Integratori di Omega Tre
Ultima modifica 01.04.2020
INDICE
  1. Cosa Sono
  2. Perché Integrare
  3. Proprietà
  4. Carenza
  5. Buon Integratore
  6. Certificazione IFOS
  7. Omega 3 e Cuore
  8. Omega 3 e Cervello
  9. Omega 3 e Occhi
  10. Altri Studi
  11. Controindicazioni
  12. Conclusioni

Cosa Sono

Gli integratori di omega 3 sono prodotti da banco finalizzati ad aumentare l'apporto nutrizionale di uno o più acidi grassi polinsaturi essenziali (PUFA) appartenenti all'omonimo gruppo (ω-3); più precisamente:

  • Acido alfa linolenico (ALA) – (18:3 ω3);
  • Acido eicosapentaenoico (EPA) – (20:5 ω3);
  • Acido docosaesaenoico (DHA) – (22:6 ω3).
Integratori di Omega 3: Come Valutarne la Qualità Shutterstock

Generalmente commercializzati sotto forma di opercoli o capsule, gli integratori di omega 3 contengono quasi sempre più di un tipo di molecola; quasi di norma vengono arricchiti con vitamina E (tocoferoli), talvolta in associazione con provitamine A (carotenoidi), a scopo antiossidante. Per una conservazione ottimale, è opportuno tenerli al fresco e al riparo da luce e ossigeno.

Per la loro limitata presenza negli alimenti, e visto il loro considerevole ruolo nel metabolismo umano, quelli di omega 3 sono tra gli integratori alimentari salutistici più venduti al mondo.

Per approfondire: Acidi Grassi Essenziali

Perché Integrare

La scelta di assumere un integratore di omega 3 può essere utile in diverse circostanze.

Anzitutto gli omega 3 sono molecole essenziali e, pertanto, l'unica fonte di approvvigionamento per l'organismo è rappresentata dalla dieta.

Inoltre, questi grassi svolgono delle funzioni biologiche fondamentali per il mantenimento dello stato di salute.

Non dimentichiamo peraltro che questi nutrienti sono ancora più importanti per il feto, per il bambino, per la gravida, per la nutrice, probabilmente per l'anziano e di certo per chi soffre di patologie metaboliche e/o a base infiammatoria cronica.

La dieta occidentale è potenzialmente carente di acidi grassi essenziali omega 3; inoltre, esistono dei fattori che predispongono al deficit nutrizionale come: terza età, malassorbimenti (di vario genere, come quello generale, specifico dei grassi ecc), eccesso di omega 6 (contestabile, perché dose dipendente), carenza dell'enzima necessario al metabolismo specifico (in comune con gli omega 6) ecc.

Gli omega 3 non sono tutti uguali e le due forme chimiche EPA e DHA, pur essendo sintetizzabili dall'ALA (sempre tramite il catalizzatore enzimatico comune agli omega 6), risultano metabolicamente più attive.

Attenzione però, siccome gli integratori non sostituiscono una dieta sana ed equilibrata, prima di scegliere un qualsiasi prodotto a base di omega 3, è bene assicurarsi di raggiungere un livello soddisfacente con la dieta. Si consiglia inoltre di leggere attentamente le etichette, al fine di evitare i prodotti meno appropriati o ingannevoli.

Proprietà

La necessità di ricorrere a questi complementi dietetici è basata su varie osservazioni scientifiche che ne dimostrano, talvolta inequivocabilmente ma altre volte un po' meno, un ruolo determinante per il funzionamento dell'organismo e per il miglioramento dello stato di salute metabolica. Ciò è dovuto soprattutto al fatto che gli omega tre promuovono la sintesi di eicosanoidi antinfiammatori – ma non solo – opponendosi all'azione proinfiammatoria di altre molecole in realtà molto simili.

Nota: non tutti sanno che l'assunzione di omega 3 non è esente da possibili controindicazioni; infatti, l'assunzione di acidi grassi polinsaturi deteriorati (perossidati) può sortire un effetto metabolico negativo, anziché un beneficio per la salute.

Funzioni metaboliche degli integratori di omega 3

Le funzioni degli integratori sono le stesse degli omega 3 alimentari. In breve, chi assume integratori di omega 3 ha l'obbiettivo di:

Carenza

Omega 3 non è Sinonimo di Acidi Grassi Essenziali

Vale la pena chiarire subito un aspetto fondamentale a cui spesso non viene data la giusta importanza: gli omega 3 non sono gli unici acidi grassi essenziali; infatti, tale attributo spetta anche ai cosiddetti omega 6.

Gli omega sei sono contenuti in ottime quantità nei semi oleosi e negli oli vegetali; pertanto, sono ben rappresentati nella maggior parte dei regimi nutrizionali. Nonostante anche questa categoria di acidi grassi sia essenziale per l'organismo, se presente in eccesso non è da escludere che possa contribuire ad alcuni scompensi del metabolismo – ma non è ancora ben chiaro in che misura e i risultati sembrano controversi.

Infatti, a seguito di alcuni studi scientifici effettuati in vitro, per un breve periodo si diffuse la convinzione che gli omega 6 potessero contribuire alla comparsa di patologie e disfunzioni metaboliche, intervenendo (per certi versi) all'opposto degli omega 3. Questa ipotesi si basava sul fatto che alcuni omega 6 (soprattutto l'acido arachidonico) sono effettivamente i precursori degli eicosanoidi PRO-infiammatori; pertanto, sembrava logico dedurre che potessero esercitare un effetto diametralmente opposto agli omega 3 – invece, come già detto, promotori degli eicosanoidi ANTI-infiammatori. Peraltro, ω-6 e omega 3 condividono parzialmente la stessa via metabolica, e in particolare un enzima necessario alla loro attivazione (indispensabile per ottenere DHA dai precursori); ciò porterebbe ad una concorrenza con inevitabile sbilanciamento verso gli acidi grassi più abbondanti (omega 6, per l'appunto).

Questa teoria è stata smentita dopo pochi anni, grazie a un ulteriore approfondimento svolto "in vivo" che, per gran parte degli omega 6, ha addirittura svelato un effetto "omega 3-mimentico". Come sempre, la verità sta nel mezzo:

  • Ad un'analisi specifica sulla composizione alimentare occidentale contemporanea (ricca di cibi spazzatura, conservati, fritti ecc), si nota una presenza significativa di acido arachidonico, che a certi livelli può effettivamente aumentare i fattori dell'infiammazione;
  • Inoltre, la condivisione di alcune vie metaboliche sembra penalizzare gli omega 3; essendo in minoranza, questi ultimi subiscono l'eccesso degli omega 6, che occupano la maggior parte degli enzimi necessari al metabolismo comune.

Carenze di omega 3: sono tutte uguali?

Dunque, quando si parla di omega 3 non è soltanto importante garantire il giusto apporto in termini assoluti, ma anche in termini percentuali.

Mentre la dieta degli uomini del paleolitico si caratterizzava per un rapporto di 1:1 tra omega 3 e omega 6, i recenti cambiamenti dello stile alimentare hanno spostato tale equilibrio verso proporzioni più vicine a 1:13 e 1:20 – a seconda della popolazione analizzata.

Secondo l'INRAN (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione), l'assunzione consigliata di acidi grassi essenziali richiede:

  • Almeno lo 0,5 % delle calorie totali per la serie omega 3 (almeno 250 mg in EPA e DHA, e per il resto in ALA; nei lattanti e nei bambini fino a 2 anni si consigliano altri 100 mg di DHA e negli anziani fino a 100-200 mg in più);
  • Almeno il 2 % dell'energia totale per quanto riguarda gli omega 6;
  • In tutto, gli acidi grassi essenziali sono inclusi nel 5-10% delle calorie totali.

 Il deficit di omega 3 può essere valutato sotto i tre punti di vista:

  • Sono quantitativamente carenti, ovvero l'apporto complessivo degli acidi grassi appartenenti al gruppo omega 3 non copre il fabbisogno individuale;
  • Sono carenti in proporzione agli omega 6 o è carente la parte di EPA e DHA
  • Sono carenti in senso assoluto, ovvero sia in relazione all'apporto complessivo di tutte le molecole omega 3, sia in rapporto agli omega 6 che la parte di EPA e DHA.

Nota: se la quantità totale di omega 3 è sufficiente, il rapporto con gli omega 6 è sbilanciato a favore di questi ultimi, si parla di eccesso di omega 6.

Perché la Carenza di Omega 3 è Diffusa?

Gli omega 3 sono scarsamente presenti nella maggior parte degli alimenti più consumati nella dieta occidentale. Fatta eccezione per alcuni pesci, semi e oli, sembra davvero complicato trovare cibi che apportino una quantità significativa di omega 3. È quindi davvero così difficile soddisfare tali fabbisogni?

Per rispondere a questa domanda, abbiamo calcolato l'apporto di acidi grassi essenziali e le loro proporzioni in quattro menù giornalieri (vedi risultati). In effetti, com'era logico aspettarsi, il rapporto omega 6 / omega 3 si avvicina a quello desiderabile soltanto nei giorni in cui si consuma una porzione di pesce o di olio di lino, mentre negli altri si allontana anche considerevolmente.

A conti fatti, gli integratori di omega 3 sono utili quando non si mangiano abbastanza prodotti della pesca (soprattutto di mare). È opportuno consumare tre o quattro porzioni settimanali di pesce dei mari freddi o comunque pesce azzurro, ovviamente meglio se pesce povero (ecosostenibile), alternando – se gradito – l'olio extravergine di oliva e altri oli ricchi di omega 3 (non per cucinare ma per condire i cibi crudi).

Potranno esserti utili gli articoli sui pesci azzurri come: sarde, lanzardo, sgombro, palamita, tonno, aringa, alaccia, aguglia, alici, tonnetto alletterato, tombarello ecc.

Per approfondire: Pesce Ricco di Omega 3 Per approfondire: Oli Ricchi di Omega 3 Per approfondire: Cibi Ricchi di Omega 3

Buon Integratore

Caratteristiche di un buon integratore di Omega 3

Considerato il grosso business che ruota attorno agli integratori di omega 3, prima di effettuare l'acquisto è bene tenere in considerazione alcuni dettagli:

  • Un buon integratore alimentare di EPA e DHA ricavato dall'olio di pesce posseduto dalla certificazione IFOS. Nel prossimo paragrafo approfondiremo anche questo argomento;
  • Nonostante possano sembrare identici, l'acido α-linolenico (alfa-linolenico) e il γ-linolenico (gamma-linolenico) non lo sono affatto. L'acido γ-linolenico (GLA, 18: 3) non appartenente alla serie omega 3 (ω3 o n-3), bensì a quella degli omega 6 (ω6 o n-6). Per questo motivo, gli integratori a base di acidi grassi essenziali omega 3 devono contenere la dicitura specifica "acido α-Linolenico" (ALA) e non "acido gamma-linolenico";
  • Tra i vari derivati ​​omega 3 ricavati dal metabolismo dell'ALA, i più attivi e importanti sono l'acido eicosapentaenoico o EPA (20: 5 ω3) e l'acido docosaesaenoico o DHA (22: 6 ω3). Questa trasformazione è mediata da un enzima chiamato Δ-6-desaturasi, la cui attività catalitica diminuisce con l'invecchiamento, con l'alcolismo, con la dieta ipoproteica, con l'iperglicemia e con i trattamenti farmacologici a base di glucocorticoidi. Per questo motivo si devono preferire gli integratori di omega 3 ricchi di EPA e DHA rispetto a quelli contenenti percentuali maggiori di acido alfa-linolenico o che riportano la semplice dicitura "olio di pesce" senza specificare la composizione in acidi grassi essenziali;
  • Un buon integratore di omega 3 è ricco di antiossidanti. La vitamina E (tocoferoli, soprattutto l'α-tocoferolo) è la più efficace e ottimizza sia la conservazione, sia l'assorbimento degli omega 3; protegge i PUFA dai radicali liberi. Altre sostanze con funzione analoga che si trovano ritrovare negli integratori omega 3 sono la vitamina A, la C, lo zinco e il selenio.
  • È inoltre fondamentale eliminare o ridurre al minimo l'ossigeno atmosferico, la luce e le alte temperature;
  • Ribadiamo che la semplice dicitura "integratore ricco di acidi grassi essenziali" non dà garanzie sulla qualità del prodotto, che potrebbe includere anche un'elevata percentuale di omega 6;
  • Le dosi consigliate generalmente da 500 mg a 1500 mg / die ma è possibile aumentarle con ragionevolezza;
  • Quando si confrontano gli integratori a base di omega 3 è bene rapportare non solo il peso netto e le percentuali dei vari componenti su 100 g, ma anche sulla singola capsula o sull'unità di liquido (olio) o altro (vedi alghe ecc).

Certificazione IFOS

IFOS ™ è l'acronimo di "International Fish Oil Standards" (standard internazionale dell'olio di pesce). Viene assegnato indipendentemente dal controllo dei test qualitativi sull'olio di pesce e offre una certificazione di qualità. Non è obbligatorio, ma è un valore aggiunto per il prodotto. Garantisce gli standard qualitativi più importanti al mondo. Costituisce il mezzo usato dall'industria dell'olio di pesce per dimostrare la sicurezza, la purezza e l'alta qualità della propria gamma.

Qualità dell'Olio di Pesce

La qualità degli integratori a base di olio di pesce può essere compromessa sotto tre aspetti diversi:

  • Quantità di omega 3: alcuni tipi di olio di pesce contengono soprattutto acidi grassi omega 7, non omega 3. Peraltro, non sempre apportano la quantità di principio attivo dichiarata in etichetta. IFOS è l'unico programma che garantisce il contenuto effettivo di principio attivo citato in etichetta;
  • Presenza di contaminanti: i contaminanti ambientali sono sostanze chimiche nocive, che entrano nell'ecosistema a seguito dell'attività industriale. Questi composti, presenti anche in mare, tendono ad accumularsi nei tessuti grassi del pesce, quindi nell'olio estratto. I contaminanti più comunemente rilevati nei campioni di olio di pesce sono i metalli pesanti (ad esempio mercurio, piombo, arsenico, cadmio), PBCs, diossine, furani e PCB diossina-simili. La ricerca clinica suggerisce che i contaminanti provenienti dalle fonti marine commestibili possono avere effetti negativi sulla salute, molti dei quali superano gli effetti benefici degli omega 3. IFOS monitora la presenza di questi composti negativi e garantisce il rispetto del limite di sicurezza imposto dalla legge. L'ultimo test IFOS include anche la misura delle radiazioni;
  • Stabilità chimico-fisica: direttamente correlato alla shelf-life, questo parametro descrive quanto rapidamente e facilmente si deteriora il prodotto in condizioni normali di stoccaggio. Un olio di pesce che irrancidisce facilmente indica che il prodotto non è stato formulato in maniera adeguata, o che la produzione non è stata gestita correttamente o che è stato conservato in condizioni non idonee (ad esempio temperatura e umidità eccessive). IFOS controlla e garantisce che i prodotti godano della giusta stabilità.

Certificazione FOS

Gli integratori di omega tre a base di prodotti della pesca possono godere del marchio "Friend Of Sea" o FOS (amici del mare).

FOS è un ente di certificazione tra i più quotati della pesca e dell'acqua.

Friend of the Sea è un accordo non governativo (ONG) non uno scopo di lucro che mira alla conservazione e alla tutela dell'habitat marino.

Le valutazioni del Friend Of Sea sono pianificate sulla base degli studi scientifici più aggiornati e vengono gestiti da entità di certificazione indipendenti.

Fondata da Paolo Bray (Direttore Europeo dell'Earth Island Institute per il progetto Dolphin-Safe), la FOS è incentrata sull'ecosostenibilità del prelievo ittico.

Tra i risultati di maggio pregio spicca il salvataggio di milioni di delfini catturati durante la pesca del tonno.

I prodotti certificati provengono da ogni parte del mondo e richiedono le specie più commercializzate, i mangimi e gli integratori di omega 3 a base di olio di pesce.

Il controllo della FOS avviene direttamente sul posto da parte di agenzie per la certificazione internazionale e indipendente nel rispetto degli specifici criteri di sostenibilità.

Friend of the Sea fa riferimento ai criteri stabiliti dalla FAO (Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura delle Nazioni Unite) e riassunti nelle Linee guida per i prodotti ittici.

I modelli di costo sono moderati per consentire ai piccoli imprenditori di garantire il supporto (attualmente danno origine a circa il 50% della produzione totale).

Oltre 350 aziende in più di 50 paesi fanno affidamento sulla FOS per valutare la sostenibilità delle loro materie prime (soprattutto alici, sardine, ritagli di tonno e krill antartico).

Omega 3 e Cuore

Gli omega 3 sono molto utili al mantenimento di vari parametri metabolici. Tuttavia, l'acido alfa linolenico (nonostante possa fungere da precursore) non conferisce i benefici per la salute cardiovascolare di EPA e DHA, i quali agiscono su più fronti. Vediamo come.

Pressione sanguigna

L'evidenza suggerisce che gli acidi grassi omega 3 possono abbassare la pressione arteriosa (sistolica e diastolica) nelle persone con ipertensione e anche nelle persone con pressione sanguigna normale.

Circolazione sanguigna

Alcune evidenze suggeriscono che le persone con certi problemi circolatori, come le vene varicose, possono trarre beneficio dal consumo di EPA e DHA. Questi sembrano in grado di stimolare la circolazione sanguigna e aumentare la ripartizione di fibrina (una proteina coinvolta nella coagulazione del sangue e nella cicatrizzazione).

Trigliceridi alti

Gli acidi grassi omega 3 riducono i livelli di trigliceridi nel sangue, ma non cambiano in modo significativo il tasso di colesterolo LDL e colesterolo HDL nel sangue.

Conclusioni

D'altro canto, l'effetto benefico degli omega 3 è limitato alla quantità necessaria per l'organismo; per intenderci, non vale la regola che "più omega 3 si assumono, meglio è!".

Gli approfondimenti svolti sulla popolazione generale smentiscono il ruolo benefico dell'integrazione di omega 3 per la prevenzione delle malattie cardiovascolari (tra cui infarto miocardico e di morte cardiaca improvvisa); non sono note o risultano approssimative le variabili riguardanti la composizione della dieta (nel prossimo paragrafo entreremo nuovamente nel dettaglio).

Tuttavia, uno studio effettuato su persone con una storia clinica di patologie cardiovascolari, ha mostrato una correlazione statistica tra il supplemento di omega 3 (> 1g/die per almeno un anno) e un effetto protettivo contro:

In questo studio, non si è osservato alcun effetto protettivo contro la mortalità per ictus o altre cause. Lo stesso vale per una dieta ricca di pesce.

L'utilizzo di olio di pesce non si è dimostrato efficace nella rivascolarizzazione, nella cura dell'aritmia e sulla riduzione dei tassi di ricovero ospedaliero per insufficienza cardiaca.

Per approfondire: Omega 3: Benefici su Cuore, Colesterolo e Trigliceridi

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Omega 3 e Cervello

Il cervello dei mammiferi è estremamente ricco di DHA e di altri acidi grassi omega 3. Esistono alcune prove scientifiche che legano gli acidi grassi omega 3 alla salute mentale.

Disturbi Cognitivi e Degenerazione

Esistono delle evidenze preliminari sull'effetto degli acidi grassi omega 3 nei confronti di problemi cognitivi lievi, ma non sulle persone sane o affette da demenza.

Gli studi epidemiologici sugli effetti degli omega 3 sui meccanismi della malattia di Alzheimer sono inconcludenti.

Depressione

Gli omega 3 (EPA) possono essere utili come integratore supplementare nel trattamento della depressione maggiore associata al disturbo bipolare.

Si sono osservati benefici significativi dopo l'integrazione con EPA solo nel trattamento dei sintomi depressivi e non di quelli maniacali, il che suggerisce un legame tra omega 3 e depressione dell'umore.

Il legame tra omega 3 e depressione è stato attribuito al fatto che molti dei prodotti della via di sintesi di questi acidi grassi svolgono un ruolo chiave nella regolazione dell'infiammazione, come la prostaglandina E3, che sembra collegata alla depressione.

Questa correlazione è stata sostenuta sia in vitro che in vivo, così come negli studi di meta-analisi.

Il meccanismo esatto con cui gli omega 3 agiscono sul sistema infiammatorio è ancora controverso.

Ansia

Esistono anche certe prove che sostengono il contributo degli omega 3 nel trattamento dei sintomi ansiosi, ma gli studi sono limitati.

Prevenzione Psicosi

Il collegamento tra omega 3 e prevenzione delle psicosi è molto debole.

Per approfondire: Omega 3: Benefici sul Cervello

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Omega 3 e Occhi

Gli occhi dei mammiferi sono estremamente ricchi di DHA e altri acidi grassi omega 3.

Olio di Foca

L'olio di foca (seal oil) è una fonte di EPA, DPA (acido docosapentaenoico) e DHA.

Secondo il dipartimento "Health Canada", l'olio di foca aiuta a sostenere lo sviluppo degli occhi e dei nervi nei bambini fino a 12 anni di età.

Come tutti i prodotti a base di foca, non può essere importato nell'Unione Europea; il sostituto più efficace è l'olio di pesce.

Per approfondire: Omega 3 Benefici sulla Vista

Bibliografia

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Altri Studi

Sono state svolte numerose ricerche sull'impatto degli integratori di omega 3 (in particolare quelli del pesce e dell'olio di pesce) verso le malattie cardiache. I risultati dei singoli studi sono stati contraddittori.

Nel 2012, due analisi combinate non hanno trovato prove convincenti (risultati contraddittori) a sostegno che gli integratori di omega 3 possano tutelare il cuore dalle malattie cardiache. Tuttavia bisogna specificare che la maggior parte di questi studi ha analizzato delle persone che hanno già avuto una precedente malattia cardiaca (possono avere ereditarietà, altre disfunzioni e fragilità); sono numericamente inferiori gli approfondimenti svolti sulle persone sane.

Al contrario, altri approfondimenti sembrano sostenere l'effetto positivo del consumo di prodotti della pesca – le persone che mangiano pesce almeno una volta alla settimana hanno meno probabilità di morire di malattie cardiache rispetto a coloro che lo consumano raramente o mai. Quest'effetto positivo potrebbe essere legato anche alla sostituzione del junk food (cibo spazzatura) con degli alimenti senza componenti nocivi (gassi saturi, idrogenati, trans, colesterolo, tossine ecc). Ricordiamo anche che, di solito, chi consuma pesce con regolarità vanta uno stile di vita globalmente più sano (più frutta e verdura, cibi integrali, attività fisica, no alcol, no fumo ecc).

Ciò che non è noto però, è se durante l'integrazione alimentare con omega 3 la dieta delle persone analizzate fosse di per sé in grado di soddisfare la necessità nutrizionale. In tal caso, è ovvio che l'integrazione non abbia portato a un miglioramento misurabile. Se i soggetti avessero sofferto di una carenza, forse i miglioramenti sarebbero apparsi evidenti.

Sono stati evidenziati (sempre ndel 2012) alcuni risultati che riguardano l'effetto alleviante degli omega 3 contenuti nei prodotti della pesca e nell'olio di pesce sui sintomi dell'artrite reumatoide (malattia cronica infiammatoria). Nello specifico sui sintomi di rigidità mattutina delle articolazioni, come il gonfiore e il dolore; di conseguenza si è avvertita una minore necessità di assumere farmaci anti-infiammatori per controllare questi sintomi.

Diverse persone affette da psoriasi dichiarano di vedere dei miglioramenti con l'assunzione di omega 3 e vitamina D, ma non è scientificamente dimostrato.

Gli integratori di omega 3 sono considerati molto utili per le donne incinte che devono raggiungere il fabbisogno e non vogliono rischiare di incrementare l'apporto di mercurio alimentare abbondante nei grossi pesci.

Il DHA svolge un ruolo importante nel funzionamento del cervello e della vista. È stata condotta una ricerca sulla correlazione tra DHA, altri omega 3 e le malattie cerebrali, oltre che oculari. Non si sono trovate prove sufficienti per trarre conclusioni sull'efficacia, anche se, lo ricordiamo, questi approfondimenti hanno trascurato l'apporto di omega 3 con la dieta del campione.

Tuttavia, nel 2015 il "National Institutes of Health" (NIH) ha indicato che gli integratori contenenti EPA e DHA non sembrano rallentare la progressione patologica nelle persone ad alto rischio di sviluppare la fase avanzata di questa malattia. Oltre alla solita variabile alimentare, anche in questo caso si è utilizzato un campione particolarmente predisposto all'aggravamento della patologia. Lo stesso studio ha indicato che l'assunzione di integratori EPA e DHA non rallenta il declino cognitivo negli anziani.

Infine, non è possibile trarre conclusioni "certe" sul fatto che l'integrazione di omega 3 possa essere utile per: allergie, asma, cachessia (grave perdita di peso) associata al cancro avanzato, fibrosi cistica, malattie renali, lupus, crampi mestruali, obesità, osteoporosi e trapianto di organi (ad esempio, diminuendo la probabilità di rigetto).

Controindicazioni

Nel breve termine, soprattutto quando legato a un'unica assunzione, l'eccesso di omega 3 può scatenare dei sintomi gastrointestinali minori, come eruttazioni maleodoranti, cattiva digestione e diarrea.

Al momento non è chiaro se il consumo di omega 3 ricavato dai prodotti della pesca possa essere considerato sicuro per gli allergici a questi alimenti.

Non bisogna dimenticare che l'impiego di omega 3 può interagire con i farmaci e influenzare la coagulazione del sangue, fluidificandolo. Meglio evitare di integrare con omega 3 durante la terapia con anticoagulanti e/o farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS).

Talvolta si trascura la composizione totale di un prodotto e si valuta solo l'apporto delle molecole desiderate. L'olio di fegato di merluzzo, per esempio, è anche ricchissimo di vitamina A e di vitamina D (la concentrazione varia in base all'integratore). Con un'assunzione smodata ed eccessiva, si sono verificati casi di tossicità per accumulo di retinolo.

Sono attualmente in corso delle indagini sull'associazione tra eccesso di omega 3 contenuti nei prodotti della pesca e cancro alla prostata. La correlazione non è ancora nota.

Gli omega 3 sono acidi grassi fortemente instabili e soggetti al deperimento causato da calore, luce, ossigeno e radicali liberi. Ciò è vero fuori dall'organismo tanto quanto al suo interno. Abbiamo già specificato che per prevenire tale circostanza l'industria fa uso di antiossidanti quali vitamina E, A, C, zinco e selenio. Ma nell'organismo cosa avviene?

Da un certo punto di vista, gli antiossidanti sono molto più numerosi. Nel corpo umano si producono composti specifici che, partecipando con i nutrienti di cui sopra (oltre che ai composti fenolici e non solo), bloccano queste reazioni avverse responsabili dell'invecchiamento e della mutazione cellulare. D'altro canto, gli antiossidanti non sono sostituibili l'uno con l'altro e ognuno svolge una funzione specifica. Questo significa che, siccome gli omega 3 sfruttano abbondantemente la funzione protettiva della vitamina E, se questa non viene introdotta proporzionalmente si corre il rischio di consumarla tutta lasciandone l'organismo sprovvisto. Peraltro, anche con un'assunzione modesta di omega 3 non sostenuta dall'apporto di vitamina E, si può verificare l'incremento sensibile dello stress ossidativo totale.

Esistono altre ipotesi su eventuali effetti indesiderati degli omega 3 ossidati nell'organismo (molte divulgate nel 2010 dal ricercatore: Brian Peskin), ma non tutti gli enti di ricerca le condividono. Per conoscenza, le più importanti sarebbero: tossicità epatica, compromissione del sistema immunitario, aumento della permeabilità e tendenza agli edemi, cancerogenesi.

Conclusioni

Ciò che dobbiamo portare a casa da questo articolo è che:

  • Gli omega 3 sono nutrienti molto utili, spesso carenti e, in quanto tali, potrebbe rendere necessaria una specifica integrazione;
  • D'altro canto si tratta di composti molto "potenti", che non vanno presi con leggerezza. È quindi necessario abbandonare la convinzione che "più se ne assume e meglio è!";
  • Al tempo stesso non sono dei farmaci e non costituiscono una "cura miracolosa". La pretesa di guarire da una patologia che ha una lunga storia clinica solo con l'integrazione di omega 3 non offre buone speranze di riuscita.

Autore

Riccardo Borgacci
Laureato in Scienze motorie e in Dietistica, esercita in libera professione attività di tipo ambulatoriale come dietista e personal trainer