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Pancreatite nel Gatto: quali sono i sintomi e come si cura?

Pancreatite nel Gatto: quali sono i sintomi e come si cura?
Ultima modifica 12.06.2024
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INDICE
  1. Cos’è la Pancreatite nel Gatto?
  2. Quali sono le cause?
  3. Quali sono i sintomi?
  4. Quali esami fare per la diagnosi?
  5. Come si cura?
  6. Qual è la prognosi?

Cos’è la Pancreatite nel Gatto?

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La pancreatite nel gatto è una pericolosa condizione, che richiede un trattamento specifico, in quanto potrebbe rivelarsi anche fatale per l'animale.

Quando colpisci gatti, la pancreatite è detta anche pancreatite felina.

"Pancreatite" significa "infiammazione del pancreas", un organo ghiandolare con un ruolo fondamentale nella digestione dei cibi e non solo.

Cos’è il pancreas e a cosa serve?

Il pancreas un organo ghiandolare, che, nel gatto, presenta una forma a V e localizza nella parte destra dell'addome, all'incrocio tra lo stomaco e il duodeno.

Come nell'essere umano, anche nel gatto, il pancreas può essere diviso in due parti, il pancreas esocrino e il pancreas endocrino, le quali ricoprono due funzioni distinti ma ugualmente importanti per il benessere dell'animale:

  • Il pancreas esocrino si occupa di produrre enzimi che aiutano la digestione dei cibi. Gli enzimi digestivi pancreatici sono destinati all'intestino, sede che raggiungono attraverso i dotti pancreatici (posti tra pancreas e intestino).
  • Il pancreas endocrino, invece, si occupa di secernere ormoni, tra cui figurano anche la nota insulina e il glucagone. Una volta secreti, gli ormoni pancreatici fluiscono nel sangue, dove esplicano le loro attività specifiche; l'insulina, per esempio, serve a trasportare il glucosio, lo zucchero fondamentale per i processi energetici, dal sangue all'interno delle cellule.

Pancreatite nel Gatto: quanto è comune?

Un tempo, la letteratura veterinaria descriveva la pancreatite felina come una condizione rara.

In questi anni, però, grazie all'introduzione di nuovi test diagnostici, i veterinari si sono accorti che questa condizione è molto più comune di quanto ritenuto in passato.

Quali sono le cause?

In un gatto sano, gli enzimi digestivi prodotti dal pancreas si attivano soltanto dopo aver attraversato i dotti pancreatici e aver raggiunto l'intestino, per l'esattezza il duodeno.

In un gatto con pancreatite, invece, gli enzimi pancreatici si attivano prematuramente, quando si trovano ancora nel pancreas e nei dotti pancreatici. Attivandosi prima del tempo, questi enzimi digeriscono, di fatto, il pancreas stesso e gli organi limitrofi, infiammandoli e recandovi danno.

L'insorgenza della pancreatite nel gatto è associata a varie condizioni, tra cui:

Detto questo, però, secondo alcune stime, nel 95% dei casi, le cause della condizione sono sconosciute.

Pancreatite nel Gatto e Pancreatite nel Cane: quali sono le differenze?

Anche i cani possono sviluppare pancreatite.

La pancreatite felina e quella canina si assomigliano: sono entrambi condizioni infiammatorie a carico del pancreas, dovute all'attivazione prematura degli enzimi digestivi.

Un'importante differenza riguarda i fattori di rischio: diversamente da quanto accade nei gatti, nei cani la pancreatite è correlata al consumo di pasti ricchi di grassi.

Per approfondire: Pancreatite nel Cane: quali sono i sintomi e come si cura?

Pancreatite nel Gatto: da cosa dipende la gravità?

Nel gatto, la gravità della pancreatite varia da animale a animale, a seconda della quantità di enzimi pancreatici che si attivano prematuramente.

Pancreatite acuta e Pancreatite cronica nel Gatto

La pancreatite felina può essere acuta o cronica.

È acuta quando la condizione compare in modo improvviso, con sintomi a esordio rapido e molto intensi.
Esistono due tipologie di pancreatite acuta: edematosa ed emorragica:

  • La forma edematosa è la variante meno grave; essa si caratterizza per il rigonfiamento dell'organo ghiandolare (edema), senza morte del tessuto parenchimale;
  • La forma emorragica, invece, è la variante più grave; essa si contraddistingue per emorragie e processi necrotici a carico del pancreas.

La pancreatite è cronica, invece, quando il disturbo insorge in modo graduale, con sintomi più sfumati.
In genere, la pancreatite cronica colpisce i gatti che hanno sofferto di ripetuti episodi di pancreatite acuta.

Quali sono i sintomi?

Sintomi e segni tipici di pancreatite nel gatto sono:

Mentre la pancreatite acuta si manifesta sempre in modo eclatante, la pancreatite cronica causa una sintomatologia più sfumata, talvolta difficile da cogliere in quanto il gatto non è particolarmente sofferente.

Pancreatite nel Gatto: quando preoccuparsi?

Se il gatto presenta sintomi quali letargia, calo dell'appetito e vomito, protratti per qualche giorno, è buona norma consultare il veterinario di fiducia e affidarsi alle sue indicazioni.

Pancreatite nel Gatto: a quali altri patologie può associarsi?

Talvolta, la pancreatite felina si associa a patologie del fegato; quando ciò accade, il gatto presenta anche ittero, condizione che in questo animale comporta la colorazione gialla di gengive e occhi.

Quali sono le complicanze della Pancreatite del Cane?

Se la diarrea e il vomito comportano un'importante perdita di liquidi, il gatto è a forte rischio di disidratazione, una pericolosa condizione che può sfociare, a sua volta, in shock acuto, con gravi danni per organi quali reni, fegato e cervello.

È possibile, inoltre, che gli enzimi digestivi infiammino anche la cavità addominale, causando peritonite, altra condizione molto seria, che può caratterizzarsi per danni a organi quali fegato, dotti biliari, intestino e cistifellea.

Le forme di pancreatite molto gravi e non trattate con tempestività possono causare la morte del gatto.

Quali esami fare per la diagnosi?

Non esiste un test diagnostico specifico per la pancreatite felina.

Per diagnosticare questa condizione, pertanto, servono varie indagini, che permettono di analizzare lo stato di salute dell'animale da diversi punti di vista e, allo stesso tempo, escludere la presenza di condizioni dai sintomi simili alla pancreatite (diagnosi differenziale).

In genere, ecco qual è l'iter diagnostico tipico:

  • Storia clinica del gatto;
  • Raccolta dei sintomi ed esame obiettivo;
  • Emocromo e pannello elettrolitico. Il vomito e la disidratazione alterano il valore degli elettroliti e il numero dei globuli rossi. Queste alterazioni, tuttavia, non sono specifiche della pancreatite, ragion per cui servono altre indagini;
  • Spec fPL. Di recente introduzione, il test fPLI è un esame ematico abbastanza specifico, capace di individuare un marcatore del pancreas (la lipasi pancreatica) le cui quantità, in presenza di pancreatite, sono aumentate. Il limite di questo test è che le normali cliniche veterinarie devono avvalersi di un laboratorio esterno per la sua esecuzione;
  • Snap fPL. È una versione rapida del test precedente, effettuabile anche nelle normali cliniche veterinarie. Ovviamente, rispetto allo Spec fPL, è meno sensibile;
  • Radiografia addominale. È utile soprattutto in ottica di diagnosi differenziale. Infatti, i veterinari la sfruttano per escludere la possibilità che i sintomi siano dovuti a un blocco intestinale.
  • Ecografia addominale. Permette di individuare in oltre la metà dei gatti con pancreatite segni tipici di questa condizione, quali ingrossamento dell'organo, infiammazioni ecc.
  • Biopsia del pancreas. È l'esame gold standard per la diagnosi di pancreatite, sia nella variante acuta che in quella cronica. Tuttavia, trova scarso impiego, poiché richiede è alquanto invasivo (richiede l'anestesia generale e consiste in un intervento di chirurgia).

In linea generale, la pancreatite acuta è più facile da diagnosticare rispetto alla pancreatite cronica.

Come si cura?

Il gatto colpito da pancreatite necessita di un trattamento che agisca su quattro fronti:

Se la pancreatite è lieve, i veterinari possono limitarsi a un approccio terapeutico ambulatoriale; addirittura, in alcuni di questi casi, la terapia può svolgersi da casa.
Se la pancreatite è grave, invece, raccomandano il ricovero dell'animale, in quanto le sue condizioni sono critiche e ha bisogno di cure che solo una clinica veterinaria è in grado di fornire.

Disidratazione

Per contrastare la disidratazione e le alterazioni elettrolitiche, occorre fornire al gatto liquidi per via endovenosa.

Nausea e vomito

Per eliminare il problema della nausea, sono indicati farmaci antiemetici (o anti-vomito); questi medicinali trovano impiego anche in assenza di vomito.

La presenza della nausea e del vomito causa calo dell'appetito, il che spiega perché il gatto affetto da pancreatite non mangia.

Dolore addominale

Un valido alleato contro il dolore addominale nel gatto con pancreatite è il maropitant, un antiemetico. Sebbene possa sembrare strano, infatti, diversi studi hanno dimostrato che l'utilizzo di questo farmaco, oltre a ridurre la nausea nell'animale, comporta anche un miglioramento del dolore addominale.

Se il rimedio suddetto è poco efficace, può trovare impiego un altro farmaco, un antidolorifico vero e proprio, la buprenorfina, appartenente alla categoria degli oppiacei.

Alimentazione

Nei gatti che hanno sviluppato pancreatite, il supporto nutrizionale è fondamentale; diversi studi hanno dimostrato, infatti, che i gatti che tornano a mangiare precocemente hanno maggiori probabilità di riprendersi meglio e in tempi più veloci.

Alla luce di ciò, la terapia antiemetica riveste un ruolo importantissimo: contrastare la nausea serve a stimolare nuovamente l'appetito nell'animale; purtroppo, però, non è sempre efficace.

Cosa fare allora?

Nel gatto che risponde male agli antiemetici, è previsto il ricorso a una sonda per l'alimentazione artificiale, che permette di somministrare il cibo direttamente nello stomaco dell'animale.

La terapia alimentare è importante non solo perché favorisce la ripresa, ma previene anche le complicanze correlate all'anoressia prolungata, quale per esempio la lipidosi epatica.

Pancreatite nel Gatto: da cosa dipende il successo della terapia?

Nella pancreatite felina, il successo della terapia dipende dalla tempestività della diagnosi (la diagnosi precoce della condizione è fondamentale) e delle cure mediche (prima si somministrano le cure e maggiori sono le probabilità di guarigione dell'animale).

Qual è la prognosi?

Nei gatti colpiti da pancreatite, la prognosi dipende dalla gravità dell'infiammazione e dalla risposta dell'animale alla terapia.

In linea generale, se la pancreatite è lieve/moderata (forma edematosa), ci sono elevate probabilità che il gatto recuperi completamente; se la pancreatite è severa (forma emorragica), invece, c'è il rischio concreto che la condizione sia fatale per l'animale.

La pancreatite felina necessita di un trattamento veterinario specifico, senza il quale il gatto non può riprendersi.

In assenza di trattamenti, la pancreatite edematosa del gatto può diventare emorragica; pertanto, curare la condizione tempestivamente è fondamentale.

Pancreatite nel Gatto: quali sono i tempi di recupero?

I tempi di recupero dipendono dalla gravità della pancreatite: in caso di forme lievi, il recupero può avvenire anche in 2-3 giorni; in presenza di forme gravi, invece, richiede almeno 7 giorni.

Pancreatite nel Gatto: esistono complicanze a lungo termine?

La maggior parte dei gatti correttamente trattati guarisce completamente dalla pancreatite, senza ripercussioni di alcun tipo.

Tuttavia, se l'attacco di pancreatite è stato severo o se la condizione è diventata cronica, il gatto può sviluppare complicanze a distanza di tempo, tra cui:

  • Insufficienza pancreatica esocrina. Significa che il pancreas ha perso parte della sua funzione esocrina e, per questo, produce meno enzimi digestivi. Ciò si traduce in una difficoltà a digerire il cibo. Per far fronte all'insufficienza pancreatica esocrina, bisogna ricorrere alla somministrazione di una polvere enzimatica sostitutiva.
  • Diabete mellito. Questa complicanza si verifica quando, in corso di pancreatite, gli enzimi digestivi hanno distrutto le cellule che si occupano di secernere l'insulina, l'ormone implicato nel metabolismo del glucosio ematico.
  • Aderenze tra gli organi interni.
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Autore

Dott. Antonio Griguolo
Laureato in Scienze Biomolecolari e Cellulari, ha conseguito un Master specialistico in Giornalismo e Comunicazione istituzionale della scienza