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Dove è vietato l'accesso ai cani: le regole per supermercati e bar

Dove è vietato l'accesso ai cani: le regole per supermercati e bar
Ultima modifica 26.06.2024
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INDICE
  1. Dove è vietato l'accesso ai cani e perché?
  2. Cosa dice la legge sui cani nei ristoranti?
  3. Perché i cani non possono entrare al supermercato?
  4. I cani possono entrare nei bar?
  5. Cosa dice la legge sui cani nei negozi?
  6. I cani possono entrare in farmacia?
  7. Quando vige il divieto di accesso ai cani nei parchi pubblici?

Dove è vietato l'accesso ai cani e perché?

Conoscere le regole e le leggi in materia è essenziale. Le norme italiane e le direttive europee infatti non vietano in alcun modo ai cani di accedere a luoghi pubblici e luoghi aperti al pubblico, ma ci sono alcune particolarità da conoscere per quanto riguarda supermercati, negozi e ristoranti.

Cosa dice la legge sui cani nei ristoranti?

Il Manuale della Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) approvato dal Ministero della Salute e allineato con le direttive europee, stabilisce che l'accesso dei cani è consentito nelle zone aperte al pubblico di ristoranti e bar a condizione che siano al guinzaglio.

Per ragioni igieniche, inoltre, il cane non può entrare nelle zone che sono dedicate alla preparazione e alla conservazione del cibo. Il Regolamento n. 852/2004/CE sull'igiene alimentare afferma che "i prodotti alimentari devono essere collocati in modo da evitare, per quanto ragionevolmente possibile, i rischi di contaminazione".

Il cane dunque non va lasciato libero, ma deve restare al guinzaglio accanto al proprio padrone, lasciando la possibilità a chi lavora nel locale di operare in tranquillità. Inoltre è importante che l'animale non crei disturbo con abbai né situazioni di pericolo.

Perché i cani non possono entrare al supermercato?

Secondo la regola generale i cani non possono avere accesso ai luoghi in cui vengono somministrati alimenti, ciò per non incorrere nel rischio di compromettere sicurezza e igiene.

Questo principio è valido sia per i ristoranti che per i supermercati, questo perché non si tratta esclusivamente di luoghi di distribuzione, ossia in cui vengono venduti dei cibi confezionati, ma spesso sono presenti laboratori di gastronomia, banchi di macelleria o pescheria e angoli dedicati alla preparazione di cibi pronti da consumare in loco.

Se il supermercato lo permette, poiché ha predisposto regole precise, impegnandosi per rispettarle e delle misure idonee per assicurare l'igiene e la sicurezza, i cani possono entrare. Questo potrà avvenire utilizzando degli strumenti particolari, ad esempio i carrelli dedicati.

I cani possono entrare nei bar?

I bar sono considerati come proprietà privata aperta al pubblico. Come accade per il ristorante dunque possono accedere al luogo pubblico se dotati di guinzaglio e museruola. Se questa è la regola fondamentale nel corso degli anni sono nate diverse disposizioni che hanno lo scopo di regolare tale questione localmente.

Non esiste dunque un divieto assoluto, ma tutto dipende dal Comune. Esiste infatti un documento denominato "Regolamento comunale per la tutela ed il benessere degli animali" nel quale il sindaco ha la possibilità di vietare o meno l'ingresso dei cani nei luoghi pubblici e in quelli aperti al pubblico.

Di fatto dunque la decisione viene delegata ai titolari che decidono se fare entrare oppure no i cani nel locale. Sempre a patto che vengono messi in atto gli strumenti che hanno lo scopo di evitare la contaminazione dei cibi somministrati.

Il divieto, in ogni caso, andrà attuato tramite comunicazione scritta fatta all'Ufficio tutela animali. Dunque l'ultima parola sta al Municipio di riferimento. I proprietari di bar che non vogliono consentire l'ingresso ai cani, inoltre, dovranno esporre un divieto visibile.

Cosa dice la legge sui cani nei negozi?

La legge in materia (Reg. CE n. 852/2004) vieta l'ingresso di animali domestici esclusivamente nei locali in cui vengono preparati, trattati, manipolati e conservati gli alimenti. Esistono poi – come abbiamo già segnalato – delle ulteriori restrizioni che sono a livello locale.

In ogni caso il Ministero della Salute (con la nota n. 23712 del 7.06.2017) ha chiarito che è necessario non interpretare in modo restrittivo la legge. L'accesso dell'animale dunque può essere vietato in un locale del settore alimentare "solamente qualora non possa gestire in altro modo il rischio di contaminazione".

Perciò prevedere "quali siano le potenziali condizioni in cui si può verificare contaminazione degli alimenti da parte degli animali presenti nei locali e adottare tutti gli accorgimenti opportuni" al fine di evitare che il cane entri in contatto con gli alimenti.

I cani possono entrare in farmacia?

Le farmacie sono considerate come dei luoghi aperti al pubblico, ossia luoghi che hanno una proprietà privata, ma sono accessibili al pubblico, sempre in base alle limitazioni e alle regole che vengono stabilite dal proprietario.

L'art. 83 lettera C del Regolamento di Polizia Veterinaria (DPR 320/1954) sancisce che i cani possono essere condotti nei luoghi aperti al pubblico con guinzaglio e idonea museruola. Il 6 agosto 2013 inoltre il Ministero della Salute ha pubblicato un'ordinanza che riguarda la tutela dell'incolumità pubblica dall'aggressione dei cani.

Questo documento stabilisce che nelle aree pubbliche e in tutti i luoghi aperti al pubblico i cani devono avere un guinzaglio con una lunghezza massima di 1,5 metri e che i padroni devono portare con sé sempre la museruola da poter applicare al cane nel caso di pericolo per l'animale o per le persone.

Quando vige il divieto di accesso ai cani nei parchi pubblici?

  • Per motivi di sicurezza
  • In caso di emergenza sanitaria

Non esiste a livello nazionale nessuna legge che si pronunci riguardo il divieto di accesso dei cani nei parchi pubblici in modo univoco e preciso. In passato alcuni sindaci (per via dei poteri attribuiti agli Enti Locali) hanno adottato ordinanze a carattere locale che vietavano l'ingresso degli animali nei parchi.

In realtà diversi Tribunali Amministrativi Regionali si sono pronunciati sulla questione, considerando queste ordinanze non basate su una reale emergenza sanitaria o d'igiene pubblica. Per questo le ordinanze di divieto sono state considerate come troppo limitative della libertà di circolazione delle persone e in violazione del principio di proporzionalità e adeguatezza.

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