Bonus anziani: cos’è, a chi spetta e quando parte l’assegno da 850 euro

Bonus anziani: cos’è, a chi spetta e quando parte l’assegno da 850 euro
Ultima modifica 12.03.2024
INDICE
  1. Introduzione
  2. Che cos'è il bonus anziani
  3. A chi spetta la nuova misura
  4. Quando inizierà a essere erogato il bonus anziani
  5. Bonus anziani, le prime reazioni

Introduzione

L'11 marzo 2024 il Consiglio dei ministri ha approvato il primo decreto attuativo della legge n. 33 del 23 marzo 2023 contenente le "Deleghe al Governo in materia di politiche in favore delle persone anziane". Si tratta di un decreto che prevede l'introduzione del cosiddetto "bonus anziani", un assegno di assistenza da 850 euro al mese riservato agli over 80 gravemente non autosufficienti per pagare badanti o retribuire imprese di servizi di assistenza.

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Che cos'è il bonus anziani

Il bonus anziani è un assegno da 850 euro al mese che spetta agli anziani già titolari dell'assegno di accompagnamento. Gli 850 euro non andranno a sostituire l'indennità di accompagnamento, bensì si sommeranno a essa, che è pari a 531,76 euro, per un totale di circa 1.380 euro al mese: insieme costituiscono la prestazione universale.


Il bonus anziani rientra nelle misure previste dalla legge-quadro 33 del 23 marzo 2023, che è stata prescritta dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) con l'obiettivo di colmare le gravi carenze dell'Italia in merito alla cura e alla presa in carico dei soggetti over 65, sia abili sia non autosufficienti.

A chi spetta la nuova misura

  • Anziani non autosufficienti già titolari dell'indennità di accompagnamento;
  • con almeno 80 anni,
  • con un bisogno assistenziale "gravissimo",
  • e con un Isee non superiore a 6mila euro.

Il bonus anziani spetta solamente agli anziani non autosufficienti già titolari dell'indennità di accompagnamento, di età pari o superiore a 80 anni, con un bisogno assistenziale "gravissimo" e un Isee non superiore a 6mila euro. Secondo le stime, a beneficare della prestazione universale saranno complessivamente circa 25mila persone.

Questa somma potrà essere utilizzata esclusivamente per retribuire il lavoro di cura e assistenza svolto da "badanti" o per acquistare l'assistenza da imprese di servizi. Se verrà spesa dalla famiglia in altro modo verrà revocata. In quest'ultimo caso l'indennità di accompagnamento non verrà revocata, ma resterà comunque.

Quando inizierà a essere erogato il bonus anziani

Il bonus anziani non entrerà subito in vigore: per ottenerlo occorrerà attendere il nuovo anno. È prevista infatti una sperimentazione della prestazione universale, che coprirà il biennio 2025-2026: l'erogazione partirà solo a gennaio 2025 per concludersi a dicembre 2026.

Il budget stanziato dal governo è di 500 milioni (250 milioni all'anno), recuperati da fondi e programmi già attivi: nel caso in cui si sforasse questo tetto, i requisiti per beneficiare dell'assegno potrebbero essere ulteriormente ristretti. Lo scopo della misura è sostenere l'assistenza domiciliare dell'ultra anziano fragilissimo.

Bonus anziani, le prime reazioni

"Grazie a questa riforma inizieremo a poter dare certezze alle persone anziane in termini di miglioramento della qualità della vita, della possibilità di scongiurare isolamento e solitudine, di semplificare l'accesso ai servizi e promuovere così questa stagione della vita in maniera dignitosa", ha detto Maria Teresa Bellucci, viceministro del Lavoro e delle Politiche sociali, parlando con i cronisti a Palazzo Chigi, dopo il Cdm.

In realtà, la misura non convince Regioni, Associazioni e Opposizione e sono già diverse le critiche sollevate, in particolare in merito alla platea troppo ristretta dei beneficiari. In effetti, la legge 33 non fissava limiti di età né soglie Isee e nemmeno una quota fissa, al contrario parlava di una "prestazione universale graduata secondo lo specifico bisogno assistenziale ed erogabile, a scelta del beneficiario, sotto forma di trasferimento monetario e di servizi alla persona".

Secondo il Movimento 5 Stelle, i beneficiari sono troppo limitati rispetto ai "4 milioni di anziani non autosufficienti". Per il Partito Democratico, il decreto è una "scatola vuota: lacunoso, generico, frammentato e senza risorse".

"Non c'è traccia della riforma dell'assistenza domiciliare, vero fiore all'occhiello della legge delega a cui bisognava dare gambe grazie anche all'infermiere e ai medici di comunità e non c'è nulla sulle Rsa, strutture indispensabili ma che hanno evidenziato debolezze e carenze da affrontare" ha aggiunto la senatrice Sandra Zampa, capogruppo del Pd nella Commissione Affari sociali del Senato .