Il cervello popcorn. Significato e come superarlo

Il cervello popcorn. Significato e come superarlo
Ultima modifica 18.03.2024
INDICE
  1. Cosa si intende per cervello popcorn
  2. Come si manifesta il cervello popcorn
  3. Differenze tra la normale distrazione e il "cervello popcorn"
  4. L’utilizzo dei dispositivi elettronici e lo sviluppo cerebrale
  5. Il problema non sono i dispositivi ma il bombardamento informativo
  6. Il falso mito del ridotto span attentivo
  7. Come migliorare la concentrazione e ridurre la sensazione di cervello popcorn

Cosa si intende per cervello popcorn

Il termine "cervello popcorn" non è nuovo, anche se è tornato alla ribalta di recente: coniato dallo psicologo dott. David Levy nel 2011, descrive una sensazione di affaticamento mentale, confusione e urgenza, in particolare in relazione all'utilizzo dei dispositivi elettronici.
Il riferimento ai popcorn deriva dalla tendenza che molti di noi hanno acquisito di passare da un pensiero all'altro rapidamente, in modo scoppiettante e imprevisto, simile a dei popcorn sul fuoco. Secondo il dott. Levy, infatti, il nostro cervello è così immerso nell'ambiente digitale (fatto di notifiche, continue sollecitazioni, pubblicità e messaggi) che sta riproducendo quella velocità a cui siamo esposti anche nel modo di pensare.
L'espressione "cervello popcorn" non è però riconosciuta come condizione patologica dalla comunità scientifica e pertanto non rappresenta una diagnosi; viene usata in modo colloquiale per descrivere uno stato mentale in cui una persona si sente sopraffatta da sollecitazioni costanti (in particolare digitali), con una sovrastimolazione che conduce a una generale difficoltà di concentrazione e attenzione.
L'ipotesi è che questo fenomeno derivi dall'eccessivo tempo trascorso online, dal perenne contatto con i dispositivi elettronici, dalla tendenza a controllare frequentemente i propri dispositivi (circa 85 volte al giorno, ovvero ogni 15 minuti), specialmente in situazioni di attesa o pausa - proprio quando il nostro cervello, in passato, poteva rallentare e riposarsi.
Come vedremo, però, ci sono anche altri elementi da considerare e soprattutto mancano ricerche e prove scientifiche sufficienti a sostegno di questa ipotesi.

Come si manifesta il cervello popcorn

I segni psicologici e cognitivi del cervello popcorn sarebbero:

  • difficoltà di concentrazione: riduzione della capacità di concentrarsi su un compito cognitivo ripetitivo o monotono (attenzione sostenuta) per periodi prolungati, con tendenza a lasciarsi distrarre facilmente, specialmente da notifiche o altri stimoli digitali
  • riduzione della motivazione, resistenza a iniziare o a portare a termine alcune azioni
  • difficoltà di memorizzazione di informazioni recenti o dettagli di azioni appena eseguite; da notare che questa difficoltà di memoria è direttamente correlata alla mancanza di attenzione: se non presto attenzione, mancano le basi per poter memorizzare
  • sensazione di sovraccarico mentale, confusione dovuta all'eccesso di informazioni; stanchezza generale, data dalla sovrastimolazione
  • ansia, stress che spesso porta a impulsività nel controllare i propri smartphone, le e-mail o i social media; ci si può sentire ansiosi o stressati anche all'idea di non poter usare i dispositivi digitali
  • riduzione della qualità del sonno, difficoltà ad addormentarsi o interruzioni del sonno; questa difficoltà sarebbe associata alla stimolazione data dai dispositivi prima di andare a letto
  • tendenza all'isolamento, all'automazione delle interazioni umane e diminuzione dell'interazione sociale faccia a faccia; si preferisce la comunicazione digitale invece dell'interazione personale

Questi segni possono variare da persona a persona ed essere combinati in modo differente. Notare che poiché non si tratta, per il momento, di una malattia, non si parla di sintomi.

Per approfondire: Depressione da social: cosa fare e come prevenirla

Differenze tra la normale distrazione e il "cervello popcorn"

La distrazione comune e il cervello popcorn differiscono principalmente per tre elementi, ovvero causa, durata e impatto sulle funzioni cognitive quotidiane. La distrazione comune è un fenomeno che tutti sperimentiamo. Può essere causata da vari fattori ambientali, come rumori improvvisi, pensieri casuali o interruzioni da parte di altre persone.
Generalmente, le distrazioni comuni sono temporanee e possono essere superate rapidamente una volta che il fattore di distrazione è stato rimosso o ignorato.
Per quanto riguarda l'impatto, è basso: le persone sono in grado di tornare facilmente al compito originale senza significative difficoltà. Nel caso di cervello popcorn, la causa della distrazione risiede nella relazione simbiotica che abbiamo instaurato con la tecnologia. A differenza delle distrazioni normali, nel "cervello popcorn" la condizione è cronica: quella di saltare continuamente da un'attività all'altra diventa proprio un'abitudine. Questo può avere un impatto più ampio sulle capacità cognitive, influenzando la memoria, l'attenzione, e potenzialmente aumentando i sentimenti di ansia e stress.
In sintesi, mentre la distrazione normale è una parte inevitabile della vita quotidiana, il "cervello popcorn" rappresenta una sfida più complessa legata agli stili di vita moderni, altamente digitalizzati. Richiede una maggiore consapevolezza e degli sforzi intenzionali per mitigare il suo impatto sul benessere cognitivo e emotivo.

L’utilizzo dei dispositivi elettronici e lo sviluppo cerebrale

La ricerca recente si è interrogata sugli effetti dell'uso dei dispositivi digitali sul cervello, in particolare in fase di sviluppo, quindi nei bambini e nei giovani. Gli studi condotti da Laurie A Manwell e colleghi presso la Wilfrid Laurier University sembrano indicare, ad esempio, che l'eccessiva esposizione allo schermo durante lo sviluppo può aumentare il rischio di futuri disturbi cognitivi, emotivi e comportamentali in adolescenza e da adulti.
Questi effetti possono essere simili a quelli osservati negli adulti con sintomi di lieve deterioramento cognitivo, e sono:

  • compromissione della concentrazione
  • difficoltà di orientamento
  • difficoltà di immagazzinare memorie recenti o richiamare ricordi passati
  • ridotto funzionamento sociale, tendenza all'isolamento

L'eccessivo tempo trascorso davanti allo schermo altererebbe anche i volumi di materia grigia e bianca nel cervello, aumenterebbe il rischio di disturbi mentali e comprometterebbe l'acquisizione della memoria e l'apprendimento, fattori noti di
rischio per la demenza. Parliamo qui di casi patologici in cui la persona ha una vera e propria dipendenza dalla tecnologia, che va trattata in modo specialistico.

Infine, un altro elemento da considerare è che, come sottolinea il pediatra Michael Rich dell'Harvard Medical School, i dispositivi che emettono "luce blu", come gli smartphone, usati prima di andare a letto possono interferire e disturbare i modelli di sonno sopprimendo la secrezione di melatonina, un ormone essenziale per un sonno riposante. La mancanza di sonno, a cascata, può ridurre significativamente la capacità di concentrazione e le prestazioni cognitive il giorno successivo.

Il problema non sono i dispositivi ma il bombardamento informativo

Gli studi che abbiamo visto sicuramente evidenziano l'importanza di comprendere e gestire l'effetto che la tecnologia ha sullo sviluppo cerebrale e nella vita di tutti i giorni, ma dobbiamo ricordare che i dispositivi elettronici non sono altro che uno strumento.
Il problema infatti non risiede di per se nello smartphone o nel PC, ma nel fatto che da questi device otteniamo un sovraccarico informativo che finisce per impoverire le altre esperienze della vita analogica e per rapire frequentemente la nostra attenzione.
Inoltre, abituandoci alla sovrastimolazione (si pensi ad esempio alle notifiche push dei social media), diventa sempre più difficile rilassarsi e godersi la vita con una ridotta quantità di stimoli: per questo anche brevi pause dalla tecnologia possono provocare una sensazione di irrequietezza, mancanza e noia. Non siamo più abituati a non avere delle nuove informazioni, sempre aggiornate, davanti agli occhi.

Oltre alla tecnologia e ai social media, ci sono diverse altre fonti di stimolazione che possono contribuire alla sensazione di "cervello popcorn", tra cui:

  • fare il cosiddetto multitasking; tecnicamente non si tratta di multitasking, ma di task-shifting: del passaggio, cioè, da un compito all'altro, con notevole dispendio di energia cognitiva. La ricerca mostra che ci vogliono fino a 20 minuti per ritornare in uno stato mentale di concentrazione, quando passiamo da una cosa all'altra. Il multitasking quindi è scientificamente inefficiente, oltre che immotivatamente stressante
  • ambienti sovraffollati o rumorosi possono costituire una fonte di sovraccarico sensoriale, rendendo difficile mantenere la concentrazione e aumentando i livelli di stress e irritabilità
  • programmi e scadenze pressanti o irrealistiche: un carico di lavoro eccessivo, scadenze ravvicinate e aspettative irrealistiche nello studio, nel lavoro e nella gestione familiare possono contribuire a un costante senso di urgenza e pressione
  • esposizione continua a notizie, in particolare negative o allarmistiche, attraverso i social e i media tradizionali può aumentare sentimenti di ansia, preoccupazione e impotenza. A questa tematica è associata una specifica condizione, denominata FOMO, che sta per Fear of Missing Out, la paura di rimanere indietro sugli aggiornamenti, di perdere informazioni importanti

Il falso mito del ridotto span attentivo

In relazione alla ridotta capacità di concentrazione ed attenzione che si può provare anche nel cervello popcorn, si è andata affermando la falsa credenza che a causa dei dispositivi elettronici lo span attentivo medio oggi si sia ridotto a 8 secondi (sarebbe inferiore a quello di un pesce rosso)
Si tratta però, appunto, di una falsa credenza, non supportata da alcuna evidenza scientifica. Se ci fate caso, state leggendo questo articolo, anche a saltare, soffermandovi sulle parti che vi interessano; probabilmente avrete visto un film di recente, seguito un telegiornale o scrollato i video su TikTok. Tutto ciò sarebbe impossibile se fosse vero che la nostra attenzione dura meno di 10 secondi. Cosa è successo, allora? Perché passiamo da una cosa all'altra, più velocemente? Non si è affatto ridotto lo span attentivo, ma abbiamo imparato a orientare diversamente la nostra attenzione. In un contesto in cui tutto compete per avere la nostra attenzione, abbiamo imparato a riconoscere cosa per noi è interessante, importante e saliente, applicando un filtro a tutto il resto.

In questa ottica, alcuni studiosi hanno coniato il termine "economia dell'attenzione" per descrivere come le compagnie che gestiscono i social network e altri prodotti digitali generino profitto proporzionalmente al tempo che vi investiamo.
I dispositivi digitali e le applicazioni sono progettati per richiamare la nostra attenzione e farci venire sempre più voglia di utilizzarli. Gli algoritmi ci offrono un flusso costante e sempre interessante di informazioni e intrattenimento, basato sui nostri precedenti comportamenti, che sono stati registrati e che vengono costantemente monitorati.

Come migliorare la concentrazione e ridurre la sensazione di cervello popcorn

Per contrastare il cervello popcorn puoi provare queste strategie:

  1. Prenditi del tempo per monitorare l'uso della tecnologia: inizia osservando quanto tempo trascorri davanti agli schermi e, se necessario, imponiti l'obiettivo di ridurlo. Verifica le statistiche di utilizzo sui tuoi dispositivi e stabilisci limiti personali.
  2. Opta per l'analogico, quando puoi: scegli di leggere libri in formato cartaceo anziché digitale. Se devi scrivere, prova a usare carta e penna. Questo può aiutare a ridurre la stimolazione digitale e favorire la concentrazione.
  3. Riduci o elimina le notifiche - anche dalle chat: togli tutto ciò che si impone nel tuo tempo e nella tua giornata; devi essere tu a scegliere di leggere, informarti e aggiornarti. Questo passo può non solo diminuire drasticamente la stimolazione invasiva ma anche permetterti di gestire le informazioni in momenti più opportuni. Se ricevi molte e-mail, identifica un momento della giornata in cui ti focalizzi solo su di esse e non farti distrarre durante le altre ore.
  4. Rifletti sul tuo rapporto con lo smartphone e identifica, se necessario insieme a un professionista, se esistono comportamenti di dipendenza. È importante riconoscere e modificare abitudini che impediscono una gestione sana del tempo
    digitale.
  5. Diffida dal digital detox una tantum: invece di optare per "diete dal digitale" estreme, come una settimana all'anno senza dispositivi digitali, che generano molto stress e sono spesso fini a loro stesse, cerca di integrare gradualmente abitudini più sane nella tua routine quotidiana, focalizzandoti su uno stile di vita equilibrato e a lungo termine.
  6. Educa i bambini sull'uso consapevole dei dispositivi: la tecnologia non deve essere eliminata dalla vita dei bambini, ma è importante accompagnarli in un percorso di conoscenza dello strumento e consapevolezza d'uso, ad esempio aiutandoli a riflettere sul contenuto che consumano e sul tempo che vi dedicano.


Adottando questi approcci, puoi sviluppare una maggiore consapevolezza delle tue abitudini digitali e migliorare la tua capacità di concentrazione, riducendo allo stesso tempo la sensazione di sovraccarico cognitivo.

Fonti

  • Neophytou, E., Manwell, L. A., & Eikelboom, R. (2019). Effects of excessive screen time on neurodevelopment, learning, memory, mental health, and neurodegeneration. International Journal of Mental Health and Addiction
  • Solly, J. E., Hook, R. W., Grant, J. E., Cortese, S., & Chamberlain, S. R. (2022). Structural gray matter differences in problematic usage of the internet: A systematic review and meta-analysis. Molecular Psychiatry
  • Heo, J. Y., Kim, K., Fava, M., Mischoulon, D., Papakostas, G. I., Kim, M. J., Kim, D. J., Chang, K. J., Oh, Y., Yu, B. H., & Jeon, H. J. (2017). Effects of smartphone use with and without blue light at night in healthy adults: A randomized, double-blind, cross-over, placebo-controlled comparison. Journal of Psychiatric Research

Autore

Dott.ssa Donatella Ruggeri
Dott.ssa Donatella Ruggeri, psicologa e divulgatrice scientifica. Si occupa di ricerca e progettazione, consulenza a seduta singola e neuroscienze. E’ la fondatrice della Settimana del Cervello, manifestazione che si svolge in Italia ogni anno a marzo per l'educazione e la sensibilizzazione sulle meraviglie del cervello umano.