Il Covid danneggia il Cuore: lo studio

Il Covid danneggia il Cuore: lo studio
Ultima modifica 23.02.2023
INDICE
  1. Introduzione
  2. Perché il Covid fa male al cuore
  3. Il nuovo studio
  4. Che cosa si è scoperto
  5. Chi rischia di più

Introduzione

Già nei mesi successivi allo scoppio della pandemia, esperti e scienziati si erano resi conto che il Coronavirus non era in grado di danneggiare solo ed esclusivamente i polmoni, ma anche il cuore, oltre ad altri organi e tessuti. Nel tempo, l'impatto dell'infezione da Covid-19 sull'apparato cardiovascolare è stato confermato con certezza dall'evidenza clinica e da numerosi studi.

Ora una nuova ricerca potrebbe fornire nuove informazioni sui meccanismi attraverso cui il Coronavirus arriva a indebolire il muscolo cardiaco e l'intero sistema circolatorio.

Perché il Covid fa male al cuore

Gli studi condotti in seguito allo scoppio della pandemia da Covid-19 hanno documentato come il Coronavirus, una volta penetrato nell'organismo, inizi a replicarsi in maniera più o meno silente: non sempre, infatti, compaiono sintomi. Anche in questi casi, comunque, se non si interviene /o se l'organismo non riesce a sconfiggerlo, l'infezione evolve, provocando una risposta immunitaria infiammatoria che in un primo momento coinvolge i polmoni.

In alcuni casi, però, l'infiammazione si evolve e si estende, arrivando a coinvolgere il sistema vascolare, danneggiandolo e provocando la comparsa di piccoli trombi che possono ostacolare la circolazione e causare complicanze in altri organi, come cuore, reni e cervello.

Non solo: il virus può anche entrare nelle cellule cardiache, determinando una vasculite generalizzata. Fra l'altro, occorre ricordare che l'infiammazione dei polmoni riduce la capacità di ossigenazione del sangue, causando un danno indiretto al cuore.

Il nuovo studio

Lo studio che approfondisce il legame fra il Covid-19 e le conseguenze sulla salute cardiovascolare è stato condotto da un'equipe di ricercatori statunitensi, guidati da Andrew Marks, cardiologo e professore di biofisica alla Columbia University ed è stato presentato nel corpo del 67esimo meeting annuale della Biophysical Society che si è tenuto recentementea San Diego.

In un primo momento, gli autori hanno esaminato alcuni pazienti colpiti dal Covid-19, sottoponendoli a diversi esami e accertamenti per valutare lo stato di salute del loro apparato cardiovascolare. Hanno così scoperto che i soggetti positivi al Coronavirus presentano il 55% di rischio in più di incappare in un evento cardiovascolare grave come un infarto o un ictus rispetto ai soggetti non infettati. Non solo, si è visto che anche le probabilità di andare incontro a problemi minori, come le aritmie (ossia anomalie del ritmo cardiaco) e le miocarditi (cioè le infiammazioni del muscolo cardiaco) erano più elevate negli individui con infezione.

In effetti, esaminando il sistema cardiocircolatorio dei partecipanti allo studio, gli scienziati si sono resi conto che il tessuto cardiaco era infiammato. Inoltre, nel campione sono stati registrati aumenti significativi dello stress ossidativo e segnali infiammatori del tessuto cardiaco.

Gli esperti hanno ipotizzato che alla base di tutte queste alterazioni potrebbero esserci delle modifiche della proteina RyR2, che partecpia alla regolazione dei livelli di ioni calcio nel cuore. Va ricordao che il calcio è un elemento fondamentale per il cuore perché permette la contrazione coordinata di atri e ventricoli: ecco perché se è presente in quantità inadeguate possono subentrare conseguenze serie, come aritmie e insufficienza cardiaca.

Che cosa si è scoperto

In un secondo momento, per capire meglio i danni provocati dal Coronavirus al cuore, gli esperti hanno condotto un esperimento in laboratorio, inoculando il virus in un topo e poi analizzando il suo tessuto cardiaco. Ebbene, l'analisi ha rivelato che nel cuore del roditore vi erano varie alterazioni, come la presenza di coaguli di sangue; un accumulo anomalo di collagene, che era indicativo di lesioni; un'infiltrazione insolita di cellule immunitarie; la morte di diverse cellule cardiache.

Per avere un quadro ancora più dettagliato della situazione, gli studiosi hanno anche misurato il proteoma cardiaco, cioè l'insieme delle proteine espresse dalle cellule del cuore, documentando variazioni simili a quelle osservate nei pazienti Covid.

Gli esperti hanno concluso che il Coronavirus agisce in vari modi, tutti negativi sull'apparato cardiocircolatorio, generando infiammazione, aumentando lo stress ossidativo, alterando i battiti e compromettendo la funzione di pompa di sangue e ossigeno ai tessuti.

Ora serviranno nuove ricerche per approfondire meglio questi aspetti e capire dunque quali potrebbero essere le terapie farmacologiche più appropriate in termini di prevenzione e di cura. "Più consapevolezza si guadagna intorno ai meccanismi specifici di una malattia, e più è probabile che si riesca a migliorare la cura dei pazienti" ha affermato Andrew Marks, coordinatore della ricerca.

Chi rischia di più

Teoricamente, i danni al cuore possono sopraggiungere in chiunque contragga il Coronavirus. In realtà, a essere più esposti alle conseguenze a livello cardiocircolatorio sono soprattutto i pazienti che soffrono già di problematiche cardiache o vascolari, le persone anzian, coloro che hanno una bassa capacità di risposta immunologica, i soggetti che presentano un'alta comorbilità.

Le problematiche che possono comparire in seguito all'infezione da Covid-19 sono: aritmie, pericarditi, miocarditi, infarto del miocardio, cardiomiopatia da stress (che ha subito un notevole aumento nella diffusione da quando è scoppiata la pandemia).

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