FANS - Meccanismo d'Azione, Indicazioni e Storia

FANS - Meccanismo d'Azione, Indicazioni e Storia
Ultima modifica 26.03.2020
INDICE
  1. Generalità
  2. Meccanismo d'Azione
  3. Perché si Usano
  4. Indicazioni Terapeutiche
  5. Cenni Storici

Generalità

FANS è l'acronimo di Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei.

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Come si può facilmente intuire dallo stesso nome, si tratta di farmaci utilizzati nel trattamento dei processi flogistici, ma anche del dolore e, talvolta, della febbre ad essi associati. Si definiscono "non steroidei" poiché essi non possiedono una struttura steroidea come quella dei farmaci corticosteroidi, altro gruppo di potenti farmaci antinfiammatori.

Curiosità

In lingua anglosassone, i FANS sono noti con l'acronimo NSAIDs dall'inglese Non Steroidal Anti Inflammatory Drugs.

Quella degli antinfiammatori non steroidei è una categoria estremamente ampia all'interno della quale sono raggruppati moltissimi principi attivi classificabili in funzione della struttura chimica e del meccanismo d'azione.

Per approfondire: FANS: Classificazione e Scelta

Nonostante la grande diversità di principi attivi, quella dei FANS è una categoria piuttosto omogenea che condivide gran parte delle caratteristiche, come il meccanismo d'azione e gli effetti terapeutici esercitati già sopra accennati: antinfiammatori, analgesici e antipiretici. Alcuni FANS, inoltre, hanno altresì dimostrato di essere utili nel trattamento di altri disturbi e malattie; un classico esempio è dato dall'acido acetilsalicilico che - agli opportuni dosaggi - viene utilizzato con successo nella prevenzione della formazione di coaguli sangue in pazienti a rischio.

Meccanismo d'Azione

Come Agiscono i FANS?

Come accennato, i farmaci antinfiammatori non steroidei espletano differenti effetti terapeutici in quanto capaci di ridurre l'infiammazione (azione antinfiammatoria), il dolore (azione analgesica) e la febbre (azione antipiretica).

Nel complesso processo infiammatorio sono implicati numerosi mediatori chimici e una notevole cascata di reazioni che porta alla liberazione di sostanze responsabili delle manifestazioni caratteristiche dell'infiammazione quali rossore, gonfiore, calore e dolore.

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COX-1 e Acido Arachidonico - Strutture tridimensionali

Fra le varie sostanze coinvolte ritroviamo gli acidi grassi polinsaturi e, in particolare, l'acido arachidonico ottenuto dai fosfolipidi di membrana attraverso l'azione della fosfolipasi A2 (la cui attività è inibita dai glucocorticoidi).

Una volta prodotto, l'acido arachidonico - mediante uno specifico enzima chiamato ciclossigenasi o COX - porta alla sintesi delle cosiddette prostaglandine pro-infiammatorie, ma non solo. Tale enzima, infatti, è implicato anche nella sintesi di prostaglandine e trombossani che svolgono un ruolo di mantenimento e regolazione di numerosissime funzioni organiche.

Per maggiori informazioni: Prostaglandine: Funzioni, Ruolo nell'Infiammazione e in Terapia

Dell'enzima ciclossigenasi sono note tre differenti isoforme:

  • COX-1: si tratta dell'isoforma costitutiva normalmente espressa nelle cellulee coinvolta nella loro omeostasi.
  • COX-2: è un'isoforma inducibile, ciò significa che essa non è sempre funzionante ma viene attivata solo in seguito a danno tissutale; è responsabile della sintesi delle cosiddette prostaglandine pro-infiammatorie.
  • COX-3: si ritiene che questa isoforma si trovi a livello centrale, anche se molte delle sue caratteristiche e funzioni rimangono al momento incomprese.

Il bersaglio dei farmaci antinfiammatori non steroidei è rappresentato proprio dall'enzima ciclossigenasi: ostacolandone l'attività, infatti, i FANS impediscono la cascata di reazioni che porterà alla sintesi delle prostaglandine pro-infiammatorie, riducendo pertanto, l'infiammazione e i sintomi ad essa associati, ma anche febbre e dolore.

Come si può notare dall'immagine sottostante, i FANS non selettivi inibiscono entrambe le isoforme 1 e 2 dell'enzima ciclossigenasi, mentre quelli selettivi prediligono l'isoforma di tipo 2.

COX1 COX2 Prostaglandine FANS e Farmaci

Gli antinfiammatori non steroidei non selettivi presentano una serie di effetti indesiderati tipici e comuni che possono essere ricondotti all'inibizione dell'isoforma costitutiva COX-1, come gli effetti a carico della mucosa gastrica. Alcuni tipi di prostaglandine, infatti, contribuiscono ad esercitare un'azione citoprotettiva proprio a livello dello stomaco; attività che - a causa dell'assunzione di FANS non selettivi - può essere interrotta. Tuttavia, è opportuno precisare che ciò non significa che gli antinfiammatori selettivi per la COX-2 non possano causare effetti indesiderati; al contrario, sebbene presentino un minor potere gastrolesivo, hanno dimostrato di poter esporre a un maggior rischio di disturbi cardiovascolari; per tale ragione, il loro uso è riservato a casi specifici e i medicinali che li contengono si possono acquistare solo dietro presentazione di ricetta medica.

Per ulteriori informazioni: FANS e Prostaglandine: quale relazione?

Perché si Usano

I FANS sono ampiamente utilizzati in tutto il mondo; essi vengono impiegati per il trattamento di una grandissima varietà di disturbi, da quelli meno gravi fino ad arrivare al trattamento di patologie di natura reumatica e non.

Grazie al loro meccanismo d'azione i FANS sono in grado di:

  • Ridurre vasodilatazione ed edema;
  • Ridurre il dolore grazie all'inibizione della sintesi di prostaglandine che sensibilizzano i recettori del dolore (i nocicettori) all'azione dei mediatori dell'infiammazione (l'effetto di riduzione del dolore in caso di mal di testa ed emicrania è probabilmente riconducibile alla riduzione della vasodilatazione indotta sempre dalle prostaglandine);
  • Ridurre la febbre attraverso l'inibizione della sintesi della prostaglandina E2. Va precisato, tuttavia, che l'innalzamento della temperatura corporea - quindi la febbre - viene regolato anche da altri sistemi di tipo non prostaglandinico.

Infine, molti FANS sono anche in grado di esercitare un'azione di tipo antiaggregante piastrinica mediante l'inibizione della sintesi di trombossano proprio a livello delle piastrine. Benché questa proprietà sia considerata uno svantaggio per la maggior parte degli antinfiammatori non steroidei in quanto fonte di interazioni farmacologiche ed effetti indesiderati, l'azione antiaggregante esercitata dall'acido acetilsalicilico viene tuttora sfruttata in ambito terapeutico (per maggiori informazioni in merito, si rimanda alla lettura dell'articolo dedicato a questo principio attivo presente su questo sito).

Indicazioni Terapeutiche

Per cosa si usano i FANS?

Come ribadito più volte, quello dei FANS è un vastissimo gruppo comprendente al suo interno numerosissimi principi attivi utilizzati nel trattamento dei più svariati disturbi e malattie. Le vie di somministrazione possono essere diverse (anche per uno stesso principio attivo) e al loro variare - così come al variare della concentrazione di principio attivo impiegato - possono variare le indicazioni terapeutiche specifiche.

In linea di massima, è possibile affermare che i farmaci antinfiammatori non steroidei possono essere utilizzati con successo nel trattamento di stati infiammatori e dolorosi di grado da lieve a severo che interessano differenti distretti corporei (ad esempio, apparato muscoloscheletrico, apparato genitale, vie aeree, ecc.) o causati da piccoli interventi chirurgici (ad esempio, estrazioni dentarie).

Di seguito, verranno indicate alcune delle principali indicazioni terapeutiche dei FANS, ricordando ancora una volta che esse possono variare in funzione del principio attivo impiegato, della sua concentrazione e della via di somministrazione utilizzata. Per maggiori informazioni su principi attivi specifici, perciò, si rimanda alla lettura degli articoli dedicati e alla lettura dei foglietti illustrativi a base di farmaci antinfiammatori non steroidei di interesse.

Ad ogni modo, fra le possibili indicazioni dei FANS ritroviamo:

Cenni Storici

Dalla scoperta delle prime sostanze antinfiammatorie alla sintesi dei primi FANS

La storia dei farmaci antinfiammatori non steroidei risale ad un lontano passato ed inizia con la classe dei salicilati. L'uso di questi principi attivi, infatti, risale addirittura alla prima metà del diciannovesimo secolo, quando si riuscì ad ottenere l'acido salicilico a partire dalla salicina (un glucoside presente nella corteccia del salice)  e ad utilizzarlo nel trattamento di stati febbrili. Tuttavia, le potenziali proprietà terapeutiche della corteccia di salice erano note da molto tempo; difatti, essa veniva usata dalla medicina popolare già nel medioevo per trattare febbre, stati dolorosi e perfino la malaria.

Ad ogni modo, in seguito al successo guadagnato dall'acido salicilico nei primi anni dell'800, le ricerche per ottenere questo principio attivo continuarono fino a quando, agli inizi della seconda metà del diciannovesimo secolo - e, più precisamente, nel 1860 - Kolbe individuò un metodo sintetico per ottenere grandi quantità di acido salicilico a basso costo. Da quel momento in poi, medici e ricercatori s'interessarono sempre più ai derivati ottenibili da questo principio attivo e alle loro potenziali applicazioni terapeutiche.

Nel 1875 il salicilato di sodio (sale sodico dell'acido salicilico) venne impiegato in terapia come antipiretico ed antireumatico; mentre l'estere fenilico entrò in terapia nel 1886.

L'acido acetilsalicilico ancora oggi utilizzato fu sintetizzato già nel 1853, ma entrò in terapia solo nel 1899, quando fu possibile produrne quantità sufficienti che fossero prive di impurità responsabili di effetti indesiderati importanti.

Il nome di "Aspirina" con il quale oggi tutti conoscono questo principio attivo gli fu assegnato dal direttore del reparto di farmacologia dell'industria farmaceutica Bayer.

La ricerca nel campo dei derivati dell'acido salicilico e degli antinfiammatori in generale continuò. Nei primi anni '70 (1973) fu introdotto l'ibuprofene e altri principi attivi appartenenti alla classe degli acidi arilalcanoici; poco più tardi anche il naprossene e la tolmetina fecero il loro ingresso nel panorama farmaceutico. Nel 1979 fu la volta del piroxicam (appartenente al gruppo degli oxicam); mentre negli anni '80 furono realizzati anche il ketoprofene, il flurbiprofene e il diclofenac sodico.

Negli anni '90 ulteriori principi attivi antinfiammatori furono sintetizzati fra cui il ketorolac e, cosa ancor più significativa, iniziò lo sviluppo degli inibitori selettivi della COX-2 (i coxib). Fra il 1997 e il 2000 fecero il loro ingresso in commercio il rofecoxib, il celecoxib e il valdecoxib.

Ancora oggi la ricerca nel campo dei FANS è attiva allo scopo di sintetizzare principi attivi sempre più efficaci, meglio tollerati e con ridotti effetti indesiderati.

Autore

Ilaria Randi
Laureata in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche, ha sostenuto e superato l’Esame di Stato per l’Abilitazione alla Professione di Farmacista