Prostatectomia Radicale: Quando Serve, Rischi e Procedura
Ultima modifica 17.02.2021
INDICE
  1. Generalità
  2. Cos'è
  3. Quando Serve
  4. Preparazione
  5. Procedura
  6. Dopo la Procedura
  7. Rischi
  8. Controindicazioni
  9. Risultati

Generalità

https://www.my-personaltrainer.it/imgs/2021/02/17/prostatectomia-radicale-orig.jpeg Shutterstock

La prostatectomia radicale è l'operazione chirurgica di rimozione totale della prostata.
Eseguibile con un intervento di chirurgia tradizionale o in laparoscopia, questa operazione rappresenta il trattamento d'elezione per la cura del tumore alla prostata.
La prostatectomia radicale richiede una certa preparazione, il cui scopo è, sostanzialmente, ridurre i rischi per il paziente.
Al termine della procedura, è previsto un periodo di ricovero ospedaliero, la cui durata varia a seconda della tecnica chirurgica utilizzata.
La fase post-operatoria comprende l'utilizzo del catetere vescicale per alcune settimane e una ripresa graduale delle attività quotidiane più semplici.

Cos’è la Prostata e Quali Funzioni ricopre: un breve ripasso

https://www.my-personaltrainer.it/imgs/2021/01/15/prostata-ingrossata-prostata-orig.jpeg Shutterstock

La prostata (o ghiandola prostatica) è la ghiandola esocrina impari dell'apparato genitale maschile, che trova sede nella pelvi, appena sotto la vescica urinaria e davanti all'intestino retto.

Simile per forma e dimensioni a una castagna, la prostata circonda l'uretra maschile nel tratto di questa compreso tra il muscolo sfintere uretrale interno e il muscolo sfintere uretrale esterno; il rapporto della prostata con l'uretra maschile, tuttavia, non si limita alla vicinanza: la ghiandola prostatica, infatti, emette dei canali, chiamati dotti prostatici, che si aprono sull'uretra maschile, mettendo così in comunicazione le due strutture anatomiche.

La prostata secerne una parte della componente liquida dello sperma; di natura alcalina e di colore biancastro, questa componente liquida ha la funzione di neutralizzare l'ambiente acido della vagina femminile, al fine di proteggere gli spermatozoi (che altrimenti risentirebbero delle condizioni ambientali sopraccitate) e prolungarne la vita all'interno dell'apparato genitale della donna.

Per approfondire: Prostata: Anatomia e Funzione

Cos'è

Prostatectomia Radicale: Cos’è?

La prostatectomia radicale è l'intervento chirurgico finalizzato alla rimozione totale della prostata e, se necessario, dei linfonodi limitrofi e delle strutture neuro-vascolari annesse.

La prostatectomia radicale non deve essere confusa con la prostatectomia parziale (o prostatectomia semplice), la quale consiste nell'asportazione parziale dell'organo prostatico.

Per approfondire: Prostatectomia e Prostatectomia Semplice

Quando Serve

Prostatectomia Radicale: Quando si Esegue?

https://www.my-personaltrainer.it/imgs/2021/01/15/prostata-ingrossata-cancro-alla-prostata-orig.jpeg Shutterstock

La prostatectomia radicale rappresenta il trattamento chirurgico d'elezione per la cura dei tumori alla prostata considerati a rischio medio-elevato, senza metastasi e senza diffusione di cellule tumorali verso i tessuti limitrofi (linfonodi esclusi).

La prostatectomia radicale potrebbe trovare impiego anche nei pazienti con tumore alla prostata considerato a rischio basso; in tali circostanze, però, l'intervento è soltanto una possibile soluzione terapeutica all'interno di una rosa di altri potenziali approcci terapici, come per esempio la radioterapia o la semplice sorveglianza attiva della neoplasia.

La prostatectomia radicale, invece, non rientra canonicamente tra le opzioni di cura dei tumori alla prostata considerati ad alto rischio, con metastasi diffuse al di fuori della ghiandola prostatica; in simili casi, l'unica situazione che potrebbe indurre i medici a valutare l'utilizzo della prostatectomia radicale è la presenza di un'ostruzione totale a carico delle vie urinarie, ostruzione dovuta proprio alla massa tumorale.

Come stabilire il livello di rischio di un Tumore alla Prostata?

Per definire il livello di rischio di un tumore prostatico, è necessario sottoporre al paziente a una biopsia e a esami di imaging, come per esempio TAC e risonanza magnetica, i quali mostrano chiaramente un'eventuale diffusione della neoplasia.

Per approfondire: Tumore alla Prostata: Cause e Sintomi

Preparazione

Prostatectomia Radicale: come prepararsi all’intervento?

La prostatectomia radicale è un intervento chirurgico eseguito in anestesia generale, spinale o epidurale; operazioni di questo genere impongono una specifica preparazione che comprende:

  • Una serie di esami e controlli medici finalizzati a stabilire l'idoneità del paziente alla procedura;
  • In caso di idoneità, l'adozione di specifiche precauzioni, mirate a ridurre il rischio di complicanze.

Prostatectomia Radicale: gli Esami Pre-Operatori

Prima dell'intervento di prostatectomia radicale, il paziente deve sottoporsi a un esame del sangue e a un elettrocardiogramma.

Successivamente, il medico che dovrebbe eseguire la procedura lo sottopone anche a uno scrupoloso esame obiettivo e a un'approfondita anamnesi, al fine di approfondire ulteriormente le informazioni relative al suo stato di salute generale e di fornire indicazioni chiare in merito alle precauzioni pre-operatorie da adottare.

La conoscenza dello stato di salute generale del paziente è fondamentale a stabilire la sua idoneità all'intervento.

Durante l'anamnesi, il medico vuole sapere soprattutto se il paziente: soffre di una qualche malattia della coagulazione; assume farmaci anticoagulanti  e/o particolari integratori alimentari; è allergico a medicinali di uso comune, anestetici e/o sedative; fuma; ecc.

Prostatectomia Radicale: Precauzioni Pre-Operatorie

Ecco le principali:

  • Nel giorno dell'intervento, presentarsi a digiuno completo da almeno 8 ore. Questo vuol dire che se la procedura è fissata per il mattino, l'ultimo pasto consentito è quello della sera precedente.
    Imposto dall'anestesia, il digiuno di 8 ore non comprende generalmente l'acqua; il paziente, infatti, ha la possibilità di consumarla fino a poche ore prima dell'operazione.
    Il mancato rispetto del digiuno comporta lo slittamento della prostatectomia radicale ad altra data.
  • Se il paziente segue una terapia farmacologica anticoagulante (es: warfarin), deve sospendere momentaneamente tale trattamento, per evitare sanguinamenti eccessivi durante e dopo l'intervento.
  • Se il paziente è un fumatore, deve smettere di fumare, almeno temporaneamente. Il fumo aumenta il rischio di varie complicanze, tra cui le infezione post-operatorie.
  • Per il rientro a casa, farsi aiutare da un familiare o un amico. Dopo l'intervento, è altamente probabile che il paziente si senta confuso, poco reattivo, debole e stanco; pertanto, è poco autonomo e necessita di supporto (es: è fortemente sconsigliato che si metta alla guida di un veicolo).

Eventuali altre indicazioni pre-operatorie dipendono dal paziente e dalle sue specifiche condizioni di salute.

Procedura

Prostatectomia Radicale: Come si Esegue?

https://www.my-personaltrainer.it/imgs/2021/01/15/prostata-ingrossata-terapia---chirurgia-orig.jpeg Shutterstock

Le procedure di prostatectomia radicale possono suddividersi in due momenti principali: un primo momento dedicato all'anestesia, che in genere è di tipo generale, e un secondo momento preposto all'intervento vero e proprio sulla ghiandola prostatica.

Attualmente, esistono due tecniche chirurgiche per la realizzazione della prostatectomiaradicale: la tecnica chirurgica tradizionale, anche nota come "a cielo aperto", e la tecnica laparoscopica.

Come si vedrà a breve, entrambe le tecniche chirurgiche sono eseguibili con approcci diversi, il che rende ancora più ampia la scelta d'intervento.

Prostatectomia Radicale: l’Anestesia

In genere, le procedure di prostatectomia radicale prevedono il ricorso all'anestesia generale; tuttavia, può capitare che, per alcuni interventi, trovi impiego l'anestesia spinale o l'anestesia epidurale.

Tutte e tre le varianti permettono al paziente di non avvertire dolore, ma solo l'anestesia generale comporta anche l'addormentamento (sia con l'anestesia spinale che con quella epidurale, il paziente rimane cosciente).

Prostatectomia Radicale “a cielo aperto” (tecnica chirurgica tradizionale)

La prostatectomia radicale eseguita con tecnica chirurgica tradizionale prevede l'esecuzione di una sola grande incisione in una zona al di sotto dell'ombelico oppure a livello del perineo (cioè tra scroto e ano).

In caso di incisione sotto-ombelicale, l'intervento prende il nome di prostatectomia radicale retropubica; in caso di incisione a livello perineale, invece, la procedura è correntemente detta prostatectomia radicale perineale.

Tramite l'apertura derivante dall'incisione, il chirurgo accede all'area pelvica ed effettua le operazioni di asportazione parziale o totale della prostata.

Qualora il tumore prostatico si fosse diffuso ai linfonodi vicini o alle strutture neuro-vascolari limitrofe, l'asportazione potrebbe coinvolgere anche questi elementi; in tali situazioni, chiaramente, l'intervento risulterà più invasivo.

Prostatectomia Radicale Retropubica

Nella prostatectomia radicale retropubica, il chirurgo effettua l'incisione addominale appena sopra la prostata e da lì raggiunge direttamente quest'ultima, al fine di rimuoverla totalmente o parzialmente.

Prostatectomia Radicale Perineale

Contraddistinta dall'incisione della zona perineale, la prostatectomia radicale perineale è un approccio utilizzato di rado, in quanto presenta alcuni limiti: essa, infatti, non permette l'eliminazione dei linfonodi addominali e delle strutture neuro-vascolari eventualmente intaccati da cellule neoplastiche.

Prostatectomia Radicale con Tecnica Laparoscopica

La laparoscopia (o tecnica laparoscopica) è una modalità di intervento chirurgico minimamente invasiva, caratterizzata dalla realizzazione di 3-4 piccole incisioni (1 centimetro) a livello addominale e dall'utilizzo di una sonda esplorativa nota come laparoscopio.

Durante le procedure di prostatectomia radicale con tecnica laparoscopica, il chirurgo effettua, in genere, 4 piccole incisioni in sede addominale; dopodiché, sfrutta queste piccole aperture per introdurre nella cavità pelvica il laparoscopio, con cui osserva l'interno della cavità pelvica stessa, e gli strumenti chirurgici utili alla rimozione della prostata.

L'esigua dimensione delle incisioni che contraddistinguono la prostatectomia radicale con tecnica laparoscopica garantisce un recupero post-operatorio più facile e rapido.

Prostatectomia Radicale Laparoscopica Robotica (o Robot-assistita)

Grazie all'avanzamento delle tecnologie mediche, ormai da qualche anno, i chirurghi hanno la possibilità di effettuare la prostatectomia radicale laparoscopica con il supporto di uno strumento robotico (prostatectomia laparoscopica radicale robotico o robot-assistita).

Si tratta, a tutti gli effetti, di un approccio procedurale alternativo alla prostatectomia radicale laparoscopica.

La particolarità di questa variante è che il chirurgo effettua le operazioni sulla prostata guidando un robot, il quale, di fatto, si sostituisce alle mani del medico specialista.

La variante robotica degli interventi in laparoscopia assicura un'elevata precisione e tempi di recupero ancora più rapidi.

Dopo la Procedura

Prostatectomia Radicale: Fase Post-Operatoria

Dopo gli interventi di prostatectomia radicale, è previsto un periodo di ricovero ospedaliero della durata di 3-7 giorni, in caso di ricorso alla chirurgia tradizionale, o di 2-3 giorni, in caso di ricorso alla tecnica laparoscopica.

Durante il ricovero, il personale medico, compreso il chirurgo che ha eseguito l'operazione, provvede a monitorare periodicamente le condizioni di salute del paziente, valutando le incisioni e i parametri vitali.

Dopo le procedure di prostatectomia radicale, è previsto l'utilizzo del catetere vescicale, per permettere al paziente di urinare; il periodo d'uso del catetere vescicale varia da 2 a 3 settimane, per gli interventi con tecnica chirurgica classica, a 7-10 giorni, per le procedure con tecnica laparoscopica.

Prostatectomia Radicale: come sta il paziente dopo la procedura?

È normale che dopo la prostatectomia radicale il paziente avverta dolore a livello delle incisioni chirurgiche, soprattutto quando cammina.
Se il dolore è considerevole, il chirurgo potrebbe prescrivere un antidolorifico da somministrare tramite una linea endovenosa applicata sul braccio.

È da segnalare, inoltre, che nelle prime 24-48 ore che seguono le procedure in anestesia generale, il paziente potrebbe avvertire debolezza, mal di testa, confusione e lentezza di riflessi: sono tutti effetti normali della pratica anestetica, i quali svaniscono in breve tempo.

Prostatectomia Radicale: il Recupero a Casa

Dopo i giorni di ricovero in ospedale, il recupero deve continuare a casa.

Per i pazienti reduci dall'intervento di prostatectomia radicale, le classiche indicazioni mediche da seguire a casa comprendono:

  • Evitare attività stancanti (es: alzare pesi), ma praticare qualche breve camminata, anche in ambito domestico;
  • Non guidare fino al "via" del medico;
  • Assumere un antidolorifico in caso di dolore;
  • Mangiare in modo sano;
  • Tornare alla normale routine quotidiana con gradualità;
  • Astenersi dall'attività sessuale fino a diversa indicazione da parte del medico curante.

Prostatectomia Radicale e Follow-up

Dopo la prostatectomia radicale, è previsto un programma di follow-up, il quale si basa su controlli periodici precauzionali, utili a monitorare nel tempo gli effetti dell'intervento e anche a identificare tempestivamente eventuali recidive.
Tra questi controlli, figurano:

Prostatectomia Radicale e Attività Sessuale

L'intervento di prostatectomia radicale ha ripercussioni più o meno profonde in ambito sessuale:

  • Il paziente potrebbe soffrire di problemi di erezione (disfunzione erettile) per diversi mesi (anche 12-18 mesi); in alcuni casi, tale problema risulta permanente.
  • La capacità di eiaculazione cambia in maniera definitiva, con il paziente che potrebbe non emettere più sperma o emetterne soltanto una piccola quantità.
    A ogni modo, l'intervento di prostatectomia comporta generalmente una condizione di sterilità permanente.
  • Per un certo periodo, il paziente potrebbe non provare più lo stesso interesse sessuale presente prima dell'intervento.

Prostatectomia Radicale: i Tempi di Recupero

Gli uomini sottoposti a prostatectomia radicale hanno bisogno dalle 4 alle 12 settimane per sentirsi meglio e riprendere con tranquillità le più semplici attività quotidiane.
Tempi di recupero più brevi caratterizzano gli interventi con tecniche meno invasive (laparoscopia); viceversa, tempi di recupero più lunghi sono tipici delle operazioni con tecnica chirurgica tradizionale.

Rischi

Prostatectomia Radicale: è sicura?

La prostatectomia radicale è una procedura che i medici ritengono sufficientemente sicura.
Tuttavia, è pur sempre un intervento chirurgico, quindi presenta una serie di rischi non del tutto eliminabili.

Prostatectomia Radicale: Rischi e Complicanze

https://www.my-personaltrainer.it/imgs/2021/01/26/infezione-alla-prostata-diagnosi-orig.jpeg Shutterstock

Alla prostatectomia radicale sono associati i classici rischi di ogni intervento chirurgico, più alcuni rischi specifici dovuti alle operazioni sulla prostata.

Rischi associati alla pratica chirurgica

Rischi specifici dell'intervento di Prostatectomia Radicale

Controindicazioni

Prostatectomia Radicale: Quando è Controindicata?

La prostatectomia radicale presenta alcune controindicazioni; ecco le principali:

  • La prostatectomia radicale è controindicata quando la neoplasia ha diffuso metastasi nel resto dell'organismo.
  • L'approccio perineale è controindicato nei pazienti la cui fertilità è ancora potenzialmente elevata (per esempio, perché sono ancora relativamente giovani).

Risultati

Prostatectomia Radicale: è efficace?

I risultati di un intervento di prostatectomia radicale dipendono da fattori come l'età e lo stato di salute del paziente, e la gravità della neoplasia prostatica.
In linea generale, le speranze di successo dell'operazione sono elevate quando il tumore è di piccole dimensioni e il paziente in buone condizioni di salute.

Autore

Dott. Antonio Griguolo
Laureato in Scienze Biomolecolari e Cellulari, ha conseguito un Master specialistico in Giornalismo e Comunicazione istituzionale della scienza