Maltrattamento Genetico in Cani e Gatti: cos’è e quali sono i rischi?

Maltrattamento Genetico in Cani e Gatti: cos’è e quali sono i rischi?
Ultima modifica 21.02.2024
INDICE
  1. Introduzione
  2. Cos'è
  3. Quando è cominciata la selezione delle razze
  4. Caratteristiche estetiche
  5. Complicanze della selezione artificiale
  6. Quali patologie sono dovute al Maltrattamento Genetico

Introduzione

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Il maltrattamento genetico in cani e gatti è un tema di discussione relativamente recente, che ha a che fare con la selezione delle razze per scopi estetici, e con la salute e il benessere dei più comuni animali da compagnia.

Il maltrattamento genetico in cani e gatti è una complicanza dell'addomesticamento di questi animali, un processo complesso e multistadio che ha indotto modifiche nella:

  • Morfologia;
  • Fisiologia;
  • Comportamento rispetto alle controparti selvatiche (per esempio, il lupo per quanto riguarda il cane).

Protagonisti del maltrattamento genetico in cani e gatti sono gli allevatori, che sfruttano l'apprezzamento per l'estetica di determinate razze per alimentare la propria attività.

Questo articolo si occuperà di chiarire il concetto di maltrattamento genetico in cani e gatti, e di analizzare le ragioni per le quali è pericoloso per la salute e il benessere degli animali.

Cos'è

Quando si parla di maltrattamento genetico in cani e gatti, il riferimento è a una pratica di selezione e incrocio artificiali delle razze incentrata unicamente sull'aspetto estetico e dove benessere e salute degli animali non sono una priorità.

Razze come, per esempio, il Carlino, il Bulldog e il Bassotto sono il risultato del maltrattamento genetico: nei primi due casi, il caratteristico (e ricercato) muso corto e largo (brachicefalia), e la mandibola e la lingua sovradimensionate sono responsabili di problemi respiratori, di masticazione, di deglutizione, nonché rappresentano un ostacolo all'esercizio fisico; nel Bassotto, invece, la peculiare lunga colonna vertebrale costituisce una fattore di rischio per la patologia del rachide, compresa l'ernia del disco.

Come si può notare, nel maltrattamento genetico, c'è una ricerca dell'estetica esagerata, a discapito del benessere degli animali; c'è scarsa consapevolezza delle conseguenze che l'allevamento di razze con conformazioni fisiche estreme può avere sulla salute degli animali.

I fattori che alimentano questa tendenza non sono ancora del tutto chiari.
Probabilmente, le influenza sociali, culturali e la moda hanno giocato e giocano ancora un ruolo fondamentale.

Lo sapevi che…

Secondo vari studi, l'addomesticamento del cane da parte dell'essere umano risale a circa 15.000 anni fa, a partire da due popolazioni ancestrali di lupo grigio estinte in diversi luoghi del Mondo.
È interessante segnalare anche che l'espansione di questi primi cani è avvenuta in relazione a quella dell'essere umano, come una sorta di coevoluzione.

Quando è cominciata la selezione delle razze

L'incrocio di razze di cane differenti al fine di ottenere animali con caratteristiche fisiche utili nelle attività lavorative è una pratica antica.
Tuttavia, a partire dal XIX secolo, in età vittoriana, questa tendenza ha subìto un cambiamento e la selezione artificiale ha cominciato a puntare più sulla morfologia e sull'estetica, che non sulla funzione.
Tra i motivi di questa nuova tendenza si segnalano la nascita dei club per cani e la diffusione delle esposizioni canine.
È in questi decenni che gli allevatori cominciarono a registrare gli antenati dei cani di razza, creando un'elite e favorendo ulteriormente l'isolamento di ciascuna razza rispetto alle altre.
A fine 800, la selezione artificiale portò alla comparsa di numerose nuove razze canina, tanto che, oggi, se ne contano oltre 400.

Per i gatti, questo processo di incrocio e selezione basato sull'estetica è iniziato più tardi ed è stato più lenta, complice anche il fatto la variabilità morfologica è inferiore rispetto ai cani.
Attualmente, esistono 41 razze differenti di gatto: 16 sono naturali, mentre le restanti derivano da una selezione e un incrocio artificiali di razze naturali.

Perché i club per cani hanno favorito la selezione artificiale delle razze canine?

I club canini hanno stabilito degli standard per descrivere l'aspetto ideale di ciascuna razza e una serie di regole per controllare l'allevamento, incluso un sistema di registrazione per garantire la tracciabilità di una stirpe canina attraverso il cosiddetto pedigree.

Caratteristiche estetiche

Le caratteristiche estetiche sulle quali si sono basati la selezione e l'incrocio artificiale delle razze sono:

  • Aspetto del pelo (colore, lunghezza e tipo);
  • Morfologia dello scheletro (muso, corpo e coda);
  • Espressione del muso (posizione e dimensione degli occhi e delle orecchie ecc.).

Sebbene non sia propriamente una caratteristica estetica, anche il comportamento, soprattutto nel gatto, è un aspetto da segnalare e per il quale esistono determinati standard di riferimento; per comportamento si intende il livello di attività e di socialità.

Complicanze della selezione artificiale

La selezione artificiale delle razze di cane e gatto a scopo estetico sfrutta un numero limitato di esemplari da monta, questo per mantenere al massimo le caratteristiche morfologiche ricercate.

Questo approccio, tuttavia, ha un prezzo: comporta una riduzione della diversità genetica e un fenomeno noto come depressione da consanguineità a livello di popolazione (per quella data razza).

Inoltre, porta allo sviluppo di animali con caratteristiche morfologiche che, se da un lato rispondono agli standard estetici per una data razza, dall'altro possono avere un impatto dannoso sul benessere e la salute dell'animale (è il caso del muso corto e largo del Carlino di cui si parlava in precedenza).

Riduzione della diversità genetica

La selezione artificiale delle razze per scopi estetici presuppone che si utilizzano un numero ristretto di genitori, questo per conservare le caratteristiche morfologiche ricercate.
Molto banalmente, questo fa sì che la popolazione che deriva da tali incroci sia composta da parenti che, prima o poi, si accoppiano.

Un simile approccio aumenta la consanguineità (sono tutti, in qualche modo, parenti), ma riduce la diversità genetica e predispone a malattie genetico-ereditarie. Studi di genetica, infatti, hanno dimostrato che la selezione artificiale favorisce l'omozigosi recessiva, una condizione che aumenta la prevalenza di malattie genetiche all'interno di una popolazione (in quanto, molto spesso, dovute proprio a una condizione di omozigosi recessiva).

Semplificando, l'incrocio tra animali imparentati tra loro impoverisce il corredo genetico e promuove la trasmissione di caratteri ereditari associati a patologie genetiche.
Al contrario, l'incrocio di animali senza alcuna parentela favorisce la diversità genetica e si correla a una trasmissione di caratteri ereditari non associati a patologie genetiche (c'è una promozione dell'eterozigosi, una condizione protettiva nei confronti delle patologie genetiche).

Cosa vuol dire omozigosi e cosa sono gli alleli?

Ogni gene è presente in due copie, chiamate alleli.
Questi alleli possono essere uguali e codificare in maniera identica (omozigosi) oppure differenti e codificare in maniera differente (eterozigosi).
Un allele, inoltre, può essere dominante o recessivo, a seconda che il carattere espresso da quel dato allele si manifesti o meno visivamente (si parla anche di fenotipo).

Depressione da consanguineità

La depressione da consanguineità è una conseguenza dell'omozigosi recessiva dovuta alla selezione artificiale e all'incrocio per scopi estetici tra animali in qualche modo imparentati.

Secondo la definizione di Falconer, la depressione da consanguineità è una riduzione delle performances fenotipiche medie dei soggetti; per consanguineità, Falconer intende l'accoppiamento fra individui imparentati tra loro grazie ad antenati comuni (che è quanto accade con l'incrocio artificiale delle razze di cani e gatti).

Semplificando, con depressione da consanguineità si fa riferimento a una compromissione del benessere e dello stato di salute dell'animale.

Le conseguenze della depressione da consanguineità sono:

  • Riduzione della fertilità;
  • Riduzione della figliata;
  • Riduzione della vitalità degli spermatozoi;
  • Interruzione dello sviluppo;
  • Calo della natalità;
  • Aumento della mortalità infantile;
  • Riduzione dell'aspettativa di vita;
  • Riduzione della taglia;
  • Calo delle funzioni del sistema immunitario;
  • Maggiore frequenza di malattie congenite a causa di una maggiore espressione di alleli deleteri.

Con il calo delle funzioni del sistema immunitario si assiste a un aumento del rischio di infezione e tumore.

Quali patologie sono dovute al Maltrattamento Genetico

Il maltrattamento genetico pregiudica la salute e il benessere degli animali.

È associato a patologie ereditarie (definite anche disturbi non legati alla conformazione) e a disturbi correlati alla conformazione (cioè dovuti a una particolare caratteristica del corpo).

Inoltre, si segnala come determinate caratteristiche del corpo impongano l'intervento dell'essere umano per la sopravvivenza dell'animale; un esempio di quanto detto è il Bulldog inglese: quando è ancora in utero, la sua testa di grandi dimensioni è un ostacolo al parto naturale, poiché non passa per il bacino troppo stretto della madre; alla luce di ciò, serve il parto cesareo, praticato ovviamente dal veterinario (il 94% delle nascite nei Bulldog inglesi necessita del taglio cesareo).
Ecco, quindi, che la sopravvivenza di queste razza dipende quasi in toto dall'intervento dell'uomo.

Durante il biennio 2006-2008, il Companion Animal Welfare Council del Regno Unito ha intrapreso un importante ricerca relativamente al benessere dei cani di razza, segnalando il rilevante stato malsano di molte razze.

A oggi, per quanto riguarda i cani, la letteratura descrive ben 700 patologie e disturbi di natura ereditaria.

Ecco, di seguito, alcuni disturbi e patologie correlate al maltrattamento genetico che si osservano più frequentemente nel cane:

  • Displasia dell'anca. È tipica del Pastore tedesco;
  • Lussazione rotulea. Riguarda soprattutto le razze di taglia piccola o nana, come Carlino, Maltesi, Barboncini o Pincher;
  • Problemi della vista, tra cui cecità, cataratta ereditaria e glaucoma. Per esempio, la cataratta ereditaria colpisce più frequentemente il Pastore australiano;
  • Criptorchidismo. Tra le razze più suscettibili si segnalano: Yorkshire, Maltese, Barboncino, Boxer, Pastore tedesco;
  • Displasia renale. È una patologia che colpisce soprattutto Lhasa Apso, Shih Tzu e Barbone standard;
  • Morbo di Addison. È più frequente in Barboncini, Dobermann, Golden retriever e Labrador retriever;
  • Rottura del legamento crociato craniale. È un disturbo che può riguardare molte razze, ma in particolare Rottweiler, Labrador retriever, Golden retriever, Bulldog, Boxer e AmStaff, tanto per citarne alcune;
  • Sordità. La prevalenza più alta si osserva nei cani Dalmata;
  • Difetti cardiaci. Un esempio di cardiopatia è la malattia mixomatosa della valvola mitrale, che colpisce soprattutto Cavalier King Charles Spaniel e il Bassotto;
  • Malattie allergiche della pelle. Queste patologie sono molto comuni nel Labrador retriever e nel Pastore tedesco;
  • Epilessia. Le razze canine maggiormente interessate sono Border collie, il Golden e Labrador retriever, il Pastore australiano e il Pastore belga;
  • Predisposizione alle patologie della colonna vertebrale (es: ernia del disco). Tra le razze più suscettibili figura il Bassotto;
  • Problemi di respirazione. Nelle razze brachicefaliche come Carlino e Bulldog si parla di sindrome brachicefalica ostruttiva delle vie aeree;
  • Problemi di masticazione e deglutizione. Anche queste sono problematiche che si riscontrano più spesso nelle razze brachicefaliche, come Carlino e Bulldog.

Maltrattamento genetico e aspettativa di vita

Il maltrattamento genetico influenza non solo il benessere e la salute, ma anche l'aspettativa di vita: in linea generale, rispetto ai cani di razza mista, i cani di razza pura hanno un'aspettativa di vita minore.

Autore

Dott. Antonio Griguolo
Laureato in Scienze Biomolecolari e Cellulari, ha conseguito un Master specialistico in Giornalismo e Comunicazione istituzionale della scienza