Anemia: sintomi, cause, quando preoccuparsi e trattamento

Anemia: sintomi, cause, quando preoccuparsi e trattamento
Ultima modifica 24.10.2022
INDICE
  1. Video
  2. Anemie: tipi di anemia
  3. Quali sono i sintomi di un’anemia?
  4. Cosa può provocare l’anemia?
  5. Diagnosi di anemia
  6. Quando l’anemia è preoccupante?
  7. Cosa fare in caso di anemia?

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Anemia, senza specificarne il tipo, è il nome attribuito ad una gamma di disturbi caratterizzati dalla riduzione della massa eritrocitaria e della capacità di trasporto dell'ossigeno.

Si può perciò definire l'anemia come una riduzione della capacità di trasporto dell'ossigeno da parte del sangue ai tessuti, visibile come una riduzione al di sotto dei limiti normali della massa dei globuli rossi circolanti.

Tale valore non è tuttavia facilmente misurabile; pertanto, l'anemia viene definita come la riduzione al di sotto della norma del volume dei globuli rossi sedimentati – come viene misurato dall'ematocrito – o come una diminuzione della concentrazione ematica di emoglobina.

In questo articolo parleremo dei principali tipi di anemia, delle possibili cause, dei livelli di gravità e di come approcciarsi per risolverli.

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Anemie: tipi di anemia

Le anemie vengono classificate in base alla tipologia di alterazione morfologica degli eritrociti (globuli rossi) e degli indici eritrocitari.

Le anemie, se sufficientemente gravi, possono portare ad alcune caratteristiche cliniche ben precise, le quali si rivelano determinanti alla diagnosi differenziale ed ovviamente al riconoscimento della causa primaria.

Di seguito i nostri approfondimenti ai principali tipi di anemia:

Quali sono i sintomi di un’anemia?

Sintomi e segni clinici dell’anemico

Le anemie possono dare segni clinici e sintomi più o meno evidenti, a seconda della gravità. Per lo stesso principio, esiste la possibilità che compaiano complicazioni di vari distretti, come cervello, cuore, fegato e reni.

In presenza di un quadro anemico significativo, i pazienti appaiono "oggettivamente" pallidi, non solo a livello della pelle, ma anche delle mucose.

Alcuni sintomi spesso associati sono: debolezza motoria, malessere, affaticamento anche mentale, sensazione di freddo, stanchezza visiva, riduzione della temperatura alle estremità. Le unghie possono diventare fragili e perdere la normale convessità, assumendo una forma concava – o a cucchiaio, condizione nota come coilonichia.

Come sono gli occhi di un anemico? Che dolori porta la mancanza di ferro?

L'anemia può inoltre sbiadire la mucosa interna degli occhi, che diventa color rosa pallido.

L'anemia sideropenica può essere responsabile di indolenzimenti alla muscolatura – anche se non è chiaro se ciò possa dipendere secondariamente da modificazioni dell'atteggiamento posturale provocate dalla stanchezza – che aggravano il quadro di debolezza generale. Negli sportivi, questa circostanza è spesso "mischiata" a una ridotta capacità di recuperare e ai DOMS.

Questo è forse il tratto "più tipico" del soggetto anemico. Al peggioramento dell'anemia, inoltre, possono comparire altre problematiche assolutamente non trascurabili.

La diminuzione del contenuto di ossigeno del sangue circolante provoca aumento della frequenza respiratoria (tachipnea) anche per piccoli sforzi, talvolta fino ad una sorta di dispnea – con ventilazioni evidentemente più profonde del normale, quasi come se insistesse una "difficoltà" respiratoria.

L'anossia (mancanza di ossigeno) può causare degenerazione grassa nel fegato (steatosi epatica grassa), ma anche nel cuore e nel rene, caratterizzata da accumulo lipidico all'interno delle cellule in quantità sostanziosa, e da conseguente perdita della loro funzione.

Se la degenerazione grassa nel miocardio (tessuto contrattile del cuore) è sufficientemente grave, si può manifestare un'insufficienza cardiaca; questa, associata alla suddetta difficoltà respiratoria, delinea un quadro di elevata gravità cronica.

Nella perdita acuta di sangue, come nel caso di un'emorragia importante ed instauratasi in un tempo breve, possono comparire alterazioni renali caratterizzate da oliguria (riduzione della produzione di urina) fino all'anuria (assenza della produzione di urina), dovute al rene non più nutrito da un normale apporto sanguigno (ipoperfuso).

L'ipossia del sistema nervoso centrale (SNC) può rendersi evidente con cefalea, diminuzione della vista ed episodi di svenimento.

Cosa può provocare l’anemia?

Le cause di anemia possono essere suddivise in due grosse macro-categorie:

Carenze nutrizionali e anemia

Qualsiasi causa di carenza marziale di ferro può condurre ad una identica manifestazione anemica sideropenica.

La carenza da vitamina B12 biodisponibile e/o di folati attivi – la prima provocata dall'esclusione dei cibi di origine animale o dalla mancanza di fattore intrinseco gastrico, la seconda dall'esclusione di frutta e verdura crude, oppure entrambi dall'aumento del fabbisogno – sono invece responsabili di anemici perniciosi o megaloblastici.

Tra le cause di anemia ritroviamo primariamente gli stati di malnutrizione, ovviamente dovuti all'apporto/assorbimento insufficiente dei nutrienti.

Le cause primarie di malnutrizione sono:

Anemie da perdita di sangue

Le anemie possono essere aggravate o addirittura scatenate dalla perdita di sangue, sia acuta che cronica.

Mestruazioni a parte, che vengono calcolate come un fattore fisiologico che determina un aumento della richiesta nutrizionale nelle donne fertili, le perdite di sangue patologiche non troppo gravi più comunemente responsabili di una maggior tendenza all'anemia sono le ragadi anali.

Diverso è in caso di ulcera gastrica o duodenale scarsamente sintomatica o con lesioni di modesta entità, che hanno una gravità senz'altro più elevata.

Anche la poliposi intestinale può contribuire ad una maggior tendenza all'anemia.

Le perdite di sangue sono acute quando avvengono in un tempo breve (minuti-ore); croniche quando si instaurano più lentamente (mesi od anni).

Le reazioni cliniche alla perdita acuta di sangue variano a seconda della velocità con cui avviene l'emorragia ed a seconda che essa sia esterna o interna.

C'è però da dire che le alterazioni che si sviluppano in corso di perdita acuta di sangue riflettono soprattutto la diminuzione del volume sanguigno piuttosto che la perdita di emoglobina.

Le conseguenze possono essere uno stato di shock e la morte. Se il paziente sopravvive e si trova in condizioni di idratazione fisiologica, il volume ematico viene rapidamente ripristinato mediante lo spostamento dell'acqua dal compartimento dei fluidi interstiziali.

L'emodiluizione (diluizione del sangue) che ne deriva, tuttavia, abbassa i livelli di ematocrito; è qui che si manifesta l'anemia, auspicabilmente compensata dalla via di sintesi del corpuscolato.

La ridotta ossigenazione dei tessuti innesca la produzione di eritropoietina, a cui il midollo risponde aumentando l'eritropoiesi.

Quando la perdita di sangue è interna, come ad esempio nella cavità addominale, il ferro può essere recuperato. Se invece la perdita è esterna, l'adeguata ricostituzione della massa ertitrocitaria avviene solo in condizioni di eunutrizione. Viceversa, questa può essere ostacolata dalla carenza di ferro.

Subito dopo l'emorragia acuta, i globuli rossi appaiono normali per dimensioni e colore, cioè normocitici e normocromici. Tuttavia, quando inizia la rigenerazione nel midollo, nel sangue periferico compaiono delle modificazioni. La più caratteristica è rappresentata dall'incremento dei reticolociti, che raggiungono il 10-15% dopo 7 giorni.

L'emorragia cronica comporta anemia solo quando la quota persa supera la capacità rigenerativa dei precursori eritroidi o quando le riserve di ferro sono esaurite.

Quali sono le malattie che causano una grave anemia?

Abbiamo già detto che le cause statisticamente più frequenti di anemia sono la malnutrizione, data da diete sbilanciate o dal malassorbimento cronico, o l'aumento delle richieste metaboliche.

Talvolta purtroppo, alle spalle di un quadro anemico si trova una patologia superiore.

Quale tumore porta anemia?

Come specificato nella tabella sovrastante, alcuni tipi di tumore e cancro possono indurre anemia; è il caso di:

  • Cancro al colon / tumore del colon-retto;
  • Cancro / tumore al fegato;
  • Tumore al rene;
  • Linfoma;
  • Osteosarcoma;
  • Tumori cardiaci;
  • Tumore di Wilms;
  • Mixoma;
  • Mieloma multiplo;
  • Mesotelioma pleurico.

I meccanismi patologici sono ovviamente diversi gli uni dagli altri.

Diagnosi di anemia

L'anemia è diagnosticabile, a seguito di un esame medico dei segni clinici e dei sintomi, previa indagine ematologica.

Ciò che si deve evincere è una diminuzione assoluta della massa dei globuli rossi, e quindi una ridotta capacità del sangue di trasportare l'ossigeno.

È tuttavia difficile misurare direttamente la massa dei globuli rossi, pertanto vengono spesso usati l'ematocrito (quantità di globuli rossi) e/o l'emoglobina (Hb) come parametri di valutazione indiretta.

Sono poi necessari ulteriori test per determinare il tipo di anemia in questione, come ad esempio:

  • Emocromo completo (CBC);
  • Determinare la dimensione e la forma dei globuli rossi;
  • Stima della ferritina sierica;
  • Stima della vitamina B12 sierica;
  • Esami per rilevare cause rare;
  • Prelievo di un campione di midollo osseo.

Come si vede l'anemia nelle analisi?

Nell'adulto sano, l'anemia può quindi venire classificata in base alla gravità in:

  • Lieve: con Hb da 110 grammi/litro a normale;
  • Moderata: con Hb da 80 g/l a 110 g/l;
  • Grave: con Hb meno di 80 g/l.

Nota: in gravidanza e nei bambini i valori sono differenti.

Per capire meglio quali debbano essere i valori normali di emoglobina, puoi continuare la lettura all'articolo dedicato: Valori di emoglobina.

Attenzione! Al momento della diagnosi bisogna anche tenere conto il fatto che una ritenzione di liquidi può espandere il volume plasmatico mentre una loro perdita può contrarlo, creando false anomalie dei valori misurati clinicamente.

Quando l’anemia è preoccupante?

Qualsiasi condizione anemica dovrebbe essere trattata in modo da favorirne la remissione.

Esistono tuttavia condizioni nelle quali la diagnosi e la risoluzione assumono un'importanza superiore.

Questi sono:

Chi è anemico può fare sport?

Certo che sì, ma nel modo giusto.

Partiamo dal presupposto che alcune attività sportive sono direttamente implicate nel peggioramento del quadro anemico. Tra queste riconosciamo soprattutto:

  • Running di fondo, nel quale il trauma ripetuto alla pianta del piede determina una continua rottura degli eritrociti. Maggiore è il volume allenante, e minore è il tempo di compensazione e supercompensazione tra le sedute, più aumentano le possibilità di anemia nel corridore;
  • Bodybuilding – anche nelle sue forme "atipiche" o "camuffate" – con specifico riferimento agli eccessivamente lunghi periodi di taglio calorico intenso e non opportunamente gestito sul piano della supplementazione nutrizionale – in particolare per ciò che riguarda le femmine fertili;
  • Sport da combattimento e da contatto, nei quali banalmente si assiste ad un maggior rischio di piccole emorragie –come la classica rinorragia (sangue dal naso) da trauma – od ematomi.

Pertanto, volendo continuare a fare sport pur essendo "tendenzialmente" anemici, per prima cosa è buona norma eseguire una revisione dietetica presso un dietista – con l'obbiettivo di correggere eventuali errori.

Attenzione alle diete puramente vegane o prive di ortaggi e frutta!

In secondo luogo, bisogna seriamente prendere in considerazione l'idea di eseguire un'integrazione / supplementazione alimentare da ciclizzare o protrarre nel cronico, che includa tutte le vitamine e i minerali potenzialmente responsabili dell'anemia.

Per approfondire puoi consultare il nostro articolo: anemia da sport.

Anemia in gravidanza: è pericolosa?

L'anemia è una condizione che si presenta spesso in gravidanza, poiché i fabbisogni nutrizionali della donna incinta crescono moltissimo rispetto ad una donna che non si trova in stato interessante.

Tra questi possiamo citare la maggior richiesta di ferro, folati attivi e vitamina B12 biodisponibile, tre elementi nutrizionali direttamente implicati nella sintesi di emoglobina e globuli rossi.

Va da sé che ciò incrementi anche le possibilità statistiche di eventuali carenze. Livelli sub-ottimali di uno o dell'altro, tuttavia, non hanno la stessa importanza o pericolosità per la gravida ed il nascituro.

Folati attivi e vitamina B12 biodisponibile sono fattori essenziali alla sintesi degli acidi nucleici e, in quanto tali, se non presenti nelle giuste quantità, oltre a favorire un quadro anemico nella futura madre, possono compromettere lo sviluppo del feto ed aumentare le possibilità di malformazioni (ad es. spina bifida), aborto e morte.

Per il ferro la situazione è leggermente diversa. Questo perché l'organismo della gestante è in grado di "convogliare" in maniera abbastanza efficiente tutto il ferro possibile direttamente all'organismo del bambino.

Tale privilegio da un lato aumenta la soglia di sicurezza per il frutto del concepimento, ma dall'altro sottopone la gravida ad altissime possibilità di anemia sideropenica, talvolta anche gravi.

Per ulteriori approfondimenti: anemia in gravidanza.

Cosa fare in caso di anemia?

In caso di anemia, è per prima cosa consigliabile tentare di ripristinare i normali valori di Hb ed ematocrito.

Dieta e integrazione assumono un'importanza fondamentale per garantire sufficienti valori di ferro, vitamina B12 e folati.

Se il quadro tardasse a normalizzarsi, diverrebbe necessario comprendere di che tipo di anemia si tratti, eseguendo una corretta diagnosi differenziale – vedi sopra – e percorrendo una via terapeutica specifica.

Cosa mangiare e cosa non mangiare in caso di anemia?

Pur avendo già trattato accuratamente questo argomento nell'articolo su dieta e anemia, potremmo riassumere che:

  • Per trattare l'anemia sideropenica, ovvero da carenza di ferro, è essenziale aumentare l'apporto nutrizionale di:
  • Per trattare l'anemia da carenza di vit. B12 biodisponibile, è essenziale che la dieta contenga cibi di origine animale (uova, carne, pesce ecc.), perché quelli di origine vegetale ne sono privi;
  • Per trattare l'anemia da carenza di folati attivi, è essenziale che la dieta contenga cibi di origine vegetale crudi come verdura e frutta (mele, tutte le insalate ecc.), perché questi fattori nutrizionali sono termolabili e periscono col calore. Il fegato ne sarebbe ricco ma, richiedendo una cottura totale, perde quasi totalmente i suoi folati.

Qual è la carne più ricca di ferro?

La carne più ricca di ferro in assoluto non è di origine muscolare; si tratta invece del tessuto parenchimale epatico, poiché il fegato costituisce una riserva di questo minerale.

A seguire, troviamo le carni rosse di media e bassa grassezza (come il cavallo, il bovino adulto, l'ovino adulto ecc.), e le cosiddette carni "nere" (ovvero la selvaggina).

Crostacei e molluschi ne sono ricchi, così come alcuni pesci (branzino, corvina ecc.).

Quale frutta fa bene per l'anemia?

Come anticipato, la frutta può essere un valido aiuto per contrastare l'anemia, sia da carenza di ferro, sia da carenza di acido folico.

Se fresca e cruda, essa partecipa ad aumentare il contenuto di folati attivi; inoltre, la vitamina C partecipa ad incrementare la biodisponibilità del ferro non eme, migliorandone l'assorbimento.

Pertanto, volendo scegliere la frutta "migliore" per l'anemia, dovremmo prediligere: uva, ribes, agrumi (arance, limoni, pompelmi ecc.), ananas, kiwi, fragole, ciliegie, mele, pere, mirtilli, more, lamponi.

Non dimentichiamo però, che questi alimenti hanno anche un contenuto zuccherino "impattante" sul bilancio calorico. Potremmo invece aumentare la vitamina C implementando le porzioni di verdure come: peperoni, broccoli e cavoli, rucola, prezzemolo, lattuga ecc.

Se ti interessa saperne di più, continua a leggere qui: carenza di folati.

Cosa mangiare a colazione per alzare il ferro?

Pur correndo il rischio di deludere le aspettative dei gentili lettori, dobbiamo ammettere che l'alimento più utile a contrastare l'anemia da consumare a colazione sono i cereali rinforzati in minerali e vitamine.

Si tratta di alimenti rinforzati che contengono non solo ferro, ma anche le suddette vitamine del gruppo B.

Detto questo, non dimentichiamo che modeste concentrazioni di vit. C sono presenti anche nel latte; ma soprattutto che la spremuta di agrumi e i succhi vitaminizzati ne apportano ancora di più, oltre ai folati attivi.

Quanto tempo ci vuole per curare l'anemia?

La remissione dell'anemia dipende soprattutto dalla capacità di "azzeccare" quale sia il problema alla sua radice.

La casistica più frequente è costituita dall'insufficiente apporto di ferro assorbibile nella dieta delle donne fertili o gravide.

In questi casi, previa adeguata revisione dietetica, aiutandosi con l'integrazione alimentare di ferro eme e vitamina C – ancora meglio se aggiungendo vitamina B12 biodisponibile e folati attiviè possibile ripristinare buoni livelli di emoglobina anche in poche settimane.

Autore

Dott. Riccardo Borgacci

Dott. Riccardo Borgacci

Dietista e Scienziato Motorio
Laureato in Scienze motorie e in Dietistica, esercita in libera professione attività di tipo ambulatoriale come dietista e personal trainer