Ipersensibilità elettromagnetica: cos’è e come affrontare “l’allergia all’elettricità”

Ipersensibilità elettromagnetica: cos’è e come affrontare “l’allergia all’elettricità”
Ultima modifica 29.02.2024
INDICE
  1. Introduzione
  2. Cos’è l’ipersensibilità elettromagnetica
  3. È una vera malattia?
  4. Cosa dice la scienza
  5. I presunti sintomi dell'ipersensibilità elettromagnetica
  6. Come comportarsi

Introduzione

Quando si parla di allergie e intolleranze, in genere si pensa subito a quelle più note, come quelle ai pollini, alle muffe o agli alimenti. In realtà, ne esistono anche di poco conosciute, se non addirittura sconosciute. Fra queste potrebbe esserci anche l'ipersensibilità elettromagnetica, elettroipersensibilità o EHS, detta comunemente allergia all'elettricità. È doveroso parlare al condizionale perché si tratta di una condizione controversa, non ancora riconosciuta dalla comunità scientifica.

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Cos’è l’ipersensibilità elettromagnetica

I dispositivi e gli apparecchi elettronici, come i cellulari, gli elettrodomestici e i computer, sono ormai una parte integrante della vita moderna. Per la maggior parte delle persone si tratta di veri e propri alleati, in grado di semplificare molte operazioni e di procurare anche svago e rilassamento.

Non per tutti, però. Per chi soffre di ipersensibilità elettromagnetica, comunemente detta allergia all'elettricità, infatti potrebbe trattarsi di pericolose insidie. La ragione? Sembra che questi soggetti mal tollerino i campi elettromagnetici emessi da questi apparecchi. Questa condizione sarebbe scatenata dall'esposizione involontaria a radiofrequenze (RF)-EMF provenienti da fonti diverse.

Più precisamente per ipersensibilità elettromagnetica si intende una reazione organica ai campi elettromagnetici presenti nella vita quotidiana, come quelli emessi dalle linee elettriche ad alta tensione, dai trasmettitori radiotelevisivi, dagli elettrodomestici, dai cellulari, dai laptot, dai ripetitori della telefoniamobile, dai contatori intelligenti, dal WiFi, dalle stazioni radio-base e da tanti altri dispositivi senza fili.

È una vera malattia?

In realtà, l'ipersensibilità elettromagnetica è una condizione controversa e non ancora riconosciuta. Le prime segnalazioni di ipersensibilità elettromagnetica sono avvenuta a metà del 1900. Dopo la Seconda guerra mondiale, l'ex Unione Sovietica riferì che alcuni tecnici radar e tecnici militari che lavoravano con la radio erano affetti da quella che allora venne chiamata "sindrome da microonde".

Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, a oggi, non è ancora possibile definire con certezza tutti i possibili effetti biologici dei campi elettromagnetici. Stando alle evidenze scientifiche, insomma, al momento non esistono prove in merito all'esistenza di conseguenze per la salute dovute all'esposizione a bassi livelli di campi elettromagnetici.

Tuttavia, non si può ignorare il fatto che alcune persone sembrino particolarmente sensibili a questa esposizione. Per tale ragione, l'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa con la Risoluzione n. 1815 del 27 maggio 2011, ha raccomandato agli Stati membri di porre "particolare attenzione alle persone "elettroipersensitive" intolleranti ai CEM" e di introdurre "misure speciali per proteggerle, compresa la creazione di aree libere dalle onde non coperte dalla rete wireless".

Del resto, negli ultimi anni l'esposizione ai campi elettromagnetici è aumentata in maniera notevole. Non si può dunque escludere che alcune persone siano effettivamente più sensibili a questi campi, anche se al momento non esiste alcuna conferma in questo senso.

Cosa dice la scienza

Attualmente, l'ipersensibilità elettromagnetica non è una malattia riconosciuta in campo medico. Gli studi effettuati infatti non sarebbero riusciti a trovare una forte relazione clinica tra i campi elettromagnetici e i sintomi riportati. Inoltre, sembra non esistere alcuna ricerca affidabile che spieghi come i campi elettromagnetici potrebbero causare tali sintomi e in aggiunta mancano criteri oggettivi per diagnosticare la condizione.

In realtà, esistono studi che suggeriscono che i campi elettromagnetici possano causare sintomi negativi, ma secondo molti esperti presentano varie limitazioni.

Eppure, i soggetti che dicono di soffrire di questa condizione lamentano disturbi reali. Com'è possibile? Gli esperti spiegano che i sintomi possono essere legati ad altri disturbi, allo stress e /o a false credenze sui campi elettromagnetici.

Di contro, va detto che ci sono numerosi scienziati che pensano che l'ipersensibilità elettromagnetica esista e che vada riconosciuta ufficialmente. Insomma, per ora, in quest'ambito c'è ancora molta confusione.

I presunti sintomi dell'ipersensibilità elettromagnetica

In alcuni casi, i sintomi sarebbero così intensi e invalidanti da costringere la persona a smettere di lavorare e a cambiare il suo stile di vita.

Come comportarsi

Poiché l'ipersensibilità elettromagnetica non è riconosciuta ufficialmente, non esiste un trattamento standard per curarla. Tuttavia, esistono diversi approcci che si possono adottare per migliorare le cose.

Innanzitutto, è importante rivolgersi a un medico, per una valutazione generale. Dopo un'attenta anamnesi, ossia un colloquio approfondito con il paziente, il medico avrà elementi fondamentali per capire se i sintomi potrebbero essere collegati ad altri eventuali disturbi.

Per inquadrare meglio la situazione, potrebbe anche richiedere degli esami di approfondimento o prescrivere una visita specialistica. Se necessario, prescriverà cure specifiche e/o sintomatiche.

In secondo luogo, è utile provare a modificare l'ambiente in cui si vive, per ridurre l'esposizione ai campi elettromegnetici. In molti casi, si consiglia una terapia psicologica, come la terapia cognitivo-comportamentale.

Perché invece le allergie ai pollini arrivano sempre prima.