Covid-19: in Piscina il Cloro potrebbe inattivare il Coronavirus?

Covid-19: in Piscina il Cloro potrebbe inattivare il Coronavirus?
Ultima modifica 16.04.2021
INDICE
  1. Introduzione
  2. La nuova ipotesi
  3. I dettagli dello studio inglese
  4. Il ruolo positivo del cloro era già conosciuto
  5. La situazione in Italia

Introduzione

Covid e cloro delle piscine? Dal Regno Unito potrebbe arrivare una nuova conferma sull'efficacia che il prodotto più usato per la disinfezione casalinga e professionale delle piscine sembra esercitare sul Coronavirus. Uno studio condotto dagli scienziati dell'Imperial College di Londra, ma non ancora sottoposto a revisione, infatti, suggerisce che il cloro potrebbe disattivare il virus in maniera molto efficace e rapida: nel giro di soli 30 secondi. Se questa ipotesi fosse confermata la riapertuta dei centri acquatici potrebbe diventare più probabile.

La nuova ipotesi

Fra le tante e discusse conseguenze "extra-sanitarie" determinate dalle pandemia di Covid-19 c'è anche la chiusura di palestre e piscine. Centri e impianti sportivi, infatti, sono stati considerati fin dall'inizio dell'emergenza sanitaria luoghi ad alto rischio di contagio. Per questo, durante il lockdown prima e nelle zone rosse e arancioni poi, i vari decreti ne hanno vietato l'utilizzo da parte degli utenti. Queste strutture hanno potuto riaprire al pubblico solo nei brevi periodi di allentamento delle misure di contenimento, ma rispettando severe norme. Ora, però, si apre uno spiraglio. Perlomeno per i centri acquatici. Secondo il nuovo studio inglese, non ancora sottoposto a revisione, infatti, il cloro delle piscine non solo sarebbe molto efficace nel disattivare il Coronavirus, ma sarebbe anche estremamente rapido: agirebbe, infatti, nel giro di 30 secondi. Se questa ipotesi, fosse confermata dunque il binomio Covid cloro delle piscine e riapertura degli impianti forse sarebbe possibile. 

I dettagli dello studio inglese

La ricerca, commissionata da Swim England, l'ente governativo inglese per gli sport acquatici, e dalla scuola di nuoto Water Babies, è stata condotta da un gruppo di scienziati dell'Imperial College di Londra, mescolando campioni di SARS-CoV-2 con acqua clorata. L'obiettivo era studiare l'impatto delle diverse concentrazioni di cloro diluito in acqua sul nuovo Coronavirus in vista della riapertura delle piscine nel Regno Unito (che dovrebbe avvenire nel breve). I risultati sono stati molto positivi e sembrano confermare che Covid e cloro delle piscine "non vanno d'accordo". Infatti, secondo le analisi condotte, pare che una concentrazione di cloro di 1,5 milligrammi per litro e un indice di acidità compreso tra 7 e 7,2 siano in grado di ridurre l'infettività del virus di oltre mille volte in soli 30 secondi. Il basso grado di infettività e la diluizione del microrganismo suggerirebbero che il rischio di contrarre il Covid-19 in piscina sarebbe bassissimo. 

Per un'ulteriore conferma gli esperti hanno utilizzato diverse concentrazioni di cloro e livelli di pH per valutare scenari differenti. Hanno così ottenuto una nuova conferma dell'efficacia del cloro delle piscine sul contagio e la diffusione del Covid-19: una concentrazione di cloro libero di 1,5 milligrammi per litro e un livello di pH pari a 7,0, che sono i valori suggeriti dalle linee guida per il funzionamento delle piscine, secondo i loro calcoli sarebbero sufficienti per rendere trascurabile la possibilità di contagio.

Il ruolo positivo del cloro era già conosciuto

Quella fra Covid e cloro delle piscine è una relazione molto studiata. Già da tempo gli esperti sostengono che questo disinfettante abbia un ruolo protettivo nei confronti della malattia. Sul sito dell'Istituto Superiore di Sanità, per esempio, è riportato quanto segue. "Non ci sono prove che COVID-19 possa essere diffuso all'uomo attraverso l'uso di piscine, vasche idromassaggio. Il corretto funzionamento, la manutenzione e una adeguata disinfezione (ad esempio con cloro e bromo) di piscine e vasche idromassaggio assicurano l'inattivazione del virus che causa COVID-19. A cura del Gruppo comunicazione COVID-19 dell'ISS (fonte: CDC)".

Ora questo studio sembra dare ulteriore conferma a queste tesi. "Abbiamo eseguito questi esperimenti nei nostri laboratori ad alto contenimento a Londra in questo modo siamo stati in grado di misurare l'infettività del virus e la sua capacità di attaccare le cellule" ha spiegato Wendy Barclay, dell'Imperial College di Londra. 

Le prime reazioni sono molto positive. 
"Questi risultati - ha spiegato Jane Nickerson, amministratore delegato di Swim England - supportano l'ipotesi che le piscine siano ambienti sicuri se si adottano le misure appropriate. È una notizia fantastica per gli operatori, i nostri membri e club che prendono parte alle attività sportive, i nuotatori e coloro che fanno affidamento sull'acqua per restare fisicamente attivi".

"Siamo entusiasti di questi risultati - aggiunge Paul Thompson, fondatore di Water Babies - mentre ci prepariamo a ricominciare le lezioni e ad accogliere nuovamente bambini e clienti nelle piscine coperte del paese. Sappiamo che il nuoto ha molteplici benefici per la salute fisica e mentale sia per i bambini che per gli adulti di tutte le eta' e non vediamo l'ora di riprendere le attività".

 

La situazione in Italia

In Italia palestre e piscine sono ancora chiuse. Al momento, non si conosce il loro destino. C'è chi parla di possibili riaperture anticipate, considerato il miglioramento della situazione e dei dati, ma ufficialmente il Governo non si è ancora espresso. Tecnicamente, fino a maggio dovrebbe rimanere tutto chiuso, ma nei prossimi giorni è probabile che arriverà un chiarimento anche su questo fronte. I dati del nuovo studio potrebbero servire a orientare favorevolmente gli esperti. 

 

Per ridurre il pericolo di contagio, dopo essere entrati in contatto con oggetti e superfici igienizzare le mani senza commettere errori