Radon: dove si trova e che pericoli comporta questo gas radioattivo

Radon: dove si trova e che pericoli comporta questo gas radioattivo
Ultima modifica 22.03.2024
INDICE
  1. Cos’è il radon
  2. Cosa dicono i nuovi studi
  3. Dov’è in Italia e come incide sulla salute

Anche se non è molto noto, il radon è una sostanza piuttosto pericolosa. Si tratta infatti di un gas radioattivo che rappresenta addirittura la seconda causa di cancro ai polmoni dopo il fumo.

Ma non solo, secondo due studi pubblicati su Neurology, la rivista dell'American Academy of Neurology, il contatto con livelli medi o elevati di questa sostanza aumenterebbe il rischio di ictus, soprattutto nelle donne. Anche se creare allarmismi non è necessario, è bene conoscere di cosa si tratta e in quali zone d'Italia è presente.

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Cos’è il radon

Il radon è un gas radioattivo naturale prodotto quando metalli come l'uranio o il radio si decompongono nelle rocce e nel terreno. Ha la capacità di penetrare in abitazioni, cantine e luoghi chiusi attraverso le fessure delle pareti e dei pavimenti e tramite gli spazi intorno alle tubature.

Essendo incolore, insapore e inodore non è facile accorgersi della sua presenza, che è rilevabile solo effettuando test specifici.

Cosa dicono i nuovi studi

Il fatto che questo gas sia responsabile di molti tumori ai polmoni era già noto da tempo ma adesso l'autorevole rivista Neurology ha aggiunto un ulteriore tassello di informazione.

Due studi recentemente pubblicati sulle sue pagine, infatti, hanno reso noto che il contatto con livelli medi o alti di radon è associato anche a un aumento del rischio di ictus e di un'altra condizione a esso correlata. Questo si verificherebbe soprattutto nelle donne.

Il primo studio è stato svolto su quasi 160.000 donne di età media di 63 anni, senza precedenti ictus, suddivise in tre gruppi e seguite per una media di 13 anni. Il primo gruppo ha vissuto per tutto il tempo in una zona altamente esposta al radon, il secondo in una a media esposizione e il terzo in una a bassa esposizione. Alla fine dell'osservazione, pur tenendo conto di variabili individuali come fumo di sigaretta, diabete e ipertensione, i ricercatori hanno scoperto che il primo gruppo aveva un rischio di ictus maggiore del 14% rispetto al terzo gruppo. Per gli appartenenti al quello intermedio il rischio è risultato superiore del 6%

Il secondo studio ha invece preso in esame una particolare condizione, l'emopoiesi clonale a potenziale indeterminato (Chip, clonal hematopoiesis of indeterminate potential), che si sviluppa quando alcune cellule staminali ematopoietiche subiscono mutazioni genetiche.

Le persone che ne soffrono possono avere un rischio più alto di sviluppare tumori del sangue e malattie cardio cerebrovascolari come l'ictus.

Nella ricerca sono state coinvolte oltre 10.000 donne con un'età media di 67 anni, delle quali circa la metà con un passato di ictus o problemi legati a coaguli di sangue. Le partecipanti sono state divise in tre gruppi ed esposte, esattamente come nel primo studio, in maniera alta, media o bassa al radon.

Ciò che è stato osservato su di loro è che il 9% di chi è stata esposta ad alta concentrazione di radon soffriva di emopoiesi clonale, rispetto all'8,4% di chi vivevano in zone con concentrazioni medie e al 7,7% di coloro che si trovavano in zone con concentrazioni basse.

Alla fine dei due esami, gli studiosi hanno quindi concluso che le donne che in passato avevano avuto un ictus ischemico e vivevano in zone con alte concentrazioni di radon avevano un rischio di Chip (emopoiesi clonale a potenziale indeterminato) aumentato del 46%, mentre quelle che vivevano in aree con concentrazioni medie del 39% rispetto al gruppo a contatto con concentrazioni basse di radon. Dagli studi non è invece risultato aumentato il rischio nei partecipanti alle osservazioni che non avevano mai avuto ictus.

Dov’è in Italia e come incide sulla salute

La pericolosità del radon è confermata anche dall'Istituto Superiore di sanità che classifica questo gas come cancerogeno e sottolinea che esporsi ad esso nei luoghi chiusi aumenta il rischio di contrarre un tumore polmonare. Secondo una stima fatta proprio dall'Iss nel 2010, nel nostro Paese l'esposizione al radon causa circa 3.200 casi di tumore polmonare all'anno.

Il radon presente nelle case deriva principalmente dal suolo o dai materiali di costruzione dello stesso, anche se in questo caso in misura minore. Anche l'acqua dei pozzi potrebbe essere contaminata con il radon.  

I dati relativi al radon in Italia non sono però purtroppo recentissimi. Secondo quelli emersi dal piano nazionale del ministero della Salute sul randon in una prima indagine degli anni tra il 1989 e il 1998, il valore della concentrazione media del gas radioattivo in tutto il Paese è pari a circa 70 Bq/m3.

Le regioni con più concentrazioni sarebbero Lombardia, Lazio e Campania seguite dalla provincia autonoma di Bolzano e il Piemonte.

In Lombardia, sempre negli anni presi in considerazione, l'incidenza dei casi di tumore riconducibili all'esposizione al radon sarebbe pari al 15%, nel Lazio del 16%, in Campania del 13%, con tutte le altre regioni a seguire.