Alcol e danni al cervello: le età più a rischio

Alcol e danni al cervello: le età più a rischio
Ultima modifica 29.09.2021
INDICE
  1. Introduzione
  2. Nella giovane età
  3. Durante la gravidanza
  4. Nella terza età

Introduzione

Nonostante le numerose campagne di sensibilizzazione, sono ancora molti gli italiani che consumano alcol in quantità eccessive, rischiando di compromettere la propria salute. L'alcol, infatti, seppur legale non è affatto una sostanza innocua e chi ne abusa può andare incontro a diversi effetti negativi, in particolare in alcuni momenti della vita: ci sono, infatti, epoche particolarmente delicate da questo punto di vista, specie per le conseguenze sul cervello. Quella fra alcol e cervello, infatti, è una relazione molto stretta, a maggior ragione durante la giovane età, la gravidanza e la terza età.

Nella giovane età

L'organismo dei ragazzi non riesce a metabolizzare l'alcol poiché il fegato, l'organo deputato proprio a questo compito, non è ancora completamente maturo per cui non riesce a scindere l'etanolo, la molecola dell'alcol. Occorre sapere che un fegato adulto e sano impiega circa un'ora per smaltire poco meno 10 grammi di etanolo, pari circa a un bicchiere di vino, un boccale di birra o un bicchierino di amaro o di superalcolico. Il problema è che il fegato non è predisposto e maturo sino ai 21 anni circa: se si consuma alcol prima di quest'età, dunque, può subire un danno diretto. Anche il cervello è ad alto rischio, in quanto l'etanolo che circola immodificato può raggiungere tutti gli organi, incluso appunto quello più nobile di tutti, mettendolo in grave pericolo: l'alcol, infatti, è una fra le sostanze più tossiche e cancerogene in assoluto.

Qualsiasi consumo di alcol può danneggiare il lobo frontale, la parte del cervello che rende razionali e che raggiunge la completa maturazione attorno ai 25 anni, e può interferire con il passaggio dal pensiero emotivo, controllato dai lobi frontali, a quello razionale, gestito dalla corteccia frontale, che avviene fra i 12 e i 25 anni. Di conseguenza, il ragazzo può rimanere bloccato nella modalità cognitiva emotiva: significa che anche una volta diventato adulto, tenderà sempre ad agire sull'onda dell'emotività, dell'impulsività e dell'aggressività, a cambiare umore rapidamente, a non pianificare nulla, a non riuscire ad affrontare i problemi, a deprimersi, a provare ansia e panico. Inoltre, l'etanolo fa morire i neuroni, le cellule del sistema nervoso, e blocca i loro collegamenti. Basti pensare che con un'ubriacatura si perdono circa 100.000 neuroni. Ecco perché il Piano Europeo sui giovani e l'alcol sollecita di estendere il divieto di vendita e consumo fino a 25 anni.

Anche quando le quantità sono minime oppure quando sono elevate ma concentrate in un unico momento (si pensi alle "abbuffate" tipiche del sabato sera) si possono avere effetti collaterali: infatti, l'alcol introdotto circola comunque puro nel sangue e quindi può raggiungere tutti gli organi. Dagli studi è emerso che il binge drinking, l'abitudine di bere più bevande alcoliche in un breve arco di tempo, danneggia l'ippocampo, la zona cerebrale deputata all'orientamento e alla memoria, provocando deficit oggettivamente rilevabili .Le più vulnerabili sono le ragazze, poiché l'organismo femminile è meno "dotato" di capacità di trasformazione e di espulsione dell'alcol.

Durante la gravidanza

Un'altra epoca particolarmente a rischio è quella della gravidanza. Purtroppo, i rischi del consumo di alcolici durante la gestazione sono poco conosciuti, tanto che si stima che circa il 50-60% delle donne che aspettano un bambino consumi alcolici e che circa 30mila piccoli ogni anno nascano con una sindrome feto-alcolica, che a livello cerebrale causa ritardo dello sviluppo mentale, disturbi dell'attenzione e della memoria, deficit intellettivo. Infatti, il bambino nell'utero materno non possiede l'alcol deidrogenasi: l'enzima che permette di metabolizzare e smaltire l'etanolo, di conseguenza tutto l'alcol ingerito dalla mamma, attraverso la placenta, arriva all'organismo del bebè, impattando su ogni sua cellula. In particolare, l'alcol decreta la morte prematura dei neuroni e viene accumulato nel sistema nervoso e in altri organi, danneggiandoli in maniera irreversibile.

I rischi aumentano all'aumentare delle quantità bevute, ma sono elevati anche in caso di consumi limitati; non è vero, dunque, che un bicchiere di birra o di vino sono innocui: anche consumi bassi o moderati di bevande alcoliche possono associarsi a una compromissione dello sviluppo psicologico e comportamentale. Allo stato attuale delle conoscenze non è possibile definire un valore soglia sicuro, per cui durante i nove mesi è bene evitare del tutto di bere alcolici. Ecco perché si consiglia a tutte le donne che cercano un bambino, a quelle incinta e anche a quelle in allattamento di sospendere completamente l'assunzione di alcolici.

Nella terza età

Quando si parla di alcol e cervello bisogna considerare anche le persone anziane. Infatti, con il passare degli anni, si assiste a una diminuzione della funzionalità di molti enzimi, fra cui l'alcol deidrogenasi, da cui ha inizio la metabolizzazione dell'etanolo. Ecco perché, dopo una certa età, si diventa più vulnerabili ed esposti agli affetti dell'alcol. Fra l'altro, ciò accade proprio nell'epoca della vita in anche l'attività dei neuroni si riduce in maniera netta e in cui spesso si consumano farmaci che hanno interazioni negative con gli alcolici. Non bisogna dimenticare che il consumo di alcolici costituisce un fattore di rischio per la comparsa delle malattie neurodegenerative. Per non correre pericoli, è importante che gli over 65 non consumino più di 12 grammi di alcol al giorno.

Con l'età, a peggiorare è anche anche la dìfunzionalità della parte del cervello deputata alla memoria, ma esistono metodi per preservarla.