Coronavirus: come gestire ansia, paura e isolamento sociale

Coronavirus: come gestire ansia, paura e isolamento sociale
Ultima modifica 24.03.2020
INDICE
  1. Coronavirus: quali emozioni possono nascere in questo momento?
  2. Come mantenere un comportamento corretto?
  3. Quali emozioni bisogna imparare a gestire?
  4. Quali comportamenti ci possono aiutare a gestire l'ansia?
  5. Come gestire lo stato di isolamento e solitudine?
  6. Quali attività consiglia lo psicologo per i bambini?

di Gianluca Castelnuovo

Servizio e Laboratorio di Psicologia Clinica - IRCCS Istituto Auxologico Italiano -  Ospedale San Giuseppe - Verbania

Professore Ordinario di Psicologia Clinica - Università Cattolica - Milano

Coronavirus: quali emozioni possono nascere in questo momento?

Intanto una premessa: gli esseri umani, pur sforzandosi di essere razionali affidandosi alla logica, sono profondamente psico-logici e quindi le emozioni giocano un ruolo fondamentale stravolgendo le scelte più pianificate o basate su dati di fatto. Una delle reazioni più tipiche in questi casi è sperimentare paura, emozione primaria, fondamentale per la nostra difesa e sopravvivenza: se non la provassimo non riusciremmo a metterci in salvo dai rischi. Quindi ben venga percepire paura, perché ciò ci attiva, ma se non riusciamo a gestirla percependo il Coronavirus come un pericoloso predatore inarrestabile, rischiamo di attuare comportamenti impulsivi, frenetici e irrazionali che, se avevano un senso ai tempi delle caverne, ora rischiano di essere controproducenti. Qui si passa spesso al panico o all'ansia generalizzata, per cui un pericolo limitato e contenuto di contagio viene generalizzato percependo ogni situazione come rischiosa ed allarmante.

Non siamo fatti per reggere situazioni di allerta o tensione troppo a lungo: in passato venivano risolte con attacco (se il predatore era meno forte di o noi) o fuga dalla situazione pericolosa, ma nei tempi moderni spesso si staziona in situazioni stressanti troppo a lungo. In alcuni soggetti si sviluppa poi una situazione di ipocondria, intesa come tendenza ad eccessiva preoccupazione per il proprio stato di salute percependo ogni minimo sintomo come un segnale inequivocabile di infezione da Coronavirus. In alcuni casi, fortunatamente limitati, vi è poi una degenerazione verso l'odio sui presunti moderni "untori" stranieri o italiani sulla scia della necessità umana di trovare sempre un presunto colpevole, meglio se lontano da sé e dal proprio gruppo sociale.

Un'ultima nota sulla natura di questo pericolo: il Coronavirus è piccolo, sfuggente, invisibile all'occhio umano, sconosciuto, facilmente trasmissibile e ciò scatena le paure più profonde di un qualche elemento incontrollabile che dall'interno che ci possa distruggere (e vi sono parecchi film che hanno alimentato queste emozioni).

Come mantenere un comportamento corretto?

Una limitata dose di paura e allerta sono necessarie, anzi fondamentali per potersi attivare senza perdere di lucidità. Seguire le chiare e preziose indicazioni delle autorità sanitarie richiede un minimo di attivazione e concentrazione.

Ci troviamo in una condizione psicologica molto particolare, perché solitamente ci viene chiesto di fare qualcosa, mentre in questo caso, soprattutto dopo l'uscita del Decreto #IORESTOACASA, è stato chiesto di NON FARE (non uscire, non spostarsi, non incontrare persone, ecc.) interrompendo spesso rassicuranti e confortanti abitudini, trovandosi in uno spazio limitato e a contatto continuo con persone con cui eravamo abituati a stare magari insieme solo a piccole dosi.

Dopo una fase iniziale di disorientamento dovuta anche al fatto che la situazione sembrava non doversi protrarre a lungo, è necessario ora passare a una fase di riorganizzazione della propria giornata, soprattutto per chi lavora a casa, creando una nuova strutturazione degli orari e delle attività. Ci aspetta un periodo troppo lungo per vivere alla giornata in attesa di un ritorno alla normalità che sarà graduale e soprattutto non sarà immediato. È importante perciò strutturare i tempi mantenendo il più possibile orari stabili (tempo per i compiti, per il gioco, per i pasti, per i passatempi, per le passioni, per le relazioni), in particolare per i più piccoli che possono soffrire una giornata troppo destrutturata. Anche gli spazi hanno la loro importanza: per chi era abituato a staccare, uscendo di casa e stando un po' da solo, è importante individuare "spazi di sicurezza" in casa dove possa passare del tempo da solo, per poi tornare più carico con gli altri membri del nucleo familiare.

Curioso è il caso delle coppie, che potrebbero ritrovare spazi per stare insieme di solito rari, ma anche ulteriormente aggravare situazioni di stress per l'eccessiva vicinanza e l'assenza di momenti di vero stacco. Questa occasione va colta per la coppia per riflettere su alcune dinamiche facendo di necessità virtù. Quindi per quelle situazioni dove le coppie erano appese a delicati equilibri, l'emergenza Coronavirus o rinforza chi si sa adattare al cambiamento, o rende ancora più critica una situazione di preesistente fragilità per chi non ha risorse per migliorare insieme al partner (anche qui, come dirò alla fine, un buon supporto psicologico di coppia, anche a distanza, può essere un vero toccasana in questa fase). Non diamo per scontato che stare più tempo insieme sia di base positivo! Lo affermava già il poeta Seneca, nel "De vita beata", quanto è piacevole per l'essere umano alternare con una certa frequenza momenti di compagnia e momenti di solitudine.

Quali emozioni bisogna imparare a gestire?

Il limite fra una funzionale attivazione (eustress o stress positivo) e un eccesso di allerta con comportamenti poco lucidi e controproducenti (distress o stress negativo) è sottile.

L'importante è capire "chi sta controllando che cosa", come nelle dipendenze: sono ancora io a gestire e scegliere cosa fare, o sto attuando comportamenti seguendo una massa di persone che sta facendo proprio quello che andrebbe razionalmente evitato? Faccio qualche esempio per essere più chiaro: nessuna autorità sanitaria ha consigliato di affollare i supermercati per rifornirsi ossessivamente di scorte alimentari, eppure questa "psicosi" si è diffusa portando a molteplici effetti negativi, come concentrare parecchie persone in spazi chiusi con la possibilità di favorire la diffusione del virus oppure far mancare certi alimenti a chi non era corso subito al supermercato.

Altro esempio è la corsa ad accaparrarsi le mascherine, scelta non logica ma emotiva: il risultato finale, nel pieno rispetto del principio della profezia che si autoavvera, è che le mascherine sono finite nelle mani soprattutto dei sani (per i quali sono meno indicate), venendo a mancare per i malati (per i quali sono più utili per limitare il contagio).

Anche gli episodi di odio verso gli "untori", oltre a essere vergognosi dal punto di vista etico e morale, hanno provocato esattamente l'effetto opposto: il povero "untore" ferito, finito necessariamente al Pronto Soccorso, avrebbe così solo aumentato la possibilità di infettare gli altri. 

Quali comportamenti ci possono aiutare a gestire l'ansia?

Pre-occuparsi agitandosi e alla fine attuando comportamenti irrazionali e controproducenti non serve. Meglio occuparsi con serietà del problema: le nostre autorità sanitarie, che hanno preso in carico seriamente la vicenda fin dall'inizio in Italia, hanno dato poche, chiare e semplice regole da seguire. Ognuno di noi dovrebbe chiedersi: "sto anche oggi, in questo momento, seguendo le indicazioni che mi hanno suggerito?", come ad esempio lavarsi le mani frequentemente, non toccare bocca e occhi prima di essersi igienizzati, non andare al Pronto Soccorso ma chiamare il numero dedicato nel caso di sintomi sospetti, rispettare le quarantene, ecc. 

Qui, mi permetto anche un suggerimento ai giornalisti: come diceva Marshall McLuhan, "L'azione dei media è quella di far accadere le cose, piuttosto che di darne notizia", per cui è importante che le tendenze alla cronaca a tutti i costi siano mediate da una impostazione alla notizia più saggia, moderata, scientificamente fondata. Frasi come "il bollettino dei morti è salito a …" o "dilaga il contagio…" o "questa regione è in ginocchio…", creano allarmismo in un momento in cui le strutture sanitarie, pur in sofferenza, stanno reagendo con grande sacrificio e coordinamento (sia fra territori diversi, che fra pubblico e privato). D'altronde, come diceva Hugo von Hofmannsthal, "Tutto ciò che è creduto, esiste, e soltanto questo", per cui chiedo ai mass media di diffondere maggiormente anche notizie positive come l'elevato numero di donazioni effettuate per i nostri ospedali o il ritorno alla normalità per chi sta uscendo dalla malattia.

Come gestire lo stato di isolamento e solitudine?

I periodi di quarantena costringono ad interrompere le rassicuranti abitudini quotidiane creando a volte uno stato temporaneo di disorientamento. Si può cogliere però l'occasione di investire su nuove attività o su quelle attività che, nonostante fossero desiderate, non permettevano di essere coltivate a sufficienza proprio dalle abitudini. Da alcuni pazienti sono venuto a sapere di progetti ripresi, libri finalmente letti fino alla fine, persone contattate in attesa da tempo: quasi che la quarantena forzata sia stata un beneficio per riprendere o completare cose importanti lasciate in sospeso.

Chiaramente le tanto demonizzate nuove tecnologie, in particolare i social media, sono molto utili in questo momento e hanno permesso di evitare il senso di isolamento e solitudine. Anche molte famiglie hanno potuto vivere momenti insieme quasi unici e irripetibili. Chiaramente bisogna evitare l'abbuffata da social media, soprattutto a livello di news, a volte fake, che continuano a bombardare il cervello con messaggi catastrofici e distorti. Quindi particolare attenzione va data a chi aveva già manifestato segnali di dipendenza da nuove tecnologie e social media, soprattutto adolescenti, giovani ma anche adulti.

Quali attività consiglia lo psicologo per i bambini?

Per i bambini è importante la continuità delle attività anche perché trasmette molto un senso di sicurezza. Evitiamo dunque di lasciare a casa i bambini con i media allarmistici sempre accesi per evitare di bombardare la loro mente con un quadro parziale e distorto di quello che sta accadendo fuori casa. I bambini vanno protetti dalle irrazionalità e allarmismi degli adulti, per cui a loro non vanno mostrate le immagini degli scaffali vuoti nei supermercati o le tende da campo fuori dagli ospedali, ma i compiti da fare per mantenere un senso di normalità, visto che fortunatamente le scuole, grazie anche alle tecnologie, si sono attivate per proseguire l'attività didattica e ludica anche a casa.

Per chi poi fosse in stato di allerta, disagio, ansia o addirittura panico può rivolgersi, adulto o bambino che sia, alla figura dello psicologo, professionista adatto a gestire questi temi accompagnando la persona a uno stato più adattivo e funzionale. Un luogo dove elaborare emozioni, preoccupazioni o addirittura vissuti traumatici a volte serve. Interessante a tal proposito la recente campagna dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia per avvicinare i cittadini a tale importante figura sanitaria: #lopsicologotiaiuta.