Terapia Citoriduttiva: come funziona e quando serve?

Terapia Citoriduttiva: come funziona e quando serve?
Ultima modifica 13.04.2023
INDICE
  1. Generalità
  2. Cos'è
  3. Cosa fa
  4. Quando Serve
  5. Farmaci usati
  6. Risultati

Generalità

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La terapia citoriduttiva è un forma di trattamento che può trovare impiego nella gestione delle malattie mieloproliferative.

Prevede l'impiego di farmaci, tra cui i principali sono: interferone, idrossiurea, ruxolitinib e anagrelide.

A differenza di flebotomia e aferesi, la terapia citoriduttiva presenta il vantaggio di mantenere sotto controllo, senza rialzi o cali patologici, il numero delle cellule ematiche che per colpa della malattia tendono alla proliferazione incontrollata.

La terapia citoriduttiva è un trattamento sintomatico; questo significa che non cura le neoplasie mieloproliferative, ma consente di limitarne i sintomi.

Cos'è

Terapia Citoriduttiva: in cosa consiste?

La terapia citoriduttiva è un approccio terapeutico impiegato nella gestione delle malattie mieloproliferative (MPN) e neoplasie affini, quali quelle appartenenti al gruppo delle patologie mielodisplastiche/mieloproliferative.

La terapia citoriduttiva prevede l'impiego di farmaci.

Cosa sono le Sindromi Mieloproliferative: un breve ripasso

Le sindromi mieloproliferative (MPN) sono tumori del sangue e del midollo osseo, le cui mutazioni genetiche responsabili sono causa di un'alterazione della produzione delle cellule ematiche.

Detto in altri termini, il soggetto con una neoplasia mieloproliferativa presenta un aumento patologico dei livelli di una o più linee cellulari ematiche.

Esempi di malattie mieloproliferative sono la policitemia vera (in cui si assiste a una produzione aumentata dei globuli rossi), la trombocitemia essenziale (caratterizzata da una produzione esagerata di piastrine) e la mielofibrosi primaria (contraddistinta da fibrosi midollare, da cui dipendono anomalie dei globuli rossi e bianchi).

Cosa sono le Sindromi Mielodisplastiche/Mieloproliferative?

Le patologie mielodisplastiche/mieloproliferative sono una variante neoplastica delle sindromi mieloproliferative.

In queste malattie, alla componente mieloproliferativa si aggiunge quella mielodisplastica; questo significa che, alla proliferazione anomala di una linea cellulare ematica, si somma l'errata maturazione di uno o più elementi corpuscolati del sangue (piastrine, globuli bianchi ecc.),

Riepilogando, nelle patologie mielodisplastiche/mieloproliferative, si assiste a due eventi fuori dal normale: eccessiva produzione e mancata maturazione di una linea o più linee cellulari del sangue.

Le conseguenze di tutto ciò sono sostanzialmente due:

  • La linea cellulare in eccesso occupa il posto delle linee cellulari sane e funzionali, ragion per cui quest'ultime sono penalizzate;
  • La linea cellulare immatura non è nemmeno funzionale ai suoi scopi.

Le patologie mielodisplastiche/mieloproliferative si suddividono in tre tipologie principali:

Questa particolare attenzione verso le neoplasie mielodisplastiche/mieloproliferative è dovuta al fatto che sono tra le patologie per le quali è indicato l'uso della terapia citoriduttiva.

Per approfondire: Leucemia MieloMonocitica Cronica (LMMC): che cos'è, sintomi, trattamento

Cosa fa

Come funziona la Terapia Citoriduttiva?

La terapia citoriduttiva agisce in modo da mantenere sotto controllo il numero delle cellule del sangue che per colpa della neoplasia tendono a proliferare in modo incontrollato, il tutto impendendo rialzi o cali patologici.

Altri trattamenti usati in presenza di sindromi mieloproliferative, quali nello specifico la flebotomia e l'aferesi, hanno un effetto simile, ma non possono considerarsi una terapia citoriduttiva; questo perché, durante il loro impiego, il numero delle cellule del sangue da tenere sotto controllo è soggetto a continue oscillazioni (si abbassa grazie al trattamento, ma si rialza con la conclusione della terapia).

La terapia citoriduttiva mantiene sempre nella norma il numero delle cellule ematiche responsabili della neoplasia.

Questa differenza di effetti comporta, solitamente, un controllo migliore della sintomatologia nell'individuo sottoposto a terapia citoriduttiva, rispetto a quello trattato con flebotomia o aferesi (in cui il numero di cellule ematiche è in continua variazione).

Quando Serve

Quando è indicata la Terapia Citoriduttiva?

Solo alcune persone affette da sindrome mieloproliferativa sono candidate alla terapia citoriduttiva.

Per esempio, il trattamento non è adatto a coloro che soffrono di una forma a basso rischio di policitemia vera o trombocitemia essenziale; lo stesso vale per i soggetti portatori di mielofibrosi primaria a basso rischio e sostanzialmente asintomatici.

I motivi che giustificano il ricorso alla terapia citoriduttiva nel paziente con neoplasia mieloproliferativa sono:

  • Sintomi gravi o in peggioramento (comparsa di febbre, dolore alle ossa, perdita di peso ecc.);
  • Eccesso di piastrine (trombocitosi);
  • Eccesso di globuli bianchi (leucocitosi). La leucocitosi è una caratteristica delle sindromi mielodisplastiche/mieloproliferative, come per esempio la leucemia mielomonocitica cronica (LMMC);
  • Presenza di splenomegalia;
  • Necessità di frequenti flebotomie o flebotomie continue;
  • Tendenza alla formazione di coaguli sanguigni anomali;
  • Tendenza all'emorragia.

Farmaci usati

Quali Farmaci si impiegano nella Terapia Citoriduttiva?

I farmaci più impiegati nella realizzazione della terapia citoriduttiva sono:

  • Interferone;
  • Idrossiurea;
  • Ruxolitinib;
  • Anagrelide.

Interferone

Molecole presenti anche naturalmente nel corpo umano, gli interferoni sono farmaci usati in immunoterapia, per attivare il sistema immunitario contro cellule indesiderate che aggrediscono l'organismo.

Gli interferoni trovano impiego contro virus e tumori, compresi le sindromi mieloproliferative.

Un tempo, le vecchie versioni degli interferoni presentano diversi effetti collaterali; oggi, invece, le formulazioni più recenti sono più sicure e anche più efficaci.

Nella gestione delle sindromi mieloproliferative, la terapia citoriduttiva a base di interferone è raccomandata nei pazienti di giovane età o nelle pazienti in stato di gravidanza.

Idrossiurea

L'idrossiurea è un chemioterapico.

Essa agisce riducendo i livelli di tutte le cellule del sangue.
Da un lato, questa caratterista la rende adatta a qualunque tipo di malattia mieloproliferativa; dall'altro, potrebbe essere causa di un'eccessiva riduzione di quelle linee cellulari ematiche non coinvolte nella patologia, il che potrebbe indurre la comparsa di effetti avversi quali:

  • Anemia, se calano troppo i globuli rossi;
  • Tendenza alle emorragie, se calano troppo le piastrine;
  • Tendenza alle infezioni, se calano troppo i globuli bianchi.

Altri effetti indesiderati dell'idrossiurea sono:

L'idrossiurea non è indicato nelle pazienti incinte.

Per approfondire: Idrossiurea - Idrossicarbamide: cos'è, a cosa serve, quando si usa

Ruxolitinib

Il ruxolitinib è un inibitore della janus chinasi (JAK), una proteina che l'organismo umano utilizza per la crescita cellulare e che può essere aberrante (mutata) nelle persone con sindrome mieloproliferativa.

Il ruxilitinib è un medicinale approvato dal FDA (Food and Drug Administration) per la gestione terapeutica della mielofibrosi e della policitemia vera non rispondente all'idrossiurea.

Per gli effetti che ha sulle varie linee cellulari ematiche, può considerarsi un'alternativa all'idrossiurea; non a caso, trova impiego, solitamente, nelle persone che non tollerano il suddetto chemioterapico.

Come l'idrossiurea, può ridurre troppo i livelli di alcune cellule ematiche; in particolare, se interessa i globuli bianchi, favorisce le infezioni e la riattivazione di infezioni latenti, quali il fuoco di Sant'Antonio (sostenuto da herpes zoster).

L'uso di ruxolitinib, inoltre, è associato a:

Anagrelide

L'anagrelide è un farmaco per la terapia citoriduttiva più specifico dei precedenti: abbassa, infatti, la conta dei megacariociti, ossia le cellule che producono le piastrine; non abbassa, invece, il numero di globuli rossi e bianchi.

Tale caratteristica la rende adatta nella gestione della trombocitemia essenziale, ma non di patologie come la policitemia vera.

Tra gli effetti indesiderati, si segnalano:

Risultati

Terapia Citoriduttiva: permette di guarire?

Nell'ambito della gestione delle sindromi mieloproliferative, la terapia citoriduttiva è, a tutti gli effetti, un trattamento sintomatico; quindi, controlla i sintomi, ma non cura la patologia.

Del resto, l'unica terapia che, condizioni favorevoli permettendo, può consentire la guarigione da una sindrome mieloproliferativa è il trapianto di midollo osseo o staminali.

Terapia Citoriduttiva e controlli periodici

In linea generale, chi segue una terapia citoriduttiva deve sottoporsi a controlli periodici e ad analisi del sangue ogni 3-4 mesi; questo approccio serve al medico curante per monitorare l'andamento del trattamento e per individuare tempestivamente eventuali effetti avversi.

Autore

Dott. Antonio Griguolo
Laureato in Scienze Biomolecolari e Cellulari, ha conseguito un Master specialistico in Giornalismo e Comunicazione istituzionale della scienza