Pesca Sostenibile: Perché è Importante e In Cosa Consiste

Pesca Sostenibile: Perché è Importante e In Cosa Consiste
Ultima modifica 11.01.2022
INDICE
  1. Introduzione
  2. Cos’è
  3. Come Riconoscere un Prodotto Sostenibile
  4. Top Sustanibility: la Pesca Subacquea
  5. Sostenibilità Sociale VS Ecologia
  6. Perché è Importante
  7. Problematiche
  8. Soluzioni

Introduzione

In questo articolo parleremo di pesca sostenibile, spigando brevemente cosa significa, in che modo viene applicata e, infine, come riconoscere i prodotti che ne rispettano i princìpi.

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Grazie a una sempre maggiore consapevolezza ecologica, che vede i mari sempre più inquinati e poveri sul piano biologico, la sostenibilità della pesca è oggi al centro dell'interesse collettivo.

Dal produttore al consumatore – per presa di coscienza o per marketing – questa metamorfosi vede coinvolto attivamente ogni elemento della filiera.

Ciò detto, nonostante il crescente interesse verso il settore green, non è sempre facile riconoscere i prodotti migliori sia sul piano sia ecologico che economico.

Nelle prossime righe citeremo le opinioni di scienziati e ambientalisti sugli approcci innovativi alla pesca sostenibile.

Cos’è

Panoramica generale

Si definisce sostenibile l'attività di pesce che rispetta i cicli biologici dell'ecosistema.

Per essere sostenibile, il ritmo di prelievo non deve alterare drasticamente la densità di popolazione delle specie interessate.

Questo è importante non solo per la specie in sé, ma anche per la restante catena alimentare – l'indebolimento di un anello può pregiudicarne altri.

La sostenibilità nella pesca si basa su studi empirici, come le dinamiche demografiche ittiche, e su strategie pratiche, come le restrizioni al prelievo, l'abolizione di tecniche distruttive, il perseguimento di quelle illegali – attraverso modifiche normative – istituendo aree protette, privilegiando la piccola pesca, creando progetti in collaborazione con le istituzioni, educando professionisti e consumatori, e sviluppando certificazioni indipendenti.

Oltre ad una spiccata finalità ecologica, tra gli obbiettivi della pesca sostenibile occupa un ruolo primario anche la salvaguardia del mercato, a tutela sia del rendimento del settore, sia del prodotto interno nazionale.

Alcuni provvedimenti apparentemente drastici danno l'impressione di ledere esclusivamente i professionisti; ma non è così.

L'erosione della popolazione ittica, tale da pregiudicare la biodiversità e la resilienza dell'ecosistema alle fluttuazioni ambientali, può far collassare inesorabilmente l'intero settore della pesca.

Definizioni di pesca sostenibile

La pesca sostenibile può essere definita in tre modi:

  1. Attività di prelievo che offre un rendimento costante nel lungo termine, tal da non arrecare disturbo all'ecosistema. Se applicata correttamente, anche fino al rendimento massimo potenziale, la pesca sostenibile consentirebbe un nuovo adattamento, senza compromettere i prelievi futuri. Questa visione è tuttavia limitata, perché gli ecosistemi marini non sono "costanti", il che rende impossibile valutare la pesca secondo questa visione. Il rendimento potenziale della pesca è soggetto a fluttuazioni, su periodi di breve e lungo termine;
  2. Attività di prelievo che conserva l'equità intergenerazionale, riconosce le fluttuazioni naturali e considera insostenibili solo le pratiche che danneggiano la struttura genetica, l'habitat o che esauriscono i livelli di popolazione al punto che la normalizzazione richieda più di una singola generazione. Se la ricostruzione richiede una sola generazione, la pesca può essere definita sostenibile, ma economicamente insensata. Questa definizione è ampiamente accettata dalla comunità scientifica;
  3. Attività di prelievo che permette di mantenere un sistema biologico, sociale ed economico, tenendo conto allo stesso modo sia della richiesta umana che dell'ecosistema marino. Una pesca che ruota tra più specie può incidere sulle alcune popolazioni ma essere sostenibile, finché l'ecosistema mantiene la sua salute intrinseca. Tale definizione potrebbe considerare sostenibili anche pratiche realmente pericolose per le singole specie.

[Ray Hilborn, "Università di Washington"].

Come Riconoscere un Prodotto Sostenibile

Come riconoscere un pesce ricavato da pesca sostenibile?

Riconoscere un prodotto della pesca sostenibile da un altro ce invece non lo è, non è sempre facile.

Pesci, molluschi e crostacei possono essere acquistati sulla grossa distribuzione oppure da piccoli commercianti – la classica bancarella.

Come riconoscere un pesce ricavato da pesca sostenibile nella grande distribuzione

Soprattutto nella grossa distribuzione, i prodotti della pesca sostenibile vengono avvalorati da apposite certificazioni rilasciate da organizzazioni indipendenti come:

  • Marine Stewardship Council (MSC)
  • Friend of the Sea.

Il marchio compare regolarmente in etichetta e può essere controllato dai consumatori grazie alla cosiddetta eco-etichetta.

Consigliamo a tutti gli utenti di inserire queste diciture tra i requisiti essenziali nella scelta di prodotti come: tonno in scatola, ma anche sgombro e salmone, pesce naturale surgelato, sughi per i primi piatti congelati ecc.

Come riconoscere un pesce ricavato da pesca sostenibile nella piccola distribuzione

Per la piccola distribuzione, paradossalmente, il discorso si complica.

Infatti, anche bazzicando mercati del pesce locali e tradizionali, ciò che possiamo trovare al loro interno non sempre risponde ai requisiti di sostenibilità.

Sfatiamo prima di tutto un mito: non è detto che il pesce fresco sia migliore di quello surgelato e, di conseguenza, il pesce di importazione non è meno pregiato di quello nostrano.

Il pesce fresco "potrebbe" essere migliore, ma tutto dipende dalla reale freschezza. Sono sufficienti poche ore di temperature non idonee a pregiudicare tale caratteristica.

Molto meglio un prodotto abbattuto a bordo, anche se pescato dall'altra parte del Mondo, piuttosto che un altro prelevato a 3 miglia dalla costa ma rimasto su un banco o sul cassone di un furgone non refrigerato per mezza giornata.

È importante comprendere questo concetto per non avere il timore che un pesce "sostenibile" e importato sia meno buono di uno "non sostenibile" e pescato localmente.

Viceversa, avendo la garanzia i prodotti della pesca scelti derivino da filiera corta, meglio se a chilometro zero, e che il piccolo commerciante sia comunque dotato delle tecnologie appropriate – e della dovuta onestà – questa soluzione potrebbe rivelarsi appropriata.

La sostenibilità dell'acquisto però, dipende anche dal tipo di pesce, mollusco o crostaceo che intendiamo acquistare.

Inutile mentire; ad oggi, la regolamentazione non è ancora sufficiente a garantire la sostenibilità di tutta la pesca. Cosa possiamo fare, quindi, noi consumatori? Sicuramente rispettare alcune regole:

  1. Acquistare "in chiaro"; evitare le vie di approvvigionamento illegali e assicuratevi che ogni prodotto abbia un'etichetta. Lasciate perdere il "conoscente" che pesca le vongole di notte e le vende quasi alla metà del prezzo;
  2. Documentatevi sul fatto che la specie scelta non sia "a rischio" o che la tecnica di pesca non sia "dannosa per l'ambiente" (ad esempio lo strascico);
  3. Prediligere sempre il pesce di stagione, per ridurre l'impiego medio di carburante e allentare la pressione in determinati periodi dell'anno;
  4. Favorite creature adulte, ma che rimangono di piccola o media taglia. Consumare il pesce "foraggero" ci colloca più in basso sulla catena alimentare; ciò diminuisce l'apporto di inquinanti, sfrutta creature più efficienti sul piano nutrizionale (vedi sotto) e allenta la pressione sule grosse creature, come tonni e pesci spada;
  5. Date una chance al pesce povero. Non è difficile; senza ironia, basta imparare a cucinarlo. Cefalo, pagello fragolino, occhiata, salpa, sardine, alici, aguglie, sgombri e lanzardi, sugarello, tombarelli, alletterato, alaccia, costardello, pesce da zuppa (boga, sciarrano, menola, tordo, lappera ecc.), triglie, mormora, merlano, molo, melù, pesce serra, pesce sciabola, sarago (forse), cozze, vongole, ostriche e pesci di allevamento sostenibile (orata, spigola, persico-spigola, trota ecc.).

Top Sustanibility: la Pesca Subacquea

La pesca subacquea in apnea, o meglio caccia subacquea in apnea, è la tipologia di pesca sostenibile per antonomasia.

Questo genere di attività richiede, anzitutto, una condizione fisica molto vicina a quella di un atleta.

C'è da dire che la maggior parte dei pesca sub provvede esclusivamente a soddisfare la propria richiesta ittica e, proprio per le difficoltà legate alla disciplina, i professionisti dotati di licenza sono molto pochi.

Vediamo perché:

Il cacciatore subacqueo professionista deve immergersi dodici mesi l'anno, anche con acqua molto fredda e/o molto torbida e/o mare molto mosso. Può pescare solo di giorno. Ad ogni tuffo esegue un solo atto respiratorio, rimanendo in apnea per diversi minuti, durante tutta l'azione predatoria. Cattura il pesce scoccando un dardo che parte da un'arma simile a una balestra, a colpo singolo, della gittata utile massima di 3-4 metri. Le battute possono durare diverse ore e sono davvero sfiancanti.

Elenchiamo ora gli aspetti cruciali di sostenibilità:

  • Lavoro su commissione e ottimizzazione delle risorse generali: il pesca sub elimina totalmente lo "spreco" dei pesci invenduti, tipico delle altre metodiche di pesca;
  • Selezione di una taglia minima superiore a quella imposta dalla legge: soprattutto per ragioni etiche, il cacciatore subacqueo difficilmente sacrifica creature giovani. Questo è un vantaggio ecologico enorme, perché molti pesci sono ermafroditi e "diventano femmine" all'aumentare della stazza (orate, cernie ecc.); ciò gli consente di raggiungere la fertilità e compiere i primi cicli riproduttivi;
  • Osservazione e monitoraggio degli stock: il pesca sub è il primo a rendersi conto se qualcosa non va. Non si accanisce mai sulle specie carenti;
  • Gestione della popolazione: il cacciatore subacqueo risparmia i pesci più vulnerabili, anche se disponibili in abbondanza, Ciò comprometterebbe il successo delle sue battute di pesca future. Ad esempio, cerca di prelevare sempre le specie di "tana" al di fuori di essa, per non disturbare il resto del branco – corvine, musdelle ecc – oppure, di fronte all'evidenza di una femmina in procinto di deporre, può decidere di non scoccare il tiro ed assicurare la covata;
  • Azioni ecologicamente corrette: il pescatore subacqueo è responsabile; recide o segnala alle autorità le reti abusive o abbandonate, raccoglie i detriti ecc.

Rispetto a quanto elencato, non ci dovrebbero essere dubbi sul basso impatto di questo genere di pesca.

Tuttavia, nell'immaginario comune, il pescatore subacqueo rimane una figura controversa; probabilmente a causa dell'uso di un'arma. Ancora pochi, purtroppo, si rendono contro che qualsiasi altro sistema è meno sostenibile della caccia subacquea in apnea.

Sostenibilità Sociale VS Ecologia

La pesca e l'acquacoltura sono, direttamente o indirettamente, una fonte di sostentamento per oltre 500 milioni di persone – principalmente nei paesi in via di sviluppo.

La sostenibilità sociale può entrare in conflitto con il preservamento di biodiversità acquatica.

Questo perché un'attività di pesca è considerata socialmente sostenibile se l'ecosistema conserva la sua resa. Se la domanda è eccessiva, d'altro canto, l'equazione non può essere risolta.

I cambiamenti biologici all'interno dell'ecosistema potrebbero essere considerati accettabili fintanto che il prelievo rimane efficace.

Gli esseri umani gestiscono negativamente tali regimi da migliaia di anni, trasformando gli ecosistemi, impoverendoli e addirittura portando all'estinzione alcune specie.

Perché è Importante

Perché è importante scegliere la pesca sostenibile?

Si ritiene che la pesca globale abbia raggiunto da tempo l'apice di resa, e che stia peggiorando più o meno rapidamente – in base alla zona analizzata.

Il declino non è visibile solo sul piano economico, ma anche biologico, con l'esacerbazione di forti criticità riguardanti habitat preziosi come estuari e barriere coralline.

Itticolture molto diffuse, tipo quella del salmone, non sembrano risolvere il problema, perché i mangimi utilizzati sono a base di pesce selvatico pescato – ad esempio il krill. Peraltro, l'allevamento del salmone ha anche importanti impatti negativi sui salmoni selvatici.

È inoltre noto che i pesci che occupano i livelli trofici più elevati (gradini superiori della catena alimentare) costituiscono sorgenti nutrizionali meno efficienti – relazione tra substrato consumato dalla creatura e tasso di crescita, a sua volta legato all'entità della porzione edibile nutritiva – di quelli, invece, caratterizzati da un livello trofico minore.

Pe fare un esempio, le sardine sono nutrizionalmente più efficienti del salmone.

Infine è giusto ricordare che, sebbene gli ecosistemi interessati dalla pesca costituiscano dei sottoinsiemi dell'ambiente marino globale, ogni habitat è inesorabilmente collegato agli altri e lo influenza in maniera diretta.

Problematiche

<<Come possono la scienza della pesca e la biologia della conservazione raggiungere una riconciliazione?

Accettando l'uno l'essenziale dell'altro: che la pesca debba rimanere un'occupazione praticabile, e che gli ecosistemi acquatici e la loro biodiversità debbano persistere>>.

[Daniel Pauly, "Fourth World Fisheries Congress", 2004]

Per questo, tuttavia, è anzitutto necessario agire separatamente sulle problematiche essenziali della pesca e del preservamento ambientale.

Overfishing o sovrapesca

La sovrapesca (overfishing) può rappresentare una cattiva allocazione delle risorse delle società, anche non minacciando la conservazione biologica o la sostenibilità.

L'overfishing è definibile come la raccolta di così tanti pesci che la resa, nell'unità di tempo, diventa inferiore a quella che sarebbe se la pesca fosse inferiore.

Ad esempio, il prelievo del salmone del Pacifico viene solitamente gestito cercando di determinare quanti salmoni riproduttori, chiamati "escapement", sono necessari ad ogni generazione per mantenere stabile la popolazione.

L'escapement ottimale è quello necessario a raggiungere un'eccedenza. Alla metà dell'optimum, la pesca diventa sovrapesca, ma ancora sostenibile, che potrebbe continuare indefinitamente ma con una popolazione, seppur stabile, inferiore all'ottimale.

D'altra parte, la sovrapesca può determinare il grave esaurimento del prelievo e quindi della resa.

Continuare a esercitare pressioni sulla pesca mentre l'entità della popolazione diminuisce provoca il collasso degli stock ittici e dell'attività di pesca (fallimento istituzionale).

Oggi, oltre il 70% delle specie ittiche è completamente sfruttato, sovra-sfruttato, esaurito o si sta riprendendo dall'esaurimento. Se la sovrapesca non diminuisse, si prevede che le specie attualmente oggetto di pesca commerciale crolleranno entro il 2048.

Modifica dell'habitat

Quasi tutti gli habitat sottomarini sono stati interessati dalla pesca a strascico e dall'uso di draghe.

Per cinquant'anni, governi e organizzazioni hanno incoraggiato l'industria della pesca a sviluppare grandi flotte di pescherecci.

La pesca a strascico e dragaggio appiattiscono letteralmente l'habitat bentonico, cambiando radicalmente la biodiversità.

Cambiare l'equilibrio dell'ecosistema

Dal 1950, il 90% di 25 specie di grandi pesci predatori è pressoché scomparso.

Cambiamento climatico

L'aumento delle temperature e l'acidificazione degli oceani stanno alterando radicalmente gli ecosistemi acquatici.

Il cambiamento climatico sta modificando la distribuzione delle specie e la produttività, in acqua salata e dolce. Ciò riduce i livelli di cattura sostenibili in molti habitat, esercita pressioni sulle risorse necessarie per l'acquacoltura, sulle comunità che dipendono dalla pesca e sulla capacità degli oceani di captare e immagazzinare carbonio (funzione di pompa biologica).

L'innalzamento del livello del mare mette a rischio le comunità di pescatori costieri e intere città come Venezia, mentre il cambiamento dei modelli delle precipitazioni e l'impatto dell'uso dell'acqua mette a rischio la pesca interna (acqua dolce) e l'acquacoltura.

Inquinamento oceanico

Una recente indagine sulla salute globale degli oceani ha concluso che tutte le parti dell'oceano sono state colpite dallo sviluppo umano e che il 41% è stato intaccato dall'inquinamento, dalla sovrapesca e da altri abusi.

L'inquinamento non è facilmente riparabile, perché le fonti sono altamente disperse e integrate nei sistemi economici da cui dipendiamo.

Il 75% dei principali fondali di pesca del mondo potrebbe essere interessato dallo stress umano-indotto.

Irrigazione

I laghi dipendono dall'afflusso di acqua esterna.

In alcune aree, l'irrigazione eccessiva ha causato una significativa diminuzione di questo afflusso, causando il restringimento dei laghi.

Soluzioni

Gestione della pesca

Per consentire uno sfruttamento sostenibile, la gestione della pesca si basa sulla "scienza della pesca".

La moderna gestione della pesca è un insieme di regole obbligatorie, basate su obiettivi concreti e tecniche di gestione, applicate da un sistema di monitoraggio, controllo e sorveglianza.

Idee e regole: Una crescita sostenibile è possibile a condizione che le giuste idee (tecnologia) siano combinate con le giuste regole.

Sovvenzioni alla pesca: le sovvenzioni governative influenzano gran parte della pesca mondiale.

I sussidi ai costi operativi consentono alle flotte pescherecce europee e asiatiche di pescare in acque lontane, come l'Africa Occidentale.

Sarebbero più utili incentivi finalizzati alla ristrutturazione globale della pesca locale.

Economia: un altro obiettivo degli ambientalisti è di ridurre le attività umane dannose migliorando la struttura del mercato della pesca con tecniche tipo l'istaurazione di quote vendibili o leggi.

Valorizzazione delle catture accessorie: aiutare ad evitare i rigetti (buttare le prede morte non interessanti) valorizzando le catture accessorie, in quanto sono buone fonti proteine e olio di pesce.

Pagamento per i servizi ecosistemici: creando incentivi economici diretti, in base ai quali le persone sono in grado di ricevere un compenso per la loro quota, aiuterebbe a produrre una pesca sostenibile in tutto il mondo e a ispirare la conservazione.

Certificazione della pesca sostenibile: i programmi di certificazione indipendente per la pesca sostenibile condotti da organizzazioni come il "Marine Stewardship Council" e "Friend of the Sea" sono una soluzione eccellente.

Questi programmi lavorano per aumentare la consapevolezza dei consumatori e nell'acquisto del pesce.

Pesca basata sull'ecosistema: l'industria della pesca accusa l'inquinamento marino e il riscaldamento globale di essere la causa del recente calo delle popolazioni ittiche.

Tuttavia, le comunità ittiche possono essere modificate pesantemente dall'attività di pesca, ad esempio se il prelievo colpisce eccessivamente individui di particolari dimensioni (età), poiché ciò influisce sulle dinamiche della predazione e della riproduzione.

La ricostituzione degli stock può essere ottenuta solo comprendendo tutte le influenze, umane e naturali, sulle dinamiche ittiche.

L'approccio tradizionale alla scienza e alla gestione della pesca è di concentrarsi su una singola specie; ma non è il sistema più corretto.

Un approccio basato sull'ecosistema è certamente più completo, purché rispetti alcuni princìpi essenziali:

  1. Prospettiva olistica, avversa al rischio e adattiva;
  2. Favorire la crescita di grosse femmine, vecchie e grasse, perché sono le migliori riproduttrici – aspetto variabile da specie a specie;
  3. Caratterizzare e mantenere la struttura spaziale naturale degli stock ittici, in modo che i confini della gestione della pesca corrispondano ai confini naturali del mare;
  4. Monitorare e mantenere gli habitat dei fondali marini per assicurarsi che i pesci abbiano cibo e riparo;
  5. Mantenere ecosistemi resilienti, in grado di resistere a shock occasionali;
  6. Identificare e mantenere le connessioni critiche della rete alimentare, compresi i predatori e le specie foraggere;
  7. Adattarsi ai cambiamenti dell'ecosistema nel tempo, sia a breve termine che su cicli più lunghi (di decenni o secoli), compreso il cambiamento climatico globale;
  8. Tenere conto dei cambiamenti evolutivi causati dalla pesca, che tende a bersagliare i pesci grandi e vecchi;
  9. Includere le azioni umane e dei loro sistemi sociali ed economici in tutte le equazioni ecologiche.

Istituire Aree Marine Protette

Le strategie e le tecniche per la conservazione marina tendono a combinare discipline teoriche, come la biologia delle popolazioni, a strategie pratiche di conservazione, come la creazione di Aree Marine Protette (AMP) e di Voluntary Marine Conservation Areas. Ogni nazione definisce le AMP in modo indipendente, proteggendo le zone dalla pesca o altre minacce.

La vita marina non è distribuita uniformemente negli oceani. La maggior parte degli ecosistemi veramente preziosi si trova in acque costiere relativamente poco profonde, sopra o nei pressi della piattaforma continentale, dove le acque vengono illuminate dal sole consentendo la fotosintesi, che energizza i livelli trofici più bassi.

Negli anni '70, per ragioni più legate alle trivellazioni petrolifere che alla pesca, gli Stati Uniti estesero la propria giurisdizione da 12 a 200 miglia. Seguirono altre nazioni.

Paradossalmente, questa mossa ha avuto molte implicazioni per la conservazione della pesca, poiché la maggior parte degli ecosistemi marittimi più produttivi sono ora sotto le giurisdizioni nazionali, aprendo possibilità di proteggere gli ecosistemi attraverso l'approvazione di leggi apposite e aree marine protette.

Allevamento ittico sostenibile

L'allevamento ittico potrebbe essere un mezzo per prevenire l'esaurimento delle scorte ittiche mondiali. Se fatta bene, l'itticoltura può essere un modo ecologico per ottenere pesce senza pescare.

Gli allevamenti ittici sono regolati da leggi e piani di gestione che impediscono lo stesso fenomeno della pesca eccessiva.

La premessa di base dell'acquacoltura è di allevare pesci in ambienti chiusi, rendendone veloce l'accrescimento e facile la raccolta.

Salmone, merluzzo e halibut sono tre tipi di pesci oggetto di allevamento. I recinti nei quali i pesci crescono e nuotano sono costituiti da "gabbie" a reti sommerse sott'acqua, in acqua dolce o salata.

Le pratiche di allevamento ittico sostenibile non utilizzano sostanze chimiche pericolose, ormoni o antibiotici, il che avvantaggia l'ambiente marino circostante e i consumatori.

L'allevamento ittico sostenibile è in grado di controllare l'alimentazione dei pesci e, soprattutto quando vengono utilizzati mangimi sono a base di farine animali, ciò va a svantaggio del prodotto.

Gli allevatori possono anche monitorare la qualità dell'acqua e garantire l'assenza di alcuni rifiuti.

Per approfondire: Sostenibilità: Cosa Significa e Come Migliorarla

Autore

Riccardo Borgacci
Laureato in Scienze motorie e in Dietistica, esercita in libera professione attività di tipo ambulatoriale come dietista e personal trainer