Smettere di fumare entro i 35 anni fa tornare i polmoni come nuovi?

Smettere di fumare entro i 35 anni fa tornare i polmoni come nuovi?
Ultima modifica 03.11.2022
INDICE
  1. Cosa dice la scienza
  2. I dettagli dello studio
  3. Anche diminuire le sigarette fa la differenza

Il fumo di sigaretta è nemico della salute e questo purtroppo non è una novità, come non lo è di conseguenza il fatto che sarebbe meglio non iniziare mai o, nel caso, smettere il prima possibile.

Come sanno bene tutti i fumatori che almeno una volta nella vita ci hanno provato, farlo non è però semplice perché oltre al piacere che si prova nel fumare, a causa della nicotina presente nelle sigarette subentra anche una dipendenza fisica e psicologica dalla quale è complesso riuscire ad allontanarsi.

Si tratta però di un passo assolutamente da compiere perché i danni polmonari e al sistema cardiocircolatorio dovuti a questa cattiva abitudine possono essere devastanti e in alcuni casi portare alla morte. Qualunque momento è idoneo per iniziare il percorso di allontanamento dal fumo ma, secondo una nuova ricerca, l'ideale sarebbe farlo prima di aver compiuto 35 anni.

Cosa dice la scienza

Prima si smette di fumare meglio è. Fino ad ora questa è sempre stata una frase dettata principalmente dal buon senso ma un'imponente indagine statistica portata avanti negli Stati Uniti per molti anni e pubblicata recentemente su Jama Network Open, le ha fatto assumere il carattere dell'ufficialità.

I risultati dello studio confermano la teoria secondo la quale prima sia meglio, mostrando che le persone che smettono di fumare entro i 35 anni d'età tornino ad avere un rischio di morte uguale a quello dei soggetti non fumatori.

Smettendo più tardi invece, questo non accadrebbe, ma anzi, seppur con percentuali inferiori rispetto a chi continua a fumare, rimarrebbe il rischio più alto di morire prima e di ammalarsi, in particolar modo proprio di patologie direttamente collegate al fumo di sicurezza.

Dallo studio è emerso che anche diminuire il numero di sigarette possa fare la differenza, benché in misura minore.

I dettagli dello studio

Negli Stati Uniti, dove si è svolta la ricerca, circa 34 milioni di persone fumano e le morti collegate a questo sono ogni anno circa 530.000.

All'osservazione hanno preso parte più di 550.000 adulti di età compresa tra i 25 e gli 84 anni. A tutti è stato chiesto di compilare un questionario tra gennaio 1997 e dicembre 2018. I dati emersi da questi documenti sono stati successivamente correlati con quelli delle morti nel Paese. Ciò che è emerso da questa comparazione è che, entro la fine del 2019, i partecipanti morti erano stati 75.000.

Entrando più nello specifico, è stato confermato che a causare un tasso più alto di morte tra i fumatori, rispetto ai non fumatori, sono alcuni tipi di patologie come cancro, altre malattie polmonari e malattie cardiache, tutte collegate direttamente al fumo.

La novità più rilevante però è stata proprio la constatazione che l'età in cui si decide di smettere di fumare abbia un'incidenza sul successivo rischio di morte o sulla probabilità di ammalarsi.

Tra i partecipanti all'indagine statistica, infatti, chi ha smesso di fumare entro i 35 anni è risultato avere una mortalità equivalente a chi non ha mai fumato.

Le persone che lo hanno fatto entro i 45 anni, invece, hanno ridotto il rischio di morte fino al 90%.

Più si invecchia più la situazione peggiora, visto che nei fumatori che hanno smesso tra i 45 e i 54 anni, il tasso di mortalità associato al fumo è pari al 47% in più rispetto ai non fumatori.

Ovviamente, smettere è sempre una buona cosa e farlo tardi è meglio che non farlo, ma giocare d'anticipo offre probabilità di rimanere in salute più alte.

Anche diminuire le sigarette fa la differenza

Nel nostro Paese il numero di fumatori è in aumento. Attualmente a fumare è il 24.2% della popolazione italiana, pari a 12.4 milioni di persone. Gli uomini fra i 25 e i 44 anni sono il target principale e anche quelli che fumano il maggior numero di sigarette al giorno, oltre le venti. Per smettere bisogna essere convinti e non sempre ci si sente pronti a farlo. In questo caso, uno step intermedio che può incidere, se pur non enormemente, è quello di diminuire il numero di sigarette.

Gli studiosi sono arrivati a questa conclusione non in modo diretto, ma secondario, mentre erano impegnati ad individuare eventuali differenze del fenomeno a seconda delle etnie dei partecipanti.

Le persone sotto osservazione sono stata suddivise in base all'etnia. I soggetti ispanici e neri non ispanici, rispetto ai bianchi non ispanici fumavano meno frequentemente e con un'intensità inferiore

Tra di loro è stato registrato un rischio di mortalità o di sviluppare malattie legate al fumo due volte superiore ai non fumatori, mente in chi fumava di più, tre volte superiore.

Per questo, secondo gli autori, è possibile affermare che anche fumare meno sigarette al giorno possa essere una buona cosa dal punto di vista della salute, pur ribadendo che eliminarle completamente dalla propria routine debba rimanere l'obiettivo principale.