Perché dormire di più può far dimagrire

Perché dormire di più può far dimagrire
Ultima modifica 14.06.2022
INDICE
  1. Cosa dice la ricerca statunitense
  2. Le peculiarità innovative dello studio
  3. In che modo il sonno incide sulla perdita di peso

Il sonno è fondamentale per la salute delle persone e mantenerne il più possibile alta la qualità aiuta a migliorare diversi aspetti della vita, primo tra tutti la reattività durante le ore diurne.

Quello che però è meno noto, è che il nervosismo e la minore capacità di concentrazione collegate al dormire poco o male possano far mangiare di più e quindi portare a un aumento di peso. A dirlo, un recente studio condotto dai ricercatori dell'Università di Chicago e da quelli dell'Università del Wisconsin-Madison, e pubblicato su JAMA Internal Medicine.

Cosa dice la ricerca statunitense

A determinare una condizione di sovrappeso sono diverse dinamiche ma tra le più sottovalutate compaiono quelle legate al sonno, o meglio alla sua mancanza, che inciderebbero e non poco. Questo quanto scoperto dallo studio americano che avrebbe dimostrato come dormire a sufficienza e bene possa cambiare il modo in cui ci si approccia al dimagrimento e, soprattutto, influenzare l'apporto calorico di ciascuno.

Lo studio, della durata di quattro settimane, è stato condotto da parte dell'equipe guidata da Esra Tasali, Direttore dell'UChicago Sleep Center presso l'Università di Chicago Medicine, su 80 giovani adulti in sovrappeso che dormivano abitualmente meno di 6,5 ore a notte.

Le prime due settimane i volontari sono stati sottoposti a una consulenza personalizzata sull'igiene del sonno e su come migliorarne la qualità, allo scopo di aumentare il tempo che passavano addormentate.

Durante le sedute sono stati istruiti sui comportamenti negativi che possono influenzare la qualità e la durata del riposo. Tra questi i principali sono l'uso di dispositivi elettronici in camera da letto e fino a poco tempo prima di addormentarsi, eccessiva illuminazione nella stanza nella quale si riposa o temperatura troppo alta, uso di materassi e cuscini poco comodi, assunzione di caffeina, alcol o cibi troppo pesanti la sera.

Evitando tali comportamenti qualora fossero in essere, e cercando di arrivare il più possibile rilassati all'appuntamento con il letto, anche svolgendo alcune attività propedeutiche come un bagno caldo, la lettura di un libro o un momento di meditazione, quasi tutti i partecipanti hanno aumentato, nelle due settimane successive di osservazione, la durata media del proprio sonno di oltre un'ora a notte.

Ma la cosa sorprendente riscontrata dagli studiosi è stata che parallelamente anche l'apporto calorico giornaliero di ognuno sia diminuito. Benché alcuni soggetti abbiano raggiunto addirittura le 500 calorie in meno assimilate giornalmente, la media è stata di meno 270 calorie al giorno a testa. Un numero significativo che si tradurrebbe in circa 12 kg di perdita di peso in tre anni se la qualità del sonno fosse mantenuta costante nel tempo.

Le peculiarità innovative dello studio

Rispetto a molte osservazioni precedenti, spesso fatte in laboratori e con condizioni poco naturali, a rendere particolarmente affidabile questo studio anche il fatto che si sia svolto in un ambiente reale, con i partecipanti lasciati completamente liberi di vivere il sonno e l'alimentazione esattamente come lo avevano sempre fatto, senza suggerimenti o manipolazioni esterne.

I ricercatori, infatti, non hanno fornito alcuna indicazione specifica sull'alimentazione o su altri fattori inerenti allo stile di vita, come ad esempio l'attività sportiva, ma si sino limitati a tenere monitorato in modo corretto l'apporto calorico dei partecipanti, affidandosi semplicemente ad un metodo chiamato "acqua doppiamente etichettata" e al cambiamento delle riserve di energia. Questo test, messo a punto da Dale A. Schoeller, professore emerito di scienze nutrizionali presso UW-Madison, si basa sull'osservazione delle urine di una persona che beve acqua in cui gli atomi di idrogeno e ossigeno sono stati sostituiti con isotopi meno comuni, ma naturali e stabili che sono facili da rintracciare.

In che modo il sonno incide sulla perdita di peso

Nonostante lo studio americano non avesse come focus specifico la perdita di peso, è bastato dunque un tempo limitato di osservazione per stabilire che la relazione tra qualità del sonno e minor apporto calorico esista e di conseguenza poter affermare che se le sane abitudini legate al sonno vengono mantenute nel tempo, sia possibile anche arrivare a una significativa perdita di peso.

Questa ovviamente è una notizia piuttosto incoraggiante, soprattutto nelle persone che pur provandoci non riescono a dimagrire e che magari stanno semplicemente sottovalutando gli aspetti relativi al riposo.

Il motivo di una riduzione calorica di questo tipo risiede nel fatto che la restrizione del sonno abbia un effetto sulla regolazione dell'appetito e porti a una maggiore assunzione di cibo, e di conseguenza nel tempo ad un probabile aumento di peso. Al contrario, dormire di più porta a mangiare meno, in modo naturale e inconsapevole.

Inoltre, il fatto che dormendo maggiormente si mangi meno dipende anche da due ormoni, che si occupano del rapporto sonno e peso corporeo: leptina e grelina. Più si dorme, infatti, più si libera leptina, un ormone prodotto dal tessuto adiposo che blocca lo stimolo della fame. Riposare poco o male, invece, al contrario porta al rilascio della grelina, un ormone prodotto dallo stomaco e dal pancreas, che stimola l'appetito.

Per dormire meglio anche le azioni mattutine sono importanti.