Come addomesticare e curare un calopsitta

Come addomesticare e curare un calopsitta
Ultima modifica 05.04.2024
INDICE
  1. Cos'è e come si cura un calopsitta?
  2. Come mantenere un calopsitta?
  3. Qual è il carattere del calopsitta?
  4. Dove tenere il calopsitta?
  5. Cosa mettere nella gabbia del calopsitta?
  6. Cosa dare da mangiare alle calopsiti?
  7. Come addomesticare un calopsite?

Cos'è e come si cura un calopsitta?

Il calopsitta fa parte della famiglia dei parrocchetti australiani. Nello specifico si parla di Cacatuidi, facilmente distinguibili grazie al loro tipico ciuffo alto presente sulla testa. Il suo colore è di un giallo sfumato, così come sono di un acceso arancione le macchie presenti sulle guance.

Di seguito riportiamo tutti i consigli necessari per riuscire a prendersi cura di un calopsitta nella maniera corretta. Sappiate, però, che potete anche unirvi al nostro canale Whatsapp per aggiornamenti e approfondimenti sul mondo degli animali, della salute e del benessere e il profilo Instagram di MypersonalPet, imperdibile per gli amanti degli animali.

Come mantenere un calopsitta?

  • Dargli compagnia;
  • Dargli adeguato spazio per vivere e volare;
  • Fornirgli intrattenimento;
  • Somministrargli i cibi corretti.

Questo elenco è una panoramica generale che adesso andremo ad approfondire, ma in linea di massima, dunque, prima di prendere un calopsitta occorre tenere presente che si tratta di un animale che soffre la solitudine e dunque avrebbe bisogno di un compagno o di altri volatili con cui interagire. 

Deve inoltre avere uno spazio adatto per volare e muoversi e deve avere uno spazio per arrampicarsi, attività che ama parecchio. Infine, occhio all'alimentazione: è un pappagallo che segue un preciso regime alimentare che va rispettato.

Qual è il carattere del calopsitta?

  • Amichevole;
  • Giocoso;
  • Affettuoso.

Proprio per via del suo carattere socievole e affettuoso, il calopsitta è un volatile che può dare tante soddisfazioni. Come abbiamo già accennato, però, il fatto che ami la compagnia significa che quando lo si accoglie in casa bisognerebbe inserire in vliera altri suoi simili (almeno uno). In alternativa è possibile optare anche per canarini o cocorite. È fondamentale che gli si offra la possibilità d'avere compagnia, così da evitare che soffra di solitudine.

Al tempo stesso, si consiglia di trascorrere del tempo con lui/lei, così da instaurare un rapporto profondo. I calopsitta sono estremamente affettuosi con gli esseri umani e particolarmente recettivi agli insegnamenti. Una delle pratiche più comuni è quella di insegnare loro delle canzoncine da fischiettare.

Dove tenere il calopsitta?

  • Voliera di almeno 100 x 200 x 200 cm;
  • Se possibile, spazio esposto all'aperto.

Abbiamo parlato della necessaria compagnia, ma dove tenere un calopsitta? Questo tipo di uccello adora avere molto spazio a disposizione. Una gabbia relativamente piccola sarebbe, dunque, estremamente dannosa per l'umore e salute. Dovrà esserci abbastanza spazio da potersi muovere con agilità.

I posatoi dovranno essere posti a una distanza tale da poter battere le ali e, al tempo stesso, cimentarsi in piccoli voli. Almeno durante la bella stagione sarebbe ance consigliabile posizionare la voliera in uno spazio esterno alla casa, in giardino e all'ombra, dove possa godere appieno dell'aria fresca. Attenzione al substrato della voliera: deve essere costituito da ciottoli, legno e sabbia.

Cosa mettere nella gabbia del calopsitta?

  • Contenitore del cibo;
  • Contenitore dell'acqua;
  • Trespoli;
  • Posatoi;
  • Altalene;
  • Giocattoli da masticare;
  • Bagnetto (nelle stagioni calde).

Oltre all'adeguato spazio, per mantenere un calopsitta occorre fornirgli dell'ottimo intrattenimento. Dunque nella gabbia, oltre a ciotole e contenitori di cibo e acqua, vanno posizionati degli oggetti appositi. Naturalmente vanno sistemati dei trespoli, dove il volatile potrà osservare l'habitat.

Poi, i posatoi distanziati ma non troppo, come abbiamo già accennato. Infine spazio ad altalene (ne esistono di diverse forme e dimensioni) e a giocattoli da masticare, che rispondono alle sue esigenze di movimento e di dispendio energetico. Ricordiamo inoltre che uno dei passatempi di questa specie è l'arrampicata, dunque le sbarre dovranno essere orizzontali e non verticali.

Infine, si consiglia l'aggiunta del bagnetto nelle stagioni estive: una vaschetta separata in cui gli uccelli possano lavarsi o rinfrescarsi.

Cosa dare da mangiare alle calopsiti?

Uno dei temi più importanti, quando ci si prende cura di un calopsitta è ovviamente l'alimentazione. In commercio è facile individuare dei mix di semi già pronti all'uso, ma in generale è bene sapere che i calopsiti mangiano differenti tipologie di semi, come quelli di girasole e miglio.

Attenzione invece ai semi di girasole: questa specie ne è ghiotta ma non si tratta di qualcosa di cui conviene abusare, perché potrebbero avere effetti dannosi sulla sua salute. Spazio invece alle verdure: questi pappagallini gradiscono molto cetrioli, peperoni, zucchine e lattughe. In generale verdure senza foglia.

Di tanto in tanto, poi, si potrebbe optare per mele, pere o prugne, che dovranno essere fresche. Si dovrà poi regolare il regime alimentare durante la nidificazione o il periodo della muta. Si opterà anche per buone fonti di proteine, come uova o germogli, da somministrare una volta a settimana.

La spesa dovrebbe essere dunque varia, tra frutta, verdura, semi di girasole, mix di semi già pronti e il Grit. Questo è un insieme di gusci di ostrica tritati. La sua utilità sta nel fatto di favorire l'assorbimento di calcio nei volatili. Al tempo stesso favorisce il progetto digestivo. Se ne fa ampio uso soprattutto durante la fase della cova.

Come addomesticare un calopsite?

  • Instaurare un rapporto di fiducia;
  • Carezzare il volatile;
  • Usare un sistema di ricompense;
  • Abituarlo al volo controllato.

Il calopsite ama particolarmente la presenza dell'uomo e tende ad affezionarsi estremamente alle figure che si prendono cura di lui/lei. Approcciare questo pappagallino, della famiglia dei parrocchetti australiani, in tenera età richiede i consigli di un esperto. Sarebbe il caso di lasciarsi guidare dal proprio veterinario di fiducia.

Occorre tener conto di svariati aspetti, come la loro paura delle mani. Si dovrebbe nasconderle nelle maniche, per poi tirarle fuori quanto davvero necessario. Al tempo stesso, quando l'animale si sarà maggiormente abituato al proprietario, ci si dovrà ricordare di premiare tutti i suoi iniziali sforzi di avvicinarsi alle dita e al palmo.

Sarebbe il caso di dedicare almeno un paio d'ore al giorno all'instaurazione di un rapporto. Ciò per almeno una settimana. Ciò che occorre è una stanza quieta, senza televisione, radio o grida dalla strada. Un luogo protetto che possa far ascoltare unicamente la voce del proprietario al pappagallino.

Il rapporto con le dita può essere addolcito con gesti lenti e calcolati, dedicandosi particolarmente alle carezze, lievi, nella prima parte. Non occorre avere fretta nell'instaurazione del rapporto, prestando attenzione alla psicologia del volatile. Instaurare un rapporto di fiducia non è infatti qualcosa di immediato.

Come detto, è importante garantire una gabbia ampia, che possa permettere il movimento dell'uccello. L'ideale, però, sarebbe quello di abituarlo fin da piccolo a dei voli limitati prima in una stanza e poi in altre della casa. Ciò facendo attenzione al suo istinto, che potrebbe portarlo alla fuga in caso di estrema fiducia conferita e spazi totalmente aperti.

Questo legame andrà poi in parte spezzato, garantendo all'uccello una compagnia, come detto. Le conseguenze di un mancato provvedimento del genere sono due: solitudine ed estremo attaccamento agli umani che se ne prendono cura. Ciò, per quanto tenero inizialmente, avrà in seguito un peso eccessivo, con il pennuto che richiederà la totale attenzione del proprio umano di riferimento, arrivando a urlare a squarciagola.