Carenza di Vitamina D
Ultima modifica 01.04.2020
INDICE
  1. Generalità
  2. Cos'è la carenza di vitamina D?
  3. Cause
  4. Sintomi e conseguenze
  5. Diagnosi
  6. Terapia
  7. Prevenzione

Generalità

La carenza di vitamina D, o ipovitaminosi D, è la condizione medica derivante dall'assenza di appropriati livelli di vitamina D nell'organismo; appropriati livelli di vitamina D sono fondamentali per la buona salute ossea e, secondo studi di epoche recenti, per la buona salute cardiovascolare.

La carenza di vitamina D può dipendere da vari fattori, tra cui: un'inadeguata esposizione solare, un insufficiente apporto alimentare della vitamina in questione, la presenza di malattie renali o epatiche, un aumento del fabbisogno e l'assunzione di alcuni specifici farmaci.

carenza di vitamina D Shutterstock

Le principali conseguenze della carenza di vitamina D nell'essere umano sono il rachitismo, nei soggetti di giovane e giovanissima età, e l'osteomalacia e l'osteoporosi, negli individui adulti.

Per diagnosticare la carenza di vitamina D, i medici ricorrono alla misurazione dei livelli sanguigni di calcidiolo, anche noto come 25-idrossicalciferolo.

Il tipico trattamento della carenza di vitamina D consiste in una terapia causale e in una terapia atta a risollevare, nell'immediato, i livelli vitaminici carenti.

Breve ripasso della vitamina D

Conosciuta anche come "vitamina del sole", la vitamina D è un composto organico liposolubile, simile per struttura chimica agli ormoni steroidei, deputato a ricoprire importanti funzioni nell'organismo umano, tra cui:

Per l'essere umano, l'approvvigionamento naturale di vitamina D dipende dall'esposizione alla luce del sole – la quale permette la conversione a livello cutaneo di uno spefico precursore – e dall'assunzione di alcuni specifici alimenti (es: l'olio di fegato di merluzzo).
È doveroso precisare che, affinché abbia gli effetti sopra riportati, la vitamina D generata mediante l'esposizione alla luce solare e assunta tramite la dieta deve subire due reazioni di idrossilazione, che la rendono biologicamente attiva; tali reazioni hanno luogo nel fegato e nei reni.

Curiosità

In condizioni normali, un'adeguata esposizione alla luce solare è sufficiente a soddisfare il fabbisogno di vitamina D dell'organismo umano.

Tuttavia, l'applicazione di creme solari, fondamentale soprattutto in tenera età per prevenire il tumore della pelle, può limitare quasi completamente la sintesi cutanea di vitamina D

E' quindi per motivi di sicurezza che si consiglia una certa assunzione di vitamina D anche attraverso la dieta.

Cos'è la carenza di vitamina D?

La carenza di vitamina D è la condizione risultante dall'assenza di adeguate quantità di vitamina D nell'organismo.
Detto altrimenti, è la situazione che rispecchia un livello di vitamina D insufficiente a mantenere in salute l'organismo dell'essere umano.
In medicina, la carenza di vitamina D è anche nota come ipovitaminosi D.

Epidemiologia

Secondo l'Università di Harvard, a livello mondiale, la carenza di vitamina D riguarderebbe circa un miliardo di persone.

Cause

La carenza di vitamina D può avere cause diverse; infatti, può dipendere da:

  • Un insufficiente apporto alimentare della vitamina in questione;
  • Un'inadeguata esposizione al sole (in particolare ai raggi UVB). Ciò può essere riconducibile a:
    • Ridotta attività fisica all'aria aperta;
    • Pelle scura;
    • Vivere in zone molto distanti dall'equatore;
    • Eccessivo uso di creme solari (una crema solare con protezione 15 blocca circa il 99% della produzione cutanea di vitamina D).
  • Un aumento del fabbisogno di vitamina D;
  • Un alterato assorbimento intestinale;
  • La presenza di condizioni mediche, come le malattie epatiche o le malattie renali, le quali compromettono la conversione della vitamina D biologicamente inattiva nella sua forma biologicamente attiva (N.B: si ricorda che fegato e reni sono la sede in cui ha luogo la sopraccitata conversione);
  • Una terapia a base di farmaci che interferiscono con il normale metabolismo della vitamina D (es: anticonvulsivanti, colestiramina, glucocorticoidi, antifungini, antivirali, medicinali antirigetto ecc.).

Fattori di rischio

Ad aumentare il rischio di carenza di vitamina D contribuiscono diversi fattori, tra cui:

  • Fumo di sigaretta (perché altera il metabolismo della vitamina D);
  • Età avanzata (perché, a causa dell'invecchiamento, la cute perde parte della sua efficienza produttiva);
  • Obesità (perché il tessuto adiposo sequestra la vitamina D e in questo modo ne riduce la biodisponibilità);
  • Assunzione di farmaci che interferiscono con il metabolismo della vitamina D (es: anticonvulsivanti, glucocorticoidi ecc.);
  • Pelle scura (perché si accompagna a una minore efficienza produttiva cutanea);
  • Alcolismo (perché compromette l'assorbimento intestinale della vitamina D);
  • Presenza di osteoporosi;
  • Allattamento al seno per lunghi periodi di tempo (perché il latte materno rappresenta una scarsa fonte di vitamina D);
  • Presenza di morbo di Crohn o celiachia (perché compromettono l'assorbimento della vitamina D a livello intestinale);
  • Presenza di bypass gastrico (perché riduce l'efficienza di assorbimento della vitamina D lungo le vie dell'apparato digerente).

Oltre a ciò, poi, è doveroso aggiungere (in alcuni frangenti si tratta di una ripetizione) che la carenza di vitamina D è più frequente tra:

Sintomi e conseguenze

La carenza di vitamina D compromette in modi diversi la mineralizzazione ossea, il che contribuisce allo sviluppo di malattie come il rachitismo, nei bambini, e l'osteomalacia e l'osteoporosi, negli adulti.
Tuttavia, l'ipovitaminosi D non si limita a questo: recentemente, infatti, gli esperti hanno evidenziato che la sua presenza è associata a un aumento non trascurabile del rischio cardiovascolare e della predisposizione a malattie, quali diabete, ipertensione, dislipidemie e sindrome metabolica.
Alla luce di ciò, quindi, è possibile affermare che, se un tempo la vitamina D era associata esclusivamente alla salute ossea, oggi – grazie a nuove conoscenze in campo scientifico – risulta essere importante anche per molti organi e tessuti corporei diversi dal tessuto osseo, in particolare a livello cardiovascolare.

Quali sintomi caratterizzano la carenza di vitamina D?

La carenza di vitamina D è una condizione alquanto subdola, in quanto tende a palesarsi (con una certa sintomatologia) solo nel momento in cui i livelli di vitamina D sono davvero molto bassi.
Detto questo, in un individuo, la carenza di vitamina D sintomatica può causare:

Rachitismo

Nel rachitismo si ha un difetto di mineralizzazione ossea, che comporta nel tempo il cedimento e la deformazione delle ossa sotto il carico del peso corporeo e della tensione muscolare. Ciò spiega per quale motivo, nel soggetto rachitico, le gambe appaiono storte, la mascella deformata, la cassa toracica incavata a livello dello sterno (pectus excavatum), il viso particolarmente stretto e deforme.
Fortunatamente, il progressivo miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie e la sempre maggiore diffusione della profilassi vitaminica, sin dal periodo neonatale, hanno ridotto di molto, rispetto a diversi decenni fa, la diffusione di questa malattia da carenza di vitamina D.
Comunque sia, è buona norma avviare il bambino, già poco dopo la nascita, a una vita sana all'aria aperta, esponendolo frequentemente e con regolarità alla luce solare, senza fasciarlo in modo eccessivo nei mesi invernali e proteggendolo con apposite creme in caso di esposizioni solari prolungate.


Curiosità

Il rachitismo è più frequente nei neonati e nei bambini che appartengono a popolazioni di pelle scura, come si è detto in altre circostanze, rappresenta un fattore favorente la carenza di vitamina D.

Osteomalacia

L'osteomalacia è una malattia metabolica caratterizzata dalla rarefazione macroscopica delle ossa, le quali, di conseguenza, risultano dolenti e più inclini alle fratture.
Equivalente al rachitismo nell'essere umano di giovane età, l'osteomalacia rispecchia un difetto di mineralizzazione ossea, difetto che può essere dovuto non solo a un'insufficiente apporto di vitamina D, ma anche di calcio e/o fosforo.

Osteoporosi

L'osteoporosi è una malattia sistemica dello scheletro che provoca un forte indebolimento delle ossa. Responsabile di una maggiore tendenza alle fratture, tale indebolimento trova origine nel deterioramento della microarchitettura del tessuto osseo e nella conseguente riduzione della massa minerale ossea.
Sebbene comporti anch'essa una maggiore fragilità ossea e un'inclinazione alle fratture, l'osteoporosi è notevolmente diversa dall'osteomalacia. Infatti, se nell'osteoporosi il processo di mineralizzazione avviene in modo corretto, nell'osteomalacia – come del resto si è affermato nel sottocapitolo dedicato – lo stesso processo è difettoso.

Carenza di vitamina D, rischio cardiovascolare e non solo

Al momento, è ancora poco chiaro il ruolo della carenza di vitamina D nell'insorgenza delle malattie cardiovascolari, dell'ipertensione, del diabete, delle dislipidemie e della sindrome metabolica. Gli esperti, infatti, devono ancora stabilire se la carenza vitaminica in questione agisca in modo diretto, nel determinare le sopraccitate condizioni patologiche, o debba invece essere associata all'obesità (un dimostrato fattore di rischio delle malattie cardiovascolari, dell'ipertensione ecc.).
I dubbi in merito (coinvolgimento diretto della carenza di vitamina D o mediato dall'obesità?) derivano dalla dimostrazione che gli obesi hanno una tendenza maggiore a presentare bassi livelli circolanti di vitamina D, rispetto ai soggetti normopeso, essenzialmente per due motivi: stile di vita sedentario (che comporta una scarsa esposizione solare) e sequestro vitaminico nel tessuto adiposo.

Altre conseguenze

Oltre a pregiudicare la salute ossea e a rappresentare un fattore di rischio cardiovascolare, la carenza di vitamina D può avere altre conseguenze:

  • È una potenziale causa di periodontite, ossia l'infiammazione delle ossa che sostengono i denti. Se degenera, la periodontite può causare la perdita dei denti;
  • Ha effetti immunodepressori, cioè è in grado di ridurre l'efficienza del sistema immunitario. Pertanto, l'individuo con una carenza di vitamina D è più soggetto a infezioni;
  • Può determinare uno stato di insulino-resistenza, ossia la condizione per cui le cellule dell'organismo presentano una scarsa sensibilità all'insulina;
  • Sentimenti di depressione. Al momento attuale, sono in corso studi per approfondire la relazione tra carenza di vitamina D e calo dell'umore.

Diagnosi

Per conoscere i livelli di vitamina D presenti in un essere umano, i medici misurano la concentrazione sierica del 25-idrossicalciferolo, noto anche come calcidiolo o 25-OH-D.

Il 25-idrossicalciferolo è la forma con cui la vitamina D di origine solare e alimentare circola nel sangue dell'essere umano; in altre parole, nel sangue la vitamina D assume le sembianze del 25-OH-D.
Per esprimere la concentrazione del 25-idrossicalciferolo, esistono due unità di misura: la nanomole per litro, scritta più comunemente come nmol/l, e il nanogrammo per millilitro, identificato solitamente con ng/ml.

Un individuo presenta un'adeguata quantità di vitamina D quando la concentrazione di 25-OH-D è compresa tra le 75 nmol/l (30ng/ml) e le 200 nmol/L (80ng/ml). I medici, pertanto, cominciano a parlare di carenza di vitamina D, quando la concentrazione di 25-OH-D è inferiore alle 30 nmol/l (12 ng/ml).
La tabella sottostante riporta gli intervalli di concentrazioni del 25-OH-D che servono a stabilire il livello di vitamina D presente nel corpo umano:


Condizione Concentrazione in nmol/l Concentrazione in ng/ml
Carenza
Insufficienza Tra 30 nmol/l e 75 nmol/l Tra 12 ng/ml e 30 ng/ml
Normalità Tra 75 nmol/l e 200 nmol/L Tra 30 ng/ml e 80 ng/ml
Eccesso >200 nmol/l >80 ng/ml
Tossicità >375 nmol/l >150 ng/ml

Come si chiama il test della misurazione ematica della vitamina D?

Il test per la misurazione dei livelli ematici di vitamina D prende il nome di dosaggio del 25-OH-D.
Per la raccolta di un campione di sangue da sottoporre al dosaggio del 25-OH-D è sufficiente un semplice prelievo sanguigno.

Ricerca delle cause: perché è importante?

Una volta appurata la presenza di una carenza di vitamina D, l'individuo interessato dovrà sottoporsi a un'anamnesi accurata e ad altri esami diagnostici, che servono al medico curante per risalire alle cause scatenanti la carenza vitaminica in questione.
Solo grazie alla conoscenza dei fattori causali è possibile pianificare la terapia più adeguata.

Terapia

La carenza di vitamina D impone una terapia causale, cioè mirata a contrastare le cause dei bassi livelli di vitamina in questione, e una terapia atta a ripristinare un livello normale della cosiddetta “vitamina del sole”.
La terapia causale varia da paziente a paziente, a seconda del fattore scatenante (ecco spiegata l'importanza di conoscere le cause precise della carenza); la terapia atta ad annullare la carenza, invece, consiste generalmente in un regime dietetico ricco di alimenti naturalmente ad alto contenuto di vitamina D oppure di alimenti fortificati con quest'ultima, e nell'assunzione di integratori specifici.
Mentre la terapia causale ha effetti nel lungo periodo (quindi non immediati), la terapia volta a rimediare alla carenza è realizzata specificatamente per agire nel breve periodo, in quanto la persistenza di bassi livelli di vitamina D è, come si è visto, pericolosa per la salute.


Curiosità: l'integrazione di vitamina D a chi può servire?

I medici potrebbero raccomandare una specifica integrazione di vitamina D alle donne in gravidanza e che allattano, ai lattanti nutriti con latte materno (perché, come già detto, povero della vitamina in questione) e, talvolta, ai bambini e ai ragazzi.
In merito ai dosaggi delle integrazioni, questi dipendono da vari fattori, tra cui anche la latitudine di residenza.

Esempio di terapia causale

Se la carenza di vitamina D è dovuta a un'inadeguata esposizione solare, la terapia causale consiste, molto semplicemente, nel cambiare stile di vita ed esporsi al sole per almeno 15-20 minuti al giorno, senza creme solari protettive.

Cosa e quali sono gli alimenti fortificati in vitamina D?

Brevemente, un alimento fortificato in vitamina D è un alimento a cui è stata aggiunta vitamina D,  per aumentare l'assunzione di tale nutriente da parte di chi ne fa uso.
In commercio, tra gli alimenti fortificati in vitamina D, rientrano:

Quali alimenti contengono più vitamina D?

Buone fonti alimentari di vitamina D, altamente consigliate per rimediare a una carenza della suddetta vitamina, sono:

 Attenzione alle assunzioni elevate di vitamina D

È doveroso ricordare ai lettori che un'assunzione elevata di vitamina D può dare luogo a fenomeni di tossicità; pertanto, prima di assumere integratori specifici di vitamina D è importante consultare il proprio medico e affidarsi ai suoi consigli.
Tra le conseguenze (cioè i sintomi e i segni) di un sovradosaggio di vitamina D, rientrano:

Prevenzione

Una corretta prevenzione della carenza di vitamina D è riassumibile in 4 punti:

  • Esposizione al sole, senza creme solari, almeno 15 minuti ogni giorno;
  • Includere nella dieta un'adeguata quantità di alimenti ad alto contenuto di vitamina D;
  • Ricorrere a integratori di vitamina D, se uno dei due precedenti punti è difficilmente percorribile;
  • Ricorrere ad alimenti fortificati in vitamina D, se uno dei primi due punti è difficilmente percorribile.

Quali strategie possono adottare gli anziani per prevenire la carenza di vitamina D e le malattie ossee conseguenti?

Il fabbisogno alimentare di vitamina D aumenta con il passare degli anni, in quanto di pari passo diminuisce l'abilità della pelle di sintetizzare la suddetta vitamina e la capacità dei reni di operare l'ultima reazione di attivazione.
Tutto ciò spiega per quale motivo, agli anziani, i medici consiglino molto spesso una supplementazione di vitamina D, tramite specifici integratori od oli di pesce, da abbinare magari a una supplementazione di calcio.
Lo scopo di queste supplementazioni è mantenere in forza le ossa, diminuire la suscettibilità alle fratture e, in ultima istanza, prevenire la carenza di vitamina D con tutte le sue conseguenze (osteomalacia e osteoporosi).


Per approfondire: Prevenzione Osteoporosi

Autore

Antonio Griguolo
Laureato in Scienze Biomolecolari e Cellulari, ha conseguito un Master specialistico in Giornalismo e Comunicazione istituzionale della scienza