivi diminuiscono di oltre il 70% in convalescenza e dopo alcuni mesi, in alcuni soggetti, non sono più rilevabili.

Quanto dura l'immunità cellulo-mediata?

Secondo una ricerca preliminare, non ancora sottoposta a revisione paritaria (peer reviewed), condotta dal Public Health England (agenzia governativa inglese) e dall'UK Coronavirus Immunology Consortium, l'immunità conferita dai linfociti T potrebbe durare fino a 6 mesi. I risultati non indicano però se la persona è protetta più a lungo da una seconda infezione (15).

Reinfezioni

COVID-19: è possibile contrarre il virus una seconda volta?

A distanza di alcuni mesi dall'inizio della pandemia, iniziano ad essere documentati nella letteratura scientifica evidenze di pazienti che si sono reinfettati ad alcuni mesi di distanza dalla prima infezione.

In qualche caso, gli episodi di malattia successivi al primo sono stati responsabili di quadri clinici più gravi.

Rispetto ai milioni di pazienti che hanno contratto il virus SARS-CoV-2, il numero di persone che si sono riammalate sembra per il momento limitato (nota: a novembre 2020, sono 20 le reinfezioni segnalate).

La reinfezione non è, quindi, un'evenienza comune, ma appare comunque significativa per monitorare le possibili mutazioni dell'agente virale e le conseguenze che queste possono avere nei confronti dell'immunità personale (16).

Nota bene

Per parlare di reinfezione da SARS-CoV-2 non basta tornare positivi (tampone molecolare) dopo essere stati dichiarati guariti da una precedente infezione, ma è necessario avere a disposizione le sequenze genetiche dei campioni virali della prima e seconda infezione e confrontarle.

Non è sufficiente basarsi sui risultati dei tamponi molecolari per alcuni motivi:

  • I tamponi possono essere negativi se il campione prelevato è poco;
  • I tamponi possono rimanere positivi anche dopo la scomparsa di eventuali sintomi e in assenza di particelle virali vitali.

Se le sequenze sono abbastanza diverse – per appartenenza a ceppi diversi o per numero di mutazioni considerevoli, è ragionevole credere di essere di fronte a due diverse infezioni. In realtà, come esposto dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC, da European Centre for Disease Prevention and Control), i virus possono accumulare mutazioni quando si trovano nei loro ospiti e più ceppi virali possono infettare lo stesso ospite (17).

Per quali motivi si verificano le Reinfezioni?

La possibilità di ammalarsi di nuovo dipende da deficit qualitativi o quantitativi della reazione immunitaria all'infezione da SARS-CoV-2: in alcuni casi, la carica virale è bassa, quindi la reazione dell'organismo è limitata e/o non si sviluppa una buona memoria immunologica; altre volte, il sistema immunitario è debilitato da altri problemi di salute e risulta meno efficiente a contrastare eventuali patogeni. La reinfezione dipende anche dalla riesposizione.

Asintomatici: sono più a rischio?

Il problema più significativo correlato a questo specifico virus è che la maggioranza delle persone si ammala in modo lieve o risulta asintomatico.

Resta da definire se la risposta immunitaria indotta dall'infezione sia protettiva o se queste persone rischiano di contagiarsi nuovamente. A tal proposito, serviranno ulteriori indagini (studi epidemiologici e test sierologici per la rilevazione di anticorpi) per comprendere le risposte immunitarie indotte dalla prima infezione.

Bibliografia

1) Nuovo coronavirus, Ministero della Salute – website

2) Grifoni A, Weiskopf D, Ramirez SI, Mateus J, Dan JM, Moderbacher CR, et al. Targets of T Cell Responses to SARS-CoV-2 Coronavirus in Humans with COVID-19 Disease and Unexposed Individuals. Cell. 2020 2020/05/20.

3) Weiskopf D, Schmitz KS, Raadsen MP, Grifoni A, Okba NMA, Endeman H, et al. Phenotype of SARS-CoV-2-specific T-cells in COVID-19 patients with acute respiratory distress syndrome. medRxiv. 2020:2020.04.11.20062349.

4) Braun J, Loyal L, Frentsch M, Wendisch D, Georg P, Kurth F, et al. Presence of SARS-CoV-2 reactive T cells in COVID-19 patients and healthy donors. medRxiv. 2020:2020.04.17.20061440.

5) Wang F, Nie J, Wang H, Zhao Q, Xiong Y, Deng L, et al. Characteristics of Peripheral Lymphocyte Subset Alteration in COVID-19 Pneumonia. The Journal of Infectious Diseases. 2020;221(11):1762-9

6) Woelfel R, Corman VM, Guggemos W, Seilmaier M, Zange S, Mueller MA, et al. Clinical presentation and virological assessment of hospitalized cases of coronavirus disease 2019 in a travelassociated transmission cluster. medRxiv. 2020:2020.03.05.20030502.

7) OKBA NMA, Muller MA, Li W, Wang C, GeurtsvanKessel CH, Corman VM, et al. SARS-CoV-2 specific antibody responses in COVID-19 patients. medRxiv. 2020:2020.03.18.20038059.

8) Liu W, Liu L, Kou G, Zheng Y, Ding Y, Ni W, et al. Evaluation of Nucleocapsid and Spike Protein-based ELISAs for detecting antibodies against SARS-CoV-2. medRxiv. 2020:2020.03.16.20035014.

9) Long Q-x, Deng H-j, Chen J, Hu J, Liu B-z, Liao P, et al. Antibody responses to SARS-CoV-2 in COVID-19 patients: the perspective application of serological tests in clinical practice. medRxiv. 2020:2020.03.18.20038018.

10) Wan WY, Lim SH, Seng EH. Cross-reaction of sera from COVID-19 patients with SARS-CoV assays. medRxiv. 2020:2020.03.17.20034454.

11) Zhao J, Yuan Q, Wang H, Liu W, Liao X, Su Y, et al. Antibody responses to SARS-CoV-2 in patients of novel coronavirus disease 2019. Clinical Infectious Diseases. 2020

12) Kellam P, Barclay W. The dynamics of humoral immune responses following SARS-CoV-2 infection and the potential for reinfection. The Journal of general virology. 2020 May 20.

13) Seow, J., Graham, C., Merrick, B. et al. Longitudinal observation and decline of neutralizing antibody responses in the three months following SARS-CoV-2 infection in humans. Nature Microbiology 5, 1598–1607 (2020).

14) Ju, B., Zhang, Q., Ge, J. et al. Human neutralizing antibodies elicited by SARS-CoV-2 infection. Nature 584, 115–119 (2020).

15) HM Long, J Begum, F Aiano et al. J Zuo, A Dowell, H Pearce, K Verma, Robust SARS-CoV-2-specific T-cell immunity is maintained at 6 months following primary infection. bioRxiv 2020.11.01.362319

16) Iwasaki A. What reinfections mean for COVID-19. The Lancet. Infectious diseases 2020 Oct 12: S1473-3099(20)30783-0.

17) Threat Assessment Brief: Reinfection with SARS-CoV-2: considerations for public health response. Ecdc website

Autore

Giulia Bertelli
Laureata in Biotecnologie Medico-Farmaceutiche, ha prestato attività lavorativa in qualità di Addetto alla Ricerca e Sviluppo in aziende di Integratori Alimentari e Alimenti Dietetici