Clamidia di Giulia Bertelli

Generalità

La clamidia è una malattia infettiva molto diffusa tra gli adolescenti e i giovani adulti.

L'agente causale è il batterio Chlamydia trachomatis, che si trasmette generalmente attraverso rapporti sessuali vaginali, anali e orali non protetti, ma è possibile anche il contagio materno-fetale.

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Il problema principale della clamidia è che produce manifestazioni abbastanza vaghe e sfumate. I sintomi dell'infezione da Chlamydia trachomatis non sono, infatti, sempre riconoscibili da chi ne è affetto oppure vengono confusi per disturbi di altro genere.

Per questo motivo, la clamidia è definita una malattia "silenziosa": se sottovalutata e non trattata, però, l'infezione predispone a complicanze molto serie per l'apparato riproduttivo. Nella donna, in particolare, l'infezione induce un'infiammazione della cervice, che può evolvere nella malattia infiammatoria pelvica (PID). Negli uomini, invece, la clamidia può provocare uno stato infiammatorio dell'area genitale, con il rischio che l'infezione si estenda anche alla prostata o ad altri organi.

Cos’è

Che cos'è la Clamidia?

La clamidia è una delle infezioni sessualmente trasmesse più comuni a livello mondiale. Questa malattia è causata dal batterio Chlamydia trachomatis.

I sintomi della clamidia sono assenti o lievi, tanto da non essere facilmente riconosciuti, ma le conseguenze possono essere molto gravi soprattutto per il sesso femminile.

Cause e Fattori di Rischio

Clamidia: cause

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La Chlamydia trachomatis è un batterio intracellulare obbligato; significa che può vivere e riprodursi solo all'interno di cellule ospite.

Prima di procedere, è doveroso precisare che esistono diverse varianti sierologiche di Chlamydia trachomatis.

Ognuno di questi è correlati a differenti patologie, tra cui si ricordano:

Come si prende la Clamidia?

La clamidia si contrae con qualsiasi forma di rapporto sessuale non protetto (dal coito alla fellatio, dai rapporti anali al cunnilingus). Altra modalità di contagio possibile è quella materno-fetale: in tal caso, l'infezione è prevalentemente trasmessa durante il parto, dalla madre affetta da clamidia al bambino.

Tra i fattori di rischio ci sono la promiscuità sessuale e la coesistenza di altre malattie sessualmente trasmesse, come la gonorrea, la tricomoniasi e le infezioni da Ureaplasma.

Clamidia: come si trasmette?

Trasmissione per via sessuale

La clamidia si trasmette con contatti intimi di vario genere tra una persona infetta e una sana, ogni qualvolta vi sia uno scambio di fluidi sessuali sia diretto, che indiretto, ad esempio attraverso le mani. A rischio sono da considerarsi, quindi, i rapporti sessuali di ogni tipo, sia quelli vaginali, che quelli orali o anali. Anche lo scambio di giocattoli sessuali, se avviene a brevissima distanza di tempo, può determinare l'infezione.

Naturalmente, la clamidia può essere trasmessa anche quando i partner non raggiungono l'orgasmo.

Clamidia orale – Clamidia alla gola

In caso di stimolazione orale della zona genitale o anale (fellatio, anilingus o "rimming" e cunnilingus), la Chlamydia trachomatis clamidia può infettare anche la gola.

Occorre precisare che la clamidia colpisce soprattutto le persone che hanno rapporti sessuali non protetti, occasionali e frequenti con più partner, mentre l'utilizzo del preservativo riduce in modo significativo il rischio di contagio.

La diffusione della clamidia è agevolata dal fatto che non causa sintomi di rilievo, per cui anche soggetti asintomatici, apparentemente in perfetta salute, possono comunque trasmettere l'infezione.

Trasmissione materno-fetale

La clamidia può essere trasmessa per via materno-fetale, cioè per contagio diretto dalla madre infetta al figlio, durante il passaggio del neonato nel canale del parto. Più raramente, il contagio può avvenire già nel corso della gravidanza o nel periodo post-partum; durante la gestazione, l'infezione aumenta il rischio di aborto e parto prematuro.

Nel bambino, la clamidia determina la comparsa di una grave congiuntivite e/o di un'artrite settica.

Clamidia: come NON si prende

Sembra nullo il rischio di contrarre la clamidia attraverso il bacio o, in modo indiretto, con l'utilizzo comune di servizi igienici.

Clamidia: chi è più a rischio?

Qualsiasi persona sessualmente attiva può essere colpita dalla clamidia. Per questo motivo, sono particolarmente a rischio gli adolescenti ed i giovani adulti, dall'inizio dell'attività sessuale fino ai 30 anni.

La clamidia è più comune tra le persone con numerosi partner sessuali, quindi i fattori che aumentano esponenzialmente il rischio di contrarre l'infezione sono:

  • Promiscuità sessuale;
  • Concomitante o pregresse malattie a trasmissione sessuale (MTS);
  • Mancato, discontinuo e/o non corretto uso del profilattico.

Nota bene: la clamidia si può contrarre anche quando non è accompagnata da sintomi.

Sintomi e Complicazioni

Clamidia: incubazione

I sintomi della clamidia compaiono da una a tre settimane dopo il rapporto sessuale non protetto con un partner infetto. Questa finestra di tempo è pericolosa, poiché in questa fase si può trasmettere l'infezione ad altri senza esserne consapevoli.

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Come si manifesta la Clamidia

Nella grande maggioranza dei casi, la clamidia è asintomatica o produce sintomi vaghi e sfumati, facilmente confondibili con altre problematiche, come cistite o uretrite.

Nelle donne, la clamidia può essere segnalata da perdite vaginali (leucorrea) o irritazione delle parti intime. Negli uomini, invece, l'infezione da Chlamydia trachomatis può interessare l'epididimo (dotto collegato al testicolo), causando dolore testicolare, febbre, secrezioni dal pene e prurito.

Per quanto riguarda le complicanze, nonostante le manifestazioni della clamidia siano spesso lievi, le conseguenze a carico dell'apparato riproduttivo possono essere molto gravi.

Clamidia: sintomi nella donna

Nel sesso femminile, il batterio della clamidia infetta tipicamente l'uretra e la cervice uterina (nota anche come collo dell'utero).

All'inizio, l'infezione da Chlamydia trachomatis causa sintomi simili a quelli della cistite o di altre infezioni vaginali o delle vie urinarie, con bruciori e prurito intimi, sensazione di irritazione e perdite vaginali abbondanti di colore bianco-giallastro, minzioni frequenti, stranguria e arrossamento del meato urinario.

Se trascurata, in alcune donne la clamidia può causare anche:

Nota: i sintomi della clamidia non sono necessariamente presenti tutti insieme.

Conseguenze della Clamidia nella donna

Come anticipato, la clamidia può avere gravi ripercussioni sulla fertilità femminile. Nella donna, se non trattata, l'infezione può propagarsi per via ascendente alla cervice e all'utero, risalendo verso le tube di Falloppio e le ovaie, causando infiammazioni locali (cervicite, endometrite, salpingite e ovarite) che possono predisporre alla malattia infiammatoria pelvica (PID). Questa è la conseguenza più seria e temibile della clamidia: la PID si manifesta con febbre accompagnata da dolori addominali e pelvici cronici e rappresenta una delle maggiori cause di sterilità per occlusione tubarica.

Clamidia: sintomi nell’uomo

Negli uomini, la clamidia può dar luogo al quadro sintomatologico di un'uretrite con bruciore e perdite uretrali sierose o lattiginose (a volte visibili solo dopo spremitura del glande), sensazione di irritazione e prurito alle parti intime. Queste manifestazioni si possono associare a bruciore durante la minzione, arrossamento e gonfiore all'orifizio del pene.

Raramente, la clamidia provoca: infiammazione, ingrossamento e dolore ai testicoli.  

Conseguenze della Clamidia nell’uomo

Se trascurata e non trattata adeguatamente, l'infezione può estendersi alla prostata, alle vescichette seminali e agli epididimi (piccoli dotti con numerose circonvoluzioni situati nello scroto, all'interno dei quali gli spermatozoi maturano e vengono immagazzinati prima dell'eiaculazione). Le conseguenze della clamidia comprendono, quindi, epididimite, vescicolite e prostatite. Queste condizioni possono complicarsi fino a condurre alla sterilità.

Clamidia e Gonorrea

Un frequente riscontro è la coinfezione da clamidia in pazienti affetti da gonorrea. Questo binomio è pericoloso poiché, anche se di controllo relativamente facile con la terapia antibiotica, aumenta il rischio di complicanze in entrambi i sessi.

Clamidia alla gola

A carico della faringe e/o della mucosa peritonsillare, la clamidia si manifesta principalmente con mal di gola e disfagia, mentre è rara la presenza di edema ed essudato muco-purulento.

Clamidia anale

Se la clamidia è trasmessa attraverso un rapporto anale, può infettare il retto e provocare proctite con dolore, perdite e spasmi anali accompagnati da urgente bisogno di defecare.

Clamidia oculare

In caso di contatto accidentale con sperma o liquido vaginale infetti da Chlamydia trachomatis, gli occhi possono essere interessati da arrossamento, dolore e secrezione (congiuntivite).

La clamidia può dare origine anche al tracoma, un'infezione oculare grave che coinvolge congiuntiva e cornea. Per conoscere i dettagli delle conseguenze di questa malattia, puoi consultare l'articolo dedicato.

Clamidia nel neonato

Il contagio durante il parto, da madre a neonato, invece, può determinare polmonite e gravi infezioni alle orecchie. La clamidia è, inoltre, una delle prime cause di congiuntivite nei bambini appena nati.

Diagnosi

Clamidia: come si diagnostica?

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Se si sospetta un contagio da clamidia è bene rivolgersi al più presto ad un medico, anche quando i sintomi non sono presenti.

L'infezione da Chlamydia trachomatis viene tradizionalmente diagnosticata attraverso esami colturali, cioè facendo replicare in laboratorio i batteri presenti in un campione di secrezioni infette.

Tecniche più moderne includono reazioni di immunofluorescenza e saggi immunoenzimatici. Tutti questi esami possono essere effettuati su campioni di urina o tamponi cervicali, uretrali, vaginali, rettali, congiuntivali e orali.

Inoltre, per accelerare la diagnosi e il conseguente trattamento, sono oggi disponibili alcuni test che consentono di ottenere risultati in brevissimo tempo. Un esempio è la ricerca del DNA specifico per la clamidia, tramite tecniche di amplificazione degli acidi nucleici o NAAT (Nucleic Acid Amplification Testing).

Infine, un prelievo di sangue permette di verificare una pregressa infezione, ricercando la presenza di immunoglobuline anti-clamidia.

Trattamento e Rimedi

Clamidia: come si cura

Considerata la natura batterica dell'infezione, la clamidia viene trattata con antibiotici da soli o in combinazione. La terapia va stabilita in base ai risultati dell'antibiogramma effettuato durante le analisi microbiologiche; con questo test si valuta la suscettibilità del batterio a vari tipi di antibiotici, in modo da identificare il farmaco più efficace.

Antibiotici per la Clamidia

I regimi terapeutici generalmente raccomandati prevedono l'uso di antibiotici. Più comunemente, per la cura della clamidia sono prescritti azitromicina in singola dose o doxiciclina per una settimana, ma il medico può indicare anche altri principi attivi, come amoxicillina, eritromicina, tetraciclina e ofloxacina.

Note importanti alla terapia

  • Adesione alla terapia

La terapia dev'essere seguita in modo corretto e scrupoloso, attenendosi alle istruzioni del medico. Ciò permette di evitare ricadute e limita la comparsa di pericolose resistenze agli antibiotici, cioè di quel fenomeno per cui vengono via via selezionati ceppi batterici immuni all'azione degli antibiotici.

  • Trattamento dei partners sessuali

Il trattamento va sempre esteso a tutti i partner sessuali avuti fino a 60 giorni prima, anche se questi non presentano sintomi. Questa precauzione serve per evitare il cosiddetto effetto ping-pong; in sostanza, si evita il "passarsi" reciprocamente la malattia e si limitano anche le possibilità di diffusione della clamidia ad altri soggetti.

  • Quando è possibile avere nuovamente dei rapporti sessuali

Inoltre, è importante che il paziente si astenga dai rapporti sessuali fino alla completa guarigione, e che porti al termine il trattamento, evitando di sospenderlo dopo i primi miglioramenti. Tale precauzione potrebbe essere richiesta anche per un certo periodo dopo il termine del trattamento antibiotico; infatti, il medico può prescrivere un secondo test a distanza di qualche settimana per accertare l'avvenuta eradicazione dell'infezione da Chlamydia trachomatis.

Prevenzione

Come prevenire la Clamidia

Considerata la difficoltà nel riconoscere i sintomi della clamidia, una raccomandazione importante per tutte le donne sessualmente attive è quella di effettuare un controllo annuale dal ginecologo.

Per ridurre il rischio di contrarre la clamidia, è consigliabile limitare il numero di partners o perlomeno utilizzare le dovute protezioni. In generale, il metodo più efficace nel prevenire le malattie a trasmissione sessuale prevede d'indossare il preservativo prima di iniziare il rapporto. L'uso corretto del profilattico non solo ostacola la trasmissione delle infezioni attraverso i liquidi organici, ma riduce anche il rischio di contrarre malattie per semplice contatto fra i genitali. In quest'ultimi casi, la protezione offerta nei confronti della gonorrea è parziale, in quanto il contagio potrebbe avvenire per contatto di aree non coperte dal profilattico.



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Giulia Bertelli

L'autore

Giulia Bertelli

Laureata in Biotecnologie Medico-Farmaceutiche, ha prestato attività lavorativa in qualità di Addetto alla Ricerca e Sviluppo in aziende di Integratori Alimentari e Alimenti Dietetici


Ultima modifica dell'articolo: 23/07/2019