Cura per il COVID: Terapia Domiciliare e Ospedaliera

Cura per il COVID: Terapia Domiciliare e Ospedaliera
Ultima modifica 24.04.2021
INDICE
  1. Introduzione
  2. Cure Domiciliari
  3. Cure Ospedaliere
  4. Approfondimenti su COVID-19 e Nuovo Coronavirus

Introduzione

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La ricerca di una cura efficace e sicura per il COVID-19 è, come quella dei vaccini, motivo di grande interesse fin dagli inizi della pandemia da SARS-CoV-2.

Nell'ultimo anno abbondante, medici e ricercatori hanno testato farmaci e provato differenti piani terapeutici, il tutto allo scopo di individuare una terapia che potesse favorire la guarigione dei pazienti ed evitare le complicanze più gravi dell'infezione da Nuovo Coronavirus.

È giusto precisare che, fortunatamente, la maggior parte delle persone ammalate di COVID-19 non necessita di cure ospedaliere ed è in grado di superare l'infezione con i trattamenti domiciliari adottati anche in occasione dei più classici episodi di influenza o simil-influenzali.

Tuttavia, c'è purtroppo una porzione di individui che, complice l'età avanzata, la storia clinica e fattori genetici e metabolici, sviluppa una forma di COVID-19 tale per cui servono cure più specifiche e perfino il ricovero in ospedale.

Questo articolo si pone l'obiettivo di chiarire, per quanto possibile, i trattamenti domiciliari e ospedalieri per il COVID-19, tenendo conto del fatto che le informazioni relative ad alcune terapie sono in continua evoluzione.

Il problema di definire con precisione un piano terapeutico contro l'infezione da SARS-CoV-2 nasce dalla ancora non completa conoscenza del suddetto virus e dei suoi punti deboli.

Per approfondire: Coronavirus SARS-CoV-2: come riconoscere i primi Sintomi

Cure Domiciliari

Trattamento Domiciliare di COVID-19: Chi riguarda?

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In linea generale, la gestione domiciliare di COVID-19 è prevista in tutti i casi di infezione di grado lieve; per grado lieve s'intende che il paziente presenta i caratteristici sintomi della malattia infettiva (febbre, tosse, naso che cola ecc.), ma non soffre né di polmonite né di ipossia.

Di solito, COVID-19 è di grado lieve nelle persone in buona salute e non particolarmente anziane; è bene però precisare che questa non è una regola assoluta: infatti, come ci sono individui anziani o non in perfetta salute che sviluppano una forma lieve di COVID-19, così ci sono anche adulti non anziani e in salute che contraggono una forma infettiva grave e tale da richiedere l'ospedalizzazione.

Sia l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), sia i National Institutes of Health (NIH) statunitensi hanno stilato una classificazione della gravità di COVID-19 sulla base dei sintomi e delle complicanze.
Per la sua consultazione, si consiglia la lettura dell'articolo presente al link sottostante.

Per approfondire: Cura Domiciliare di COVID-19: Cosa Fare?

Rimedi Contro la Febbre

Contro la febbre, la gestione domiciliare di COVID-19 prevede solitamente:

In caso di ricorso a farmaci per il controllo della febbre, è importante ricordare di assumere questi medicinali secondo le dosi indicate nel foglietto illustrativo e dal proprio medico curante, senza eccedere.

Come capire se il livello di idratazione è corretto?

In presenza di febbre moderata-alta, un buon indicatore dei livelli di idratazione è il colore dell'urina: se quest'ultima è giallo chiaro e limpida significa che il paziente si sta reidratando in maniera adeguata; viceversa, se è di color giallo intenso vuol dire che l'idratazione è scadente.

Rimedi Contro la Tosse

Contro la tosse, il trattamento domiciliare di COVID-19 prevede in prima battuta rimedi completamente naturali, come le combinazioni acqua tiepida e limone, miele e limone o acqua tiepida, miele e limone, e, per quando si è a letto, la preferenza per una posizione semiseduta o su un fianco. 

A letto, è sicuramente da evitare la posizione supina, in quanto quest'ultima, comprimendo in un certo senso le vie respiratorie, tende a peggiorare l'entità della tosse e il malessere associato (la compressione delle vie respiratorie indotta dalla posizione supina induce l'organismo umano ad aumentare la tosse, al fine di liberare le stesse vie respiratorie).  

Se i rimedi naturali non fossero sufficienti a dare sollievo, sussistono le condizioni per ricorrere a un farmaco specifico per la tosse. Occorre però precisare che deve essere il medico curante a consigliarne l'utilizzo e a prescrivere quello più adatto al paziente e al suo stato di salute.

Pulsossimetro e Misura della Saturazione dell’Ossigeno

Il pulsossimetro (o saturimetro) è un piccolo strumento che, nelle versioni per uso domiciliare, permette di misurare anche da casa il livello di ossigeno nel sangue, parametro anche noto come saturazione dell'ossigeno nel sangue.

Il pulsossimetro permette di monitorare l'andamento di COVID-19 e individuare agli esordi le sue conseguenze a livello polmonare.

Il suo utilizzo è raccomandato in modo particolare alle persone con una forma lieve dell'infezione, ma che in realtà rientrano nella categoria delle cosiddette persone fragili, ossia a rischio di malattia moderata o grave.

Tale raccomandazione però non esclude che possano dotarsi di pulsossimetro anche i pazienti non a rischio, nel caso cui questo strumento li renda più tranquilli durante il decorso dell'infezione.

Il pulsossimetro/saturimetro è ormai reperibile anche online, non solo nelle farmacie, il che permette di procurarselo anche durante l'isolamento domiciliare previsto in caso di malattia da SARS-CoV-2.

Prima del suo acquisto è importante assicurarsi che presenti il marchio CE, segno che soddisfa gli standard di salute e sicurezza.

Come interpretare le Misure dei Livelli di Ossigeno

Il pulsossimetro è uno strumento facile da usare. A ogni modo, i prodotti certificati CE sono dotati sicuramente di un manuale d'istruzione; inoltre, in caso di eventuali dubbi, esiste sempre la possibilità di consultare il medico curante.

È buona norma annotare le misurazioni, così da rendere più facile l'individuazione di eventuali modifiche dei livelli di saturazione sanguigna.

Ecco cosa fare in funzione degli esiti della misurazione:

  • Se la saturazione è superiore al 95%, significa che la funzione respiratoria è nella norma. Il paziente, quindi, può continuare a curarsi da casa.
  • Se la saturazione è tra il 95% e il 93%, potrebbe voler dire che è in corso un lieve problema respiratorio che ostacola la corretta ossigenazione del sangue. Un simile risultato deve indurre il paziente a contattare il proprio medico per ricevere indicazioni su cosa fare.
  • Se la saturazione è uguale o inferiore al 92%, potrebbe significare che il meccanismo di ossigenazione del sangue è compromesso in modo importante. In tali frangenti, è bene contattare subito i soccorsi.

Antibiotici: Quando servono?

Com'è noto, COVID-19 è un'infezione provocata da un virus; in linea generale, pertanto, gli antibiotici – che sono farmaci usati contro le infezioni da batterinon servono.

Tuttavia, può capitare che all'infezione da SARS-CoV-2 se ne associ un'altra di tipo batterico (sovrainfezione o confezione batterica); il verificarsi di un simile evento rende necessaria una terapia antibiotica ad hoc, che aiuti il paziente a contrastare l'infezione batterica.

La possibilità di sovrainfezione batterica non è esclusiva di COVID-19, ma riguarda numerose malattie virali a carico dei vie respiratorie (es: influenza).

Riepilogando, quindi, i malati di COVID-19 non hanno bisogno di antibiotici, salvo non sia in corso una sovrainfezione batterica.

A questo punto è doverosa un'ultima considerazione: il comune paziente con sintomi lievi che segue una cura domiciliare non ha gli strumenti e le competenze per capire quando è in corso una sovrainfezione batterica; il peggioramento della sintomatologia, è vero, può essere un indicatore importante, ma in ogni caso, per averne la certezza, occorre un parere medico.

Alla luce di quanto appena detto, è evidente che sono da escludersi l'autoterapia e qualsiasi forma profilassi antibiotica: gli antibiotici devono trovare impiego solo in caso di una conferma medica di sovrainfezione batterica.

Cosa Fare se i Sintomi del COVID-19 peggiorano?

Se la sintomatologia da COVID-19 peggiora con il passare dei giorni anziché migliorare o se persiste per alcune settimane anche senza particolari peggioramenti, è il caso di chiamare il proprio medico o il più vicino centro ospedaliero.

Alcuni segnali di un peggioramento dell'infezione sono:

  • Difficoltà a respirare e mancanza di fiato non appena ci si muove o ci si alza dal letto;
  • Aumento del malessere generale;
  • Aumento del senso di debolezza e stanchezza;
  • Perdita di appetito;
  • Incapacità di prendersi cura di se stessi (es: lavarsi, vestirsi ecc.).

Altri indicatori, ancora più importanti, di un peggioramento di COVID-19 sono:

Regole Fondamentali per il Contenimento del Contagio

Vale la pena ricordare una volta di più che, anche quando COVID-19 è in forma lieve, il paziente è tenuto comunque a osservare l'isolamento domiciliare fino alla remissione dell'infezione, remissione confermata dal tampone molecolare di controllo.

Questo vuol dire: non uscire di casa, nemmeno per andare in farmacia o per andare a fare la spesa di generi alimentari (esistono le farmacie e i supermercati online che recapitano la merce davanti alla porta di casa); restare confinati in una stanza della casa, evitando qualsiasi contatto diretto con gli altri coinquilini e limitando al minimo il soggiorno negli spazi comuni; usare un bagno unicamente per sé (se il bagno di casa fosse uno soltanto, occorre pulirlo accuratamente dopo ogni utilizzo da parte della persona malata); rimanere raggiungibile per le attività di sorveglianza attiva (è un obbligo); non ricevere visite a casa.

Tutti questi comportamenti e precauzioni sono in funzione del contenimento del contagio.

Cure Ospedaliere

Terapia Ospedaliera di COVID-19: Chi riguarda?

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Generalmente, necessitano di cure ospedaliere i malati di COVID-19 con un'infezione di grado moderato, grave o critico. A partire dal grado moderato, la malattia si caratterizza per polmonite e difficoltà respiratorie sempre più severe; inoltre, allo stadio critico, sfocia in shock settico e insufficienza multiorgano.

Nella maggior parte dei casi, COVID-19 è responsabile di simili decorsi negli anziani, negli individui con malattie croniche e in coloro che assumono farmaci che comportano una depressione del sistema immunitario.
Come affermato in precedenza, però, ci sono delle eccezioni: può capitare, infatti, che l'infezione scateni gravi complicanze anche in adulti non anziani, sani e non considerati a rischio.
Tutto questo porta a una conclusione importante: non sottovalutare SARS-CoV-2, ma rispettare le norme di contenimento e prevenzione del contagio (distanziamento sociale, lavaggio delle mani, uso della mascherina, evitare assembramenti, quarantena in caso di sospetto contatto con persone malate ecc.).

Tornando quindi alle cure ospedaliere per COVID-19, prima di entrare nei loro dettagli, è importante sottolineare un aspetto della questione: SARS-CoV-2 è un virus "nuovo", ancora poco conosciuto, di cui i ricercatori ne stanno ancora studiando meccanismi d'azione e soprattutto punti deboli; tutto questo, di conseguenza, comporta che ci siano dibattiti ancora aperti sulle terapie più efficaci e sicure, e che da domani non sia più in uso una cura oggi considerata valida.

Lo sapevi che…

Iniziata a Gennaio 2021 con la diffusione delle varianti, la terza ondata di contagi da SARS-CoV-2 si sta distinguendo dalle due precedenti per il fatto che un numero maggiore di adulti non anziani e in buona salute ha bisogno di cure ospedaliere, in particolare della terapia intensiva.

Ossigenoterapia e Ventilazione Meccanica

I malati di COVID-19 che sviluppano insufficienza respiratoria acuta (indicata anche come sindrome da distress respiratorio acuto o ARDS) necessitano di un supporto alla respirazione che solo i reparti ospedalieri di terapia intensiva e sub-intensiva sono in grado di fornire.

Per insufficienza respiratoria si intende una difficoltà di respirazione caratterizzata da un'incapacità dei polmoni di effettuare in modo efficace lo scambio tra ossigeno e anidride carbonica.  
Le persone con insufficienza respiratoria, quindi, non riescono a soddisfare le esigenze dell'organismo in termini di ossigeno.
Sintomi tipici di insufficienza respiratoria sono fame d'aria e aumento della frequenza cardiaca.

Attualmente, i trattamenti capaci di supportare i pazienti con difficoltà respiratorie sono due: l'ossigenoterapia e la ventilazione meccanica tramite intubazione.

Lo sapevi che…

Ad aprile 2021, tra i pazienti ricoverati per COVID-19, sono poco più di uno su 10 quelli che hanno bisogno delle cure della terapia intensiva.

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Ossigenoterapia

Come suggerisce il nome, l'ossigenoterapia consiste nella somministrazione supplementare di ossigeno a scopo terapeutico.

Attuata solitamente nei reparti di terapia sub-intensiva, essa trova impiego nei malati di COVID-19 che presentano difficoltà respiratorie importanti, ma che non versano ancora in condizioni critiche (shock settico ecc.).

Si può considerare come il primo dei due trattamenti per il supporto respiratorio e come quello, tra i due, di tipo non invasivo (ventilazione non invasiva).

La sua realizzazione può avvenire tramite maschera, cannule nasali o la metodica CPAP erogata tramite uno strumento, simile a un casco (e infatti così p chiamato), che eroga ossigeno a pressioni molto alte.

Il CPAP tramite casco sembra essere uno dei trattamenti di ossigenoterapia più adatti a evitare l'intubazione per la ventilazione meccanica.

Durante l'ossigenoterapia, il paziente è cosciente, sveglio, il che, come si vedrà, è in netta contrapposizione con la ventilazione meccanica tramite intubazione.

Dopo l'inizio dell'ossigenoterapia, il personale medico provvede a monitorare periodicamente le capacità respiratorie (e non solo) del paziente, in modo da intervenire tempestivamente in caso di eventuali peggioramenti.

Nell'ipotesi in cui le condizioni del paziente dovessero peggiorare, ecco che diviene necessaria la ventilazione meccanica tramite intubazione.

Ventilazione Meccanica tramite Intubazione

La ventilazione meccanica tramite intubazione è una metodica invasiva di respirazione assistita (ventilazione invasiva).

Essa prevede l'utilizzo di un ventilatore capace di soffiare aria nei polmoni mediante un tubo appositamente inserito nella trachea del paziente a partire dall'apertura della bocca.

La ventilazione meccanica tramite intubazione è riservata ai malati di COVID-19 a uno stadio critico, con saturazione inferiore al 90%, alterazione dello stato di coscienza, instabilità di alcuni parametri ematici correlati all'infezione (es: aumento dei neutrofili, carenza di linfociti), elevata reazione infiammatoria e ipercoagulabilità del sangue (aumento del rischio di fenomeni trombo-embolici).

La ventilazione meccanica tramite intubazione rappresenta un trattamento salvavita, da portare avanti fino al miglioramento delle capacità respiratorie dei polmoni.

Diversamente da quanto accade nell'ossigenoterapia, nella ventilazione meccanica tramite intubazione il paziente è incosciente, mantenuto tale attraverso l'utilizzo di farmaci anestetici.

È importante precisare che i malati di COVID-19 che necessitano della ventilazione meccanica tramite intubazione presentano una condizione di salute profondamente compromessa e sono a rischio di numerose altre complicanze, quali per esempio insufficienza renale, miocardite e danni neurologici.
Tutto questo per dire che si sta parlando di un'infezione non più limitata alle sole vie respiratorie, ma diffusa in modo drammatico all'intero organismo.

Farmaci Anti COVID-19 e Farmaci Antivirali

Anticoagulanti

Generalmente, i malati di COVID-19 ricoverati in ospedale ricevono farmaci anticoagulanti per prevenire una potenziale complicanza delle forme più severe della malattia: la formazione di coaguli sanguigni anomali, dai quali potrebbero scaturire fenomeni trombo-embolici.  

L'anticoagulante tipicamente usato è l'eparina a basso peso molecolare.

Desametasone

Il desametasone è un potente antinfiammatorio, appartenente alla categoria dei corticosteroidi (esattamente come il più noto prednisone) e utilizzato con risultati incoraggianti nei malati di COVID-19 bisognosi di un supporto per la respirazione.

L'utilizzo di questo farmaco trova giustificazione nel fatto che le forme più severe di COVID-19 innescano una risposta infiammatoria aberrante, caratterizzata da una sovrapproduzione di citochine pro-infiammatorie (tempesta di citochine) che finiscono per aggredire i polmoni e altri organi di importanza vitale.

Il desametasone è in grado di opporsi a questa risposta infiammatoria anomala con un'efficacia che gli esperti giudicano significativa; studi, infatti, hanno dimostrato che riduce il rischio di morte nei pazienti sottoposti a ventilazione meccanica tramite intubazione.

È da segnalare che il desametasone ha dimostrato di essere di scarso, se non nullo, beneficio nei malati non bisognosi di supporto per la respirazione.

Ultima considerazione: il desametasone è un farmaco poco costoso e facilmente disponibile.

Remdesivir

Remdesivir è un farmaco antivirale, già noto alla comunità scientifica che lo testò diversi anni fa contro l'ebola (e non ebbe grandi risultati).

Studi relativi all'efficacia di questo medicinale hanno portato a conclusioni contrastanti: alcune evidenze suggeriscono che funzioni in determinate circostanze, mentre altre non lo ritengono idoneo, soprattutto in considerazione del suo costo e dei potenziali effetti collaterali.

EMA (Agenzia Europea dei Medicinali) e AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ritengono che Remdevisir sia utilizzabile, ma solo in casi selezionati; l'OMS, invece, ne sconsiglia l'impiego, perché il rapporto rischi/benefici è a favore dei primi.

Al momento, in Italia, i casi selezionati per i quali Remdevisir è fruibile sono i pazienti affetti da una forma grave di COVID-19 tale da rendere necessaria la ventilazione non invasiva (in pazienti con forme meno gravi dell'infezione rappresenterebbe una spesa eccessiva, mentre nei malati con forme critiche non apporta benefici significativi).

Anticorpi Monoclonali: Efficacia e Applicabilità

Gli anticorpi monoclonali sono una versione artificiale degli anticorpi prodotti naturalmente dall'organismo umano contro gli agenti infettivi, come SARS-CoV-2.

Attualmente, la FDA (Food and Drug Administration) ha approvato tre anticorpi monoclonali per la gestione terapeutica di COVID-19; nel dettaglio, si sta parlando di:

  • Bamlanivimab, prodotto da Eli Lilly;
  • La combinazione Casirivimab-Imdevimab, prodotta da Regeneron;
  • La combinazione Bamlanivimab-Etesevimab, realizzata sempre da Eli Lilly.

Somministrati per via endovenosa, questi anticorpi monoclonali hanno dimostrato di essere efficaci e al contempo sicuri esclusivamente nei pazienti con una forma lieve-moderata di COVID-19; in malati con forme più gravi dell'infezione, invece, non producono risultati soddisfacenti e, in alcuni casi, potrebbero perfino avere importanti effetti avversi.

A questo punto il lettore potrà giustamente domandarsi per quale motivo rientrano nella categoria delle terapie ospedaliere; la risposta a questa domanda è abbastanza semplice: innanzitutto, la loro modalità di somministrazione (via endovenosa) necessita di strumentazioni ospedaliere nonché delle competenze di un medico; in secondo luogo, sono farmaci che, per le loro particolari indicazioni, solo gli ospedali possono procurarsi e utilizzare nelle persone.

Gli anticorpi monoclonali potrebbero costituire un'ottima risorsa terapeutica contro COVID-19, se non fosse che presentano un limite estremamente rilevante: sono molto costosi.

Pertanto, per il momento, la comunità medica ha pensato che potrebbero trovare impiego nei soggetti da poco positivi a COVID-19, con sintomi di malattia lieve-moderata, che però, complici malattie croniche, obesità, immunodepressione ecc., sono ad alto rischio di sviluppare una forma grave dell'infezione.

Gli anticorpi monoclonali utilizzati nella gestione terapeutica di COVID-19 attaccano la proteina spike di SARS-CoV-2, impedendo così a quest'ultimo il suo ingresso nelle cellule ospiti.

Occorre infine segnalare che, da quando sono comparse le diverse varianti di SARS-CoV-2, la FDA ha bloccato l'uso in monoterapia di Bamlanivimab, in quanto poco efficace, e pure l'EMA si sta allineando a questa presa di posizione.

Lo sapevi che…

Diversi studi hanno dimostrato che gli anticorpi monoclonali riducono significativamente il rischio di ospedalizzazione e di morte entro 28-29 giorni dopo l'inizio del trattamento.

Plasma di Convalescente: Funziona?

Quando un individuo si ammala di un'infezione, il suo sistema immunitario si attiva e il sangue, più esattamente il plasma, comincia a popolarsi di anticorpi contro il virus responsabile.

"Plasma di convalescente" è un'espressione medica che indica appunto il plasma di una persona che, per un'infezione recente, è ricco di anticorpi contro il patogeno responsabile.

La somministrazione di plasma di convalescente è una strategia terapeutica conosciuta da più di 100 anni e utilizzata per trattare in modo sicuro e, talvolta, con buoni risultati patologie infettive come la poliomielite, il morbillo, la varicella ecc.

Per quanto riguarda COVID-19, inizialmente, il plasma di convalescente sembrava funzionare (riduzione dell'ospedalizzazione e del rischio di intubazione e di morte), tanto che nell'agosto 2020 la FDA ne aveva approvato l'utilizzo in casi di emergenza.

Analisi successive, però, hanno evidenziato che i benefici di questo trattamento non erano poi così significativi, pertanto l'entusiasmo che aleggiava attorno a esso si è di molto ridimensionato.

Idrossiclorochina: Funziona?

L'idrossiclorochina è un farmaco indicato nel trattamento della malaria e nella gestione terapeutica di patologie autoimmuni come il lupus eritematoso sistemico e l'artrite reumatoide.

Agli inizi della pandemia, alcuni studi cinesi e francesi promossero l'utilizzo della idrossiclorochina, sostenendo che quest'ultima fosse in grado di contrastare i sintomi delle forme gravi di COVID-19.

Studi successivi, tuttavia, hanno dimostrato che l'idrossiclorochina non apporta alcun beneficio terapeutico e non serve neanche a prevenire le complicanze dell'infezione da SARS-CoV-2.

Alla luce di ciò, da diversi mesi ormai, FDA ed EMA sconsigliano l'impiego dell'idrossiclorochina nei malati di COVID-19, facendo presente tra l'altro che si tratta di un farmaco non esente da effetti collaterali.  

Approfondimenti su COVID-19 e Nuovo Coronavirus

Autore

Antonio Griguolo
Laureato in Scienze Biomolecolari e Cellulari, ha conseguito un Master specialistico in Giornalismo e Comunicazione istituzionale della scienza