Kinesiologia: Cosa Studia e Benefici per la Salute

Kinesiologia: Cosa Studia e Benefici per la Salute
Ultima modifica 18.10.2021
INDICE
  1. Generalità
  2. Cenni Storici e Nascita
  3. La Professione
  4. Principi

Generalità

In questo articolo parleremo di kinesiologia e, più precisamente, di cosa studia, dei suoi principi fondamentali e dei benefici che la sua applicazione può fornire alla salute.

Attenzione! In questo articolo useremo il termine kinesiologia come sinonimo di chinesiologia (come dovrebbe essere la traduzione letterale dall'inglese), ma non tratteremo l'applied kinesiology o la specialized Kinesiology, due discipline più ampie ma appartenenti al gruppo della medicina alternativa.

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Discuteremo anche delle basi scientifiche e dei principi fondamentali a sostegno della disciplina, dei suoi obbiettivi e alcuni altri approfondimenti e curiosità.

Cos’è la kinesiologia?

Per kinesiologia (kinesiology, in inglese) si intende lo studio scientifico del movimento umano, basato su meccanismi fisiologici, anatomici, biomeccanici e neuropsicologici.

Il sostantivo "kinesiologia" deriva dal greco κίνησις (kínēsis), ovvero "movimento", e -λογία (-logía), ovvero "studiare".

Ambiti di pertinenza kinesiologica

La kinesiologia è una scienza di pertinenza salutistica e atletica, che tocca trasversalmente anche altre specializzazioni quali:

Misurazioni e valutazioni kinesiologiche

La kinesiologia sfrutta diversi sistemi di misurazione, utili a valutare:

  • sistemi di tracciamento motorio;
  • elettrofisiologia dell'attività muscolare e cerebrale;
  • le funzioni fisiologiche;
  • alcuni lati del comportamento certe capacità cognitive.

Cenni Storici e Nascita

Il termine internazionale kinesiology (in italiano kinesiologia o chinesiologia) fu creato nel 1854 dal ginnasta medico svedese Carl August Georgii, professore al Royal Gymnastic Central Institute GCI di Stoccolma.

Egli fu il fondamento della ginnastica medica, l'originale fisioterapia e terapia fisica, sviluppata per oltre 100 anni in Svezia (a partire dal 1813).

Originariamente chiamata Rörelselära, solo nel 1854 venne tradotta nel nuovo termine "kinesiology".

La kinesiologia consisteva in quasi 2.000 movimenti fisici e 50 diversi tipi di tecniche di massoterapia., usati per influenzare varie disfunzioni e persino malattie, non solo nell'apparato motorio, ma anche nella fisiologia interna dell'uomo.

Pertanto, la kinesiologia classica e tradizionale originale non era solo un sistema di riabilitazione per il corpo, o biomeccanica, come la moderna kinesiologia accademica, ma anche una terapia per alleviare e curare le malattie, colpendo il sistema nervoso autonomo, gli organi e le ghiandole nel corpo.

Nel 1886, il ginnasta medico svedese Nils Posse (1862-1895) introdusse il termine kinesiologia negli Stati Uniti.

Nils Posse si laureò al Royal Gymnastic Central Institute di Stoccolma, Svezia, e fondò il Posse Gymnasium di Boston. Insegnò alla Boston Normal School of Gymnastics BNSG.

"Special Kinesiology Of Educational Gymnastics", scritto da Nils Posse e pubblicato a Boston (1894-1895), fu il primo libro al mondo con la parola "Kinesiologia".

La Professione

La kinesiologia studia la scienza del movimento, della performance e delle funzioni umane, applicando le basi fondamentali di biologia cellulare, biologia molecolare, chimica, biochimica, biofisica, biomeccanica, biomatematica, biostatistica, fisiologia, fisiologia dell'esercizio, anatomia, neuroscienza e nutrizione.

Gli sbocchi professionali della kinesiologia sono diversi: educazione fisica, riabilitazione, salute e sicurezza, promozione della salute, luoghi di lavoro, sport e attività fisica.

Il percorso universitario di kinesiologia può fornire una solida base conoscitiva per la ricerca biomedica e altri studi, come medicina, odontoiatria, terapia fisica e terapia occupazionale.

Il kinesiologo può insegnare educazione fisica, lavorare come personal trainer o allenatore sportivo, fornire servizi di consulenza, condurre ricerche scientifiche e sviluppare politiche relative alla riabilitazione, alle prestazioni motorie umane, all'ergonomia e alla salute e sicurezza sul lavoro.

Principi

Adattamento indotto dall'esercizio

L'adattamento indotto dall'esercizio è un principio chiave della kinesiologia, che si riferisce al miglioramento della forma fisica negli atleti, e dello stato di salute nei soggetti con certe patologie.

L'esercizio fisico è una terapia semplice e consolidata verso molti disturbi del movimento e condizioni muscoloscheletriche, grazie alla neuroplasticità del cervello e all'adattabilità del sistema muscoloscheletrico. È stato dimostrato che l'esercizio terapeutico migliora il controllo neuromotorio e le capacità motorie generali sia nella popolazione sana che in quelle malata.

Esistono molti tipi diversi di esercizio. Quello di resistenza migliora la fitness cardiovascolare e respiratoria; soprattutto quando caratterizzata da intensità elevate, ha un ottimo impatto metabolico (ad esempio sulla sensibilità insulinica e sulla glicemia, sulla trigliceridemia, sulla pressione del sangue, sulla colesterolemia ecc.).

I programmi di allenamento per la forza possono aumentare la capacità contrattile e il livello di massa magra.

Ai programmi di miglioramento dell'equilibrio possono essere attribuiti una diminuzione del rischio di cadute e l'aumento del controllo neuromuscolare.

I programmi di flessibilità possono aumentare il range of motion (ROM) e ridurre il rischio di lesioni.

Nel complesso, la terapia del movimento riduce i sintomi della depressione, il rischio di malattie cardiovascolari e metaboliche, e aiuta a migliorare la qualità della vita, il sonno, la funzione immunitaria e la composizione corporea.

Lo studio delle risposte fisiologiche all'esercizio fisico e delle loro applicazioni terapeutiche è noto come fisiologia dell'esercizio, che è un'area di ricerca importante all'interno della kinesiologia.

Neuroplasticità

La neuroplasticità è un principio scientifico fondamentale della kinesiologia, che descrive la correlazione tra il movimento fisico e i cambiamenti nel cervello.

Su questo principio, il cervello umano si adatta e acquisisce nuove capacità motorie. Quando esposto a stimoli ed esperienze, il cervello viene spinto ad imparare da essi, creando nuovi percorsi neurali che portano all'adattamento cerebrale.

Questi nuovi adattamenti ed abilità includono cambiamenti sia adattivi che disadattivi.

Plasticità adattiva

Recenti prove empiriche indicano l'impatto significativo dell'attività fisica sulla funzione cerebrale. Ad esempio una maggiore quantità di attività fisica si associa a una migliore funzione cognitiva negli anziani.

Gli effetti dell'attività fisica si possono distribuire in tutto il cervello, con una maggiore densità di materia grigia e integrità della materia bianca, e/o su aree specifiche del cervello, come una maggiore attivazione della corteccia prefrontale e nell'ippocampo.

La neuroplasticità è anche il meccanismo alla base dell'acquisizione di abilità. Ad esempio, dopo un protocollo di allenamento a lungo termine, in un campione si è osservata una maggiore densità di materia grigia nella corteccia sensomotoria e una maggiore integrità della materia bianca nella capsula interna rispetto al controllo.

Ridondanza motoria

La ridondanza motoria è un concetto ampiamente utilizzato in kinesiologia secondo cui: per qualsiasi mansione che il corpo umano può svolgere, il sistema nervoso è potenzialmente in grado di elaborare un numero illimitato di diverse soluzioni.

Questa ridondanza compare a più livelli nella catena di esecuzione motoria: cinematica, muscolare e delle unità motorie.

Il concetto di ridondanza motoria è approfondito da numerosi studi, con l'obiettivo di individuare il contributo relativo dei vari elementi motori (ad es. muscoli).

A tal proposito, oggi si accettano due teorie distinte (ma non incompatibili) su come il sistema nervoso coordini gli elementi ridondanti: semplificazione e ottimizzazione.

Nella teoria della semplificazione, i movimenti complessi e le azioni muscolari sono costruiti da quelli più semplici, spesso noti come primitivi o sinergie, risultando in un sistema più semplice da controllare per il cervello.

Nella teoria dell'ottimizzazione, le azioni motorie derivano dalla minimizzazione di un parametro di controllo, come il costo energetico del movimento o errori nelle prestazioni del movimento.

Autore

Riccardo Borgacci
Laureato in Scienze motorie e in Dietistica, esercita in libera professione attività di tipo ambulatoriale come dietista e personal trainer