Antibiotico resistenza: che cos’è e perché è pericolosa

Antibiotico resistenza: che cos’è e perché è pericolosa
Ultima modifica 11.02.2022
INDICE
  1. Introduzione
  2. Che cos’è la resistenza agli antibiotici
  3. Le cause
  4. Come intervenire
  5. I consigli da seguire

Introduzione

Purtroppo non sono solo le malattie e i microrganismi patogeni a mettere a rischio la salute degli esseri umani: oggi c'è un altro problema molto grave, che è rappresentato dalla resistenza agli antibiotici. Basti pensare che secondo il rapporto Global Research on AntiMicrobial resistance- GRAM, coordinato dall'Università di Washington e pubblicato sull'autorevole rivista Lancet, nel corso del 2019, nel mondo, 3.500 morti al giorno sono state provocate direttamente da questo fenomeno, per un totale di 1,27 milioni di decessi documentati. Si tratta di numeri elevatissimi, che rendono l'antibiotico resistenza più letale di patologie come l'AIDS, che sempre nel 2019 è stata responsabile di 680.000 morti, e della parassitosi portata dalle zanzare, che in quell'anno ha provocato la morte di 627.000 persone. E fra l'altro, sembra che l'emergenza in realtà assuma proporzioni ancora più grandi: secondo le stime, infatti, i decessi collegati alla resistenza agli antibiotici, cioè quelli di pazienti affetti da altre malattie e colpiti anche da infezioni di superbatteri, sono stati addirittura 4,95 milioni nel 2019. 

Che cos’è la resistenza agli antibiotici

Gli antibiotici sono i medicinali impiegati per prevenire e curare le infezioni batteriche. L'antibiotico resistenza è un fenomeno per cui i batteri diventano resistenti a questi farmaci, cioè non rispondono più alla loro azione. Le infezioni causate da questi batteri, dunque, sono molto più difficili da trattare rispetto a quelle causate da batteri non resistenti. Ecco perché è necessario un cambio di rotta rispetto alla prescrizione e all'utilizzo degli antibiotici. Anche se vengono sviluppati nuovi farmaci, senza un cambiamento dei comportamenti, la resistenza agli antibiotici rimarrà una grave minaccia.  

Purtroppo questo problema si sta diffondendo a livelli pericolosamente alti in tutte le parti del mondo. Stanno anche emergendo nuovi meccanismi di resistenza, che stanno rendendo sempre più complessa la capacità di curare le malattie infettive comuni. Un elenco crescente di infezioni - come polmonite, tubercolosi, intossicazione del sangue, gonorrea e malattie di origine alimentare - sta diventando più difficile, e talvolta impossibile, da trattare poiché gli antibiotici stanno diventando meno efficaci. 

Le cause

Il fenomeno dell'antibiotico resistenza ha diverse cause. Sicuramente un ruolo importante è ricoperto dalla non sempre corretta applicazione delle linee guida terapeutiche standard e dalla poca chiarezza che regna in alcuni casi: se gli antibiotici sono prescritti in modo eccessivo da operatori sanitari e usati male dai pazienti possono insorgere molti problemi. Anche la possibilità di acquistare gli antibiotici senza la prescrizione medica sta contribuendo alla diffusione del problema. Molta della responsabilità è da attribuire anche ai comportamenti scorretti, come l'insufficiente lavaggio delle mani, il non utilizzo del profilattico nei rapporti a rischio, la scarsa igiene alimentare e la non completa adesione alle campagne vaccinali.

 

In Italia, la situazione sta migliorando perché dalla fine del 2017, il governo ha attivato un Piano Nazionale di contrasto dell'antimicrobico-resistenza (Pncar) che comincia a dare risultati positivi, ma la strada da fare è ancora lunga.

Come intervenire

Per arginare l'antibiotico resistenza è necessario implementare in tutto il mondo linee guida adeguate e agire a tutti i livelli; politico e sanitario innanzitutto. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, i governi devono:
provvedere a creare e mettere in atto solidi piani d'azione nazionale;
migliorare la sorveglianza delle infezioni resistenti agli antibiotici;
rafforzare le politiche, i programmi e l'attuazione delle misure di prevenzione e controllo delle infezioni;
regolamentare e promuovere l'uso e lo smaltimento appropriati di medicinali di qualità;
rendere disponibili informazioni sull'impatto della resistenza agli antibiotici.

Per quanto riguarda gli operatori sanitari devono:
prescrivere e dispensare antibiotici solo quando necessario, secondo quanto previsto dalle linee guida;
assicurarsi che mani, strumenti e ambienti siano sempre puliti;
segnalare le infezioni resistenti agli antibiotici ai team di sorveglianza;
spiegare ai pazienti come assumere correttamente gli antibiotici, che cos'è la resistenza agli antibiotici e i pericoli di un uso improprio;
parlare con i pazienti della prevenzione delle infezioni (tramite vaccinazione, lavaggio delle mani, sesso più sicuro e copertura del naso e della bocca quando si starnutisce).

I consigli da seguire

È fondamentale anche che i singoli, nel loro piccolo, modifichino i propri comportamenti: infatti, non bisogna dimenticare che il maggiore consumo di antibiotici è a livello domiciliare.

Queste le principali regole da seguire:

  • utilizzare gli antibiotici solo se prescritti da un professionista sanitario certificato;
  • non richiedere antibiotici se il medico dice che non servono;
  • seguire sempre le indicazioni del medico quando si utilizzano gli antibiotici;
  • rispettare gli orari di somministrazione. Gli antibiotici hanno uno schema di somministrazione molto rigido: in genere, vanno presi ogni 24,12, 8 o addirittura 6 ore;
  • non interrompere mai la cura antibiotica prima del termine, anche se i sintomi migliorano;
  • non condividere e non usare gli antibiotici avanzati;
  • prevenire le infezioni lavandosi regolarmente le mani, evitando il contatto ravvicinato con persone malate, praticando sesso più sicuro e mantenendo aggiornate le vaccinazioni;
  • preparare il cibo in modo igienico, seguendo le cinque chiavi per un cibo più sicuro dell'OMS (mantenere puliti superfici e utensili, separare cibo crudo e cotto, cuocere accuratamente, mantenere il cibo a temperature sicure, utilizzare acqua e materie prime sicure) e scegliere cibi che sono stati prodotti senza l'uso di antibiotici.