Persone autodistruttive: dinamiche psicologiche

Persone autodistruttive: dinamiche psicologiche
Ultima modifica 06.02.2024
INDICE
  1. Persone autodistruttive: chi sono?
  2. Caratteristiche delle persone con tendenze autodistruttive
  3. Storia del disturbo e del suo studio
  4. Letteratura scientifica più recente
  5. Cause e fattori di rischio
  6. Prevenzione dei comportamenti autodistruttivi
  7. Sofferenza e credenze religiose
  8. Dinamiche psicologiche dell’autodistruzione
  9. Conseguenze dei comportamenti autodistruttivi sulla vita della persona e dei cari
  10. Come relazionarsi con una persona autodistruttiva
  11. Cosa fare se ti riconosci in queste tendenze

Persone autodistruttive: chi sono?

Il termine "persone autodistruttive" si riferisce a individui che manifestano comportamenti che possono causare danno a se stessi, sia fisicamente sia emotivamente. Questi comportamenti spesso emergono come risposte disfunzionali a stress, traumi o condizioni psicologiche sottostanti.
Tuttavia, come sempre è importante separare le persone dai loro comportamenti, anche quelli autodistruttivi, sia per avere una comprensione più profonda ed empatica delle difficoltà che alcuni possono affrontare, sia per evitare la stigmatizzazione di una condizione per la quale il cambiamento è possibile.

Caratteristiche delle persone con tendenze autodistruttive

Le persone cosiddette autodistruttive presentano una gamma di caratteristiche e comportamenti che riflettono una lotta interiore e spesso un profondo dolore psicologico.
Queste persone possono involontariamente sabotare le proprie opportunità di successo e felicità, spingendosi verso comportamenti che portano a conseguenze negative sia per loro stesse che per chi le circonda.

Tra le caratteristiche principali rilevate, troviamo

  • la tendenza all'auto-sabotaggio
  • l'abuso di sostanze
  • l'autoisolamento
  • comportamenti autodannosi, come l'autolesionismo o la promiscuità sessuale non sicura

Queste persone possono anche manifestare un perfezionismo paralizzante accompagnato da una severa autocritica, instabilità emotiva e un rifiuto di accettare aiuto o supporto dagli altri.
Le persone autodistruttive spesso lottano con sentimenti di inadeguatezza e possono non riconoscere o apprezzare i propri successi, reagendo addirittura con tristezza o irritazione quando raggiungono obiettivi significativi. Ciò è indicativo di una profonda insoddisfazione interiore e di un conflitto con il proprio senso di valore personale. Un altro aspetto rilevante è la difficoltà nel mantenere relazioni positive, spesso a causa di una bassa autostima che porta a sabotare legami che stanno andando bene, perché si sentono indegni di amore o felicità.

Storia del disturbo e del suo studio

Il disturbo masochistico di personalità, anche conosciuto come autodistruttivo o autosabotante, non è formalmente riconosciuto nel DSM-5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, quinta edizione), l'attuale manuale di riferimento per i professionisti della salute mentale. Tuttavia, è stato oggetto di discussione tra gli psichiatri e gli psicologi per molti anni, con radici che risalgono alle prime teorie psicoanalitiche.

Sigmund Freud fu uno dei primi a esplorare le tendenze masochistiche, suggerendo che alcune persone potrebbero trarre piacere inconscio dal dolore e dalla sofferenza. Questo concetto fu ulteriormente sviluppato da altri teorici della psicoanalisi, come Theodor
Reik e Karen Horney, che esaminarono come queste tendenze potessero influenzare la personalità e i comportamenti interpersonali.
Nel corso degli anni, il concetto di masochismo ha subito un'evoluzione, passando da una semplice ricerca del dolore fisico a una comprensione più ampia che include la ricerca della sofferenza emotiva e psicologica. Questo ha portato alla proposta di includere il disturbo masochistico di personalità nei manuali diagnostici, come il DSM-III, sebbene alla fine non sia stato incluso come categoria diagnostica ufficiale.
La discussione sul disturbo masochistico di personalità riflette la complessità della natura umana e la sfida di categorizzare comportamenti e tendenze emotive che spaziano su un ampio spettro. Anche se non è riconosciuto ufficialmente nei manuali diagnostici contemporanei, il concetto continua ad essere esplorato nella ricerca psicologica e terapeutica, offrendo spunti importanti per comprendere e aiutare coloro che mostrano comportamenti autodistruttivi.

Per approfondire: Masochismo: Cos'è, Cause e Significato

Letteratura scientifica più recente

Un recente studio (2023) ha esplorato come alcune persone continuino a impegnarsi in comportamenti autodistruttivi nonostante le avvertenze sui loro effetti negativi. Attraverso l'utilizzo di un videogioco, la ricerca dimostra che, mentre alcuni individui imparano a evitare scelte che portano a conseguenze negative, un sottogruppo persiste nei comportamenti dannosi anche dopo essere stati informati dei rischi. Questo suggerisce che il problema non è legato alla motivazione o al controllo degli impulsi, ma alla difficoltà di formare un modello cognitivo accurato che colleghi le azioni a esiti specifici.
Gli autori propongono che le conseguenze negative infrequenti rendono più difficile cambiare comportamenti rischiosi, un principio applicabile a situazioni di vita reale oltre al gioco.

Cause e fattori di rischio

Le cause dei comportamenti autodistruttivi riguardano un complesso intreccio di fattori ambientali, psicologici e biologici. La comprensione delle cause sottostanti e dei fattori di rischio associati ai comportamenti autodistruttivi è fondamentale per l'identificazione precoce e l'intervento efficace.

  • Fattori ambientali
    Esperienze di vita come traumi infantili, abusi fisici, emotivi o sessuali, negligenza genitoriale, perdite significative o esposizione prolungata a situazioni stressanti, possono contribuire allo sviluppo di comportamenti autodistruttivi. L'ambiente familiare, le relazioni interpersonali e il contesto sociale infatti giocano un ruolo cruciale nel modellare le risposte personali agli stressor della vita.
  • Fattori psicologici
    Aspetti come bassa autostima, difficoltà di regolazione emotiva, sentimenti di inadeguatezza o vuoto, disturbi psicologici come depressione, disturbo borderline di personalità e disturbi d'ansia possono predisporre gli individui ad intraprendere comportamenti autodistruttivi. La presenza di convinzioni negative su di sé e il mondo, insieme a meccanismi di coping disfunzionali, possono esacerbare questa tendenza.
  • Fattori biologici
    Alcune ricerche suggeriscono che esistono predisposizioni genetiche e neurobiologiche a questo tipo di comportamenti. Alterazioni nella funzione di neurotrasmettitori come la serotonina, disfunzioni nei sistemi di regolazione dell'umore e dell'impulsività e fattori genetici possono influenzare la suscettibilità di un individuo a sviluppare queste tendenze.

Tra i fattori di rischio per lo sviluppo di comportamenti autodistruttivi figurano poi l'isolamento sociale, la mancanza di supporto emotivo, esperienze di bullismo o discriminazione e la presenza di altri disturbi psicologici. L'abuso di sostanze può sia fungere da fattore di rischio che da meccanismo di coping disfunzionale che aggrava la tendenza autodistruttiva. Per quanto riguarda le situazioni esacerbanti, periodi di intenso stress o cambiamenti significativi nella vita, come la perdita di un lavoro, la fine di una relazione importante, o l'esperienza di fallimento in ambiti significativi, possono intensificare i comportamenti autodistruttivi.

Prevenzione dei comportamenti autodistruttivi

In ambito sanitario, ma non solo, la migliore cura è la prevenzione. La prevenzione dei comportamenti autodistruttivi inizia con la promozione della salute mentale fin dalla giovane età. Insegnare strategie di coping efficaci, la gestione dello stress e la regolazione emotiva, può aiutare gli individui ad affrontare le sfide della vita senza ricorrere a comportamenti dannosi.

È inoltre essenziale creare ambienti supportivi sia a casa che a scuola, dove i giovani si sentano sicuri di esprimere le loro emozioni e di cercare aiuto quando necessario. La sensibilizzazione sui segnali di avvertimento dei comportamenti autodistruttivi può inoltre
permettere un intervento precoce, prevenendo l'escalation del problema.

Sofferenza e credenze religiose

In alcune tradizioni religiose, la sofferenza e il sacrificio personale sono valorizzati come mezzi di purificazione spirituale, redenzione o come via per avvicinarsi a una divinità o a una realtà spirituale superiore. Queste concezioni possono influenzare la percezione della sofferenza, rendendo alcune persone più inclini a interpretare le proprie esperienze di dolore e sacrificio in un contesto religioso o spirituale.

Dal punto di vista psicologico, individui con tendenze masochistiche possono trovare nella religione un contesto che giustifica o conferisce un significato più profondo alle loro esperienze di sofferenza.
La sofferenza, nel contesto religioso, può essere vista non solo come inevitabile, ma anche come qualcosa di desiderabile o nobilitante, soprattutto se interpretata come parte di un percorso spirituale o di un disegno divino.
È importante notare, tuttavia, che la relazione tra religione e comportamenti autodistruttivi non è diretta o universale. Le persone interpretano e vivono le loro credenze religiose in modi estremamente vari e, naturalmente, non tutti coloro che praticano una religione che valorizza la sofferenza si identificano con o esibiscono comportamenti masochistici o autodistruttivi. Inoltre, la religione può anche offrire risorse di supporto, comunità e modelli per la gestione della sofferenza in modi che promuovono la resilienza e il benessere.
In conclusione, mentre esistono collegamenti tra certe interpretazioni della sofferenza nel contesto religioso e le tendenze autodistruttive, è essenziale considerare la vasta gamma di fattori individuali, culturali e contestuali che influenzano questa relazione.

Dinamiche psicologiche dell’autodistruzione

Le dinamiche psicologiche sottostanti ai comportamenti autodistruttivi sono complesse e spesso radicate in emozioni profonde e conflitti interni.
Le persone autodistruttive tendono a rivolgere l'ira verso se stesse piuttosto che esternarla, il ché si traduce in comportamenti che possono danneggiare la loro stessa persona e le relazioni con gli altri.
Un aspetto chiave è la tendenza all'incompetenza forzata, dove l'individuo si concentra sui propri limiti e fallimenti, amplificando insicurezze e vuoti per mostrare al mondo e a sé stesso l'apparente inutilità dei propri sforzi. Questo comportamento lascia le persone intrappolate in una zona di comfort dalla quale non desiderano uscire, alimentando un ciclo continuo di autodistruzione.
Altri comportamenti includono l'abuso di sostanze, il rifiuto di ricevere aiuto, e relazioni caratterizzate da aggressività e vittimismo, dove il dolore e la sofferenza interni vengono proiettati sugli altri, rendendo difficile il mantenimento di legami stabili e basati sulla fiducia.
La gestione emotiva frammentata e caotica, inoltre, contribuisce a un universo interiore dominato da emozioni negative che spesso esplodono in scoppi di rabbia e violenza.
Infine, l'autosabotaggio può essere una manifestazione di problemi profondamente radicati nell'infanzia, come la critica e il giudizio ricevuti da figure genitoriali significative, che possono portare a convinzioni di inadeguatezza e a comportamenti che sabotano le relazioni e le opportunità personali. Il lavoro su sé stessi, soprattutto affrontando le ferite dell'infanzia e imparando ad amarsi, è tra i più importanti per superare questi schemi.

Conseguenze dei comportamenti autodistruttivi sulla vita della persona e dei cari

I comportamenti autodistruttivi hanno un impatto significativo non solo sulla vita della persona che li manifesta ma anche su chi è vicino. Questi comportamenti possono portare a una vasta gamma di conseguenze negative, che influenzano diversi aspetti della vita.


Impatto sull'individuo

  • Salute fisica: l'autolesionismo, l'abuso di sostanze e altri comportamenti a rischio possono avere gravi ripercussioni sulla salute fisica, incluse lesioni e malattie croniche.
  • Salute mentale: i comportamenti autodistruttivi sono spesso correlati (come concausa o come conseguenza) a disturbi psichiatrici come depressione, disturbo borderline di personalità e ansia.
  • Relazioni interpersonali: la tendenza all'autodistruzione può danneggiare anche le relazioni più significative, portando a isolamento sociale, incomprensioni e conflitti con amici e familiari.
  • Opportunità di vita: il sabotaggio può riguardare anche opportunità professionali o educative e limitare il progresso personale e professionale.

Impatto sulle persone vicine

  • Stress emotivo: gli amici e i familiari possono sperimentare significativi livelli di stress, ansia e preoccupazione per il benessere dell'individuo, spesso sentendosi impotenti di fronte alla sua sofferenza.
  • Tensioni relazionali: le dinamiche relazionali diventano complicate, poiché le persone vicine possono trovarsi a dover affrontare comportamenti difficili come il ritiro emotivo, l'aggressività o la manipolazione.
  • Impatto economico: in alcuni casi, i comportamenti autodistruttivi possono avere implicazioni finanziarie, come le spese mediche per trattamenti o per affrontare le conseguenze di comportamenti a rischio.
  • Salute mentale dei familiari: la costante preoccupazione per un caro con tendenze autodistruttive può incidere negativamente anche sulla salute mentale dei familiari,portando a stress, esaurimento emotivo e, in alcuni casi, a disturbi ansiosi o depressivi.

Come relazionarsi con una persona autodistruttiva

Relazionarsi con persone che manifestano tendenze autodistruttive richiede un approccio profondamente empatico e supportivo. Queste persone spesso non si prendono cura del proprio benessere, inclini a cercare il caos e il dolore come mezzo per affrontare sofferenze interne più profonde e radicate. In più, anche in presenza di consapevolezza delle conseguenze distruttive, persiste l'incapacità di interrompere i comportamenti autodistruttivi.

Per interagire in modo costruttivo con chi mostra comportamenti autodistruttivi è fondamentale porsi con empatia e comprensione, senza esprimere giudizi. Offrire un ascolto attento e dimostrare la convinzione che il cambiamento sia possibile può fare la differenza.

La promozione della consapevolezza sui percorsi di aiuto disponibili e l'importanza di cercare il sostegno di professionisti della salute mentale, quali psicologi o terapeuti, soprattutto se attuata da persone di fiducia, può incoraggiare a rompere il circolo vizioso
dell'autosabotaggio. Gli specialisti infatti possono affrontare le cause sottostanti di tali comportamenti e aiutare la persona a sviluppare strategie efficaci per gestire il dolore emotivo, costruire l'autostima e riscoprire il proprio valore personale.

Cosa fare se ti riconosci in queste tendenze

Affrontare e superare i comportamenti autodistruttivi richiede consapevolezza, impegno e spesso il supporto di professionisti della salute mentale. La terapia può aiutarti a identificare e a lavorare sui sentimenti inconsci di colpa e rabbia, a incanalarli verso strade più utili e costruttive, a sviluppare strategie per una vita più sana e soddisfacente.

Fonti

  • Freud, S. (1924). The economic problem of masochism. Psychoanalytic Publishing House.
  • Kernberg, O. F. (1984). Severe personality disorders: Psychotherapeutic strategies. Yale University Press.
  • Millon, T. (1996). Disorders of personality: DSM-IV and beyond (2nd ed.). John Wiley &Sons.
  • Linehan, M. M. (1993). Cognitive-behavioral treatment of borderline personality disorder. TheGuilford Press.
  • Paris, J. (1998). Working with traits: Psychotherapy of personality disorders. Jason Aronson.
  • Philip Jean-Richard-dit-Bressel et al, (2023) A cognitive pathway to punishment insensitivity, Proceedings of the National Academy of Sciences

Autore

Dott.ssa Donatella Ruggeri
Dott.ssa Donatella Ruggeri, psicologa e divulgatrice scientifica. Si occupa di ricerca e progettazione, consulenza a seduta singola e neuroscienze. E’ la fondatrice della Settimana del Cervello, manifestazione che si svolge in Italia ogni anno a marzo per l'educazione e la sensibilizzazione sulle meraviglie del cervello umano.