Neurofeedback: cos'è e come funziona. Principali applicazioni e benefici

Neurofeedback: cos'è e come funziona. Principali applicazioni e benefici
Ultima modifica 12.02.2024
INDICE
  1. Neurofeedback: cosa è
  2. Storia dello strumento
  3. Fondamenti scientifici del neurofeedback
  4. Benefici del neurofeedback e principali applicazioni
  5. Neurofeedback e realtà virtuale
  6. Come si svolge una seduta di neurofeedback
  7. Cosa aspettarsi da un training di neurofeedback
  8. Come scegliere il trainer di neurofeedback

Neurofeedback: cosa è

Il Neurofeedback è una tecnica derivata dal biofeedback che può ottimizzare le funzioni cognitive attraverso l'allenamento delle onde cerebrali. Utilizzando l'elettroencefalogramma (EEG) per monitorare l'attività cerebrale in tempo reale, questa metodologia consente alle persone di apprendere come modulare le proprie frequenze cerebrali che vengono "rinforzate" da un feedback visivo o acustico prodotto da software specializzati. Sfruttando il principio della neuroplasticità e il concetto di "apprendimento operante", consente alle persone di imparare, anche inconsapevolmente, uno "stato mentale" ideale da raggiungere e da ricercare in determinati momenti. Con il neurofeedback si può quindi arrivare a influenzare attivamente il proprio stato mentale, migliorando la concentrazione e riducendo ansia e stress.
Con l'acquisizione di una maggiore consapevolezza sulla propria attività cerebrale, questa tecnica porta a miglioramenti duraturi in vari aspetti della funzionalità cerebrale e offre un approccio non invasivo per il trattamento di diversi disturbi.

Storia dello strumento

La storia del neurofeedback (e precedentemente del biofeedback) risale a parecchi anni fa e va di pari passo con l'evoluzione della psicofisiologia.
Il biofeedback, come concetto, ha preso piede nella metà del XX secolo, basandosi sull'idea che le persone potessero imparare a controllare le funzioni fisiologiche involontarie, quali la frequenza cardiaca e la tensione muscolare, attraverso un feedback fornito in tempo reale da strumenti di misurazione. Inizialmente, il focus era sul monitoraggio e l'allenamento di queste funzioni per migliorare la salute fisica e mentale, ma ben presto la ricerca si è spinta oltre.

La nascita del neurofeedback, una derivazione del biofeedback focalizzata specificamente sull'attività cerebrale, ha segnato una svolta. Gli studi pionieristici degli anni '60 e '70, come quelli condotti da Joe Kamiya all'Università di Chicago e Barry Sterman all'UCLA, hanno esplorato la possibilità di allenare le onde cerebrali per influenzare la coscienza e le condizioni psicologiche. Kamiya, ad esempio, dimostrò che le persone potevano imparare a controllare le loro onde alfa, associate a stati di rilassamento, mentre Sterman scoprì che il neurofeedback poteva essere utilizzato per ridurre la frequenza delle crisi epilettiche.

Questi primi lavori hanno gettato le basi per le applicazioni cliniche del neurofeedback, che sono state ulteriormente sviluppate negli anni successivi. Col tempo, il neurofeedback è stato applicato con successo al trattamento di una vasta gamma di disturbi, tra cui ADHD, ansia, disturbi del sonno e PTSD, sfruttando la neuroplasticità del cervello per ottenere miglioramenti duraturi nel funzionamento cerebrale.

Per approfondire: Biofeedback: Cos'è, Come funziona e Benefici

Fondamenti scientifici del neurofeedback

Come dicevamo, il neurofeedback funziona attraverso l'uso combinato dell'elettroencefalogramma (EEG) e di software specifici per analizzare e influenzare l'attività cerebrale. L'EEG gioca un ruolo cruciale in questo processo: registra le onde cerebrali attraverso sensori (elettrodi) posizionati sul cuoio capelluto dell'individuo o su una cuffia. Il training si basa su principi di condizionamento operante, dove gli individui ricevono feedback immediato sotto forma di segnali visivi o uditivi in base all'attività cerebrale rilevata.

Ad esempio, guardare un film o giocare a un videogioco può essere parte dell'esperienza di training, con il film che procede senza interruzioni o il videogioco che risponde positivamente solo quando le onde cerebrali sono nello stato desiderato. Questo tipo di feedback rinforza i pattern di onde cerebrali ottimali, aiutando l'individuo ad associare implicitamente un certo stato mentale con un esito positivo.

Di conseguenza, l'individuo apprende come modulare l'attività cerebrale attraverso la pratica e la ripetizione a cui è esposto nelle sedute. Il neurofeedback, quindi, si basa su un modello di apprendimento e condizionamento, dove il cervello "impara" a funzionare in modo più efficiente.

Benefici del neurofeedback e principali applicazioni

Una delle caratteristiche più significative del neurofeedback è la sua natura non invasiva e l'assenza di effetti collaterali o dolorosi.
A differenza dei trattamenti farmacologici e di alcune procedure mediche, il neurofeedback non ha effetti diretti sul cervello, ma si serve di elettrodi "passivi" (che cioè si limitano a registrare il dato dell'EEG). Questo lo rende un'opzione terapeutica sicura e adatta per la maggior parte delle persone, inclusi i bambini.

Tra i principali benefici del Neurofeedback, ci sono:

  • miglioramento della concentrazione e dell'attenzione: diversi studi hanno dimostrato che il neurofeedback può essere particolarmente efficace nel trattamento del Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD), migliorando la capacità di concentrarsi e mantenere l'attenzione
  • riduzione dell'ansia e dello stress: il neurofeedback aiuta a gestire l'ansia e lo stress insegnando agli individui come modulare le proprie risposte fisiologiche allo stress e ottenere uno stato di rilassamento
  • miglioramento delle prestazioni sportive e cognitive: atleti e professionisti utilizzano il neurofeedback per affinare la loro capacità di concentrazione e migliorare le prestazioni sotto pressione, beneficiando di una maggiore chiarezza mentale e focus
  • gestione dei disturbi dello spettro autistico: alcune ricerche suggeriscono che il neurofeedback può migliorare aspetti comportamentali e sociali nei bambini con disturbi dello spettro autistico
  • supporto nel trattamento di disturbi del sonno e depressione: la regolazione dell'attività cerebrale tramite neurofeedback ha mostrato potenzialità nel migliorare la qualità del sonno e nell'offrire sollievo dai sintomi della depressione
  • supporto nel del disturbo post traumatico da stress (PTSD) e delle sue manifestazioni dirette
    Queste ed altre applicazioni del neurofeedback sono supportate da molte evidenze scientifiche che ne attestano l'efficacia e sicurezza come strumento terapeutico non invasivo.

Neurofeedback e realtà virtuale

Negli anni recenti, il feedback acustico o video è stato a volte sostituito con un feedback in realtà virtuale (VR). Questa integrazione rappresenta un avanzamento significativo nel campo poiché offre ambienti immersivi che possono migliorare le prestazioni e l'esperienza degli utenti.
Studi recenti infatti indicano che gli scenari virtuali utilizzati come feedback potrebbero risultare più efficaci rispetto ai feedback tradizionali grazie alla loro capacità di coinvolgere maggiormente e motivare i partecipanti. Questa evoluzione suggerisce un futuro promettente per il neurofeedback, dove la tecnologia VR potrebbe svolgere un ruolo cruciale nel rendere il trattamento più divertente e piacevole.

Come si svolge una seduta di neurofeedback

Una seduta di neurofeedback tipicamente si compone di due fasi: l'assessment (o valutazione) e il training (o allenamento).
Questo processo è sempre curato dal professionista per essere trasparente e confortevole e viene adattato alle esigenze specifiche di ogni individuo.

Fase di assessment

La fase di valutazione è il primo passo, quello in cui il terapeuta (o il neurofeedback trainer) utilizza l'elettroencefalogramma (EEG) per misurare l'attività cerebrale dell'individuo in condizioni di riposo o mentre svolge compiti specifici. L'assessment consente di identificare schemi di onde cerebrali che possono essere associati a particolari condizioni o sfide che l'individuo sta affrontando, come ansia, difficoltà di concentrazione o disturbi del sonno. Le informazioni raccolte durante l'assessment sono fondamentali per personalizzare il programma di training. Il terapeuta infatti analizzerà i dati per stabilire su cosa concentrare il training e quali frequenze cerebrali saranno il focus dell'allenamento.

Fase di training

Durante la fase di training, si inizia con il posizionare gli elettrodi non invasivi sulla testa dell'individuo. Questi elettrodi registrano l'attività cerebrale tramite un EEG. Il software di neurofeedback interpreta i segnali dell'EEG consentendo agli utenti di "vedere" la propria attività cerebrale - con una interfaccia che è spesso più intuitiva rispetto alle versioni per gli addetti ai lavori.

In base agli obiettivi specifici del trattamento, il software può essere programmato per riconoscere e rinforzare determinati pattern di onde cerebrali. Ad esempio, può essere impostato per promuovere frequenze associate a stati di rilassamento o concentrazione. In questo caso, quando l'EEG rileva le onde desiderate, il software fa partire la riproduzione di una canzone o un video piacevoli per la persona, che si interrompono nel caso in cui cambino le onde associate.

Le sessioni di training tipicamente durano circa 45 minuti (possono durare anche 30 o 60 minuti); questo tempo consente una registrazione accurata dell'attività cerebrale e una sufficiente pratica con il feedback per promuovere l'apprendimento e l'adattamento cerebrale.
Le sessioni si svolgono una, due o tre volte a settimana per un periodo di circa 10-12 settimane, anche se la durata e la frequenza possono variare a seconda delle esigenze specifiche dell'individuo e delle indicazioni del professionista. Durante questo periodo le persone imparano progressivamente a modulare e controllare le proprie onde cerebrali, quindi è importante essere costanti e partecipare alle sessioni previste.

Cosa aspettarsi da un training di neurofeedback

Le persone che vogliono iniziare un percorso di neurofeedback potrebbero pensare erroneamente che il "lavoro" terapeutico o di potenziamento sarà svolto dallo strumento.
Non è così: il neurofeedback è uno strumento che spesso viene integrato nella terapia psicologica e che richiede responsabilità, costanza e impegno. Verosimilmente potrà essere accompagnato anche da colloqui psicologici, momenti di anamnesi clinica e sessioni di psicoterapia.
Durante il training non si è passivi, anzi: lo strumento fotografa la nostra condizione e siamo noi a dover imparare a cambiarla per ottenere i risultati desiderati. Inoltre, la relazione con il terapeuta è fondamentale per adattare il trattamento alle esigenze in evoluzione dell'individuo, monitorando i progressi e aggiustando il piano di trattamento secondo necessità.
In sintesi, il neurofeedback è un processo personalizzato che richiede tempo e dedizione. Con l'approccio giusto e il supporto adeguato, offre la possibilità di realizzare cambiamenti duraturi che possono migliorare significativamente la qualità della vita.

 

Come scegliere il trainer di neurofeedback

Nella selezione di un terapeuta di neurofeedback, è bene considerare professionisti con qualifiche in psicologia, neuropsicologia, medicina o psichiatria, assicurandosi che possiedano accreditamenti riconosciuti.
La formazione e l'esperienza sono cruciali, ma altrettanto importante è l'instaurarsi di una relazione terapeutica basata sulla fiducia e sul benessere reciproco, elementi chiave per il successo del trattamento. È importante fidarsi del terapeuta e sentirsi liberi di porre
domande.
Anche quando non si sta curando un disturbo ma si sta usando il neurofeedback per potenziare una competenza o una funzione cognitiva, è bene ricordare che si tratta di una prestazione sanitaria, per quanto strategica.

Fonti

  • Arns, M., de Ridder, S., Strehl, U., Breteler, M., & Coenen, A. (2009). Efficacy of neurofeedback treatment in ADHD: the effects on inattention, impulsivity and hyperactivity: a meta-analysis. Clinical EEG and Neuroscience, 40(3), 180-189.
  • Hammond, D. C. (2005). Neurofeedback with anxiety and affective disorders. Child and Adolescent Psychiatric Clinics of North America, 14(1), 105-123.
  • Mirifar, A., Beckmann, J., & Ehrlenspiel, F. (2017). Neurofeedback as a form of cognitive behavioral therapy in sport: A review. Frontiers in Psychology, 8, 908.
  • Coben, R., Linden, M., & Myers, T. E. (2010). Neurofeedback for autistic spectrum disorder: A review of the literature. Applied Psychophysiology and Biofeedback, 35(1), 83-105
  • Berger, L. M., Wood, G., & Kober, S. E. (2022). Effects of virtual reality-based feedback on neurofeedback training performance: A sham-controlled study. Frontiers in Human Neuroscience, 16, 952261.

Autore

Dott.ssa Donatella Ruggeri
Dott.ssa Donatella Ruggeri, psicologa e divulgatrice scientifica. Si occupa di ricerca e progettazione, consulenza a seduta singola e neuroscienze. E’ la fondatrice della Settimana del Cervello, manifestazione che si svolge in Italia ogni anno a marzo per l'educazione e la sensibilizzazione sulle meraviglie del cervello umano.