Radicali liberi: un nuovo studio indaga gli effetti positivi sul Cervello

Radicali liberi: un nuovo studio indaga gli effetti positivi sul Cervello
Ultima modifica 15.12.2020
INDICE
  1. Cosa sono i radicali liberi
  2. Lo studio tedesco svolto sui topi
  3. I risultati

Fino ad ora si è sempre pensato che i radicali liberi fossero dannosi per l'organismo.

Un nuovo studio però potrebbe ribaltare questa tesi o comunque renderla meno assoluta, arrivando a sostenere che, non solo i radicali liberi non sarebbero sempre dannosi per il corpo umano, ma anzi, in alcuni casi sarebbero preziosissimi.

In particolare, aiuterebbero il cervello a restare in grado per tutta la vita di adattarsi ai cambiamenti e alle evoluzioni a cui è sottoposto, e a invecchiare in modo sano.

Cosa sono i radicali liberi

I radicali liberi sono molecole considerate di scarto, prodotte dal normale metabolismo cellulare e caratterizzate dalla presenza di un elettrone libero che li rende particolarmente reattivi e pronti a interagire con altre molecole.

Questo meccanismo è responsabile della creazione di reazioni chimiche che nel corpo causano il deterioramento cellulare

Si tratta del famoso stress ossidativo, che accelera il fisiologico invecchiamento cellulare e favorisce l'insorgere di altri problemi e malattie ad esso collegate.

Lo studio tedesco svolto sui topi

La recente scoperta è frutto di una ricerca condotta sui topi, da parte di un team di ricercatori del Centro tedesco per le malattie neurodegenerative (DZNE) e del Centro per le terapie rigenerative di Dresda (CRTD).

A darne notizia è stata la rivista Cell Stem Cell, che l'ha pubblicata in esclusiva.

Sebbene la sua attendibilità non sia ancora stata validata dalla prova sull'uomo, quanto emerso è già piuttosto rilevante.

Un trigger per la neurogenesi

Per svolgere la ricerca, il gruppo di scienziati si è concentrato sull'ippocampo, un'area del cervello situata sotto la corteccia cerebrale, nella regione interna del lobo temporale, e considerata il centro di controllo per quanto riguarda apprendimento e memoria.

Nuove cellule nervose vengano costantemente create dal cervello nel corso della vita, anche nell'età adulta. «Questa cosiddetta neurogenesi dell'adulto aiuta il cervello ad adattarsi e a cambiare nel corso degli anni. Succede non solo nei topi ma anche negli esseri umani», spiega il Prof. Gerd Kempermann, relatore del centro DZNE di Dresda e capo del gruppo di ricerca presso il CRTD.

Nuove cellule nervose emergono dalle cellule staminali. «Queste cellule precursori sono importanti per la neuroplasticità, che è la capacità del cervello di adattarsi», afferma lo scienziato di Dresda, che insieme ai colleghi ha ora acquisito nuove conoscenze sui processi alla base della formazione delle nuove cellule nervose.

Il team dei ricercatori è stato infatti in grado di dimostrare che le cellule staminali neurali, rispetto alle cellule nervose adulte, nei topi contengano un alto grado di radicali liberi, soprattutto quando sono in uno stato dormiente e non si dividono e sviluppano in cellule nervose.

L'attuale studio mostra che un aumento della concentrazione dei radicali liberi rende le cellule staminali pronte a dividersi. Le molecole di ossigeno, insomma, agirebbero come un interruttore che mette in moto la neurogenesi, e quindi la capacità rigenerativa del cervello.

Radicali liberi importanti anche in fase di innesto e progressione dell'Alzheimer, di cui un altro studio ha individuato i meccanismi cerebrali che permettono di resistere alla neuro degenerazione.

 

I risultati

Di solito nel nostro corpo sono presenti meccanismi cellulari che assicurano che i radicali liberi non si accumulino e non causino stress ossidativo, «un evento estremamente negativo perché può generare danni ai nervi e innescare i processi di invecchiamento», come ribadisce il Prof. Kempermann.

Proprio questo aspetto più di altri fino a poco tempo fa ha posto idealmente i radicali liberi nella casella degli elementi dannosi.

Ma come sottolineano i ricercatori del nuovo studio, si trattava solo di una visione parziale. «Già da tempo, grazie ad altri studi ed evidenze scientifiche conclamate, è noto che esista anche un loro lato positivo e utile».

La novità di oggi però è un'altra. «Ciò che non ci aspettavamo ed è sorprendente, è il fatto che le cellule staminali nel nostro cervello non solo tollerino livelli estremamente elevati di radicali, ma li usino anche per migliorare la loro funzione».

Il ruolo degli antiossidanti è sempre valido

Esistono in natura elementi considerati gli spazzini dei radicali liberi. Si tratta dei ben noti antiossidanti, famosi per la loro funzione di contrasto dello stress ossidativo.

Tali sostanze sono considerate componenti importanti di una dieta sana, possono trovarsi in frutta e verdura e il loro consumo è largamente consigliato, anche a fronte di questa nuova scoperta.

«L'effetto positivo degli antiossidanti è stato ampiamente dimostrato nel corso degli anni e non è minimamente messo in discussione dal nostro studio. Inoltre, dovremmo anche fare attenzione nel trarre conclusioni affrettate per gli esseri umani basate esclusivamente su studi di laboratorio», sottolinea Kempermann in una giustissima e prudente prese di coscienza del fatto che lo studio da lui guidato sia attualmente solo a una prima fase. Per quanto interessante, quindi, è necessario parlarne con prudenza, se pur con un certo ottimismo.

«I nostri risultati suggeriscono almeno che i radicali liberi non sono fondamentalmente dannosi per il cervello, e già questa è una notizia molto positiva. Molto probabilmente, anzi, lavorano in silenzio per far sì che affinché il cervello rimanga in ottimo stato per tutta la vita e mantenga la capacità di adattarsi ad essa e invecchi in modo sano».