Pulizia della Lingua e Collutorio contro l’Alitosi

Pulizia della Lingua e Collutorio contro l’Alitosi
Ultima modifica 22.11.2019
INDICE
  1. Pulizia della Lingua: Perché è importante e Come si Esegue
  2. Collutori: sono efficaci contro l'Alitosi?
  3. Cause dell'Alitosi: da cosa dipende l'Alito Cattivo?
  4. Perché Appena Svegli l'Alito ha un Cattivo Odore?
  5. Alito e Pipì di Cattivo Odore dopo aver mangiato Alcuni Alimenti
  6. Sostituti della Saliva: cosa sono?
  7. Mele e Igiene Orale: le mele fanno bene ai Denti?
  8. Gengive che Sanguinano in Gravidanza
  9. Storia dell'Igiene Orale
  10. Collutorio: quando può rappresentare un pericolo
  11. Cetilpiridina e Salute Orale
  12. Salute dei Denti e Malattie Cardiovascolari

Pulizia della Lingua: Perché è importante e Come si Esegue

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In circa il 90% dei casi, l'alito cattivo (alitosi) dipende da un'insufficiente igiene orale. In particolare, ad essere chiamata più frequentemente in causa è l'eccessiva microflora che risiede sulla lingua.

Al pari di quella che banchetta nella placca, nel tartaro e nelle tasche gengivali, la microflora linguale produce composti solforati volatili (soprattutto idrogeno solforato e metilmercaptano) e altre sostanze responsabili del cattivo odore, come alcuni acidi grassi a corta catena.

Per questo motivo il semplice spazzolamento dei denti non basta a combattere l'alito cattivo; occorre prestare attenzione anche ai siti difficilmente detergibili con le comuni pratiche di igiene orale, come appunto la superficie della lingua.

La pulizia della lingua non è soltanto un formidabile alleato nella lotta all'alitosi; la patina linguale è infatti una riserva di microrganismi capaci di influenzare la flora batterica dell'intero cavo orale. Una lingua pulita significa, quindi, un rallentamento nella formazione della placca batterica e del suo accumulo, che riduce di riflesso il rischio di carie e gengivite.

La pulizia della lingua (brushing) si può effettuare usando il classico spazzolino oppure - preferibilmente - ricorrendo ad un apposito strumento chiamato raschietto linguale. La tecnica di pulizia con lo spazzolino prevede il posizionamento dello strumento in orizzontale, tenendo l'impugnatura perpendicolare alla linea centrale della lingua, che dev'essere estrusa (cioè fatta fuoriuscire dalla bocca, in modo da poter raggiungere con le setole le zone posteriori del dorso linguale, dov'è presente il maggior numero di batteri). Lo spazzolino va fatto scendere con una leggera pressione verso la punta della lingua. E' preferibile l'impiego di uno spazzolino a setole morbide per non stressare troppo le papille gustative, situate ai lati e alla base della lingua; è anche possibile utilizzare la parte posteriore in gomma degli spazzolini appositamente studiati per agevolare la pulizia linguale.

Il raschietto, invece, va fatto passare avanti e indietro sulla superficie della lingua con un movimento lieve ma fermo, sempre procedendo dall'interno fino alla punta della lingua.

Collutori: sono efficaci contro l'Alitosi?

L'efficacia dei collutori nel trattamento dell'alitosi è piuttosto dibattuta, soprattutto a causa di possibili errori metodologici negli studi pubblicati e dei conflitti di interesse derivanti dal finanziamento delle ricerche da parte di aziende produttrici.

Se lo spazzolino agisce meccanicamente tramite l'azione di sfregamento delle setole, il collutorio interviene soprattutto chimicamente. L'azione meccanica dilavante dei risciacqui, infatti, potrebbe essere ottenuta anche utilizzando la semplice acqua di rubinetto, per cui i presunti vantaggi additivi dei collutori deriverebbero dalla loro particolare composizione chimica.

I principi attivi contenuti nei collutori possono essere di diversi tipi; alcuni, come la clorexidina, possiedono una certa azione antisettica, utile per diminuire direttamente la carica batterica della flora microbica. Altri prodotti - come gran parte dei collutori commerciali reperibili al supermercato - esercitano soltanto un'azione di mascheramento dell'odore, grazie al contenuto di sostanze aromatiche come il mentolo; l'efficacia di tali prodotti è chiaramente di breve durata e addirittura - sebbene agli oli essenziali sia attribuita una certa attività antibatterica - quelli a base alcolica potrebbero peggiorare l'alitosi a causa del loro effetto disidratante.

Altre sostanze contenute nei collutori - come i sali di zinco - sono in grado di neutralizzare i composti solforati volatili responsabili del cattivo odore.

Gli agenti antisettici, come il triclosan, il cloruro di cetilpiridinio e la clorexidina, sono leggermente più efficaci, ma hanno effetti collaterali; la clorexidina, in particolare, tende a macchiare i denti e per questo sono disponibili prodotti in spray contro l'alitosi da applicare direttamente sulla superficie della lingua, riducendo in questo modo il contatto della clorexidina con i denti.

Cause dell'Alitosi: da cosa dipende l'Alito Cattivo?

L'alitosi può dipendere da cause diverse; tuttavia, nella maggior parte dei casi è legata a problemi del cavo orale.

In uno studio sono stati analizzati 406 pazienti affetti da alitosi, equamente distribuiti tra i due sessi:

  • Nell'86% dei pazienti l'alitosi era dovuta a cause orali; nello specifico, tra le cause orali, quella più comune era legata alla patina linguale, seguita dalle gengiviti e infine dalla parodontite.
  • Nel 5% dei casi l'alitosi era dovuta a patologie di natura otorino-laringoiatrica.
  • Nel 3% dei casi l'alitosi era dovuta al sommarsi di problemi del cavo orale con patologie di natura otorinolaringoiatrica.
  • Solo nell'1% dei pazienti la causa dell'alitosi risiedeva nell'apparato gastrointestinale.
  • Nel 5% dei pazienti non è stato possibile determinare una causa precisa del disturbo.

Tali risultati sono stati confermati da altri studi, per cui oggi si ritiene che solo il 5-8% dei casi di alitosi possa essere attribuita a cause non orali.

Dunque, l'opinione diffusa che l'alito cattivo dipenda soprattutto da disturbi di natura gastro-intestinale è assolutamente infondata. Quasi sempre il problema dipende "soltanto" da una cattiva igiene orale. Lo spazzolamento dei denti, ad esempio, da solo non basta; soprattutto in presenza di alitosi è importante curare anche lo spazzolamento della lingua, in modo da abbattere i microrganismi responsabili della produzione dei composti solforati volatili alla base dell'alitosi.

Oltre che per via meccanica, la lingua e i denti possono essere "puliti" anche per via chimica; in particolare, risciacqui e gargarismi a base di sostanze chimiche antisettiche, come la clorexidina, o capaci di mascherare i cattivi odori, come il mentolo, possono favorire un miglioramento della situazione. Occorre tuttavia sottolineare che l'effettiva azione anti-alitosi dei collutori è dibattuta.

Al corretto uso dello spazzolino occorre poi abbinare l'utilizzo del filo interdentale per pulire anche gli spazi tra dente e dente, dove le setole dello spazzolino non arrivano. Visite periodiche dal dentista permettono di rimuovere eventuali depositi di tartaro prevenendo gengiviti e parodontiti; il dentista può inoltre valutare se l'igiene orale del paziente è effettivamente adeguata o se occorre migliorarla.

Perché Appena Svegli l'Alito ha un Cattivo Odore?

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Nella stragrande maggioranza dei casi, l'origine dell'alito cattivo risiede nel cavo orale e nell'attività metabolica dei batteri che lo popolano. Pertanto, attribuire l'alitosi del mattino a ciò che si è mangiato la sera precedente è quasi sempre sbagliato; fanno però eccezione i pasti ricchi di alimenti che apportano zolfo, come agliocipollaporribroccoli e spezie come il curry. Infatti, sia che provenga dallo zolfo assorbito a livello intestinale ed eliminato col respiro, sia che provenga dal cavo orale, il cattivo odore è in gran parte determinato da composti solforati volatili (i batteri della bocca producono queste sostanze metabolizzando amminoacidi contenenti zolfo presenti nella saliva e nei residui alimentari). Va anche ricordato che scorpacciate di alimenti molto ricchi di zolfo possono dare problemi di alitosi fino a 72 ore dopo il pasto.

Cibi a parte, l'alito cattivo al risveglio dipende generalmente dalla fisiologica diminuzione del flusso salivare nelle ore notturne. Durante il sonno, la bassa secrezione di saliva è infatti importante per evitare frequenti movimenti di deglutizione. Purtroppo, questa secchezza orale impoverisce la bocca di una protezione importante nei confronti dell'alitosi, rappresentata appunto dalla saliva; questa, infatti, deterge i denti rimuovendo i detriti alimentari, i residui batterici e le cellule epiteliali, oltre a tamponare l'acidità.

Per quanto detto, al mattino, soprattutto a livello linguale, si registra un'importante presenza dei microrganismi che producono sostanze responsabili di alitosi. 
Oltre a facilitare la proliferazione batterica e l'alito cattivo, la riduzione del flusso salivare notturna facilita l'insorgenza di processi cariosi, per cui è molto importante una corretta igiene orale prima di dormire.

Alito e Pipì di Cattivo Odore dopo aver mangiato Alcuni Alimenti

TUTTA COLPA DELLO ZOLFO

Pipì di cattivo odore dopo aver mangiato asparagi? Alito cattivo dopo una bella bruschetta fatta in casa ben strofinata d'aglio? La colpa è tutta dello zolfo, presente in alcuni amminoacidi (per questo detti solforati) e in alcuni composti (come l'allicina dell'aglio) presenti in questi alimenti.

Lo stesso zolfo contribuisce a caratterizzare l'odore dei cavoli e delle uova andate a male.

Ciliegina sulla torta, lo zolfo è anche responsabile di flatulenze di cattivo odore eliminate dopo aver assunto tali alimenti.

Sostituti della Saliva: cosa sono?

Il naturale processo di invecchiamento, alcune malattie sistemiche (es. sindrome di Sjogren), certi interventi radioterapici e l'assunzione di particolari farmaci, possono determinare una marcata riduzione della salivazione, generando problemi di secchezza orale e di aumentata incidenza di patologie odontoiatriche.

Per il trattamento della bocca secca (detta xerostomia) sono disponibili numerosi agenti locali. Tra questi, alcuni stimolano la funzione delle ghiandole salivari residue (scialagoghi), mentre altri agiscono come veri e propri sostituti della saliva. Ad esempio, un semplice chewing-gum è in grado di aumentare in maniera sensibile la produzione di saliva, esercitando anche un'azione antibatterica e riequilibrante del pH nel caso contenga sostanze come xilitolo e clorexidina. Esistono poi dei farmaci sistemici, come la pilocarpina, capaci di stimolare la produzione di saliva. Tuttavia, quando il numero di ghiandole salivari funzionanti è fortemente ridotto, tutti questi prodotti stimolanti risultano inefficaci. In tal caso diviene particolarmente indicato l'impiego di sostituti della saliva.

I moderni sostituti della saliva sono prodotti a base acquosa contenenti sostanze - come l'idrossimetilcellulosa, la carbossimetilcellulosa ed elettroliti - capaci di riprodurre la consistenza e l'azione lubrificante della saliva; quest'ultima, tuttavia, contiene anche sostanze antibatteriche, come il lisozima, per cui quando possibile viene generalmente preferito l'impiego degli scialagoghi.

I sostituti della saliva si presentano generalmente sotto forma di nebulizzatori o soluzioni per risciacqui. Sono considerati palliativi di efficacia limitata e richiedono diverse somministrazioni quotidiane (almeno tre o quattro). In alternativa a questi prodotti, ha sicuramente un effetto benefico l'abitudine di sorseggiare frequentemente acqua, sia durante i pasti che durante il resto della giornata. Rispetto all'acqua, si è visto come il sollievo dato dall'azione umettante dei sostituti della saliva abbia una durata circa doppia.

Mele e Igiene Orale: le mele fanno bene ai Denti?

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Una storica pubblicità rivolta alla promozione di prodotti per la cura dell'igiene orale ha associato a lungo il morso di una mela al concetto di salute e bellezza dei denti. Ma le mele possono davvero essere preziosi alleati per la salute dei nostri denti?

A tal proposito alcuni dettagli sono molto importanti; nella pubblicità in questione, ad esempio, si utilizzava una mela verde e croccante (presumibilmente della varietà granny smith), mangiata con la buccia.

Questo tipo di mela si caratterizza per un minor contenuto di zuccheri rispetto ad altre varietà; inoltre, se consumata ancora acerba, il suo contenuto zuccherino è inferiore rispetto a quello del frutto maturo.

Importantissimo anche il consumo della mela con la buccia; infatti, proprio come le setole dello spazzolino e il filo interdentale, durante la masticazione la buccia della mela contribuisce alla detersione meccanica dell'apparato dentale e parodontale.

Un'altra caratteristica della mela verde è l'alta concentrazione di acido malico, responsabile del gusto acidulo del frutto. Come tutte le sostanze acide, l'acido malico aiuta a sbiancare i denti; tuttavia, può anche creare danni alla superficie dello smalto e della sottostante dentina, il che può creare qualche problema ai soggetti con denti sensibili e poco mineralizzati. Va comunque aggiunto che le mele vengono spesso indicate come alimenti con un discreto contenuto di fluoro, noto minerale dall'effetto preventivo contro la fragilità dello smalto e la carie.

Un risciacquo della bocca con acqua dopo il consumo di una mela può comunque contribuire a riportare il pH orale alla normalità, prevenendo i danni allo smalto e completando l'azione detersiva del frutto.

Gengive che Sanguinano in Gravidanza

Durante la gravidanza anche le gengive sono "bombardate" dagli alti livelli di progesterone, l'ormone che blocca l'ovulazione creando non pochi problemi alle donne in dolce attesa.

Il progesterone ha anche un'azione pro-infiammatoria, per cui predispone alla comparsa di gengivite, cioè di un'infiammazione delle gengive, il cui sanguinamento rappresenta il sintomo caratteristico di tale condizione.

Le interazioni ormonali della gravidanza, inoltre, favoriscono un aumento delle specie parodontopatogene, indeboliscono le difese immunitarie, inacidiscono la saliva e aumentano la vascolarizzazione a livello gengivale. Per questo, durante la gestazione non è raro notare variazioni del colore delle gengive dal rosa pallido al rosa scuro; gengive che nelle donne in dolce attesa tendono a presentarsi anche più gonfie e predisposte al sanguinamento. A peggiorare la situazione vi è poi la tendenza al consumo di pasti piccoli e frequenti, spesso dolci, vuoi per contrastare il senso di nausea, vuoi per le tipiche "voglie" della gravidanza.

Non a caso esiste un detto secondo cui ogni figlio costerebbe un dente alla madre.

Aldilà dei modi di dire e di questa predisposizione naturale alla gengivite, occorre precisare che difficilmente gengive sane arrivano a sanguinare durante la gravidanza. Quando le gestanti notano sanguinamenti durante l'uso dello spazzolino o del filo interdentale, molto probabilmente significa che le gengive erano in qualche modo predisposte già prima della gravidanza; in sostanza esisteva già una certa infiammazione di base che è stata amplificata dai cambiamenti ormonali.

In caso di sanguinamento delle gengive in gravidanza è quindi importante una visita odontoiatrica, per un'igiene professionale e per ricevere consigli su una corretta igiene orale domiciliare. Tale raccomandazione diviene ancor più importante considerando che in letteratura sono molti gli studi che mostrano una correlazione significativa fra patologie gengivali - parodontali, e complicanze gestazionali come il parto prematuro. Ad esempio, si è visto come una gestante con parodontite abbia 7,5 probabilità in più rispetto alla media, di partorire un neonato prematuro e sottopeso.

Storia dell'Igiene Orale

Pensando a quanto devastanti potevano essere i problemi odontoiatrici ai tempi in cui non esistevano i trattamenti moderni, è facile intuire come la storia dell'uomo sia intrisa dei più disparati rimedi per prevenire e combattere i problemi dentali.

Su una tavoletta babilonese risalente al 1800 a.C. è impressa la prima suggestiva teoria sull'insorgere della carie; secondo la leggenda un verme nato nel fango avrebbe implorato Poseidone di permettergli di abitare tra i denti e le gengive dell'uomo, dove abbondano residui di cibi e bevande. Ottenuto il permesso divino, il verme si insediò nella bocca umana, cominciando a scavare cunicoli e caverne.

Già nel 400 a.C Ippocrate esortava a non credere alla storia del verme e raccomandava di pulire i denti e le gengive tutti i giorni per evitare carie e mal di denti. Ma come curare l'igiene orale con gli scarsi mezzi a disposizione in quei tempi? Carbone, allume, ossa animali, gusci di molluschi, cortecce ed estratti vegetali di vario tipo erano gli ingredienti più usati per preparare paste e collutori per risciacqui.

Nell'antica Mesopotamia, ad esempio, ci si lavava i denti con un miscuglio di corteccia, menta e allume. Nell'antica India si ricorreva invece ad un impasto a base di estratti di crespino e pepe. In Egitto, durante la dodicesima dinastia, le principesse utilizzavano verderame, incenso ed una pasta a base di birra dolce e fiori come il croco. Tutte le culture dell'antichità conoscevano gli stuzzicadenti, in legno, rachide o altri materiali.

Lo stesso Ippocrate, per la pulizia dei denti, raccomandava come collutorio una mistura di sale, allume e aceto.

Nella letteratura di Plinio il Vecchio (23 – 79 d.C.) si riportano gli utilizzi di varie piante per il benessere del cavo orale; le foglie di lentisco, ad esempio, si sfregavano contro i denti doloranti e il loro decotto era considerato utile per le gengive infiammate e i denti cadenti. La resina essiccata del lentisco cresciuto nell'isola di Chios era ed è tuttora considerata un ottimo chewingum rinfrescante, che profuma l'alito regalando una sensazione di freschezza e pulizia. Le spine della pianta erano utilizzate come stuzzicadenti e in loro assenza si raccomandava l'uso di piume d'oca o di uccelli differenti.

Nei Paesi arabi, come stuzzicadente era ed è tuttora molto diffuso il siwak, un bastoncino di radice o di legno ricavato dalla pianta arak (Salvadora persica); i Maya dell'America Centrale, invece, masticavano il "Chicle", dato dal lattice dell'albero della Sapotilla (Manilkara zapota), che ha rappresentato a lungo un ingrediente dei chewingum moderni.

Lo stesso Plinio indicava l'olio di oliva come collutorio efficace contro le infezioni dei denti.

Plinio fu anche tra i primi a segnalare l'uso, per sciacquare efficacemente denti e gengive, di un collutorio naturale ed estremamente biologico: l'urina. Così, oltre che per pulire i vestiti, tra gli antichi Romani era parecchio diffuso l'utilizzo di urina invecchiata qualche giorno per sbiancare i denti.

Tra i popoli di origine musulmana, la cura dell'igiene orale assumeva anche un significato religioso, dato che dal 600 d.C la parola di Maometto impressa nel Corano raccomandava di: "Tenere pulita la bocca perché da lì passa la lode a Dio!" Dal canto suo, La Santa romana chiesa, prometteva: «Chi prega la santa martire e vergine Apollonia, in quel giorno non verrà colpito dal mal di denti». Fu così che, nel XIII e nel XIV secolo, Apollonia diventò la santa patrona di chi soffriva di mal di denti.

Nella storia dell'igiene orale, un ruolo importante è ricoperto dai collutori. Le antiche culture egizie, cinesi, greche e romane erano già intrise di ricette e rimedi popolari per la cura dei denti e per rinfrescare l'alito. Tra gli ingredienti erano inclusi materiali come carbone, aceto, frutta e fiori secchi; sembra che gli Egizi utilizzassero una mistura fortemente abrasiva di pomice polverizzata e aceto di vino. I romani, come ricordato, preferivano l'urina, impiegata soprattutto come collutorio a causa della presenza di ammoniaca.

Le prime testimonianze di un vero e proprio spazzolino con setole, simile a quello odierno, risalgono al 1500 in Cina. Le fibre, però, essendo naturali (peli di maiali fissati a un ossicino o a un bastoncino di bambù), erano troppo morbide e si deterioravano facilmente, divenendo un ricettacolo di batteri. Nel frattempo in Europa, in pieno medioevo, imperversava la moda del non lavarsi, sostenuta da influssi medici e religiosi; il Re Sole, che in tutta la sua vita non fece più di due bagni, in giovane età era già completamente privo di denti. A quell'epoca i ventagli, tanto apprezzati dalle nobildonne, erano il rimedio ideale per risparmiare all'interlocutore la vista di sorrisi deturpati dalla carie e l'odore pestilenziale del proprio alito. Se da un lato i cattivi odori delle vesti venivano camuffati da essenze di zibetto, muschio animale e ambra, al mal di denti si cercava di porre rimedio con ricette altrettanto singolari, spacciate per rimedi portentosi dai mercanti dell'epoca. «Una pappina di sterco di lupo e di cane, mischiata con mele marce, aiuta in caso di mal di denti» oppure: «I denti caduti ricrescono se si massaggia la mascella con cervella di lepre» o ancora: «La cosa migliore è combattere i vermi dei denti con un miscuglio di testa di lepre arrostita e pelo di pecora tritato fine fine».

Con l'avvento dei primi microscopi, la teoria del verme dei denti venne definitivamente accantonata. Antony van Leeuwenhoek scoprì i batteri osservando al microscopio residui di placca e tartaro prelevati dai propri denti. Dopo aver osservato gli effetti battericidi dell'alcool, Leeuwenhoek testò la parziale inefficacia dei risciacqui della bocca con brandy e aceto, giungendo alla conclusione che probabilmente il collutorio non raggiungeva i microrganismi oppure non rimaneva a contatto abbastanza a lungo per ucciderli.

Un importante passo avanti venne fatto intorno alla metà del 1800, quando furono messe in commercio caramelle a base di fluoro addolcite con miele. Nello stesso periodo iniziò la produzione di spazzolini e paste contenenti fluoro e sali di sodio simili ai dentifrici attuali. Nel 1872, Samuel B. Colgate inventò la prima pasta dentifricia moderna a base di sali minerali ed essenze rinfrescanti. Nel 1938 in America si produsse il primo "Miracoloso Spazzolino a ciuffi del dott. West" a fibre sintetiche (nylon).

Collutorio: quando può rappresentare un pericolo

Il corretto utilizzo dei collutori può rappresentare un utile supporto ai normali metodi di igiene orale (spazzolino, dentifricio e filo interdentale), sebbene si tratti pur sempre di uno strumento ausiliario. In altre parole, se utilizzato singolarmente, il collutorio NON può essere considerato sufficiente per ottenere un'adeguata igiene orale.

Tale premessa nasconde il primo potenziale pericolo legato all'impiego del collutorio: l'utilizzatore - abbagliato dai messaggi pubblicitari che ne sottolineano insistentemente l'utilità nella prevenzione della placca - potrebbe trascurare il corretto utilizzo di filo e spazzolino, nell'errata convinzione che una buona igiene orale sia garantita dal semplice uso del collutorio.

Pertanto, vale la pena ribadire che il collutorio va utilizzato solo ed esclusivamente dopo la spazzolatura dei denti. I collutori, inoltre, non possono essere considerati sostituti di un'adeguata igiene orale domiciliare con spazzolino e filo interdentale, il cui utilizzo combinato deve comunque essere affiancato da una pulizia professionale ogni 6-8 mesi.

Piuttosto diffusa è anche la convinzione secondo cui il collutorio può curare l'alito cattivo e rendere più bianchi i denti. Nel primo caso, ricordiamo come molti prodotti commerciali (i cosiddetti collutori cosmetici venduti al supermercato) abbiano un effetto soprattutto mascherante l'alitosi più che curativo; questo perché contengono sostanze (per lo più oli essenziali) che esercitano un effetto mascherante sui cattivi odori; infatti, l'attività antibatterica dello xilitolo e degli oli essenziali contenuti nei collutori è bassa, sia per le ridotte concentrazioni, sia soprattutto per il basso tempo di contatto con denti e mucose orali. In presenza di alito cattivo, quindi, il collutorio non cura la causa del problema, ma ne annulla semplicemente gli effetti. I veri risultati nella lotta all'alitosi si ottengono eliminando i batteri che producono tali odori, e per farlo nulla è più efficace dell'azione meccanica dello spazzolino, del filo interdentale e dei raschietti per la pulizia della lingua. L'uccisione chimica di questi batteri può essere ottenuta con collutori medicati (venduti in farmacia), a base di sostanze antisettiche. Tuttavia tali prodotti hanno degli importanti effetti collaterali; quello più noto è legato alla clorexidina, principio attivo antibatterico presente nei collutori medicati consigliati in presenza di gengiviti croniche, patologie cariose molto aggressive e problemi importanti del parodonto; la clorexidina, infatti, tende a sporcare denti e lingua di macchie giallo-marroni che richiedono un'igiene ambulatoriale per essere rimosse. Inoltre, un uso inappropriato di clorexidina crea resistenza batterica ed infiammazione delle mucose. Altri agenti antisettici, come il triclosan sono stati addirittura vietati per l'impiego nei collutori in alcuni Paesi, per via dei potenziali effetti collaterali.

Tornando ai collutori cosmetici, uno dei maggiori rischi legati al loro utilizzo deriva dalla presenza di alcool etilico tra gli ingredienti. L'etanolo viene aggiunto soprattutto per esaltare il sapore del prodotto più che per le reali proprietà antibatteriche. Tuttavia, la presenza di alcool può indurre degli effetti collaterali, dato che l'etanolo tende a seccare e ad irritare la mucosa orale, causando stomatiti da irritazione ed ipersensibilità. Inoltre, secondo alcuni studi, l'alcool contenuto nei collutori aumenterebbe il rischio di tumore alla bocca e al cavo orale.

Tutti questi ammonimenti dovrebbero suggerire l'importanza di sottoporre eventuali disturbi del cavo orale a un dentista, per individuarne le cause e scegliere eventualmente il collutorio più adatto alle proprie esigenze.

Cetilpiridina e Salute Orale

La cetilpiridina (CPC) è un composto chimico dalle proprietà antisettiche, meglio noto come cloruro di cetilpiridinio (INCI Cetylpyridinium chloride). Per le sue caratteristiche chimiche e funzionali, la CPC è un disinfettante cationico appartenente al gruppo dei sali di ammonio quaternario.

Negli Stati Uniti, la cetilpiridina veniva usata come collutorio antiplacca già nel 1940. Tale principio attivo si è infatti dimostrato efficace nella disinfezione del cavo orale e nella prevenzione della carie e della gengivite, grazie alla sua attività battericida verso un ampio spettro di batteri del cavo orale, soprattutto di quelli gram-positivi. Per lo stesso motivo, la cetilpiridina è utile anche in caso di problemi di alitosi di origine orale.

Il cloruro di cetilpiridinio agisce legandosi alla parete batterica e provocandone la lisi, facendo così fuoriuscire componenti cellulari con alterazioni metaboliche fino alla morte del microbo. La capacità di legarsi alle membrane cellulari batteriche dipende dalla superficie cationica (carica positivamente) della CPC; pertanto, nella formulazione dei prodotti contenenti cetilpiridina è necessario rispettare tale caratteristica rendendola stabile. Alcuni detergenti anionici, largamente impiegati nella formulazione di dentifrici, come il Sodio-lauryl-solfato (SLS), interagiscono con la CPC inattivandone la carica positiva e limitandone di conseguenza l'attività antisettica. Per questo motivo, alcuni autori raccomandano di attendere almeno 30 minuti tra lo spazzolamento dei denti con dentifricio e l'uso di un collutorio a base di cetilpiridina.

Recentemente, l'utilizzo della cetilpiridina sta trovando un certo spazio in prodotti medicati per l'igiene orale, in associazione alla clorexidina (CHX). Tale abbinamento permetterebbe di ridurre le dosi di clorexidina necessarie a produrre l'effetto antibatterico ricercato, limitando così anche gli effetti collaterali di quest'ultima in termini di discromie dentali.

Il cloruro di cetilpiridinio viene utilizzato in concentrazioni tra lo 0,03% e lo 0,1%. Alle concentrazioni terapeutiche non presenta effetti tossici. Tra gli effetti indesiderati, sono state descritte pigmentazioni dentarie e, in casi sporadici, irritazione locale con sensazione di bruciore a livello del cavo orale. Sembra comunque che il rischio di macchie dentali risulti considerevolmente inferiore rispetto all'utilizzo della clorexidina.

La cetilpiridina è presente anche nei nei disinfettanti per mani, in prodotti medicati per l'igiene intima, in deodoranti e in prodotti farmaceutici (ad esempio pastiglie per il mal di gola, o prodotti contro l'acne).

Salute dei Denti e Malattie Cardiovascolari

Diversi studi hanno messo in relazione la scarsa igiene orale con un impressionante numero di malattie. Denti poco curati, quindi, possono avere ripercussioni negative su tutta la nostra salute.

Il legame più certo è quello tra cattiva salute della bocca e malattie cardiovascolari. L'infiammazione cronica, infatti, libera nel torrente circolatorio tutta una serie di citochine infiammatorie che favoriscono la formazione e/o la rottura delle placche aterosclerotiche, a loro volta responsabili di temibili malattie cardiovascolari come l'infarto, l'ictus ischemico e la cardiopatia ischemica. Non a caso, una recente ricerca ha dimostrato che se migliora la salute delle gengive rallenta anche la formazione delle placche aterosclerotiche, e viceversa.

Ancora da chiarire, invece, la relazione tra cattiva igiene orale ed altre malattie. Ad esempio, da alcuni studi è emersa una correlazione tra infiammazione cronica alle gengive (gengivite cronica) e morbo di Alzheimer, mentre sul fronte oncologico la malattia paradontale potrebbe, forse, aumentare il rischio per alcuni tipi di cancro, come quello al colon o al pancreas.