Camminare farebbe bene al cuore: cosa dicono 2 nuovi studi

Camminare farebbe  bene al cuore: cosa dicono 2 nuovi studi
Ultima modifica 26.02.2021
INDICE
  1. Due nuovi studi su sedentarietà e malattie cardiache
  2. Camminare diminuirebbe l’ipertensione
  3. Comportamento sedentario e insufficienza cardiaca
  4. Limiti delle ricerche

Dall'inizio della pandemia di Covid-19, stando più tempo in casa le occasioni per camminare sono diminuite e la sedentarietà è inevitabilmente aumentata.

Tutto ciò non può che comportare gravi ripercussioni sulla salute generale.



Due nuovi studi su sedentarietà e malattie cardiache

A confermarlo anche due recenti studi condotti dall'Università di Buffalo (UB), NY, che si sono concentrati su donne in post menopausa, stabilendo che fare passeggiate veloci e trascorrere meno tempo sedute o sdraiate durante il giorno riduca il rischio di ipertensione. Al contrario, la sedentarietà aumenterebbe le probabilità di sviluppare insufficienza cardiaca.

«Camminare e muoversi sono attività semplici ma incredibilmente salutari, che possono essere facilmente integrate nella vita quotidiana di tutti. Per questo esorto ogni persona a farlo», afferma Jean Wactawksi-Wende, Ph.D., decano della School of Public Health and Health Professions (SPHHP) di UB e coautore di entrambi gli studi.

La camminata è considerata un esercizio cardio a basso impatto, molto utile per le persone anziane. 

Inoltre, camminare è una delle attività fisiche più indicate per il benessere mentale.

Le ricerche si sono basare sui dati raccolti in diversi anni da donne che all'inizio degli studi avevano dai 50 ai 79 anni.

Attenzione però a camminare con le giuste calzature e a non esagerare, altrimenti il rischio è di incorrere nella frattura metatarsale da stress  o, il giorno seguente, di sentire dolore al piede al risveglio.

Ma per mantenersi in forma è meglio camminare o correre?

Sembra che per perdere peso, l'ideale sarebbe camminare un'ora al giorno.

Se questa attività può sembrare  monotona, ecco alcuni consigli per rendere la camminata più varia.

Negli anziani camminare contrasterebbe il declino cognitivo.

Camminare diminuirebbe l’ipertensione

La prima ricerca ha seguito 83.435 donne senza alcuna diagnosi di ipertensione, insufficienza cardiaca, malattia coronarica o ictus all'inizio dello studio.

Tutte erano in grado di camminare per almeno un isolato senza assistenza, né particolare fatica.

Durante il periodo medio di follow-up di 11 anni, 38.230 partecipanti hanno ricevuto una diagnosi di ipertensione ma dopo aver preso in considerazione tutte le possibili cause, inclusa la presenza o meno di altri tipi di esercizio fisico, i ricercatori sono arrivati a stabilire che le donne che camminano di più hanno l'11% in meno di probabilità di sviluppare ipertensione rispetto a quelle che lo fanno con minor frequenza.

La velocità conta più della durata

Inoltre, nelle più veloci, il rischio di ipertensione risulta inferiore del 21% rispetto alle camminatrici più lente.

Lo studio suggerisce quindi come camminare sia sempre positivo, ma anche che farlo a passo svelto abbia un effetto più significativo sul rischio di ipertensione, rispetto alla distanza totale o alla durata delle passeggiate.

Questo però non deve spaventare. «Cercare di tenere un passo sostenuto non significa che ci si debba trasformare in runner, basta semplicemente aumentare leggermente il solito ritmo», tranquillizzano il ricercatore principale dello studio, Connor Miller e Michael LaMonte, Ph.D., ricercatore associato di epidemiologia presso l'SPHHP.



Comportamento sedentario e insufficienza cardiaca

Il secondo studio sul comportamento sedentario e le sue conseguenze sulla salute, è stato condotto dallo stesso polo universitario su 80.982 donne che, come nel precedente, non avevano ricevuto nessuna diagnosi di insufficienza cardiaca all'inizio del monitoraggio e che erano in grado di camminare per almeno un isolato in autonomia.

La ricerca si è basata su quanto dichiarato dalle partecipanti, che per tutto il periodo richiesto hanno compilato questionari che includevano domande sulla quantità di tempo trascorso sedute o sdraiate nel corso delle giornate.

Durante il periodo medio di follow-up di 9 anni, tra di loro si sono verificati 1.402 casi di ospedalizzazione per scompenso cardiaco.

Rispetto alle partecipanti che hanno riferito di stare sedute per non più di 4,5 ore al giorno, in coloro che invece lo facevano per 4,6–8,5 ore al giorno è stato associato a un aumento del 14% del rischio di insufficienza cardiaca.

Rischio che ha toccato il 54% in caso di sedentarietà prolungata per più di 8,5 giornaliere.

Fare altri sport non basta

Un altro aspetto interessante della ricerca è che anche tra le donne che svolgevano altri tipi di attività fisica, il rischio di insufficienza cardiaca era significativamente aumentato se trascorrevano più di 9,5 ore al giorno sedute o sdraiate.

«Quest'ultima scoperta indica la necessità non solo di invitare a una maggiore attività fisica per la prevenzione dell'insufficienza cardiaca, ma anche di promuovere l'interruzione del tempo sedentario durante il giorno», afferma LaMonte.

Secondo i ricercatori, i rischi di insufficienza cardiaca associati a un comportamento sedentario prolungato sono pari a quelli dell'obesità e del diabete.

Altri studi suggeriscono che tale comportamento possa favorire anche l'insorgere del diabete di tipo 2 e promuovere lo sviluppo dell'aterosclerosi (restringimento delle arterie che forniscono il muscolo cardiaco). Questo a sua volta aumenterebbe ulteriormente il rischio di insufficienza cardiaca.

 

Anche fare esercizi da seduti potrebbe aiutare il cuore. 

Secondo uno studio canadese, inoltre, lo stretching combatterebbe l'ipertensione.

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Limiti delle ricerche

Entrambi gli studi, presentati sulle riviste Hypertension e Circulation Heart Failure, mostrano però alcune lacune.

Per prima cosa i ricercatori non hanno potuto escludere la possibilità che alcune partecipanti avessero condizioni di salute non ottimali ma non diagnosticate all'inizio dello studio, che potrebbero aver influenzato la loro deambulazione e il comportamento sedentario.

Inoltre, entrambi gli approfondimenti si sono basati su quanto detto dalle partecipanti in merito a quanto lontano e veloce avessero camminato o alla quantità di tempo trascorso sedute o sdraiate, senza verificare scientificamente i loro reali comportamenti.

Infine, lo studio del comportamento sedentario ha misurato solo il tempo totale che le persone hanno trascorso sedute o sdraiate. Altre ricerche, utilizzando accelerometri per registrare i movimenti dei partecipanti, suggeriscono che anche la durata di ogni periodo ininterrotto di comportamento sedentario sia un fattore importante.

 

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