Bere di Notte: è Necessario?
Ultima modifica 26.02.2020

Introduzione

È ormai noto a tutti che l'organismo sia costituito prevalentemente da acqua. Questa, distribuita sia fuori che dentro le cellule, è costantemente soggetta a ricambio.

Bere di Notte Shutterstock

Le principali vie di eliminazione dell'acqua sono: urine, feci (che includono i succhi digestivi), sudore e vapore acqueo di ventilazione polmonare. L'unica via naturale di introduzione invece, è costituita dalla dieta.

Soprattutto nel periodo estivo, in caso di attività fisica impegnativa e a seguito di patologie che hanno determinato vomito o diarrea (ma non solo), è fondamentale bere (e mangiare*) in maniera proporzionale alle perdite idriche subite.

*Non tutti sanno che la maggior parte dell'acqua dietetica proviene dai cibi.

La disidratazione, o comunque un'idratazione cronicamente "non ottimale", può aumentare il rischio di varie condizioni disagevoli, acute (come la pressione bassa) e croniche (come la litiasi renale e biliare).

Per evitare ciò diventa fondamentale implementare l'intake globale di acqua, non solo bevendo, ma anche prediligendo alimenti sensibilmente idratati (ortaggi, frutti polposi ecc.), latte e yogurt, bevande di vario genere ecc.

C'è però da dire che, nell'arco della giornata, una persona trascorre mediamente 1/3 del tempo dormendo. Durante questo periodo non solo risulta impossibile mangiare e bere, ma "dovrebbe" avvenire comunque una certa perdita di liquidi.

In questo articolo cercheremo di capire meglio cosa avviene durante il sonno, se risulterebbe consigliabile bere anche in questo arco temporale e perché.

Bere di Notte

Di notte beviamo poco; è innegabile.

Tuttavia, se la quasi totalità delle persone non sente lo stimolo della sete nel periodo del sonno – con poche eccezioni legate ad un esubero di sale a cena – e fa poca pipì, una ragione ci dev'essere.

Possibile che l'evoluzione abbia trascurato un aspetto così importante per la sopravvivenza? Scopriamolo.

Perché di Notte Beviamo Poco?

Perché l'interazione di tre specifici gruppi di cellule nervose, presenti nell'ipotalamo (zona profonda del cervello), previene la disidratazione del nostro organismo durante il sonno.

Pertanto, quando dormiamo di notte, possiamo rimanere diverse ore senza bere?

La risposta arriva dall' Università: "McGill University Health Center" di Montreal.

Recentemente alcuni scienziati hanno descritto i cambiamenti messi in atto dal nostro corpo per prevenire la disidratazione durante le ore del sonno.

Vi è un ormone antidiuretico, la vasopressina, che controlla nel nostro organismo la ritenzione dei liquidi. Questo è secreto dalle cellule dell'ipotalamo, a sua volta attivate da un gruppo di cellule nervose definite cellule osmosensibili, in grado di rilevare concentrazioni di acqua nel sangue.

In condizioni di disidratazione, l'attività elettrica di queste cellule è amplificata in modo da stimolare la produzione di vasopressina da parte dell'ipotalamo. Quindi, grazie alla formazione di urine più concentrate, la vasopressina determina il recupero dei fluidi del corpo.

C'è pertanto una relazione proporzionale tra osmolarità, ovvero la concentrazione di soluti nel plasma, e secrezione di vasopressina.

Nell' ipotalamo, oltre alle cellule osmosensibili, è presente anche un nucleo suprachiasmatico; si tratta di un gruppo di cellule che regola i ritmi quotidiani del nostro organismo.

Studiando la connessione tra questi tre gruppi di cellule, due scienziati canadesi (Eric Trudel e Charles Borque) hanno scoperto che durante il sonno si rafforza la connessione tra le cellule osmosensibili e quelle che secernono vasopressina. In questo modo anche la minima carenza di acqua è in grado di provocare un ingente rilascio dell'ormone. Inoltre, anche l'attività del nucleo suprachiasmatico si riduce.

Successivamente i due ricercatori del McGill University Health Center hanno stimolato in modo artificiale l'attività del nucleo suprachiasmatico e hanno osservato un conseguente indebolimento della connessione tra cellule osmosensibili e cellule che secernono vasopressina.

È quindi deducibile – e i risultati lo confermano – che il nucleo suprachiasmatico agisca da "freno", inibendo la secrezione di vasopressina da parte dell'ipotalamo.

Durante il giorno è sufficiente bere qualche liquido per rimediare la bassa concentrazione d'acqua; al contrario, quando dormiamo, l'attività del nucleo suprachiasmatico si riduce, permettendo in questo modo un rilascio maggiore di vasopressina rispetto a quello registrato durante il giorno. Come conseguenza si ha una maggiore ritenzione di liquidi.

Nota: questo lavoro è stato pubblicato su "Nature Neuroscience".