ARFID: Disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione del cibo

ARFID: Disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione del cibo
Ultima modifica 31.10.2023
INDICE
  1. ARFID: generalità
  2. ARFID: cos'è?
  3. Sintomi e criteri diagnostici
  4. Diagnosi
  5. Incidenze
  6. Cause
  7. Sviluppo e decorso
  8. Trattamento

ARFID: generalità

Si tratta di un disturbo della nutrizione o dell'alimentazione (es, apparente mancanza di interesse per il mangiare o per il cibo; evitamento basato sulle caratteristiche sensoriali del cibo; preoccupazione relativa alle conseguenze negative del mangiare) che si manifesta attraverso la persistente incapacità di soddisfare le appropriate necessità nutrizionali e/o energetiche.

Si distingue dall'Anoressia Nervosa poiché non comprende la preoccupazione per le forme del corpo (e quindi i comportamenti volti al controllo del peso), ma le conseguenze fisiche sono similari.
Il disturbo evitante/restrittivo dell'assunzione di cibo si manifesta molto comunemente nei bambini, ma è riscontrabile anche negli adulti, anche perché può esservi un lungo ritardo tra l'insorgenza e la manifestazione clinica. I fattori scatenanti variano considerevolmente e comprendono difficoltà fisiche, sociali ed emotive.

Per approfondire: Anoressia: sintomi iniziali fisici e psicologici

ARFID: cos'è?

Il disturbo evitante/restrittivo dell'assunzione del cibo (ARFID) viene introdotto nella 5° edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM V), nella nuova categoria dei Disturbi dell'Alimentazione e della Nutrizione (DAN). La caratteristica diagnostica principale è proprio l'evitamento o la restrizione nell'assunzione di cibo.
Generalmente compare nell'infanzia, particolarmente nei primi 10 anni di vita e può persistere in età adulta. L'evitamento correlato a conseguenze avverse (es. trauma) può insorgere a qualunque età.

 

Sintomi e criteri diagnostici

Per la diagnosi di ARFID, la persona deve manifestare la persistente incapacità di soddisfare le appropriate necessità nutrizionali e/o energetiche, associate a uno o più dei seguenti aspetti:

  1. significativa perdita di peso (o mancato raggiungimento dell'aumento ponderale previsto, o ancora una crescita discontinua nei bambini);
  2. significativo deficit nutrizionale;
  3. dipendenza dall'alimentazione parenterale oppure da supplementi nutrizionali orali;
  4. marcata interferenza con il funzionamento psicosociale.
  • Inoltre il disturbo non dev'essere meglio spiegato da una mancata disponibilità di cibo o da tradizioni e credenze culturali/religiose (es. digiuno religioso)
  • L'ARFID non si verifica esclusivamente durante il decorso dell'anoressia nervosa o della bulimia nervosa, e non vi è alcuna evidenza di un disturbo nel modo in cui vengono vissuti il peso o la forma del proprio corpo.
    Per una diagnosi di ARFID è necessario che il disturbo dell'alimentazione non sia attribuibile a una condizione medica/psicologica concomitante, per la quale il disturbo potrebbe essere una conseguenza.

Diagnosi

Per la valutazione della perdita di peso è necessario un giudizio clinico; anziché perdere peso, bambini e adolescenti che non hanno ancora completato la crescita possono non mantenere il peso o l'aumento dell'altezza lungo la propria traiettoria evolutiva.

Anche la decisione relativa alla significatività del deficit nutrizionale si basa sulla consulenza clinica: valutazione dell'assunzione dietetica, esame fisico ed esami di laboratorio e il relativo impatto sulla salute fisica, che può essere di gravità simile a quello osservato nell'anoressia nervosa (es. ipotermia, bradicardia, anemia).

La raccolta dei dati aiuterà poi a chiarire le ulteriori condizioni: il terzo criterio (dipendenza dall'alimentazione parenterale o da supplementi nutrizionali orali) significa che è richiesta l'alimentazione supplementare per sostenere un apporto nutrizionale adeguato. Esempi di individui che richiedono un'alimentazione supplementare comprendono neonati con un ritardo nella crescita che rende necessario il sondino nasogastrico, bambini con un disturbo del neurosviluppo che sono dipendenti da supplementi nutrizionalmente completi e individui che fanno affidamento sull'alimentazione con sondino nasogastrico o su supplementi nutrizionali orali in assenza di una sottostante condizione medica. L'incapacità di partecipare a normali attività sociali, come il mangiare in pubblico, o di sostenere relazioni come risultato del disturbo indica una marcata interferenza con il funzionamento psicosociale (Criterio 4).


La "Pica ARFID and Rumination Disorder Interview (PARDI)" è un'intervista clinica strutturata progettata per confermare la diagnosi e misurare la gravità del disturbo. Sono importanti anche le risposte dei pazienti a brevi strumenti di screening self-report, come lo "Youth Eating Disorders Questionnaire (EDY-Q)" o il "Nine-Item ARFID Screen (NIAS)", che forniscono indicazioni per un follow-up appropriato.


Il disturbo evitante/restrittivo dell'assunzione di cibo non comprende normali comportamenti evolutivi (es. l'essere schizzinosi da bambini o la ridotta assunzione di cibo in aduli più anziani).
Una volta escluse le cause organiche, l'ARFID implica la presenza di un disagio psicologico e relazionale sottostante.
È consigliata una piena considerazione di sintomi, decorso e storia familiare. In alcune persone il disturbo evitante/restrittivo dell'assunzione di cibo potrebbe precedere l'esordio dell'anoressia nervosa o essere confuso con l'ortoressia.

Incidenze

Il disturbo evitante/restrittivo dell'assunzione di cibo sembra essere ugualmente comune nei maschi e nelle femmine nell'infanzia e nella prima infanzia, ma se lo si considera in associazione con il disturbo dello spettro dell'autismo ha una predominanza maschile; anche se in una importante ricerca svolta con oltre trentamila ragazzi nati tra il 1992 e il 2010, sono stati individuate 682 persone con diagnosi di ARFID e in questo caso la prevalenza è risultata maggiore tra i maschi (2,4%) rispetto alle femmine (1,6%).
Fra i criteri diagnostici, il maggiore sembra riguardare la perdita o il mancato aumento di peso (67,2% di casi), seguito dalle difficoltà psicosociali (50,6%) e dalla dipendenza dall'alimentazione parentale o necessità di ricorrere a supplementazioni (8,5%), mentre la carenza nutrizionale è stata riscontrata nello 0,6% dei casi.

Cause

La ricerca in tale ambito è ancora in corso, ma le evidenze sembrano sempre più evidenziare una predisposizione genetica ad anomalie nella percezione del gusto e nell'appetito omeostatico. La reattività emotiva spiegherebbe i comportamenti. L'aspetto biologico è importante, ma come sempre ha necessità di incrociarsi con un fattore ambientale, come accade nel caso di esperienze traumatiche legate al cibo, che possono portare a una restrizione o all'evitamento nell'assunzione di cibo, che, a cascata, favorirebbe una compromissione nutrizionale o limitazione nelle opportunità di esplorazioni.


In alcuni individui, l'evitamento o la restrizione dell'assunzione di cibo possono essere dovuti alle caratteristiche sensoriali delle qualità del cibo (estrema sensibilità ad aspetto, colore, odore, consistenza, temperatura, gusto). Tale comportamento è stato descritto come alimentazione "restrittiva", "selettiva", "schizzinosa" o "neofobia per il cibo" e può manifestarsi come rifiuto di mangiare particolari marche di cibo o di tollerare l'odore di cibo mangiato da altri. Individui con un'accresciuta sensibilità sensoriale associata all'autismo possono mostrare comportamenti simili.


L'evitamento o la restrizione possono rappresentare anche una risposta condizionata negativa associata all'assunzione di cibo, che segue o anticipa un'esperienza avversa, come il soffocamento.
I neonati possono mostrarsi troppo assonnati, stressati oppure agitati per essere alimentati. Neonati e bambini piccoli possono non collaborare con i genitori (o chi se ne prende cura) durante l'alimentazione o avere difficoltà nella comunicazione della fame. In bambini più grandi e adolescenti, l'evitamento o la restrizione possono essere associati a difficoltà emotive più generalizzate che non soddisfano i criteri per un disturbo di altro tipo (es. ansia, disturbo bipolare).

Sviluppo e decorso

La scarsa letteratura riguardante gli esiti a lungo termine suggerisce che l'evitamento o la restrizione dell'assunzione di cibo basati su aspetti sensoriali siano relativamente stabili e di lunga durata, ma quando persistono fino all'età adulta possono essere associati a un funzionamento relativamente normale.
Bambini con ARFID possono essere irritabili e difficili da confortare durante la nutrizione o apparire apatici e chiusi in se stessi. In alcuni casi, l'interazione genitore-bambino può contribuire ai problemi di nutrizione del bambino o aggravarli (es. offrire il cibo in modo inadeguato o interpretare il comportamento del bambino come se fosse un atto aggressivo o di rifiuto).
Indipendentemente dall'età, potrebbero essere influenzate le dinamiche familiari, con un aumentato stress al momento dei pasti e in altri contesti di nutrizione e alimentazione che coinvolgono amici e parenti.

Trattamento

Se il bambino rifiuta alcuni alimenti o si sperimentano difficoltà nel farlo mangiare, non è detto che si tratti di un disturbo alimentare di questo tipo, potrebbe essere una fase temporanea, del tutto normale. È comunque utile capire come muoversi e ascoltare le motivazioni del bambino (e/o osservare i comportamenti) per evitare di favorire (anche future) problematiche a livello alimentare.
Dal punto di vista medico, il trattamento può variare da un trattamento ambulatoriale da parte di un team multidisciplinare al ricovero medico ospedaliero. Poiché l'ARFID è una diagnosi particolarmente nuova, ci sono poche prove a sostegno delle strategie di trattamento e non sono state ancora sviluppate linee guida basate sull'evidenza. Fino a quando non ci saranno ulteriori prove per guidare i professionisti, sembra ragionevole che gli obiettivi del trattamento per l'ARFID siano simili agli obiettivi per altri disturbi alimentari restrittivi, compreso il ripristino del peso e la ripresa delle mestruazioni nelle donne con amenorrea.
Dal punto di vista psicologico, stanno emergendo trattamenti psicologici interessanti, come la terapia cognitivo-comportamentale per l'ARFID (CBT-AR) per aiutare persone di età pari o superiore a 10 anni che siano stabili dal punto di vista medico e non dipendano da supplementi nutrizionali orali. Questo intervento strutturato e limitato nel tempo può essere seguito individualmente dal paziente o coinvolgere la famiglia (a seconda dell'età del paziente) e ha una durata da 20 a 30 sedute, a seconda del grado di compromissione nutrizionale.
Nello specifico, i pazienti sottopeso sono incoraggiati a mangiare maggiori quantità dei loro cibi preferiti nelle prime fasi del trattamento, prima di aumentare la varietà della dieta nelle fasi successive. L'intervento chiave è l'esposizione strutturata in seduta per affrontare sistematicamente i meccanismi di mantenimento più rilevanti per il paziente, tra cui la sensibilità sensoriale, la paura di conseguenze avverse e la mancanza di interesse per il cibo e il mangiare.

Bibliografia

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  • Rachel Bryant-Waugh (2016) Avoidant Restrictive Food Intake Disorder In: K Brownell and T Walsh (Eds) Eating Disorders and Obesity: A Comprehensive Handbook, 3rd Edition. London: Guilford Press, 198-202;
  • Thomas JJ and Eddy KT (2018) Cognitive-behavioral treatment of avoidant/restrictive food intake disorder. Current Opinion in Psychiatry, 31, 425-430.

Autore

Chiara Lena

Chiara Lena

Psicologa
Dott.ssa Chiara Lena, Psicologa esperta di alimentazione consapevole. Ha un master in Scienza dell'Alimentazione e formazione specifica in Mindful Eating, ipnosi e tecniche di rilassamento. Si occupa di divulgazione scientifica e sul suo profilo Instagram propone "Allenamenti di Consapevolezza Alimentare Insieme" per aiutarti nella pratica quotidiana.