Sindrome di Pollyanna: è sempre utile pensare positivo?

Sindrome di Pollyanna: è sempre utile pensare positivo?
Ultima modifica 05.05.2023
INDICE
  1. Sindrome di Pollyanna
  2. Cos'è la Sindrome di Pollyanna
  3. Come si manifesta la Sindrome di Pollyanna
  4. Cos'è l'ottimismo
  5. E' sempre utile vedere il bicchiere mezzo pieno?
  6. Come si affronta la Sindrome di Pollyanna

Sindrome di Pollyanna

Ci dicono spesso di pensare che "andrà tutto bene". In effetti, avere un atteggiamento ottimista può aiutare a reagire positivamente agli eventi della vita. Ma è sempre utile "pensare positivo"?

Cos'è la Sindrome di Pollyanna

Per "sindrome di Pollyanna", o "principio di Pollyanna", si indica la tendenza a focalizzarsi esclusivamente sugli aspetti "positivi" degli eventi, evitando pensieri ed emozioni che consideriamo spiacevoli. Il nome di questa sindrome trae spunto da Pollyanna, la bambina protagonista del romanzo di Eleanor Hodgman Porter del 1913, la quale, pur vivendo numerose disgrazie, resta sempre ottimista, applicando un atteggiamento positivo e speranzoso nei confronti del futuro e degli altri. In riferimento a questo romanzo, il nome "sindrome di Pollyanna" è stato usato per descrivere un approccio alla vita caratterizzato da ottimismo ottuso e diniego di eventi ed emozioni spiacevoli.

Come si manifesta la Sindrome di Pollyanna

Chi soffre della cosiddetta "sindrome di Pollyanna" tende a ignorare la realtà, selezionando solo gli aspetti piacevoli, in una sorta di ottimismo cieco che impedisce un adattamento funzionale agli eventi. È il caso di quando si ricordano solo le buone notizie o quando si evita di entrare in contatto con informazioni dolorose, anche se reali. Le "lenti rosa" dell'ottimismo spesso impediscono il riconoscimento delle emozioni spiacevoli, evitandole e reprimendole, con inevitabili ripercussioni sulla salute mentale.

Cos'è l'ottimismo

L'ottimismo è un tratto di personalità che permette di reagire positivamente alle difficoltà della vita e porta ad avere un atteggiamento resiliente e proattivo. Secondo alcuni studi, l'ottimismo favorisce la perseveranza nel raggiungimento degli scopi, determinando una maggiore capacità decisionale, con logica e razionalità, un'attenta definizione degli obiettivi e una maggiore pianificazione di azioni e piani alternativi. Chi possiede un buon ottimismo disposizionale tiene conto di un efficace esame di realtà, che include anche la possibilità che non tutto potrà sempre andare bene ma, in caso di eventuali problemi e difficoltà, porta a nutrire speranza sulle proprie risorse personali.
Tuttavia, l'ottimismo può assumere diverse connotazioni e non tutte consentono di valutare le situazioni con il dovuto realismo. Alcune volte, una concezione eccessivamente ottimistica della realtà può risultare problematica e spesso disfunzionale e l'ottimismo ottuso può portare al mancato riconoscimento dei problemi e delle difficoltà, impedendo l'esame di realtà, oltre che la necessaria elaborazione di eventi ed emozioni spiacevoli.

Per approfondire: Resilienza in psicologia: cos'è, come metterla in pratica e come migliorarla

E' sempre utile vedere il bicchiere mezzo pieno?

Secondo diversi studi, le persone ottimiste presentano una forte inclinazione alla resilienza e al problem solving. Per questo motivo, tendiamo a vedere l'ottimismo come una caratteristica positiva, al contrario del pessimismo.
Se, però, l'ottimismo diviene forzato e cieco, l'atteggiamento illusorio porta a sbilanciarsi solo verso ciò che viene considerato positivo, ostacolando l'elaborazione degli stati mentali necessari per un buon adattamento alla realtà. Se da bambini impariamo che non ci è concesso stare male e il dolore e la sofferenza devono essere evitati a tutti i costi, da adulti potremmo applicare il diniego come principale risposta a eventi spiacevoli, proprio come avviene nella sindrome di Pollyanna. Il diniego è una manifestazione dell'evitamento, una strategia di coping che permette di affrontare esperienze ed emozioni spiacevoli, attraverso la loro negazione. Seppur necessario in alcuni momenti, "silenziare" sempre il dolore, attraverso un pensiero positivo forzato, può, però, avere notevoli ripercussioni sulla salute mentale. L'ottimismo ottuso della sindrome di Pollyanna predilige un focus selettivo che tiene conto esclusivamente degli aspetti positivi, ma le emozioni come la tristezza, la paura o la rabbia non devono essere evitate o cancellate, al contrario, sono dei preziosi segnali da ascoltare e accogliere come parte necessaria per l'elaborazione degli eventi.

Come si affronta la Sindrome di Pollyanna

Una visione semplicistica delle emozioni, ma purtroppo ancora tanto diffusa, porta a fare distinzione tra emozioni positive e negative, etichettando queste ultime come qualcosa da evitare, poiché indicatori di scarsa salute mentale. Ci viene detto di "pensare positivo" o di "mandar via la tristezza", come se fosse necessario performare anche quando ci si rapporta alla propria sfera emotiva.
Eppure, contrariamente a quanto suggerisce il mito della positività a tutti i costi, non si può essere felici sempre: non sempre la positività e l'ottimismo riescono a tutelarci dalle difficoltà della vita e, quando ci troviamo di fronte a problemi, è inevitabile provare pensieri ed emozioni spiacevoli. Le emozioni che consideriamo "negative", seppur dolorose, fanno parte della nostra vita psichica ed è necessario elaborarle per una buona salute mentale.
Andare avanti "a tutti i costi", spesso ci impedisce di mentalizzare le difficoltà ed elaborare le emozioni a esse collegate.
Per far sì che l'ottimismo mantenga la sua connotazione funzionale e non dia luogo alle conseguenze descritte nella sindrome di Pollyanna, è importante sviluppare e promuovere una buona educazione emotiva, che punti all'accettazione e all'ascolto di tutti gli stati mentali, anche quelli che crediamo di dover evitare.
In tal senso, potrebbe essere utile intraprendere un percorso con un professionista della salute mentale, per imparare ad aprirsi senza limiti al proprio repertorio emotivo e mettere le basi per una reale resilienza.

Fonti

  • Creed, P. A., Patton, W., & Bartrum, D. (2002). Multidimensional properties of the LOT-R: Effects of optimism and pessimism on career and well-being related variables in adolescents. Journal of Career Assessment.
  • Lazarus, R.S. (1982). The costs and benefits of denial. In S. Breznitz (Ed.), Denial of stress. New York: International Universities Press.
  • Magnano, P., Paolillo, A., & Giacominelli, B. (2015). Dispositional optimism as a correlate of decision-making styles in adolescence. SAGE Open.
  • Matlin, M. W. (1979). The Pollyanna principle. Cambridge: Shenkman.
  • Seligman, M. (1990). Learned Optimism.

Autore

Ilaria Albano

Ilaria Albano

Psicologa
Dr. Ilaria Albano, psicologa con formazione in Psicologia Cognitiva e Neuroscienze, si occupa di divulgazione scientifica, benessere e empowerment. Founder del progetto "Psicologa Scortese", ogni sabato mattina ha una rubrica in diretta su Radiofreccia.