Sostenibilità: Cosa Significa e Come Migliorarla
Ultima modifica 01.12.2021
INDICE
  1. Introduzione
  2. Cos’è
  3. Sostenibilità Alimentare
  4. Consumo
  5. Resilienza Ecologica
  6. Valutazione di Sostenibilità
  7. Come Capire se un Prodotto è Sostenibile?
  8. Prospettive Future
  9. Controversie e Criticità

Introduzione

L'influenza sociale ed economica del più che "fiorente" settore green, ha reso "virale" tutto ciò che ruota attorno alla sostenibilità.

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Questo aspetto, che interessa profondamente anche l'economia e la sociologia-antropologia, è tuttavia di derivazione prevalentemente ecologica.

Ciò detto, il settore "ecologico" è molto più datato. Risale infatti a metà del XIX secolo, quando il biologo tedesco Haeckel unì le due parole greche, οἶκος (casa) e λόγος (scienza, discorso), per sintetizzare quanto segue:

"scienza che studia le condizioni di esistenza degli esseri viventi e le interazioni di ogni tipo tra questi e l'ambiente in cui vivono".

Quindi, sostenibilità ed ecologia, per quanto legati tra loro, non sono da considerarsi termini sinonimi.

In questo articolo cercheremo di sviscerare gli aspetti più importanti della sostenibilità, in particolare dell'importanza che riveste nell'instaurare un miglior rapporto tra l'essere umano e l'ambiente circostante.

Cos’è

Cosa significa sostenibilità? Alcune definizioni

Con il termine sostenibilità, in senso lato, si intende la capacità, di una determinata attività o processo di resistere in maniera relativamente continua.

Lo sapevi che...

La parola "sostenibilità" è ampiamente utilizzata dagli enti di beneficenza con l'obbiettivo di ridurre la povertà in modi che possano essere sostenuti dalla popolazione locale e dall'ambiente.

Nonostante la sua valorizzazione ed applicazione siano piuttosto recenti, il concetto di sostenibilità (o Nachhaltigkeit, in lingua tedesca) può essere fatto risalire alle applicazioni nella selvicoltura (conservazione dei boschi) di Hans Carl von Carlowitz (1645-1714).

Attualmente, il termine sostenibilità viene contestualizzato soprattutto nella valutazione della coesistenza tra biosfera terrestre e civiltà umana. Non solo dei limiti che essa comporta ma, al contrario, dei vantaggi che si potrebbero ottenere reciprocamente.

L'ottica di sostenibilità, quindi, richiede sempre un uso logico delle risorse naturali e rinnovabili, in modo che possa perpetuarsi senza controindicazioni, e con benefici, di tipo ambientale, economico e sociale.

Questa logica, a dire il vero, venne compresa diversi millenni orsono. Chiaramente, le popolazioni dell'epoca avevano problemi molto diversi rispetto all'inquinamento e al sovrasfruttamento delle risorse naturali.

Ciò nonostante, i gruppi etnici stanziali avevano già compreso che la capacità dell'ambiente circostante di sostenere le loro attività a lungo termine non è affatto scontata; anzi, dovrebbe essere attivamente garantita.

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Molte culture antiche avevano tradizioni che limitavano l'uso delle risorse naturali, ad es. i Maori della Nuova Zelanda, gli amerindi della Columbia Britannica costiera e i popoli dell'Indonesia, dell'Oceania, dell'India e del Mali.

Il movimento culturale di sostenibilità può comportare profonde modifiche sociali che toccano: i diritti internazionali e nazionali, la pianificazione urbana e dei trasporti, la gestione della catena di approvvigionamento, gli stili di vita locali e individuali, e il consumo critico (o consapevole, responsabile, etico).

Un concetto affine (ma non sovrapponibile) all'ambito di sostenibilità è lo sviluppo sostenibile che, interessando i domini di cultura, economia tecnologica e politica, porta l'attenzione al modo in cui l'attitudine di sviluppo si adegua al criterio di sostenibilità.

Secondo il rapporto Brundtland (1987), sviluppo sostenibile significa poter soddisfare i bisogni della generazione presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri.

Poiché lo sviluppo sostenibile è, in un certo senso, il "lato pratico" del concetto di sostenibilità, le due parole vengono utilizzate spesso in maniera intercambiabile.

Sono campi specifici della sostenibilità: l'agricoltura sostenibile, l'allevamento sostenibile, l'architettura sostenibile e l'economia ecologica.

Sostenibilità Alimentare

Principio cardine di sostenibilità alimentare

La sostenibilità alimentare ha l'obiettivo di mantenere l'equilibrio delle specie e delle risorse all'interno del loro ambiente, evitando di esaurire ciò a cui si attinge più velocemente di quanto possa generarsi naturalmente.

Lo sviluppo sostenibile in campo alimentare può essere applicato rispettando due importanti ed essenziali principi:

  1. Adeguamento della domanda, previa educazione alimentare dei consumatori - iniziamo ad abbozzare l'importanza della cultura e dell'informazione in ambito di sostenibilità;
  2. Adeguamento dell'offerta, da cima a fondo, in modo da non compromettere l'integrità e la stabilità del sistema naturale.

Sostenibilità idrica dolce e alimentare inoltre, sono indissolubilmente legate.

Gestione sostenibile dell’acqua

Nel decennio 1951-1960 i prelievi idrici umani sono stati quattro volte maggiori rispetto al decennio precedente (1940-1950).

Questo rapido aumento è il risultato degli sviluppi scientifici e tecnologici che hanno avuto un certo impatto sull'economia, in particolare l'aumento delle terre irrigate, la crescita dei settori industriali ed energetici, e la costruzione intensiva di dighe in tutti i continenti.

Ciò ha alterato il ciclo di fiumi e laghi, influendo sulla qualità dell'acqua, e ha avuto un impatto significativo sul ciclo globale della stessa.

Attualmente circa il 35% dell'uso umano di acqua è insostenibile, provocando una diminuzione delle falde acquifere e la riduzione dei flussi: questa percentuale è destinata ad aumentare, in particolare se gli impatti dei cambiamenti climatici diventano più gravi e se le popolazioni aumentano, esaurendo progressivamente le falde e aumentando l'inquinamento.

Dal 1961 al 2001 la domanda di acqua è raddoppiata: l'uso agricolo è aumentato del 75%, l'uso industriale di oltre il 200% e l'uso domestico di oltre il 400%.

Negli anni '90 è stato stimato che gli esseri umani utilizzano il 40-50% dell'acqua dolce disponibile a livello globale nella proporzione approssimativa del 70% per l'agricoltura, del 22% per l'industria e dell'8% per scopi domestici con un uso totale in progressivo aumento.

L'efficienza idrica può essere migliorata su scala globale mediante una maggiore gestione della domanda, migliori infrastrutture, maggiore produttività idrica dell'agricoltura, riducendo al minimo l'acqua destinata a beni e servizi, affrontando le carenze nel mondo non industrializzato, concentrando la produzione alimentare nelle aree di alta produttività e pianificando i cambiamenti necessari in vista del cambiamento climatico - ad esempio attraverso una progettazione più flessibile del sistema.

La raccolta dell'acqua piovana, ad esempio, è un buon sistema applicabile anche nell'ambiente domestico per ridurre l'utilizzo dell'acqua da rete.

Per approfondire: Impronta Idrica: Cos’ e Quanto è Importante

Gestione sostenibile del cibo

La "American Public Health Association" (APHA) definisce un sistema alimentare sostenibile:

in grado di fornire cibo sano per soddisfare le attuali esigenze alimentari, mantenendo sani gli ecosistemi, che possono fornire cibo anche per le generazioni future con un minimo impatto negativo sull'ambiente.

Un sistema alimentare sostenibile incoraggia anche le infrastrutture di produzione e distribuzione locali e rende il cibo più nutriente, disponibile, accessibile e alla portata di tutti.

Inoltre, rispetta principi etici e morali, proteggendo gli agricoltori e i lavoratori correlati, tanto quanto i consumatori e le intere comunità.

Tuttavia, l'attuale sistema alimentare causa problemi di salute e morte precoce associati a:

  • obesità e patologie correlate a causa della sovralimentazione, nel mondo ricco;
  • sottopeso e carenze, nel mondo povero.

Ciò ha fortunatamente generato un movimento importante verso un'alimentazione sana e sostenibile, quale componente principale del consumismo etico.

Gli effetti ambientali dei diversi modelli dietetici dipendono da molti fattori, tra i quali: la proporzione di alimenti animali e vegetali consumati e il metodo di produzione alimentare.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato un rapporto sulla strategia globale di dieta, attività fisica e salute, che è stato approvato dal World Health Assembly, nel maggio 2004.

Esso consiglia la dieta Mediterranea, associabile a salute e longevità, perchè povera di carne, ricca di cereali integrali e legumi, verdura e frutta stagionali, prodotti della piccola pesca e povera di zuccheri e sale aggiunti; il livello di grassi saturi e colesterolo è piuttosto basso. La fonte di grassi tradizionale del Mediterraneo è costituita dalle olive, alcuni frutti a guscio stagionali e, naturalmente, olio extravergine di oliva - ricco di grassi monoinsaturi.

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Anche la dieta giapponese a base di riso è sana, ricca di carboidrati e povera di grassi.

Entrambe le diete sono povere di carne e grassi saturi, ma ricche di legumi e altre verdure; sono associati a una bassa incidenza di malattie e ad un basso impatto ambientale, almeno per quanto riguarda l'agricoltura. Queste diete, tuttavia, contengono prodotti della pesca; se non se ne gestisse correttamente il prelievo, si otterrebbe un forte impatto negativo sugli ecosistemi marini.

A livello globale, l'impatto ambientale dell'agrobusiness viene affrontato attraverso l'agricoltura sostenibile e biologica.

A livello locale ci sono vari movimenti che lavorano sulla produzione alimentare locale, un uso più produttivo delle terre desolate urbane e degli orti domestici tra cui la permacultura, l'orticoltura urbana, il cibo locale (filiera corta e km 0), lo slow food, il giardinaggio e l'orto biologico.

Sta assumendo un'importanza sempre più rilevante la scelta di modelli ornamentali e produttivi a zero consumo idrico, come la coltivazione della macchia Mediterranea; il "verdarido" è quindi la scelta più consapevole e sostenibile, sia dal punto di vista ecologico che economico.

I prodotti ittici sostenibili provengono da pesca o allevamento che possono mantenere o addirittura aumentare la produzione futura, senza mettere a repentaglio gli ecosistemi da cui sono stati acquisiti.

Il movimento sostenibile dei prodotti ittici ha acquisito slancio man mano grazie alla consapevolezza che una pesca eccessiva e i metodi distruttivi (come lo strascico) possono annientare l'ecosistema marino in pochi anni.

Anche l'ittiocoltura tuttavia, se praticata malamente, può avere effetti ambientali negativi, come l'inquinamento marino.

Consumo

Senza limitare i consumi, non è possibile ottenere maggior sostenibilità

Un aspetto importante dell'impatto umano sui sistemi terrestri è la distruzione delle risorse biofisiche e, in particolare, degli ecosistemi terrestri.

L'impatto ambientale di una comunità o dell'umanità nel suo insieme dipende sia dalla popolazione globale che dall'impatto soggettivo, che a sua volta dipende, in modi complessi, da quali risorse vengono utilizzate, dal fatto che tali risorse siano rinnovabili o meno e dalla scala dell'attività umana relativa alla capacità di carico degli ecosistemi coinvolti.

Un'attenta gestione delle risorse può essere applicata a molte scale, dai settori economici come l'agricoltura, la produzione e l'industria, alle organizzazioni lavorative, ai modelli di consumo delle famiglie e degli individui, e alla domanda di risorse dei singoli beni e servizi.

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Ancora una volta, si mette in evidenza quanto l'impatto del singolo abbia una ripercussione - diretta e indiretta - sulla sostenibilità globale.

Uno dei primi tentativi di esprimere matematicamente l'impatto umano è la formula I PAT, che tenta di spiegare il consumo umano su tre componenti: popolazione, livelli di consumo (impropriamente, "ricchezza") e impatto per unità di utilizzo delle risorse (che può essere sinonimo di "tecnologia"). L'equazione è espressa nel seguente modo: I = P × A × T.

Dove: I = Impatto ambientale, P = Popolazione, A = Ricchezza, T = Tecnologia.

Resilienza Ecologica

Cosa si intende per resilienza ecologica e a cosa serve

La resilienza in ecologia è la capacità di un ecosistema di assorbire i danni e di mantenere la propria struttura di base e vitalità.

Il concetto si è evoluto dalla necessità di gestire le interazioni tra i sistemi umani e gli ecosistemi naturali, in modo sostenibile.

Per fare un esempio, il metabolismo della microflora del terreno, capace di rielaborare certi inquinanti, partecipa alla resilienza rimediando in una certa misura all'accumulo di contaminanti.

Un altro esempio è dato dall'aumento della proliferazione di certe specie animali sottoposte a prelievo intensivo. Alcuni pesci, negli ultimi decenni, hanno anticipato o posticipato il cambiamento del proprio sesso, o della maturità sessuale, per implementare la deposizione e la fecondazione, visto l'abbattimento della loro densità di popolazione a causa della pesca.

Come effetto "rimbalzo", la sospensione dell'attività di prelievo può comunque avere effetti disastrosi; tali specie tenderanno al sovrappopolamento, con conseguenze sull'anello precedente o successivo della catena alimentare, o sulla competizione nell'habitat biologico verso altre specie.

L'ecosistema tende sempre all'equilibrio, ma non bisogna abusare di questa capacità. La resilienza ha i suoi limiti: un ecosistema può raggiungere, più o meno facilmente, un punto di non ritorno, oltre il quale perderà la sua capacità di ripristino e cambierà irrimediabilmente.

La visione più pratica della sostenibilità è in termini di efficienza. In effetti, efficienza è sinonimo di sostenibilità poiché l'efficienza ottimale (quando possibile) significa zero sprechi.

Un'altra visione non così pratica della sostenibilità sono i sistemi chiusi, che mantengono indefinitamente i processi di produttività sostituendo le risorse utilizzate da risorse di uguale o maggiore valore, senza degradare o mettere in pericolo i sistemi naturali.

Valutazione di Sostenibilità

Misurazione della sostenibilità

La misurazione è la base quantitativa per una gestione consapevole della sostenibilità.

Le metriche utilizzate per la misurazione della sostenibilità (che coinvolgono la sostenibilità dei domini ambientale, sociale ed economico, sia individualmente che in varie combinazioni) sono ancora in evoluzione: includono indicatori, benchmark, audit, standard di sostenibilità e sistemi di certificazione come Fairtrade e Organic, indici e contabilità, nonché sistemi di valutazione, perizia e altri sistemi di rendicontazione applicati su un'ampia gamma di scale spaziali e temporali.

Due concetti utili per capire se il modo di vivere dell'umanità è sostenibile sono i confini planetari e l'impronta ecologica. Se i confini non vengono superati e l'impronta ecologica non oltrepassa la capacità di carico della biosfera, il modo di vivere è considerato sostenibile.

Come Capire se un Prodotto è Sostenibile?

Standard e certificazioni di sostenibilità alimentare

I tre pilastri della sostenibilità, economico, sociale e ambientale, hanno gettato le basi per numerosi standard di sostenibilità e sistemi di certificazione, in particolare nel settore alimentare.

Gli standard che oggi fanno esplicito riferimento alla tripla interconnessione sono: Rainforest Alliance, Fairtrade, UTZ Certified e GLOBALG.A.P.

Queste linee guida sono utilizzate nelle catene di approvvigionamento globali di vari settori e industrie, come l'agricoltura, l'estrazione mineraria, la selvicoltura e la pesca.

Sulla base degli standard ITC, i prodotti più frequentemente coperti sono quelli agricoli, seguiti dagli alimenti trasformati.

Prospettive Future

The Earth Charter

La Earth Charter è una dichiarazione internazionale del XXI° secolo che riconosce valori e principi fondamentali ed utili alla costruzione di una società globale giusta, sostenibile e pacifica.

Parla, più genericamente, di "una società globale sostenibile fondata sul rispetto della natura, sui diritti umani universali, sulla giustizia economica e su una cultura di pace".

Ciò suggerisce un'immagine ancora più complessa della sostenibilità, che include il dominio della politica.

In sostanza, la sostenibilità non può essere assicurata attraverso un unico percorso di focalizzazione, attenzione ed azione. Deve essere coltivato attraverso un targeting completo dell'oggetto stesso per garantire risultati e fattibilità.

Controversie e Criticità

Controversie e criticità sulla sostenibilità e sullo sviluppo sostenibile

Partiamo sottolineando la estrema mutevolezza dell'interazione tra umanità e biosfera, causa ed effetto dei cambiamenti paesaggistici ed umani, valutabili sia nella scala di tempo che di spazio.

L'approccio di sostenibilità rischia d'essere obsoleto nel momento stesso in cui viene concepito o modificato.

Nonostante la crescente popolarità di questo ambito, alla luce del progressivo degrado ambientale, della perdita di biodiversità, del cambiamento climatico, del consumo eccessivo, dell'aumento demografico e dell'assidua ricerca di una maggior crescita economica in un sistema chiuso, per molti, la sostenibilità potrebbe rivelarsi un concetto inapplicabile.

Tuttavia, nella piena consapevolezza che l'ecosistema non potrà subire ancora per molto l'attività umana senza perdere irreversibilmente il proprio equilibrio (mettendo a repentaglio la sopravvivenza dell'uomo stesso), la ricerca di sostenibilità rimane l'unico punto sul quale lavorare.

Esiste anche una teoria che considera l'uso delle risorse e la sostenibilità finanziaria come due ulteriori pilastri della sostenibilità; il primo scorporato dall'ecologia, il secondo dall'economia. Nei progetti infrastrutturali, ad esempio, ci si deve chiedere se esiste una capacità di finanziamento sufficiente per la manutenzione delle opere messe in atto.

Versioni più "intricate" dell'analisi di sostenibilità affermano che: la dimensione sociale si possa includere dentro quella economica (l'economia è parte della società) e, a loro volta, entrambe sarebbero incluse, quindi limitate, dalla componente ambientale. Ciò rendere utopistico il concetto di sviluppo sostenibile.

Uno studio del 2005 ha evidenziato che la "environmental justice" è importante almeno quanto lo sviluppo sostenibile. Citando l'economista ecologista Herman Daly: "a che servirebbe una segheria, senza una foresta?" Tale consapevolezza supporta la teoria dell'inclusione uno nell'altro dei tre settori, e i conseguenti limiti di espansione dovuti alla dimensione "ambiente".

Ciò detto, anche l'ottica di un miglioramento della qualità della vita umana è un aspetto fondamentale; non dimentichiamo che, ad oggi, circa 902 milioni di persone vivono in condizioni di povertà estrema.

Ad onore del vero, bisognerebbe anche mettere in conto l'effetto dell'investimento e del progresso, che dovrebbero portare a maggior efficacia ed efficienza globali. In tal modo, la visione di sostenibilità come "qualcosa che possa limitare lo sviluppo" assume un'importanza macroscopica solo considerando gli strumenti e le tecnologie attuali.

Una visione "fotografica" della sostenibilità (nella scala tempo) permette di comprendere e quantificare i limiti attuali, ma al tempo stesso offusca la visione di un eventuale progresso.

Una visione localizzata (sulla scala spazio) da un lato permette un'applicazione specifica della sostenibilità, ma dall'altro non tiene conto del fatto che gli ecosistemi interagiscono anche a 20.000 km di distanza - le modificazioni climatiche e l'esaurimento delle risorse idriche, soggette anche ad esportazione ed importazione, ne sono un esempio lampante.

Autore

Riccardo Borgacci
Laureato in Scienze motorie e in Dietistica, esercita in libera professione attività di tipo ambulatoriale come dietista e personal trainer