Idrogeno e Acidosi: Cosa c’è di Vero?

Idrogeno e Acidosi: Cosa c’è di Vero?
Ultima modifica 12.01.2021
INDICE
  1. Introduzione
  2. Idrogeno
  3. pH Fisiologico
  4. Dieta
  5. Attività Fisica
  6. Danni da Acidità
  7. Alcalinizzare
  8. Conclusioni

Introduzione

Il pH del sangue è un parametro essenziale per lo stato di salute e per il corretto funzionamento di vari processi fisiologici.

Idrogeno e Acidosi: Cosa c’è di Vero? Shutterstock

Il pH è un parametro di valutazione dell'acidità o basicità di gas e liquidi. Si esprime in una scala da 1 a 14, dove 7 indica una condizione di neutralità. Valori da 1 a 6 sono considerati acidi e valori da 8 a 14 sono considerati basici o alcalini.

Il composto acidificante per eccellenza è l'idrogeno (H). Non per nulla, pH è l'acronimo di pondus hydrogenii.

Il pH è "potenzialmente" influenzato dall'attività metabolica dell'organismo, quindi dal lavoro dei tessuti (ad esempio quello muscolare), dall'asse ormonale, dai neurotrasmettitori, dall'assunzione nutrizionale con la dieta ecc.

Nelle persone sane si tratta tuttavia di alterazioni impercettibili, grazie all'intervento dei sistemi di regolazione fisiologica del pH. Se questi venissero meno sopraggiungerebbe la morte.

Per alcuni d'altro canto, le fluttuazioni che tendono ad abbassare il valore del pH, anche se tamponate velocemente – per assicurare la sopravvivenza e l'omeostasi metabolica (stato di equilibrio) – nel lungo termine sarebbero responsabili di alcuni scompensi.

Come vedremo, non si tratta di una teoria facilmente dimostrabile e i dati scientifici oggi a disposizione non supportano questa ipotesi.

Di seguito cercheremo di fare maggior luce sull'argomento.

Per approfondire: Dieta del pH e Fitness

Idrogeno

Cos’è l’idrogeno?

L'idrogeno (H) è il primo elemento della tavola periodica (numero atomico 1).

Per la semplicità della sua forma isotopica più comune (protone 1H), costituisce uno degli atomi più studiati ed osservati – anche nella meccanica quantistica.

Nell'ambiente invece, è particolarmente diffuso sotto forma gassosa, nel quale risulta stabile come bi-atomo H2.

Paradossalmente, nonostante goda di un'elevatissima infiammabilità dello stato volatile, se legato all'ossigeno (O), il bi-atomo da origine all'acqua (H2O) – che sappiamo avere un effetto sopprimente o inibitore sulla maggior parte delle combustioni.

I modi più semplici per ottenerlo, nella sua forma bi-atomica ovviamente, sono la soluzione dei metalli (ad esempio lo zinco) in sostanze acide, o l'elettrolisi dell'acqua – processo industriale.

Tuttavia, oltre che nelle materie amorfe come certe rocce, l'idrogeno abbonda anche nei composti organici e negli organismi viventi; in determinate circostanze, esercita un potere acidificante piuttosto spiccato, ma teoricamente controllabile dai rispettivi meccanismi fisiologici.

pH Fisiologico

pH fisiologico nel sangue: quanto deve essere?

Secondo Alexis Carrel e Cee W. Crile M.D, non fosse per una progressiva acidificazione organica del liquido di cui sono composte, le cellule conserverebbero il potenziale di sopravvivere in maniera quasi perpetua.

Quindi, l'acidificazione è nemica della salute e della sopravvivenza? Solo se patologica, anche se diverse correnti di pensiero – mai comprovate – sostengono il contrario.

Il pH di qualsiasi elemento dell'organismo deve rientrare in quella che potremmo definire la "normalità"; pena, il cattivo funzionamento fisiologico o addirittura la morte.

La stessa vita cellulare dipende dal potenziale elettrico, quindi dal pH, tra nucleo e citoplasma – liquido nel quale è immerso. Il citosol è alcalino e caricato positivamente, mentre il nucleo è acido e caricato negativamente. Questo gap determina il potenziale elettrico necessario ai processi biochimici essenziali.

Come anticipato sopra, per mantenere una condizione fisiologica ed omeostatica, il sangue (o meglio il plasma) necessita di un pH pari a 7,4 e si concedono fluttuazioni tollerabili di ± 0,05 (7,35 - 7,45).

Sappiamo che la funzione del sangue è principalmente di trasporto "ai" e "dai" tessuti. Siccome qualunque reazione biochimica è influenzata dal pH, acidificare o alcalinizzare eccessivamente il plasma significherebbe ostacolare in maniera grave tutti questi processi.

Per essere chiari fin da subito, l'organismo sano è perfettamente in grado di mantenere questa condizione. A seconda della variazione di pH, esso reagisce alle fluttuazioni liberando composti alcalinizzanti o acidificanti, ed espellendo i fattori "indesiderabili".

L'espulsione avviene prevalentemente (ma non solo) con due meccanismi:

Ma quali sono i fattori che possono minare l'equilibrio omeostatico del plasma sanguigno?

In realtà, solo le condizioni patologiche sono in grado di favorire certi scompensi. Dieta ed allenamento invece, rientrano nelle condizioni fisiologiche che l'organismo è perfettamente in grado di gestire.

Dieta

Dieta e pH del Sangue

Per i sostenitori della cosiddetta "dieta alcalina", esistono alimenti acidificanti ed altri alcalinizzanti.

Attenzione però, non tutti quelli acidi sono acidificanti e viceversa. Può sembrare strano, ma l'attitudine a comportarsi come acido o come base dipende dalla forza dell'acido in questione e dall'ambiente in cui si trova.

Ad esempio, l'acido citrico si comporta spesso da alcalinizzante e costituisce un "regolatore di acidità" molto usato anche nell'industria alimentare. L'eccesso di purine invece, comporta un incremento dell'acido urico (residuo di metabolismo). Anche l'esubero proteico tende all'acidificazione, a causa di un più elevato residuo azotato.

Per spiegare questi concetti dovremmo fare più lezioni di chimica, ma non è oggetto di questo articolo.

Facciamo invece un esempio "banale".

Ipotizziamo di introdurre ed assorbire una certa quantità di alimenti acidi o per così dire acidificanti.

In realtà, all'inizio dell'intestino (duodeno e digiuno) è già presente un meccanismo di tamponamento molto efficacie che esclude la possibilità di assorbire quantità eccessive di molecole acide. Figuriamoci che è in grado di neutralizzare l'acido cloridrico dello stomaco.

Fingiamo dunque che insistano livelli cospicui di molecole acide all'interno del plasma. Non riuscirebbero comunque ad abbassare il pH, perché l'organismo è perfettamente in grado di secernere composti alcalini di tamponamento (bicarbonati) e di sfruttare l'azione degli ioni alcalinizzanti (come calcio, potassio e magnesio) che, reagendo con gli acidi, ne facilitano l'eliminazione con le urine e la respirazione, mantenendo il pH fisiologico.

Già da queste poche righe risulta piuttosto chiaro che – nelle persone sane – gli alimenti, acidi o basici che siano, non possono essere considerati dannosi per il pH del plasma.

pH delle urine

Diverso è per le urine che, rappresentando un mezzo di espulsione, soprattutto in condizioni si scarsa idratazione, possono concentrare alti livelli di composti acidi o basici.

Nel cronico, un pH eccessivamente acido può favorire la litiasi renale, così come un pH troppo basico è un fattore di rischio per la risalita batterica nell'uretra (cistite, uretrite ecc.).

Attività Fisica

Attività fisica e pH del sangue

Anche l'attività fisica, fattore salutistico per eccellenza, è potenzialmente responsabile di secrezioni acide nel sangue.

Parliamo soprattutto della liberazione di acido lattico, un residuo della glicolisi anaerobia – necessaria a sforzi che non possono essere supportati dal metabolismo aerobico, quindi di intensità oltre soglia anaerobica e/o prolungati e/o con tempi di recupero insufficienti.

L'accumulo di acido lattico muscolare provoca una riduzione della funzione contrattile, poiché tende a scindersi in ione lattato e ione H+ che ostacolano i normali processi biochimici.

Il primo meccanismo di difesa dell'organismo è quindi lo spostamento dei fattori acidi intracellulari nell'ambiente extracellulare e fino al plasma.

Anche qui possono comunque accumularsi partecipando alla sensazione di fatica metabolica (con aumento della frequenza respiratoria e quindi polmonare) e centrale (del sistema nervoso), ma non ci sono alternative.

Il lattato intracellulare infatti, deve comunque essere riversato nel sangue quanto prima, perché è in questa sede che può essere tamponato dai bicarbonati oppure condotto al fegato per la neoglucogenesi – produzione di glucosio ex-novo – o ad altri tessuti che lo possono usare – come quello cardiaco.

Oltre all'acido lattico esistono altri cataboliti dovuti alla pratica di attività motoria intensa e/o prolungata, anch'essi potenzialmente acidificanti; i più importanti sono certamente i chetoacidi, che aumentano soprattutto in scarsità di glucosio.

Nell'organismo sano nessuno di questi tuttavia, nemmeno i più temuti corpi chetonici, è in grado di favorire alterazioni del pH plasmatico tali da compromettere lo stato di salute.

Danni da Acidità

L’organismo può subire danni dall’acidosi?

L'acidosi metabolica è una condizione patologica. Se sussistesse, indubbiamente dovrebbe essere trattata per evitare conseguenze infauste.

Tuttavia, l'acidosi non può insorgere nelle persone sane, nemmeno se si alimentassero esclusivamente di cibi acidi o che favoriscono l'acidità del plasma.

M allora a cosa servirebbe rispettare una dieta alcalina? I sostenitori di questo sistema reputano che "la tendenza" metabolica possa compromettere molti processi fisiologici. Parliamo di tendenza e non di alterazione significativa, perché si tratterebbe (in teoria) di microscopiche variazioni che rimarrebbero all'interno del range normale.

Tra le conseguenze infauste citiamo quella forse più discussa, ovvero il peggioramento del metabolismo osseo con insufficiente mineralizzazione e tendenza all'osteoporosi.

Ribadiamo che non esistono prove del fatto che una dieta potenzialmente acidificante possa favorire questa condizione patologica, così come tutte le altre di cui discutono i promotori della dieta acido-base.

Alcalinizzare

È realmente possibile “alcalinizzare l’organismo”?

No. Nel senso che l'organismo è "intelligente" e regola l'assorbimento o l'escrezione in base alla propria condizione e alle relative necessità.

Ergo, se la dieta fosse super-abbondante di potassio o di calcio e l'organismo risultasse in omeostasi, ridurrebbe l'assorbimento o aumentare l'escrezione di questi due minerali; così come il contrario.

Gli scompensi insorgono piuttosto a causa di compromissioni endocrine, nervose o metaboliche delle vie biochimiche di segnalazione.

Poi ovviamente, la raccomandazione è sempre quella di assumere la giusta dose di alimenti ricchi di potassio e magnesio, principali alcalinizzanti cellulari e del plasma. Ma questo va al di là del concetto di dieta alcalina, basandosi sul principio di dieta sana ed equilibrata in senso lato.

Conclusioni

La tendenza all'accumulo di fattori acidificanti coinvolti nella liberazione di ioni idrogeno non si può definire "positiva" per il benessere generale, soprattutto quanto fuori controllo.

Tuttavia, non possiamo affermare che una persona in pieno stato di salute possa star male per l'eccessiva assunzione di alimenti acidi o produzione di cataboliti a pH basso.

Diverso sarebbe per un soggetto "compromesso" a livello metabolico, come ad esempio un diabetico, un insufficiente renale od epatico.

In questi casi, il controllo del pH assume globalmente un significato di primaria importanza, non solo per il benessere, ma per la sopravvivenza dell'individuo.

Per approfondire: Dieta Alcalina

Autore

Riccardo Borgacci
Laureato in Scienze motorie e in Dietistica, esercita in libera professione attività di tipo ambulatoriale come dietista e personal trainer