Come si cura la COVID-19 a casa: farmaci e cosa fare se i sintomi peggiorano

Come si cura la COVID-19 a casa: farmaci e cosa fare se i sintomi peggiorano
Ultima modifica 06.12.2023
INDICE
  1. COVID oggi: come è cambiata la situazione?
  2. Quando si può curare COVID-19 a casa?
  3. Come curare COVID-19 a casa?
  4. Farmaci da NON usare
  5. Terapie in atto: come comportarsi?
  6. Cosa fare se i sintomi peggiorano?
  7. Come si stabilisce la gravità della malattia?

COVID oggi: come è cambiata la situazione?

Dall'inizio della pandemia da COVID-19 ad oggi sono cambiate molte cose, incluso lo stesso virus responsabile di questa malattia: SARS-CoV-2.

Attualmente, infatti, le varianti e sottovarianti circolanti sono molto diverse rispetto al ceppo ancestrale da cui tutto ha avuto inizio. Nel dettaglio, a dicembre 2023, in Italia, vi è la circolazione di:

  • Ceppi ricombinanti riconducibili alla variante XBB;
  • Variante Eris EG.5;
  • Variante Pirola BA.2.86;
  • Variante DV.7.

A cambiare insieme al virus, è stata anche la sintomatologia da esso indotta. Ad oggi, infatti, i pazienti con infezione da SARS-CoV-2 possono manifestare:

La perdita o l'alterazione di gusto e olfatto sono sintomi meno comuni, benché comunque possibili. Così come possibile è la comparsa di sintomi respiratori e della malattia in forma grave.

Cura covid a casa Shutterstock

La possibilità di sviluppare la malattia in forma grave è tendenzialmente maggiore in pazienti fragili e considerati a rischio.

In particolare, fra i fattori di rischio associati all'evoluzione della COVID-19 in forma severa, ricordiamo:

Per informazioni aggiuntive: Sintomi COVID oggi: quali sono e cosa fare in caso di contagio?

Quando si può curare COVID-19 a casa?

Sia per evitare inutili stress al paziente, sia per non esercitare un'eccessiva pressione sulle strutture ospedaliere che - in questo periodo (dicembre 2023) - stanno vivendo un incremento dei ricoveri, quando possibile, si tende a curare le infezioni da SARS-CoV-2 e la COVID-19 presso il domicilio del paziente.

Nel dettaglio, ciò è possibile quando la malattia si sviluppa in forma lieve e quando il paziente non richiede una costante sorveglianza medica, nonostante sia comunque opportuno mantenere i contatti con il proprio medico di base per aggiornarlo sul decorso della malattia.

Naturalmente, il fatto che un paziente sia considerato a basso a rischio, non significa che non possa andare incontro ad un'evoluzione più grave della malattia o che non possa sviluppare complicanze, ma semplicemente che il rischio di simili evenienze è tendenzialmente più basso rispetto ad altri pazienti con condizioni che possono favorire l'evoluzione della COVID-19 in forme più severe. Da qui, l'importanza di non sottovalutare la sintomatologia - anche se lieve - e di contattare il proprio medico per avere indicazioni specifiche.

Come curare COVID-19 a casa?

Premesso che è sempre indispensabile il consulto con il proprio medico, la gestione della COVID-19 presso il proprio domicilio può prevedere sia il trattamento farmacologico (se necessario), sia un trattamento non farmacologico che prevede il ricorso a stratagemmi e rimedi utili. Partiamo da questi ultimi.

In presenza di COVID-19, così come in caso di altre infezioni virali (ad esempio, influenza), è molto importante:

Per trarre sollievo dalla sintomatologia, inoltre, è possibile ricorrere all'uso di alcuni tipi di farmaci - naturalmente, previo consiglio medico - quali:

Gli antivirali servono?

L'uso di farmaci antivirali nella cura della COVID-19 a casa viene preso in considerazione dal medico solo in determinati casi e, in particolare, quando il paziente si trova esposto al rischio di sviluppare la malattia in forma grave.

Fra i principi attivi specificatamente formulati contro SARS-CoV-2 ritroviamo:

  • Il remdesivir (conosciuto col nome commerciale Veklury);
  • L'associazione di nirmatrelvir e ritonavir (conosciuta con il nome commerciale di Paxlovid).

Gli anticorpi monoclonali si usano nella cura della COVID-19 domiciliare?

La risposta a questa domanda è: sì, ma a determinate condizioni. Difatti, l'impiego di anticorpi monoclonali nella cura di COVID-19 a casa è preso in considerazione solo per pazienti adulti e per pazienti che hanno almeno 12 anni di età e peso corporeo superiore a 40 kg che presentano sintomi di grado da lieve a moderato e che hanno fattori di rischio per lo sviluppo della malattia in forma grave.

In simili casi, gli anticorpi monoclonali che si possono usare sono:

  • L'associazione casirivimab/imdevimab (Ronapreve®);
  • Il sotrovimab (Xevudy®);
  • L'associazione tixagevimab/cilgavimab (Evushled®).

Quando si possono usare le eparine?

Le eparine - e, in particolare, le eparine a basso peso molecolare - sono raccomandate solo in quei pazienti che presentano un'infezione respiratoria acuta e una ridotta mobilità. In questi casi, il trattamento eparinico andrà continuato per tutto il periodo in cui il paziente si trova in una condizione di immobilità.

Se il paziente non è allettato, l'uso routinario delle eparine non è raccomandato.

Per approfondire: Farmaci per la cura della COVID-19: quali sono?

Farmaci da NON usare

Farmaci da NON utilizzare per curare la COVID-19 a casa

  • Molnupiravir: l'uso di questo antivirale, concesso fino a qualche tempo fa, è stato ora sospeso dall'Agenzia Italiana del Farmaco parere a seguito del parere negativo formulato dal CHMP (Committee for Medicinal Products for Human Use - Comitato per i medicinali per uso umano) dell'Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) in data 24/02/2023 per la mancata dimostrazione di un beneficio clinico in termini di riduzione della mortalità e dei ricoveri ospedalieri.
  • Farmaci antibiotici: l'uso di routine dei farmaci antibiotici non è raccomandato. L'impiego di simili farmaci, infatti, può essere preso in considerazione solo in caso di un'infezione batterica concomitante dimostrata con un esame colturale o solo se il quadro clinico fa sospettare la presenza di una sovrainfezione batterica. Ricordiamo, infatti, che gli antibiotici non sono efficaci contro le infezioni virali e che un loro uso improprio favorisce il fenomeno dell'antibiotico-resistenza.
  • Idrossiclorochina: l'uso di questo farmaco non è raccomandato né per prevenire né per curare l'infezione virale. Gli studi clinici randomizzati ad oggi disponibili, infatti, concludono per una sostanziale inefficacia dell'idrossiclorochina a fronte di un aumento degli eventi avversi, benché non gravi.
  • Associazioni lopinavir/ritonavirdarunavir/ritonavir o cobicistat: anche in questo caso, l'utilizzo di questi farmaci non è raccomandato né per prevenire né per curare l'infezione, poiché gli studi clinici randomizzati ad oggi disponibili concludono per l'inefficacia del trattamento con simili principi attivi.

Terapie in atto: come comportarsi?

Nel caso in cui il paziente affetto da COVID-19 sia affetto da altre patologie di natura cronica per le quali sta seguendo un trattamento farmacologico, quest'ultimo dovrà proseguire.

Sarà cura del medico valutare eventuali interazioni farmacologiche e/o l'eventuale necessità di aggiustare/modificare la posologia dei farmaci che si assumono in funzione del trattamento che sarà necessario mettere in atto contro la COVID-19.

In caso di dubbi, pertanto, si rinnova ancora una volta l'invito a consultare il medico.

Cosa fare se i sintomi peggiorano?

Se la sintomatologia non migliora dopo qualche giorno, è necessario ricontattare il medico per un ulteriore consulto.

In caso di peggioramento rapido e/o importante dei sintomi manifestati e/o in caso di comparsa di difficoltà respiratorie, è necessario chiamare immediatamente i soccorsi sanitari digitando il numero 118, oppure il numero 112.

Come si stabilisce la gravità della malattia?

Secondo quanto riportato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) all'interno delle ultime linee guida da essa pubblicate, le definizioni di gravità della COVID-19 sono le seguenti:

  • COVID-19 in stato critico: lo stato critico di malattia vede, fra le manifestazioni cliniche, la comparsa di sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS) cui si possono aggiungere sepsi, shock settico o altre condizioni che normalmente richiederebbero la fornitura di terapie di sostegno vitale, come la ventilazione meccanica (invasiva o non invasiva) o la terapia vasopressoria.
  • COVID-19 grave: lo stato grave è definito da uno qualsiasi dei seguenti criteri:
  • COVID-19 non grave: lo stato non grave si definisce per l'assenza di qualsiasi criterio per COVID-19 grave o critico.

 

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Autore

Ilaria Randi

Ilaria Randi

Chimica e Tecnologa Farmaceutica
Laureata in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche, ha sostenuto e superato l’Esame di Stato per l’Abilitazione alla Professione di Farmacista