Salute della pelle

Creme Solari Senza Ossibenzone: cosa sapere e quali scegliere

Creme Solari Senza Ossibenzone: cosa sapere e quali scegliere
Ultima modifica 22.04.2024
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INDICE
  1. Ossibenzone: che cos’è?
  2. Ossibenzone: quali rischi per la salute?
  3. Ossibenzone: quali sono gli effetti sull’ambiente?
  4. Creme Solari Senza Ossibenzone: quali scegliere

Ossibenzone: che cos’è?

L'ossibenzone è un ingrediente comune, ma controverso, presente in molte creme solari. Si tratta di un filtro organico, a base di carbonio, la cui principale funzione consiste nell'assorbire i raggi UVA corti e UVB.

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Ricordiamo che queste radiazioni solari favoriscono l'abbronzatura, ma contribuiscono anche all'insorgenza di problemi che vanno dalle scottature ai tumori della pelle. In pratica, l'ossibenzone difende la pelle dai potenziali effetti nocivi di queste radiazioni solari.

Nonostante le sue qualità fotoprotettive, le protezioni solari contenenti ossibenzone – riportato nell'elenco degli ingredienti (INCI) sulla confezione con la denominazione OXYBENZONE o BENZOPHENONE-3 - è un osservato speciale per due ragioni:

1) A causa dei suoi possibili effetti ormonali e fotoallergenici che hanno portato molti Paesi a regolamentarne l'uso (rischi non sono ancora del tutto accertati). Le ricerche evidenziano, infatti, che l'ossibenzone, una volta assorbito dalla pelle, può finire nel flusso sanguigno e questo potrebbe avere conseguenze per la salute e, in particolare, interferire con il sistema endocrino.

2) Per gli effetti nocivi sull'ecosistema marino e, in particolare, sulle barriere coralline.

Ossibenzone: quali rischi per la salute?

Una revisione della ricerca del 2020 pubblicata sull'International Journal of Dermatology fa notare che l'esposizione all'ossibenzone (che può anche derivare dall'uso di altri prodotti per la cura personale) è potenzialmente associata a cambiamenti nella funzione ormonale, renale e tiroidea, concludendo che non ci sono prove sufficienti per stabilire causa ed effetto (Suh, Susie et al. The banned sunscreen ingredients and their impact on human health: a systematic review. International journal of dermatology vol. 59,9 (2020): 1033-1042).

Un rapporto 2021 del comitato scientifico per la sicurezza dei consumatori della Commissione europea ha anche osservato che, sebbene vi siano preoccupazioni che l'ossibenzone possa agire da interferente endocrino, tali dati "non sono conclusivi". Tuttavia, i prodotti dovrebbero essere considerati sicuri solo se l'ossibenzone non costituisce più del 2,2% della formula (nota: i filtri solari statunitensi possono contenere fino al 6% di ossibenzone).

Nonostante la ricerca sembri abbastanza confortante, perché persistono preoccupazioni sulla sicurezza delle protezioni solari con ossibenzone? Sulla base di studi condotti su animali, si teme che l'ossibenzone possa interferire con la normale funzione di un certo numero di ormoni, inclusi gli estrogeni. Questi effetti hanno allarmato il pubblico in generale circa il loro potenziale impatto sulla salute umana quando applicati sulla pelle e la preoccupazione per la sicurezza è accresciuta dopo le recenti prove del loro assorbimento sistemico misurabile dopo l'applicazione topica. Sebbene non ci siano prove concrete che le sostanze chimiche danneggino l'uomo, infatti, l'ossibenzone è stato rilevato anche nel latte materno delle donne che hanno riferito l'uso di cosmetici che contengono filtri UV, così come nell'urina, nel sangue, nello sperma e, persino, nel liquido amniotico.

Ricapitolando: non è chiaro se la presenza di ossibenzone nella circolazione sistemica ponga rischi per la salute umana. Per rispondere, sono necessarie ulteriori indagini.

Un altro potenziale effetto collaterale dell'ossibenzone è la dermatite allergica da contatto che, di solito, si manifesta con arrossamento e irritazione della pelle.

Ossibenzone: quali sono gli effetti sull’ambiente?

Il problema delle creme solari s'inserisce in un quadro più ampio di modifiche ambientali e climatiche. Per quanto riguarda l'ossibenzone, l'impatto non è indifferente.

Uno studio condotto dalla Stanford University, in California, e pubblicato su Science a maggio 2022, riporta l'attenzione sul problema delle creme solari contenenti ossibenzone (Vuckovic D, Tinoco AI, Ling L et al. Conversion of oxybenzone sunscreen to phototoxic glucoside conjugates by sea anemones and corals. Science. 2022 May 6;376(6593):644-648). In particolare, questo filtro solare: è potenzialmente pericoloso per gli anemoni di mare (attinie) e contribuisce allo sbiancamento di alcuni tipi di coralli (processo a cui sono soggetti anche per il riscaldamento degli oceani). Ciò è possibile per una reazione chimica che trasforma l'ossibenzone in fototossine, cioè sostanze che diventano più nocive in presenza della luce, sequestrate e trattenute dalle alghe che vivono in simbiosi con anemoni e coralli. In pratica, l'ossibenzone si trasforma da un agente che blocca i raggi UV in uno che danneggia le cellule se esposte alla luce e potrebbe accelerare il deterioramento di flora e fauna marina.

Inoltre, diversi studi hanno dimostrato che l'ossibenzone aumenta il rischio di alcune infezioni nei coralli e di stress ossidativo con effetti su crescita e sviluppo delle barriere coralline; ciò inibisce la loro capacità di riprodursi in modo sano e provoca deformità fisiche che li rendono ancora più suscettibili allo sbiancamento dei coralli e persino alla morte.

Inoltre, l'ossibenzone può causare problemi riproduttivi e difetti alla nascita di pesci, cozze e ricci di mare.

Nonostante la concentrazione di ossibenzone in una barriera corallina possa variare ampiamente, a seconda di fattori come l'attività turistica e le condizioni dell'acqua, questo filtro solare rimane un osservato speciale.

Il regolamento europeo n. 1223/2009 sui cosmetici fissa per l'ossibenzone un limite pari al 10%, mentre alle Hawaii dal 2018 è vietata la vendita e la distribuzione di creme che lo contengono, tranne nel caso di indicazioni mediche specifiche; la politica è entrata in vigore nel gennaio 2021 e Key West, Aruba, Palau, le Isole Vergini americane e molte altre destinazioni turistiche hanno seguito l'esempio.

Creme Solari Senza Ossibenzone: quali scegliere

La protezione solare è essenziale per difendere la pelle dagli effetti nocivi delle radiazioni ultraviolette; ricordiamo, infatti, che il melanoma è uno dei tumori più letali e uno dei modi più efficaci per prevenirlo, ovviamente, è ricorrere alle creme solari. Inoltre, i filtri solari sono in grado di ritardare le scottature, riducono il rischio di comparsa di alcune lesioni indotte dai raggi UV (come le cheratosi attiniche).

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Se si preferisce optare per creme solari senza ossibenzone, è possibile controllare che nell'INCI non sia riportato quale ingrediente; alcuni prodotti indicano esplicitamente in etichetta l'assenza del filtro solare in questione. Un'alternativa ai cosiddetti filtri solari "chimici" (salicilati, cinnamati, oxybenzone, octylcrylene e altri) sono gli schermi fisici.

Creme solari con filtri fisici

Biossido di titanio e ossido di zinco contenuti nelle creme solari, per esempio, sono sostanze minerali inerti e dal forte potere coprente, che riflettono fisicamente la luce del sole e che costituiscono schermi fisici. Le formule originali di questi filtri solari "fisici" conferiscono la colorazione tipicamente bianca quando sono applicati sulla pelle (fortunatamente, le formulazioni più recenti non lasciano traccia e si fondono con la naturale tonalità della pelle).

L'esposizione ai raggi solari ha effetti benefici sul sistema immunitario e rinforza le ossa attraverso la vitamina D, necessaria per fissare il calcio. La luce del sole, inoltre, stimola il rilascio di neurotrasmettitori, come serotonina e dopamina, che regolano i ritmi del sonno e favoriscono il buonumore.

Non manca, però, il rovescio della medaglia, ossia i danni che possono derivare da un irraggiamento solare incauto o eccessivo. Esporsi in modo sbagliato, senza proteggere adeguatamente la cute, significa incorrere in una serie di reazioni fotobiologiche responsabili di effetti dannosi acuti (eritemi e scottature) e cronici (fotoinvecchimento ed aumentato rischio di sviluppare tumori della pelle). Abbronzarsi gradualmente e con le dovute precauzioni equivale a prevenire questi inconvenienti e trarre i benefici che il sole indubbiamente possiede.

Come e quando usare la protezione solare

Un uso scorretto dei prodotti solari può diminuirne drasticamente la loro funzione.

Per ottimizzare l'effetto protettivo, il prodotto solare deve essere distribuito sempre con generosità, sul viso e sul corpo, almeno mezz'ora prima dell'esposizione, affinché i filtri possano attivarsi. Applicare uno strato troppo sottile di prodotto potrebbe ridurre la capacità del filtro solare di assorbire o riflettere la luce UV.

L'uso dei prodotti solari non deve essere sospeso quando la pelle inizia a colorarsi; al massimo si può diminuire l'indice protettivo, senza mai arrivare però ad esporre la cute priva della difesa offerta dai filtri.

Per le attività svolte all'esterno per lunghi periodi di tempo (4 o più ore di esposizione al sole), scegliere una protezione solare che offra un fattore di protezione solare (SPF) pari a 30 o superiore.

Quantità e modalità d’uso: cosa ricordare

  • Agitare bene il contenitore e distribuire la protezione solare generosamente su tutta la pelle esposta: la maggior parte degli adulti dovrebbe indicativamente utilizzare per la copertura di tutto il corpo circa 35 ml di crema solare (equivalente a due cucchiai da tavola) per ogni applicazione.
  • Distribuire uno strato troppo sottile di prodotto potrebbe ridurre la capacità del filtro solare di assorbire o riflettere la luce UV.
  • Prestare particolare attenzione alle zone sensibili come il naso, le orecchie e i piedi.
  • La protezione solare dovrebbe essere distribuita sulla pelle asciutta 30 minuti prima dell'esposizione.
  • La stessa quantità di prodotto solare deve essere riapplicata nuovamente ogni due ore e sempre dopo il bagno, anche quando si tratta di una formula resistente all'acqua.
  • La sudorazione, lo sfregamento con i teli da mare e le docce frequenti, infatti, riducono la capacità protettiva.
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Autore

Dott.ssa Giulia Bertelli

Dott.ssa Giulia Bertelli

Biotecnologa Medico-Farmaceutica
Laureata in Biotecnologie Medico-Farmaceutiche, ha prestato attività lavorativa in qualità di Addetto alla Ricerca e Sviluppo in aziende di Integratori Alimentari e Alimenti Dietetici