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Quali sono i sintomi della Filaria nel Gatto e come si cura?

Quali sono i sintomi della Filaria nel Gatto e come si cura?
Ultima modifica 17.05.2024
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INDICE
  1. Generalità
  2. Cos’è la Filaria?
  3. Quali sono le cause?
  4. Come si trasmette?
  5. Quali sono i sintomi?
  6. Quali esami servono per la diagnosi?
  7. Come si cura?
  8. Esiste una prevenzione?
  9. Altri articoli sulla 'filaria cardiopolmonare'

Generalità

https://www.my-personaltrainer.it/imgs/2021/04/12/filaria-nel-gatto-orig.jpeg Shutterstock

La filaria nel gatto è responsabile di una pericolosa patologia, simile in parte a quella che può colpire i cani, che si caratterizza per un danno a cuore, arterie polmonari e polmoni.

Anche nota come filariosi cardiopolmonare, la filaria è una parassitosi.

A causare la filaria nel gatto è un verme nematode, noto con il nome di Dirofilaria immitis; si tratta dello stesso parassita che può provocare la filaria nel gatto.

Nel gatto, la filaria può compromettere la salute dell'apparato cardio-respiratorio, talvolta in modo profondo; inoltre, è altamente rischiosa anche la morte naturale del parassita stesso: infatti, la morte di questo (che in genere avviene dopo 2-4 anni dall'inizio dell'infestazione) genera dei frammenti (di parassiti) che, incuneandosi nei vasi polmonari per il riassorbimento da parte dell'organismo, possono causare fenomeni tromboembolici fatali.

Questo articolo analizza nei dettagli in cosa consiste la filaria nel gatto, come si trasmette, quali sono i sintomi, quali test servono per la diagnosi e come si cura.

Cos’è la Filaria?

Più correttamente nota come filariosi cardiopolmonare, la filaria è una pericolosa malattia parassitaria, che può colpire cani, gatti e altri animali domestici (es: furetto).

Come suggerisce il nome, la filariosi cardiopolmonare danneggia cuore, arterie polmonari e polmoni; il danno è irrimediabile e progressivo, e comporta per ovvi motivi una perdita di funzione da parte degli organi bersaglio.

Quando si parla di filaria, si pensa immediatamente al cane. In effetti, questo animale rappresenta per il parassita responsabile l'ospite definitivo naturale (ciò significa che il parassita può infestare l'ospite in modo massiccio, maturare fino alla forma adulta, riprodursi e sopravvivere anche per anni).

In cosa consiste la Filaria nel Gatto?

Nel gatto, la filaria causa una parassitosi leggermente differente da quella osservata nei cani; ciò è dovuto al fatto che, diversamente dal cane, il gatto è per il parassita della filaria un ospite atipico.

Ecco, di seguito, quali sono le principali caratteristiche della filaria nel gatto e le differenze tra questa e la filaria nel cane:

  • Nel gatto, solo pochi parassiti raggiungono la forma adulta; di norma, è raro trovarne più di 4 unità.
    In alcuni casi, i parassiti non raggiungono mai la forma adulta, il che spiega perché la filaria nel gatto è sottodiagnosticata.
  • Nel gatto, i parassiti diventano adulti in 7-8 mesi; nel cane, invece, maturano in circa 6 mesi.
  • Nel gatto, i parassiti della filaria vivono al massimo 2-4 anni; nel cane, invece, possono vivere anche 7 anni (molto spesso, l'ospite muore prima di loro).
  • Nel gatto, le microfilarie (che corrisponde alla primissima forma larvale del parassita) vivono circa un mese; l'animale, inoltre, è molto più resistente del cane alla presenza di queste larve, ragion per cui il loro numero è decisamente contenuto.
  • Nonostante il numero di parassiti infestanti sia inferiore e sebbene non sempre i parassiti raggiungono la forma adulta, la filaria nel gatto è comunque una patologia pericolosa per la salute dell'animale: anche pochi parassiti e i parassiti immaturi, infatti, possono danneggiare i tessuti cardiaco e polmonare del gatto.

Quanto è comune la Filaria nel Gatto?

La filaria nel gatto è più comune di quanto si pensi. I motivi della sottodiagnosi di questa parassitosi sono da ricercarsi nel fatto che, nel gatto, l'identificazione della patologia è più complessa che nel cane.

Quali sono le cause?

Il parassita responsabile della filariosi cardiopolmonare è un verme nematode larviparo (cioè che fa le larve), noto con il nome di Dirofilaria immitis.

La particolarità di Dirofilaria immitis è che ha bisogno di due ospiti per completare il proprio ciclo vitale: la prima parte del ciclo si svolge nella zanzara, che è considerata ospite intermedio, mentre la parte conclusiva in un animale come il cane, il gatto ecc., che sono considerati ospiti definitivi.

Dirofilaria immitis è presente in moltissime aree geografiche del Mondo. Le aree più popolate sono quelle che, climaticamente e dal punto di vista ambientale, favoriscono la riproduzione della zanzara vettore del parassita (clima temperato umido, presenza di corsi d'acqua ecc.).

Come si trasmette?

La trasmissione della filariosi cardiopolmonare avviene tramite un ospite intermedio: la zanzara.

Sono numerosi i generi di zanzara capaci di trasmettere la filaria; quelli maggiormente coinvolti, tuttavia, sono tre: Culex (zanzara comune), Aedes (zanzara tigre) e Anopheles (zanzara tropicale).

Per comprendere appieno la trasmissione della filariosi cardiopolmonare, è doveroso conoscere il ciclo vitale di Dirofilaria immitis; il prossimo paragrafo parla di questo.

Come si svolge il ciclo vitale di Dirofilaria immitis?

Insetto ematofago (cioè che si nutre di sangue), la zanzara diventa ospite intermedio (di Dirofilaria immitis) quando punge un animale infetto (cane, gatto ecc.) e si nutre del suo sangue contenente le larve del parassita, anche note come microfilarie o larve allo stadio L1.

All'interno dell'apparato digerente della zanzara, le microfilarie avviano un processo di maturazione diviso fondamentalmente in due momenti:

  • Dopo i primi 7 giorni circa divengono larve di stadio L2 e
  • Dopo altri 3-7 giorni mutano ulteriormente in larve infettanti di stadio L3.

In sostanza, quindi, in un arco temporale compreso tra 10 e 14 giorni da quando la zanzara ha punto un animale infetto, le larve di primo stadio (L1 o microfilarie) maturano progressivamente in larve di secondo stadio (L2) e larve di terzo stadio (L3 o larve infettanti).

Con la maturazione a larva L3, Dirofilaria immitis acquisisce la capacità di infettare un ospite definitivo (cane, gatto ecc.), dove eventualmente potrà concludere il ciclo vitale.

A maturazione avvenuta, le larve infettanti L3 migrano nell'apparato buccale della zanzara, di modo che, quando l'insetto punge un animale (cane, gatto ecc.) per nutrirsi di sangue, hanno la possibilità di infestare un nuovo ospite e assumere la forma adulta.

Attraverso i tessuti sottocutanei dell'animale infestato, le larve L3 migrano nei capillari per trasformarsi, nel giro di circa 6-12 giorni, in larve L4.

Dopo diverso tempo in cui circolano all'interno dell'ospite, a circa 50-70 giorni dall'infestazione, le larve L4 mutano ulteriormente, raggiungendo finalmente lo stadio adulto L5.

Una volta allo stadio L5, entro 120 giorni dall'infestazione, i vermi della filaria si insediano nel cuore e nelle arterie polmonari dell'ospite.

Nel gatto, a 7-8 mesi dall'inizio dell'infestazione, Dirofilaria immitis diventa sessualmente matura e, dopo fecondazione, comincia a produrre microfilarie L1, che rilascia in circolo.
La femmina di Dirofilaria immitis è un organismo viviparo; questo significa che lo sviluppo della prole avviene all'interno del parassita e non all'interno di uova.

Una volta generate, le microfilarie L1 si comportano in un modo estremamente intelligente: nelle ore notturne, proprio quando la zanzara va alla ricerca di nutrimento, si concentrano nei vasi sanguigni cutanei in modo tale da farsi ingerire dall'insetto e avviare un nuovo ciclo replicativo.

Lo sapevi che…

La vita media di una zanzara corrisponde a circa 15 giorni. Questo significa l'insetto vive giusto il tempo per garantire la maturazione delle microfilarie.

Quali sono i sintomi?

La filaria nel gatto può manifestarsi in modi differenti da animale ad animale.

Alcuni gatti stanno bene fino alla morte naturale dei vermi, momento in cui si innesca un pericoloso processo infiammazione e di decomposizione che può sfociare in embolia polmonare.
Altri, invece, manifestano la malattia anche nelle fasi precedenti.

I sintomi osservabili nei gatti con filariosi cardiopolmonare sono:

Come detto, la filariosi cardiopolmonare nel gatto può manifestarsi anche in modo repentino, senza aver mai dato in precedenza segni della sua presenza; in tali circostanze, può causare anche la morte improvvisa dell'animale.

Altri sintomi delle forme acute di filaria del gatto:

Quali sono gli stadi della Filaria nel Gatto?

Secondo quanto riportato dall'American Heartworm Society (la cui missione è informare sulla filariosi cardiopolmonare negli animali domestici), la filaria nel gatto può suddividersi in due stadi progressivi:

  • Stadio 1: è il momento in cui i vermi L5 ancora immaturi si insediano nelle arterie polmonari e nel cuore. Anche se molti parassiti muoiono in questa fase, il loro insediamento nel cuore e a livello polmonare innesca comunque una reazione infiammatoria acuta che si traduce in un danno tissutale e che l'animale manifesta con sintomi respiratori (che, spesso, i veterinari scambiano per altre patologie, come per esempio l'asma). Questo processo infiammatorio ha un nome: si chiama malattia respiratoria associata alla filaria.
    Con la maturazione dei vermi, la risposta infiammatoria si attenua sempre più, in quanto i parassiti acquisiscono la capacità di sopprimere attivamente il sistema immunitario.
    I vermi adulti continuano a danneggiare i tessuti: a livello di polmoni, provocano il restringimento delle arterie polmonari e fibrosi polmonare, due condizioni che determinano l'instaurarsi di ipertensione polmonare; a livello di cuore, invece, interferiscono con la corretta funzione delle valvole, ragion per cui l'organo fa più fatica a espletare le proprie funzioni.
  • Stadio 2: inizia quando i vermi adulti della filaria cominciano a morire. La morte naturale dei vermi è responsabile di una risposta altamente infiammatoria, tanto che può risultare fatale per l'animale; l'infiammazione, infatti, ha ripercussioni profonde sulla salute dei vasi sanguigni polmonari e sul cuore.
    Inoltre, alla morte, i vermi adulti si decompongono in numerosi frammenti, che fluiscono nei vasi polmonari più piccoli, dove lentamente l'organismo li riassorbe; fintanto però che il riassorbimento non è completo, fungono da ostacolo per la circolazione sanguigna (sono a tutti effetti emboli) e possono causare fenomeni tromboembolici a livello polmonare dagli effetti mortali.
    Se il gatto sopravvive a questo processo di decomposizione, la sua salute cardiopolmonare ne esce comunque compromessa in modo irrimediabile.

Quali esami servono per la diagnosi?

Per la diagnosi di filaria nel gatto, trovano impiego vari esami e test.

I due più importanti in assoluto sono, senza dubbio, un test anticorpale e un test antigenico.
Brevemente, il test anticorpale rileva se nell'ospite sono presenti anticorpi contro la filaria; la presenza di anticorpi è indicativa di un'infezione in corso o quanto meno recente. Sempre in sintesi, il test antigenico, invece, permette di identificare gli antigeni riconducibili a Dirofilaria immitis, per l'esattezza alla femmina del parassita.
Di norma, i veterinari eseguono dapprima il test anticorpale e, se questo è positivo, passano a quello antigenico.
Se entrambi i test risultano positivi, la diagnosi di filaria nel gatto è confermata; va detto, tuttavia, che alle volte, pur in presenza di filaria, il test antigenico può risultare negativo.

Altri test impiegati (più per approfondire, che non per diagnosticare) sono:

  • L'esame del sangue per la conta delle microfilarie. È un test solo parzialmente attendibile, in quanto i gatti sono resistenti alle microfilarie.
  • L'esame del sangue per la conta degli eosinofili. Gli eosinofili sono globuli bianchi, che in presenza di determinate parassitosi possono presentarsi in numero superiore al normale.
  • La radiografia ai raggi X del cuore e dei polmoni. Serve a valutare lo stato di salute di questi organi.
  • L'ecocardiografia. È un'ecografia del cuore, che permette di studiare nei dettagli la struttura interna del cuore e dei vasi strettamente correlati, e di valutare la funzione cardiaca. Talvolta, consente di visualizzare anche i vermi adulti.

Diagnostica la filaria nel gatto è più complesso che nel cane.

Come si cura?

Attualmente, diversamente dal caso dei casi, non esiste nessun farmaco approvato per la cura della filaria nel gatto.

Detto questo, esistono dei trattamenti, alcuni dei quali anche in grado di uccidere i parassiti, ma la loro attuazione va ponderata attentamente, in quanto capaci di provocare gravi effetti collaterali.

Considerate le problematiche che possono sorgere da un'eventuale terapia, se il gatto infetto è asintomatico, i veterinari valutano la possibilità di lasciare che l'infezione faccia il suo corso e che l'animale smaltisca i parassiti in modo naturale. Questa strategia prevede sorveglia e controllo attivo delle condizioni del gatto, basato su esami del sangue periodici e radiografie.

L'attuazione di un vero e proprio trattamento, tuttavia, è doverosa in caso di malattia sintomatica o qualora il gatto sviluppasse dei sintomi.

Quali sono i possibili trattamenti per la Filaria del Gatto?

Si segnalano almeno quattro strategie terapeutiche:

  • La terapia valida per i cani. Basata sull'impiego di melarsomina cloridrato, questa terapia farmacologica è progettata per i cani e non per i gatti. La melarsomina cloridrato uccide i vermi e avvia un processo di decomposizione che culmina con il riassorbimento dei frammenti del parassita a livello dei vasi polmonari; questo processo (che ricorda molto la risoluzione spontanea dell'infestazione) è molto pericoloso, perché può sfociare in fenomeni tromboembolici fatali.
    I rischi ci sono anche il cane, ma sono inferiori: nel gatto, infatti, il calibro dei vasi polmonari è minore, ragion per cui la possibilità di tromboembolia è superiore.
    Nel gatto, la terapia farmacologica adatta ai cani potrebbe causare morte improvvisa.
  • La terapia sintomatica fino alla risoluzione spontanea della parassitosi. Questo approccio si fonda sulla speranza che il gatto sopravviverà all'infestazione.
    La terapia sintomatica prevede la somministrazione continuativa o periodica di corticosteroidi per alleviare l'infiammazione tissutale e l'ossigenoterapia al bisogno (serve quando il gatto ha una crisi respiratoria).
    Talvolta, la terapia sintomatica include anche la somministrazione di diuretici per favorire lo smaltimento di liquidi che possono accumularsi a livello polmonare, sempre a causa dell'infestazione.
  • La terapia slow-kill, ossia di uccisione lenta dei vermi. Questo trattamento si basa sulla somministrazione mensile, per un anno o più, di ivermectina. Esattamente come tutte le terapie che uccidono i vermi, anche la slow-kill presenta il rischio di embolia polmonare e morte improvvisa connesso alla decomposizione dei frammenti del parassita.
  • L'intervento chirurgico di rimozione meccanica dei vermi. È un'operazione molto delicata, che secondo alcuni studi è mortale per il 40% dei gatti che vi si sottopongono.
    Considerato l'enorme rischio che la caratterizza, questa strategia è riservata ai gatti con una grave forma di filaria e le cui condizioni di salute sono estremamente precarie.

Esiste una prevenzione?

Oggi, sono disponibili diversi prodotti farmacologici, sicuri ed efficaci, che permettono di prevenire filaria nel gatto.

Come nel caso dei cani, la prevenzione consiste in una chemioprofilassi e non in un vaccino che stimola la produzione anticorpale (in modo da proteggere dall'infezione).

Tra i principi attivi si segnalano:

  • Milbemicina;
  • Ivermectina;
  • Selamectina;
  • Moxidectina.

Prevenire la filaria è più semplice che curarla.

Tutti i motivi per cui è bene prevenire la filaria nel gatto:

  • La filaria nel gatto è più comune di quanto si pensi;
  • Possono contrarre l'infezione anche i gatti che vivono in casa;
  • Prevenire è più semplice che curare la malattia;
  • Non esiste ancora un trattamento approvato per la filaria nel gatto;
  • La filaria nel gatto è difficile da diagnostica.

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Autore

Dott. Antonio Griguolo
Laureato in Scienze Biomolecolari e Cellulari, ha conseguito un Master specialistico in Giornalismo e Comunicazione istituzionale della scienza