Anestesia Generale e Interventi Chirurgici
Ultima modifica 03.10.2019
INDICE
  1. Gli Effetti Collaterali dell'Anestesia Generale
  2. Le Complicazioni e i Rischi dell’Anestesia Generale
  3. Colostomia: l’irrigazione intestinale transtomale
  4. La Colostomia Reversibile: alcuni dettagli del secondo intervento
  5. Colostomia: dieta post-operatoria consigliata e cibi concessi
  6. Colostomia: alcuni consigli dietetici
  7. Colostomia: gli accorgimenti per evitare sfiatamenti eccessivi e dal cattivo odore
  8. Il Trapianto di Polmone da donatore vivo
  9. In cosa consiste la Biopsia Polmonare “a cielo aperto”?
  10. Malattia di Hirschsprung: una delle più comuni cause di occlusione intestinale neonatale
  11. Che cosa sono le Aderenze Addominali?
  12. Sintomi e possibili complicazioni delle Aderenze Addominali
  13. In quale stadio si dovrebbe operare la Cataratta?

Gli Effetti Collaterali dell'Anestesia Generale

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L'anestesia generale può comportare, subito dopo il risveglio, una serie di diversi effetti collaterali, talvolta alquanto fastidiosi, ma raramente di lunga durata o gravi.
Ma in che cosa consistono di preciso questi possibili effetti collaterali?

Malessere e vomito: il malessere interessa circa il 33% dei pazienti. Salvo rare eccezioni, scompare in breve tempo.
Tremorisenso di freddo: interessano il 25% circa dei pazienti. In genere, i tremori durano dai 20 ai 30 minuti al massimo.
Confusione e perdita memoria: sono due disturbi temporanei, molto comuni tra i pazienti anziani.
Piccole infezioni toraciche: capitano soprattutto a pazienti che hanno subito un intervento chirurgico all'addome. I sintomi sono febbre e difficoltà respiratorie; la terapia prevede antibiotici.
Disturbi vescicali: in genere, consistono in difficoltà di minzione e/o perdite di urina. Durano poco tempo.
Giramenti di testa: sono sensazioni che si esauriscono in poco tempo.
Ecchimosi e indolenzimento: possono comparire dove è stato infilato l'ago-cannula per la somministrazione dell'anestetico e del sedativo.
Dolore alla gola: insorge nel 40% dei pazienti ed è dovuto all'inserimento del tubo che consente la respirazione.
Lesioni alle labbra o in bocca e danni ai denti: le prime interessano il 5% dei pazienti, i secondi una persona ogni 4500.

Le Complicazioni e i Rischi dell’Anestesia Generale

Diverse persone temono l'anestesia generale perché hanno sentito parlare delle possibili complicazioni e dei possibili pericoli che questa potrebbe comportare.

Tali timori, tuttavia, sono solo in minima parte giustificabili, in quanto oggi l'anestesia generale è diventata una pratica sicura. Le complicanze, infatti, hanno luogo molto raramente: alcune stime parlano di un intervento ogni 10000.

Ma quali sono, di preciso, i rischi più gravi che corre una persona sottoposta ad anestesia generale?

Innanzitutto, c'è la possibilità che il paziente sia allergico all'anestetico utilizzato e che, per questo, sia vittima di una reazione anafilattica.

In secondo luogo, è possibile che un individuo sia affetto da ipertermia maligna, una malattia ereditaria particolare che si manifesta con sintomi molto gravi solo quando chi ne è affetto assume grandi dosi di anestetico.

Infine, c'è una probabilità assai remota (un caso su 100000) che il paziente muoia.

Fumo, obesità, soffrire di gravi malattie e interventi chirurgici particolarmente invasivi sono alcune delle condizioni che favoriscono la comparsa di complicanze quando viene praticata l'anestesia generale.

Colostomia: l’irrigazione intestinale transtomale

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Gli individui sottoposti a colostomia sono costretti a collegare allo stoma, creato per l'eliminazione delle feci, una sacca di raccolta apposita.

Per qualche paziente colostomizzato, la sacca per la raccolta delle feci rappresenta una vera e propria scomodità e preferisce ricorrere a un metodo alternativo, noto come irrigazione intestinale transtomale.
Questo particolare rimedio consiste sostanzialmente nell'immettere, attraverso lo stoma, dell'acqua, la quale induce le feci a fuoriuscire dallo stoma stesso. 
Allo stoma, bisogna ovviamente applicare una custodia impermeabile che serve a raccogliere le feci che il flusso d'acqua raccoglie e trasporta all'esterno.
Una volta che l'intestino si è svuotato, la strumentazione viene tolta.

Per certi aspetti, l'irrigazione intestinale transtomale è nettamente più comoda della classica sacca per la raccolta delle feci. Tuttavia, presenta alcune limitazioni che la rendono inadeguata per certe persone: va, infatti, eseguita ogni giorno alla stessa ora e ciò è inadatto per chi svolge determinate attività lavorative e non riesce a regolarizzare la propria vita.

Inoltre, tra gli svantaggi, bisogna considerare anche il tempo per la sua esecuzione, che è di circa 45-60 minuti.

La Colostomia Reversibile: alcuni dettagli del secondo intervento

La colostomia può essere una soluzione permanente (colostomia definitiva) oppure temporanea (colostomia reversibile). 
Se è una soluzione temporanea, è previsto un altro intervento chirurgico, mediante il quale si rimettono nuovamente in comunicazione intestino e ano.
Ma dopo quanto tempo si può svolgere questa seconda operazione?
In genere, i chirurghi fanno trascorrere 12 settimane, dopodiché valutano le condizioni del paziente e decidono il da farsi. Se il paziente sta bene e le ferite risalenti al primo intervento sono guarite del tutto, si può procedere con l'operazione di reversione della colostomia.
Se, invece, il paziente non dimostra ancora di essersi ripreso appieno, bisogna rimandare la procedura di reversione di qualche settimana.

Nulla vieta di poter operare anche a distanza di uno o più anni dal primo intervento. In alcuni casi, infatti, si preferisce attendere parecchio tempo prima di "sistemare" l'intestino crasso modificato, in maniera tale da essere certi del buon risultato finale.

Il secondo intervento richiede un ricovero ospedaliero che può andare da un minimo di 3 a un massimo di 10 giorni. 
Sebbene sia un'operazione meno invasiva della colostomia, la totale guarigione avviene comunque dopo diverse settimane.

Colostomia: dieta post-operatoria consigliata e cibi concessi

La colostomia è un intervento chirurgico alquanto delicato, durante il quale il chirurgo devia l'intestino crasso e lo collega a un'apertura creata appositamente nella parete addominale.
Tale apertura, detta più correttamente stoma, deve essere collegata a una sacca per la raccolta delle feci e sostituisce di fatto l'ano naturale.
Ma come si deve alimentare un individuo sottoposto a colostomia?

Subito dopo l'operazione, i medici sconsigliano i cibi particolarmente ricchi di fibre (frutta, verduracereali integrali e legumi), in quanto questi, aumentando il volume delle feci, potrebbero occludere l'intestino o lo stoma, entrambi ancora deboli a causa della colostomia. 
Tale precauzione vale in genere per i primi 7-8 giorni, dopodiché il paziente può tornare ad alimentarsi senza particolari restrizioni, se non quella (importantissima) di adottare una dieta sana ed equilibrata.

Pertanto, a guarigione avvenuta, sono nuovamente concessi frutta e verdura; i carboidrati (meglio se di tipo integrale) dovrebbero costituire buona parte dei pasti; infine, i latticini e i cibi proteici dovrebbero essere a basso contenuto di grassi (quindi latte o  yogurt magro, carni magre, pesce ecc).

Colostomia: alcuni consigli dietetici

In genere chi è sottoposto a colostomia dovrebbe attenersi ad alcune regole dietetiche, efficaci nel garantire una buona digestione dei cibi e nell'evitare spiacevoli complicanze (come per esempio costipazione o eccessivo sfiatamento dallo stoma addominale).

Innanzitutto, è opportuno frazionare i pasti, in maniera tale da renderli più leggeri e facilmente digeribili.

Poi, bisognerebbe abituarsi a mangiare lentamente, magari masticando a lungo il cibo, ed evitare di cenare troppo tardi. Gli spuntini notturni, quindi, sono inadeguati.

Inoltre, è buona norma: variare periodicamente l'alimentazione; se qualche cibo ha dato fastidio, evitarlo; mangiare quotidianamente frutta, verdura, e cereali integrali, perché contengono fibre e preservano dalla costipazione; evitare il più possibile i cibi ricchi di grassi, perché difficilmente digeribili.

Infine, per favorire il transito e l'eliminazione delle feci, è fondamentale bere molto, anche quasi due litri di acqua al giorno.

Colostomia: gli accorgimenti per evitare sfiatamenti eccessivi e dal cattivo odore

Per gli individui operati di colostomia, un motivo di grande imbarazzo è rappresentato dallo sfiatamento involontario dello stoma addominale, il quale può comportare anche l'emanazione di cattivo odore.
Pertanto, una delle domande più comuni che i colostomizzati (cioè le persone sottoposte a colostomia) rivolgono ai medici è: esistono dei rimedi allo sfiatamento?

Ad accentuarlo sono sicuramente i seguenti cibi e comportamenti: i legumi (in particolare i pisellifagioli e lenticchie), le cipolle, i cavolfiori, i cavoli, gli alimenti ricchi di grassi, i germogli, i cibi speziati, le cipolle, le uova, le bibite gassate, la birra, masticare chewing-gum, mangiare a bocca aperta, parlare mentre si mangia, fumare, bere con una cannuccia e pasteggiare a intervalli irregolari.

Alla luce di ciò, è bene regolarizzare i pasti, avendo cura di non renderli troppo prolungati; masticare a bocca chiusa ed evitare di parlare fintanto che si mangia; preferire le bibite non gassate e non utilizzare le cannucce per bere; infine, limitare o evitare del tutto (è il caso dei cibi molto grassi) gli alimenti che favoriscono lo sfiatamento.

Il Trapianto di Polmone da donatore vivo

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Nella maggior parte dei trapianti di polmone, il o i polmoni sani trapiantati nel soggetto malato provengono da un donatore morto di recente.
Tuttavia, esiste la possibilità di trapiantare anche polmoni provenienti da donatori vivi.

In genere un trapianto di polmone da donatore vivo si effettua tra persone appartenenti alla stessa famiglia e richiede due donatori. Infatti, da un donatore si preleva la parte inferiore del polmone di destra e dall'altro donatore si preleva la parte inferiore del polmone di sinistra.

Dopodiché, la procedura è molto simile a quella realizzata durante i trapianti di polmone da donatore morto; il che vuol dire che il chirurgo rimuove i due polmoni malati dal paziente e inserisce i due polmoni sani appena prelevati.

Il trapianto di polmone da donatore vivo è praticato soprattutto in caso di fibrosi cistica, come ultimo rimedio dopo che tutti gli altri possibili trattamenti hanno fallito.

Date le condizioni necessarie per poterlo eseguire (due donatori compatibili), è una procedura praticata assai di rado.

In cosa consiste la Biopsia Polmonare “a cielo aperto”?

La biopsia polmonare "a cielo aperto" prevede che la raccolta di tessuto polmonare da osservare in laboratorio avvenga dopo una o più incisioni sul costato, precisamente fra le costole.
Attraverso queste piccole aperture, infatti, il chirurgo introduce prima una telecamera – la quale, collegata a un monitor esterno, gli consente di orientarsi nella cavità toracica – e poi gli strumenti chirurgici necessari al prelievo.

La biopsia polmonare "a cielo aperto" richiede l'anestesia generale, quindi il paziente è incosciente per tutta la durata dell'intervento e in comunicazione con un erogatore di ossigeno.

La procedura dura in genere un'ora e, alla sua conclusione, è previsto un drenaggio pleurico per la riespansione del polmone interessato. Durante l'intervento, infatti, il polmone da cui si preleva il campione tissutale collassa come in un pneumotorace.

Il ricovero previsto è di almeno un paio di giorni.

La fase post-operatoria potrebbe essere caratterizzata da stanchezza, dolore al torace durante la respirazione, leggero sanguinamento nel punto d'incisione e mal di gola.

Poiché la biopsia polmonare è a tutti gli effetti un'operazione chirurgica, potrebbe dar luogo ad alcune complicazioni. Pertanto, i medici preferiscono farvi ricorso solo quando gli altri esami bioptici meno invasivi si sono dimostrati poco esaustivi.

Malattia di Hirschsprung: una delle più comuni cause di occlusione intestinale neonatale

Nonostante sia poco comune e colpisca un neonato ogni 5000, la malattia di Hirschsprung rappresenta una delle principali cause di occlusione intestinale neonatale.

Patologia di tipo congenito (cioè presente fin dalla nascita), la malattia di Hirschsprung è dovuta alla mancanza – nel neonato affetto – di alcune terminazioni nervose che controllano la muscolatura liscia del colon, cioè il tratto di intestino crasso più lungo.
Mancando tali terminazioni nervose, il movimento del contenuto fecale all'interno dell'intestino (la cosiddetta peristalsi intestinale) risulta insufficiente e inadeguato. L'inadeguatezza della peristalsi intestinale può provocare gravi episodi di occlusione intestinale e causare enterocoliti (cioè infezioni dell'intestino).

Il trattamento previsto per i bambini affetti da malattia di Hirschsprung è di tipo chirurgico.
Nei casi meno gravi, il chirurgo può limitarsi a un bypass intestinale, con cui di fatto isola il tratto d'intestino non innervato.
Nei casi più gravi, invece, deve separare l'intestino sano da quello malato e praticare una colostomia o un'ileostomia.

Quest'ultime – la cui scelta di una o dell'altra dipende dalla sede del disturbo – sono due procedure delicate, finalizzate alla creazione di una vita alternativa per le feci e la loro eliminazione.

Che cosa sono le Aderenze Addominali?

I medici definiscono aderenza una fascia di tessuto fibroso-cicatriziale che si forma a ridosso di tessuti e organi interni.
Le aderenze addominali sono delle fasce di tessuto fibroso-cicatriziale che "incollano" tra loro i tessuti e gli organi dell'addome su cui si sviluppano. 
Ciò altera non solo la normale anatomia delle strutture addominali interne, ma pregiudica anche la loro funzionalità.
Nella maggior parte dei casi, le aderenze hanno sede a livello dell'intestino, perché quest'ultimo presenta numerose zone ripiegate su se stesse e a stretto contatto. 
Nella maggior parte dei casi, le aderenze addominali compaiono dopo un intervento chirurgico praticato a livello addominale o pelvico. 
Secondo alcune stime, il 93% delle operazioni chirurgiche eseguite sull'addome/pelvi provoca, anche a molti anni di distanza, la comparsa di aderenze.

Sebbene capiti più di rado, le aderenze addominali possono formarsi anche a causa di: appendiciti gravi, colite ulcerosaendometriosigastroenteriti infettive gravi, anomalie tissutali congenite, malattie sessualmente trasmissibili (gonorreaclamidia ecc).

Molto probabilmente, i processi che portano alla formazione di tessuto fibroso-cicatriziale sono di natura infiammatoria.

Sintomi e possibili complicazioni delle Aderenze Addominali

Le aderenze addominali sono delle fasce di tessuto fibroso-cicatriziale che si formano tra gli organi pelvici/addominali e ne alterano la normale struttura e funzionalità. 
In genere, la sede più colpita è l'intestino.

Successive molto spesso a un intervento chirurgico, le aderenze addominali possono essere del tutto asintomatiche o causare dolore più o meno intenso all'addome o alla pelvi.

Inoltre, in alcuni soggetti, possono essere all'origine di episodi di occlusione intestinale, strangolamento intestinale e, solo nelle donne, infertilità.

Un'occlusione intestinale è un'ostruzione che si verifica a livello dell'intestino e che impedisce al contenuto dell'intestino stesso di avanzare normalmente. Le occlusioni intestinali non curate possono comportare emorragie, infezioni e perforazioni, tutte a livello dell'intestino.

Uno strangolamento intestinale è un attorcigliamento anomalo dell'intestino, che, oltre a bloccare il tratto intestinale interessato, ne interrompe anche l'afflusso di sangueSegni tipici di uno strangolamento intestinale sono distensione addominale, febbre e tachicardia.

L'infertilità femminile dovuta alle aderenze addominali si manifesta quando quest'ultime si formano a ridosso dell'utero e delle tube di Falloppio.

In quale stadio si dovrebbe operare la Cataratta?

L'oculista consiglia l'intervento ancor prima che il paziente riscontri un netto peggioramento della propria capacità visiva; con le tecniche odierne, è assurdo attendere la completa opacità del cristallino per procedere al trattamento chirurgico.

Inoltre, va considerato che non sempre il decorso della malattia è prevedibile. La cataratta, diventando più opaca e dura, potrebbe ostacolare e rendere più complicato l'intervento.