Perdere Peso, Dimagrire e Dieta Dimagrante

Perdere Peso, Dimagrire e Dieta Dimagrante
Ultima modifica 03.10.2019
INDICE
  1. Perdere Peso: Quando Preoccuparsi?
  2. Diete Popolari, Obesità e Salute
  3. Tecniche Terapeutiche Dimagranti
  4. Crash Diet o Dieta Crash
  5. Dieta Dimagrante: Povera di Carboidrati o Povera di Grassi?
  6. Dimagrire Bevendo
  7. Dimagrire con le Sigarette
  8. Dimagrire ed Economia
  9. Dimagrire: Programmi Online
  10. Il dimagrimento intossica l'organismo?

Perdere Peso: Quando Preoccuparsi?

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Cosa significa perdere peso?

La perdita di peso, in ambito medico, si riferisce ad una riduzione della massa totale del corpo; questa è provocata dalla riduzione di: fluidi, massa grassa (grasso corporeo e/o tessuto adiposo) e massa magra (cioè depositi minerali nell'osso, nel muscolo, nei tendini e in altri tessuti connettivi).

La perdita di peso può verificarsi sia involontariamente, a causa di una malattia, sia per uno sforzo cosciente e finalizzato a migliorare uno stato di sovrappeso/obesità reale (o percepita).

La così detta "perdita di peso inspiegabile", ovvero non causata dalla riduzione dell'apporto calorico rispetto al dispendio energetico (volontario oppure no), è detta cachessia e può essere un grave sintomo di natura medica.

La perdita di peso intenzionale è comunemente identificata come dimagrimento ma, nel rispetto di quanto citato nell'introduzione, rappresenta un processo totalmente diverso dalla cachessia.

Come stimare la perdita di peso in ambito medico?

La perdita di peso non intenzionale può essere il frutto di un dimagrimento effettivo (deplezione di massa grassa), oppure della perdita di fluidi corporei, dell'atrofia muscolare o anche di una combinazione di questi elementi.

La perdita di peso involontaria è considerata un problema medico quando avviene: almeno per il 10% della massa totale in sei mesi, o almeno per il 5% nell'ultimo mese.

Un altro criterio medico utilizzato per stimare l'idoneità del peso totale (in soggetti adulti normali, non nei bambini e tanto meno negli atleti) è l'indice di massa corporea (BMI). Questo prevede l'inquadramento del paziente all'intero di una delle seguenti categorie (rappresentanti dei range): sottopeso, normopeso e sovrappeso. Se ne evince che, all'interno della stessa categoria, può avvenire una variazione anche piuttosto importante (ad es. 10kg). D'altro canto, in certi anziani, fluttuazioni simili o anche inferiori all'interno del normopeso possono risultare molto più preoccupanti di quanto interpretato dal BMI.

Quali sono le caratteristiche di una perdita di peso involontaria?

La perdita di peso involontaria può verificarsi a causa di una dieta non sufficientemente nutriente, come conseguenza della malnutrizione.

Possono causare la perdita di peso non intenzionale anche: processi patologici, cambiamenti nel metabolismo, cambiamenti ormonali, farmaci o altri trattamenti, evoluzioni patologiche e riduzione dell'appetito.

Il malassorbimento intestinale può portare ad una perdita di peso involontaria e può essere causato da: fistolediarrea, interazioni farmaco-nutrienti, assenza o insufficienza enzimatica e atrofia delle mucose.

Cos'è la cachessia?

Come anticipato, la perdita di peso involontaria, progressiva e logorante, viene talvolta definita cachessia. Questa differisce dal dimagrimento anche per la presenza di una risposta infiammatoria sistemica ed è spesso correlata ad esiti diagnostici infausti.

Nelle fasi avanzate di una malattia progressiva, il metabolismo può cambiare determinando la perdita di peso anche per mezzo di una dieta equilibrata, senza indurre l'aumento del senso di fame. Tale condizione prende il nome di: sindrome di cachessia anoressia (ACS), spesso impossibile da curare anche tramite l'integrazione.

I sintomi della perdita di peso involontaria per ACS includono: grave deplezione muscolare, inappetenza e senso di sazietà precoce, nauseaanemia, debolezza e affaticamento.

La perdita di peso involontaria rappresenta un criterio diagnostico per cancrodiabete mellito tipo 1, disagi tiroidei ecc.

Quali effetti può avere la perdita di peso involontaria grave?

La perdita di peso involontaria e grave può ridurre la qualità della vita, compromettere l'efficacia di una terapia o il recupero, peggiorare le fasi patologiche e costituire un fattore di rischio per l'aumento del tasso di mortalità.

La malnutrizione che ne consegue può compromettere ogni funzione del corpo umano, dalle singole cellule alle funzioni più complesse del corpo: risposta immunitaria, guarigione delle feriteforza muscolare (ad es. dei muscoli respiratori), funzionalità renaletermoregolazioneciclo mestruale ecc.

Inoltre, la malnutrizione associata implica la mancanza di elettrolitivitamine ecc. Anche l'infermità che spesso accompagna la perdita di peso grave può determinare altre complicazioni come, ad esempio, le piaghe da decubito.

Secondo i dati del Regno Unito (Malnutrition Universal Screening Tool - MUST), fino al 5% della popolazione generale è sottopeso e più del 10% dei soggetti con più di 65 anni è a rischio di malnutrizione.

Diete Popolari, Obesità e Salute

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Al giorno d'oggi, le diete per così dire "innovative" (o meglio che si allontanano dai principi nutrizionali di equilibrio scientificamente fondato) sono diventate quasi una "moda"; in effetti, pur sembrando un paradosso, le diete che fanno "tendenza" sono proprio quelle "contro tendenza".

Saranno davvero così efficaci? Chi le segue va effettivamente incontro ad un dimagrimento?

La risposta non è certo semplice; l'unico strumento utile a soddisfare una curiosità simile è la statistica, anche se talvolta questo mezzo tende a distorcere la realtà.

Uno studio piuttosto datato, intitolato "Popular diets: correlation to health, nutrition, and obesity", ha tentato di valutare la reale efficacia dimagrante attribuibile alle diete "alla moda". Purtroppo, trattandosi di una sperimentale non molto recente (2001), dal punto di vista scientifico è necessario tenere a mente che i suoi risultati potrebbero NON corrispondere al quadro generale contemporaneo.

Personalmente, reputo che il "trend" dietetico popolare sia rimasto abbastanza invariato e che si basi su alcuni principi molto differenti tra loro (tutt'ora motivo di dibattito): eliminazione della carne e del pesce, riduzione dei carboidrati, aumento delle proteine ecc.

NB. Queste indicazioni sono da contestualizzare in riferimento alle linee guida per una dieta equilibrata, nella quale i grassi rappresentano circa il 25-30% dell'energia totale, le proteine circa 0,8-1,5g/kg di peso fisiologico (la percentuale varia molto in base all'energia complessiva della dieta) ed i carboidrati costituiscono tutte le calorie rimanenti (50-60%).

Tuttavia, chi all'epoca seguiva un certo tipo di dieta, oggi potrebbe essere notevolmente dimagrito o ingrassato; anche se, rispettando la statistica, il campione di ricerca era composto da soggetti che hanno iniziato molto o poco tempo prima la terapia nutrizionale. In definitiva, l'esito di queste ricerche è da considerare un riferimento generale; di certo, non si tratta di un assolutismo sul quale costruire delle regole alimentari inalienabili. Per fare ciò, sono invece necessarie molte più statistiche, trials clinici ed applicazione sperimentali sull'uomo; in parole povere, tutto quello che è stato fatto per stabilire le linee guida per una sana e corretta alimentazione.

Tornando alla pubblicazione di cui sopra, questa si è posta l'obbiettivo di esaminare la correlazione tra un insieme di indicatori nutrizionali e dello stato di salute, e l'utilizzo delle così dette diete popolari.

Il progetto ha implicato il coinvolgimento della "Continuing Survey of Food Intake by Individuals (CSFII1994-1996" al fine di esaminare la correlazione tra "diete alla moda" e "qualità nutrizionale"; i parametri di valutazione sono stati: l'Indice di una Sana Alimentazione (HEI), l'Indice di Massa Corporea (BMI) ed i modelli di consumo.

Le diete "prototipo" analizzate erano di tipo vegetariano (eliminazione della carne, del pollame e del pesce) e NON vegetariano. Queste ultime sono state ulteriormente suddivise in: bassa concentrazione di carboidrati (< 30%), media (30-55%) e alta (>55%). Poi, all'interno di quello ad alto contenuto di glucidi, i soggetti sono di novo suddivisi in chi segue la piramide alimentare (USDA Food Guide Pyramid) e chi invece NON la utilizza (ovviamente, si tratta della piramide in uso nel 2001, tuttavia non troppo diversa da quella ufficiale contemporanea). Chi seguiva questo principio doveva rispettare una percentuale lipidica <30% e consumare gli alimenti sulla base delle raccomandazioni. Infine, il gruppo che non rispettava la piramide è stato ulteriormente differenziato in: basso consumo di grassi (<15%) e moderato (15%-30%). Per completare, è anche stata condotta una revisione della letteratura scientifica.

Il campione di ricerca ha incluso 10014 adulti, di età superiore o uguale a 19 anni, che sono stati analizzati dal CSFII (1994-1996).

I risultati della CSFII indicano che la qualità della dieta (misurata con l'HEI) è sembrata più alta nel gruppo ad alto contenuto di carboidrati rispettante la piramide (82,9) e più bassa nel gruppo con basso contenuto di glucidi (44,6).

L'assunzione di energia totale è parsa più bassa per i vegetariani (1606 kcal) e nel gruppo ad alto contenuto di carboidrati con pochi grassi (1360 kcal).

Nelle donne, il BMI è sembrato più basso nel gruppo vegetariano (24.6) e nel gruppo ad alto contenuto di carboidrati con pochi grassi (24,4). Negli uomini, il BMI è sembrato più basso per i vegetariani (25.2) e nel gruppo che ha rispettato la piramide con un alta concentrazione di glucidi (25.2).

E' stata anche svolta un'ampia revisione della letteratura, la quale suggerisce che la perdita di peso è indipendente dalla composizione della dieta (percentuali nutrizionali). La moderazione dell'energia totale è invece la variabile "chiave" associata al dimagrimento nel breve termine.

NB. Quest'ultima conclusione è da prendere con le pinze, in quanto sia l'impatto metabolico dei nutrienti, sia il carico anabolico dei pasti (glicemico-insulinico, legato anche alle porzioni), che la gestione temporale della dieta, contribuiscono all'equilibrio del peso corporeo e del rapporto tra massa magra e massa grassa

In definitiva, questo studio ha dimostrato che le diete ad alto contenuto di carboidrati con basso o moderato contenuto di grassi tendono ad essere meno caloriche delle altre. Ad ogni modo, l'apporto calorico più basso è stato attribuito alla dieta vegetariana. La qualità della dieta, secondo la misurazione dell'HEI, è risultata più alta nei gruppi con alto contenuto di carboidrati e più bassa nei gruppi a basso contenuto di carboidrati. Il BMI è risultato significativamente più basso negli uomini e nelle donne con dieta ad alto contenuto di carboidrati, mentre i BMI più alti sono stati osservati nei soggetti con alimentazione a basso contenuto di carboidrati.

Tecniche Terapeutiche Dimagranti

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I metodi terapeutici dimagranti più consigliati sono quelli meno intrusivi, ovvero: l'adeguamento delle abitudini alimentari e l'aumento dell'attività fisica.

A tal proposito, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) suggerisce una riduzione del consumo di alimenti trasformati, ricchi di grassi saturizuccheri e sale; inoltre, consiglia di moderare l'apporto calorico della dieta e di aumentare il livello di attività fisica generale. E' anche consigliabile aumentare l'apporto di fibra alimentare al fine di regolarizzare i movimenti intestinali e modulare l'assorbimento nutrizionale.

Altri metodi finalizzati alla perdita di peso includono l'uso di certi farmaci e di integratori che riducono l'appetito, ostacolano l'assorbimento di certi nutrienti (grassi e zuccheri) o riducono il volume dello stomaco.

Chirurgia Bariatrica

La chirurgia bariatrica è una tecnica terapeutica dimagrante di tipo chirurgico e si utilizza esclusivamente nei casi di obesità grave. Può essere applicata con due procedure ben distinte: bypass gastrico (esclusione gastrica) e bendaggio gastrico. Entrambe risultano efficaci nel moderare l'introito di energia alimentare grazie alla riduzione della dimensione dello stomaco; tuttavia, non essendo esenti dai rischi della chirurgia, la loro pertinenza va stimata ed esaminata previo consultazione medica.

Palloncino Intragastrico

L'inserimento del palloncino intragastrico, anche detto BIB, è una tecnica terapeutica dimagrante che sfrutta il metodo endoscopico. In pratica, a differenza della chirurgia bariatrica, l'installazione del BIB non richiede alcuna incisione. Consiste nel posizionamento di una sfera plastica, piena di soluzione fisiologica, all'interno dello stomaco al fine di promuovere il senso di sazietà. Mangiando meno, i pazienti tendono a perdere peso nel breve e medio termine.

Integratori per Dimagrire

Esiste una vastissima gamma di prodotti da banco definiti "integratori per dimagrire". In realtà, gli integratori alimentari (anche se ampiamente utilizzati) non vengono considerati una scelta corretta per la perdita di peso.

Ne esistono di vario genere e con meccanismi d'azione parecchio differenti gli uni dagli altri. Per maggiori informazioni è consigliabile leggere l'articolo dedicato cliccando qui.

Contrariamente ai farmaci, gli integratori alimentari per dimagrire sono di libero acquisto, ma pochi di questi paiono realmente efficaci nel lungo termine. Nessun integratore alimentare svolge un effetto dimagrante senza un bilancio calorico di per sé negativo.

Farmaci per Dimagrire

Richiedono tutti la prescrizione medica ed il loro impiego è estremamente controverso. Variano dai chelanti (ostacolano l'assorbimento intestinale), ai lassativi, fino alle anfetamine (che riducono il senso di appetito). Anche in questo caso, è consigliabile approfondire la lettura cliccando qui.

Bendaggio Gastrico Virtuale

Il bendaggio gastrico virtuale è una forma di ipnosi. Questa strategia è finalizzata a suggestionare la mente del paziente fino a convincerlo di avvertire un restringimento dello stomaco; di conseguenza, l'assunzione di cibo dovrebbe ridursi permettendo al soggetto di dimagrire.

Il bendaggio virtuale è spesso integrato con un trattamento psicologico finalizzato alla gestione dell'ansia e con ipnpopedia (memorizzazione di suoni, rumori o frasi durante il sonno).

La ricerca sull'utilizzo dell'ipnosi come tecnica alternativa di gestione del peso corporeo ha concluso che può essere una soluzione alternativa o integrante le più classiche metodologie di dimagrimento.

Nel 1996 è stato osservato che la Cognitive-Behavioral Therapy (CBT), o terapia cognitivo comportamentale, per la riduzione del peso risulta più efficace se associata ad ipnosi.

Anche l'Acceptance and Commitment Therapy (ACT) è un approccio di "mindfulness" (consapevolezza dei propri pensieri, azioni e motivazioni) destinato alla perdita di peso; in particolare, negli ultimi anni, questo ha dimostrato una notevole utilità di natura terapeutica.

Crash Diet o Dieta Crash

Cos'è la Dieta Crash?

La Crash Diet o Dieta Crash è un sistema drastico di dimagrimento corporeo. In realtà, si tratta di un vero e proprio digiuno controllato, finalizzato a ridurre il tessuto adiposo in un arco di tempo più breve possibile. Nelle diete crash, l'apporto energetico è uguale o inferiore al 30% di quello normocalorico.

Oltre alla rapidità nel dimagrimento, l'altra caratteristica unica della crash diet è il modestissimo tempo di applicazione. Infatti, la dieta crash è concepita per essere protratta al massimo per una settimana; d'altro canto, è pure doveroso specificare che di crash diet ne esistono (ahimè) diverse varianti.

In pratica, le persone che non hanno voglia, tempo o denaro per gestire una dieta dimagrante, affrontano dei microcicli settimanali di crash diet tentando di smaltire 2-8gk in breve tempo. La motivazione, in genere, non è di tipo salutistico bensì puramente estetico.

La Crash Diet Funziona?

Dipende dall'obbiettivo prefissato; se si desidera "smaltire" una piccola quantità di grasso corporeo in brevissimo tempo (come certi atleti, ma a discapito della prestazione), teoricamente dovrebbe funzionare. Tuttavia, se il dimagrimento auspicato è rilevante, la dieta crash diviene quasi totalmente inefficace, poiché NON sostenibile.

Effetti Indesiderati della Dieta Crash

Malnutrizione, fame, stress e disidratazione sono effetti collaterali che insorgono facilmente anche nelle diete crash più generose. Chi assume alcolici durante una crash diet, rischia di peggiorare la carenza vitaminica, la disidratazione e l'ipoglicemia.

Inoltre, la maggior parte delle persone che affronta una dieta crash va incontro al così detto "effetto yo-yo" del peso, ovvero una continua fluttuazione dovuta al recupero e alla perdita di acqua e grasso corporeo tra i periodi di dieta e quelli di compenso.

Con la limitazione drastica dell'apporto calorico, dopo 1 o 2 giorni, l'organismo tende ad abbassare il metabolismo vanificando (seppur parzialmente) il tentativo di dimagrimento.

Inoltre, nella maggior parte dei casi, i chili persi con la dieta crash sono costituiti prevalentemente dai fluidi corporei e solo in minor parte dal tessuto adiposo.

Nel caso in cui si voglia associare dell'attività sportiva alla dieta crash, è necessario tenere bene a mente il rischio di deplezione del tessuto muscolare.

E' anche necessario specificare che i tentativi di dieta (soprattutto drastici) mettono a dura prova anche la sfera psicologica ed emotiva di chi le pratica (probabilmente già sofferente); non da meno, l'autostima delle persone viene compromessa dopo ogni ripristino del peso originario (effetto tipico della crash diet).

In conclusione, la dieta crash rappresenta lo stereotipo delle condotte alimentari malsane adottate dai soggetti potenzialmente affetti (o a rischio) di disturbi del comportamento alimentare.

Dieta Dimagrante: Povera di Carboidrati o Povera di Grassi?

Una volta per tutte, sarebbe utile capire se le diete dimagranti, per essere efficaci, debbano essere povere di grassi o povere di carboidrati.

In realtà, la dieta che favorisce la riduzione del peso corporeo è semplicemente meno energetica rispetto ad un regime alimentare normale. Alla luce del fatto che sia grassi, sia glucidi, sia proteine forniscono calorie, la dieta dimagrante dovrebbe limitare proporzionalmente tutti e tre i macronutrienti.

Esistono poi delle differenze abbastanza importanti che riguardano l'impatto metabolico delle varie molecole (anche all'interno della stessa categoria chimica).

I glucidi sono generalmente considerati quelli più utili alla fornitura di energia e risultano indispensabili per alcuni tessuti che non possono impiegare i grassi; d'altro canto, hanno un effetto insulino-stimolante (quindi anche ingrassante) piuttosto accentuato. Ovviamente, tale caratteristica è enfatizzata dall'abuso generale della popolazione verso gli alimenti che li contengono (in Italia, soprattutto la pasta). E' anche doveroso precisare che, tra i vari tipi di carboidrati, alcuni risultano più stimolanti (glucosio e destrine) ed altri meno (fruttosio e galattosio o polimeri che li contengono); inoltre, anche la complessità molecolare (forma polimerica o monomerica) svolge un ruolo molto importante per liberazione di insulina.

Lo stesso discorso vale per le proteine ed i lipidi. Le prime, che sembrano delle vere e proprie "catene", svolgono moltissime funzioni biologiche; queste, una volta digerite ed assorbite, variano il proprio impatto sull'ormone ingrassante (insulina) in base al tipo di amminoacidi che le compongono. Analogamente, i trigliceridi si differenziano in base agli acidi grassi contenuti; questi, nel corpo umano, svolgono (dal punto di vista quantitativo) prevalentemente il compito di riserva energetica, riempiendo il tessuto adiposo. Proteine e grassi sollecitano meno dei carboidrati la secrezione insulinica anche se, per quel che riguarda i lipidi, costituiscono un substrato di deposito "pronto all'uso" (dal sangue, direttamente negli adipociti).

NB. L'utilizzo di amminoacidi e lipidi a scopo energetico, in assenza (o quasi) di carboidrati, determina l'accumulo di molecole tossiche dette chetoni. Questi, potenzialmente nocivi per i tessuti dell'organismo, non devono essere presenti in quantità eccessiva e/o per lunghi periodi. Il loro effetto sul sistema nervoso è di tipo anoressigeno, ragion per cui il loro accumulo nel sangue è talvolta volutamente indotto.

Un lavoro sperimentale del 2013, intitolato "Very-low-carbohydrate ketogenic diet VS low-fat diet for long-term weight loss: a meta-analysis of randomised controlled trials", ha tentato di determinare quale fosse la strategia nutrizionale più idonea al dimagrimento: quella a basso contenuto di carboidrati (chetogenica) o quella a baso contenuto di grassi.

La meta-analisi ha cercato di verificare se i soggetti che hanno intrapreso una VLCKD (<50g di carboidrati al giorno), ed i soggetti che hanno affrontato una Low Fat Diet (LFD, <30% dell'energia totale) hanno ottenuto e mantenuto il dimagrimento e la riduzione dei fattori di rischio cardiovascolari nel lungo termine.

Nell'agosto 2012, dalle fonti bibliografiche: MEDLINE, CENTRALE, ScienceDirect, Scopus, Lillà, SciELO, ClinicalTrials.gov e banche dati di letteratura scientifica, sono stati estrapolati (senza discriminanti di data e nazionalità) gli studi aventi le caratteristiche auspicabili per la meta-analisi in oggetto. Questi requisiti sono: randomizzazione e campione di adulti che ha seguito una VLCKD o un LFD (con 12 mesi o più di follow-up).

Il parametro primario dello studio era la valutazione del peso corporeo; quelli secondari invece: TG (trigliceridi), colesterolo HDL (HDL-C), colesterolo LDL (LDL-C), pressione sistolica e diastolica, glicemia, insulinemia, i livelli di HbA1c (emoglobina glicata) e di proteina C-reattiva.

Nell'analisi complessiva, cinque studi di tredici hanno rivelato dei risultati significativi.

I soggetti che hanno seguito una VLCKD hanno riscontrato una diminuzione del peso corporeo (1415 soggetti), una diminuzione dei TG (1258 pazienti) e una diminuzione della pressione diastolica (1298 individui); mentre è avvenuto un aumento del colesterolo HDL (1257 pazienti) e del colesterolo LDL (1255 individui).

E' emerso che, nel lungo termine, le persone aventi una VLCKD hanno ottenuto una maggiore perdita di peso rispetto a quelli con LFD; in definitiva, la VLCKD può essere considerato un potenziale strumento nella lotta all'obesità.

Dati alla mano, la dieta chetogenica permette di dimagrire non solo nel breve, ma anche nel lungo termine; tuttavia, snaturare l'alimentazione per consentire di dimagrire è davvero la scelta più giusta? Probabilmente no.

Sarebbe invece auspicabile che le persone rimanessero in salute attraverso una dieta equilibrata. D'altro canto, in condizioni di obesità e malattie del metabolismo, l'aspetto prioritario è legato solo al dimagrimento (spesso, richiesto addirittura con urgenza).

Dimagrire Bevendo

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Gli effetti sulla perdita di peso legata all'assunzione di acqua sono stati oggetto di alcune ricerche scientifiche.

Gli scienziati che hanno lavorato a questa ricerca hanno utilizzato le evidenze ottenute per sostenere l'ipotesi che l'aumento dell'assunzione di acqua con la dieta (ai pasti oppure no) possa favorire la perdita di peso in concomitanza di altri fattori determinanti, come certi programmi dietetici e l'attività motoria.

Per dire il vero, già da molti anni i dietologi sostengono questa supposizione, anche da prima che venisse confermata dalle pubblicazioni scientifiche.

Acqua e Regolazione dell'Energia

Le motivazioni a sostegno dell'ipotesi che bevendo molta acqua ai pasti sia possibile favorire la perdita di peso in concomitanza di una dieta ipocalorica sono diverse.

Anzi tutto, bere acqua prima di mangiare favorisce la soppressione dell'appetito. Non richiede l'assunzione di altre sostanze e rappresenta un metodo del tutto sicuro. Anche se può essere definito un rimedio popolare in uso da moltissimi anni, consigliato anche dai dietologi, solo recentemente è stato sottoposto a un processo scientifico randomizzato e controllato per verificarne i reali effetti. Vediamoli più nel dettaglio:

  • Uno studio del 2008 ha concluso che l'acqua potabile è associata a perdita di peso nelle donne in sovrappeso indipendentemente dalla dieta e dall'attività fisica
  • Uno studio del 2010 ha concluso che le persone che consumano due tazze (500ml) di acqua prima di mangiare, assorbono tra le 75 e le 90kcal in meno
  • Uno studio del 2011 condotto sui bambini obesi ha concluso che, sul dispendio energetico a riposo, bere acqua si è dimostrato significativo.
  • Uno studio del 2011 condotto su adulti di mezza età ed anziani (età maggiore o uguale a 40 anni) ha somministrato 500ml di acqua 30' prima del pasto 3 volte al giorno per 12 settimane; in questa sperimentale si è scoperto che gli individui hanno perso 2kg di peso corporeo rispetto al gruppo di controllo
  • Uno studio del 2013 condotto su 18-23 adulti ha concluso che con 500ml di acqua somministrati 3 volte al giorno per 8 settimane si è verificata una riduzione del peso corporeo
  • Una review del 2013 ha concluso che la riduzione del peso corporeo e il mantenimento del dimagrimento possono giovare dell'incremento di acqua nella dieta.

Acqua e Termoregolazione

Uno studio ha rivelato che bere 500ml di acqua aumenta il tasso metabolico del 30% dopo 30-40', con una risposta totale termogenica di 24kcal. Circa il 40% dell'effetto termogenico è determinato dal riscaldamento dell'acqua da 22 a 37°C. Peraltro, uno studio successivo del 2006 ha suggerito che bere 500 ml di acqua a 3°C causa un aumento del dispendio energetico del 4,5% per 60'.

Acqua e Cambiamenti nella Dieta

Una ricerca di Barry Popkin et al. ha dimostrato che le persone che bevono molta acqua mangiano più verdura e frutta, bevono meno bevande zuccherate e consumano meno calorie totali. La ragione del minor apporto di bevande zuccherate è che, spesso, queste sostituiscono l'acqua nella dieta ordinaria; bevendo acqua si annulla il senso di sete e pertanto non viene percepito il bisogno di bere bevande zuccherate.

L'aumento del consumo d'acqua, la sostituzione delle bevande zuccherate con bevande free-energy, e il consumo di alimenti ricchi di acqua (come frutta e verdura) con una densità di energetica relativamente più contenuta, possono aiutare nella gestione del peso corporeo.

Dimagrire con le Sigarette

E' un'opinione comune che il fumo di sigaretta faccia dimagrire. E' vero oppure si tratta di un errore collettivo?

L'uso di tabacco è associato alla soppressione dell'appetito già dall'età precolombiana, quando ne facevano uso gli indigeni americani.

Dal XX secolo, le aziende di tabacco hanno utilizzato per decenni queste correlazioni tra la magrezza ed il tabagismo nelle loro pubblicità, soprattutto in quelle rivolte alle donne, spingendole palesemente verso i problemi psichiatrici dell'immagine corporea. Pertanto, dal punto di vista culturale, il legame tra il fumo di sigaretta e il dimagrimento è molto radicato; tuttavia, non è ben chiaro quante persone abbiano iniziato (o continuato) a fumare a causa delle preoccupazioni verso il proprio peso corporeo. La ricerca scientifica e statistica rivela che gli adolescenti di razza bianca e sesso femminile, tendenti alle preoccupazioni per il peso, sono particolarmente inclini alla pratica del tabagismo.

Nonostante sia noto che i fumatori avvertono un maggiore controllo sull'appetito, non è stato dimostrato che chi fuma sia in grado di dimagrire o di mantenere meglio il peso forma rispetto ai non fumatori.

Nicotina e controllo del peso

Anche se il fumo è ampiamente sconsigliato per i suoi innumerevoli effetti negativi sulla salute, la nicotina può essere considerata un soppressore dell'appetito ed influenza le abitudini alimentari moderandone l'intake calorico.

Uno studio che interessa gli effetti della nicotina sull'appetito ha dimostrato che tra gli effetti della nicotina si evincono: aumento della pressione arteriosa, della frequenza cardiaca e della motilità gastrica, e diminuzione dell'assunzione di cibo. Le interazioni nicotina-mediate sul comportamento alimentare coinvolgono principalmente i neuroni autonomici, sensoriali ed enterici.

In termini di soppressione dell'appetito, la gomma da masticare alla nicotina sembra avere effetti simili alle sigarette ed alcune persone la utilizzano per controllarlo.

La nicotina può ridurre livelli di insulina nel sangue, responsabile del desiderio per gli alimenti zuccherati. Inoltre, gli effetti della nicotina sull'adrenalina e sulla muscolatura dello stomaco annullano temporaneamente l'appetito. Altri studi hanno dimostrato che i fumatori manifestano un maggior dispendio energetico dovuto ad un tasso metabolico superiore. La nicotina possiede anche un certo effetto diuretico che provoca una riduzione delle concentrazioni di calcio nel sangue.

Esistono molte controversie sull'incidenza del sovrappeso tra i fumatori e i non fumatori. Alcune ricerche hanno riportato che i fumatori (a lungo termine ed in pratica al momento delle rilevazioni) pesano meno rispetto ai non fumatori e nel tempo sembrano meno soggetti ad ingrassare. Per contro, altri studi sui giovani non hanno dimostrato alcuna correlazione tra la perdita di peso ed il fumo. E' possibile che, nonostante esista una connessione tra nicotina e soppressione dell'appetito, nei fumatori cronici questa reazione sia meno enfatizzata. In alcune ricerche, l'età si è dimostrata un fattore aggravante. Quindi, la relazione causale tra gli effetti fisiologici della nicotina ed i risultati epidemiologici sul peso tra i fumatori e i non fumatori, non è ancora stata esplicitamente stabilita.

Tabagismo e percezione di controllo del peso tra gli adolescenti

Mentre la maggior parte degli adulti non fuma per dimagrire, studi statistici hanno dimostrato che l'associazione tra l'uso del tabacco ed il desiderio di controllare il peso influenza il comportamento dei giovani fumatori. La ricerca in questione palesa che le ragazze adolescenti alla ricerca di una figura corporea più esile hanno maggiori probabilità di iniziare a fumare. Inoltre, quella già impegnate nei comportamenti a rischio per dimagrire sono ulteriormente coinvolte.

Sempre rispetto alle femmine tabagiste, altri approfondimenti hanno preso in considerazione eventuali correlazioni con l'etnia. Fino a pochissimo tempo fa, gli studi dimostravano che le giovani donne bianche risultano più inclini a fumare per dimagrire rispetto alle altre. In tal senso, le pubblicità di certe marche di sigarette hanno avuto una rilevanza notevole.

Negli ultimi dieci anni, la questione è stata approfondita ulteriormente. Si è osservato che, anche se le donne bianche sono più inclini a fumare per dimagrire, pure i maschi e le altre etnie sono interessati da questo atteggiamento potenzialmente nocivo. E' emerso che in tutti i gruppi razziali le preoccupazioni per il peso e la percezione negativa della propria immagine corporea svolgono un ruolo essenziale nella decisione di fumare. Tuttavia, va notato che il rapporto fra il peso ed il fumo tra giovani è statisticamente significativo prevalentemente nei gruppi di razza bianca o mista.

In passato, gli studi hanno dimostrato che le ragazze adolescenti considerano il dimagrimento o il controllo del peso come degli aspetti positivi del tabagismo. Più in generale, le giovani donne interessate a dimagrire e soprattutto quelle che già utilizzando tecniche malsane di controllo del peso, sono a più alto rischio di iniziare a fumare rispetto agli altri.

Dimagrire ed Economia

Il mercato dei prodotti finalizzati a migliorare, velocizzare, rendere meno dispendiosa, più affidabile e meno dolorosa la perdita di peso, è estremamente ampio.

Questi prodotti/servizi sono di vario genere ed includono libri, DVD, CD, creme, lozioni, pillole, anelli ed orecchini, impacchi, cinture o panciere, centri fitness, personal coach, personal trainer, gruppi collettivi di perdita di peso, alimenti e integratori alimentari.

Nel 2008, negli Stati Uniti sono stati spesi tra i 33 ed i 55 miliardi dollari in prodotti e servizi destinati alla perdita di peso, comprese le procedure mediche, i farmaci ed i centri per il dimagrimento; questi ultimo muovono tra il 6 e il 12% della quota totale menzionata. Per i supplementi sono stati spesi oltre 1,6 miliardi di dollari e circa il 70% dei tentativi di dimagrimento degli americani è stato di natura autonoma.

Nel 2009, in Europa Occidentale, le vendite riferite solo ai prodotti dimagranti (esclusi i farmaci con prescrizione) hanno superato gli 1,4 miliardi dollari.

Dimagrire: Programmi Online

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La preoccupazione verso la propria immagine corporea è sempre più diffusa tra la popolazione generale. Ne soffrono le femmine, i maschi, i giovani, gli adulti e perfino alcuni anziani. Il difetto maggiormente percepito è la grassezza e, per questo motivo, il business del dimagrimento risulta estremamente sviluppato e redditizio. D'altro canto, una buona parte della popolazione occidentale ha realmente bisogno di dimagrire, in quanto soffre di obesità e delle così dette "malattie del benessere".

I programmi online (su internet) per la perdita di peso sono "protocolli" di dieta e sport coniati per aiutare i partecipanti a dimagrire o, eventualmente, a migliorare la propria fitness generale.

Questi programmi includono un'assistenza che interessa tutti gli elementi necessari alla perdita di peso come: la definizione degli obiettivi, il monitoraggio dei progressi, l'organizzazione dei pasti, la pianificazione dell'allenamento ed il sostegno di un personal trainer o di un personal coach.

I programmi per dimagrire online sono generalmente interattivi e forniscono all'utente informazioni su: dieta, routine di allenamento, pianificazione del pasto e status in riferimento agli obiettivi; in pratica, gestisce i feedback tra la persona ed il programma.

Di solito, è necessario compilare un questionario con molte informazioni prima di avviare il progetto, al fine di stimare tutte le variabili necessarie. Si tratta di informazioni come: tendenze alimentari, livelli di fitness complessiva ed obiettivi.

I programmi online per dimagrire forniscono un piano alimentare ed un allenamento personalizzati. Un'altra caratteristica è l'uso di strumenti web per individuare gli ipotetici miglioramenti e registrare le informazioni sull'allenamento e la dieta. L'idea di base è il monitoraggio dell'attività quotidiana, poiché è possibile raggiungere maggiori risultati puntando a completare gradualmente dei piccoli step. Il prezzo dei programmi online per dimagrire è variabile e cambia sensibilmente da quelli molto semplici ad altri progettati da celebrità dello sport o del fitness. Ne esistono anche di gratuiti ma, se di solito forniscono l'accesso a strumenti specifici, questi in genere non vantano alcun piano personalizzato.

I programmi online per dimagrire, di solito, contengono alcuni di questi elementi:

  • Lista della spesa settimanale
  • Routine di allenamento e dieta
  • Sostegno regolare di un allenatore (alcune con il supporto round-the-clock)
  • Monitoraggio regolare dei progressi
  • Video di allenamento
  • Calendario di allenamento

In uno studio pubblicato sul "Journal of American Medical Association", durato un anno, i partecipanti di un programma online per dimagrire (non specificato) hanno dimostrato una perdita di oltre il doppio del peso di altri partecipanti ad un programma tradizionale (non specificato).

E' stato dimostrato che le persone che hanno utilizzato il programma online per dimagrire per 18 mesi sono anche stati in grado di mantenere la perdita di peso in maniera significativa. Molti altri studi evidenziano che i programmi online per dimagrire sono molto utili per aiutare le persone a mantenere i risultati nel lungo termine.

In un altro studio, un gruppo di 250 persone ha perso peso nel corso di 6 mesi e ha mantenuto il risultato per i successivi 12 mesi.

Il costo moderato abbinato alla mancata necessità di incontrare regolarmente un nutrizionista e/o un personal trainer (variabili emotive, di tempo ecc.) rendono i programmi online per dimagrire molto più sostenibili. L'esigenza di aggiornare costantemente il peso e le altre misure sembra contribuire a consapevolizzare gli utenti, e li aiuta a gestire il mantenimento per un periodo maggiore. Molti approfondimenti dimostrano anche che, in media, i partecipanti dei programmi online per dimagrire migliorano all'aumentare dell'esperienza con lo strumento.

Non a caso, ultimamente si è manifestato un aumento delle aziende che trattano solo i programmi online per dimagrire.

Il dimagrimento intossica l'organismo?

Sembrerà strano, ma tra gli innumerevoli benefici che - in caso di sovrappeso - il dimagrimento porta con sé, si nasconde anche un pericolo per la salute. Diversi studi hanno infatti dimostrato come la perdita di peso corporeo, dopo una dieta ipocalorica o un intervento di chirurgia bariatrica, determini un aumento delle concentrazioni plasmatiche di sostanze tossiche.

Molti inquinanti ambientali - ad esempio la diossina, il DDT e i suoi prodotti di degradazione, l'esaclorobenzene, i policlorobifenili e svariati altri inquinanti organici persistenti (POPs) - sono molecole lipofile; significa che sono affini ai lipidi (grassi) e capaci di sciogliersi in essi.

Una volta introdotte nel corpo umano queste sostanze vengono metabolizzate con estrema difficoltà (il metabolismo epatico degli xenobiotici tende ad aumentarne l'idrosolubilità in modo da permetterne l'eliminazione urinaria, ma purtroppo il fegato non possiede enzimi efficaci per l'eliminazione dei POPs). Di conseguenza, gli inquinanti tendono ad accumularsi, depositandosi preferenzialmente nel tessuto adiposo. Pertanto, nel momento in cui si ha un dimagrimento, insieme agli acidi grassi stipati nel tessuto adiposo sotto forma di trigliceridi, viene liberata anche la quota di inquinanti stoccata negli adipociti.

Il discorso può essere visto anche al contrario, nel senso che uno degli effetti negativi dell'obesità è quello di aumentare il deposito di inquinanti organici persistenti nell'organismo. Sebbene l'abbondanza di tessuto adiposo sia protettiva in caso di intossicazione acuta da POPs, allo stesso tempo, conservando a lungo le sostanze nell'organismo, contribuisce ad aumentarne la tossicità cronica. Non a caso, studi recenti suggeriscono come questi inquinanti siano correlati alle disfunzioni metaboliche associate all'obesità, attivando un fenotipo infiammatorio nel tessuto adiposo. Quindi, più che una scusante per evitare di dimagrire, la questione andrebbe intesa come un motivo in più per non ingrassare.

Vi è poi un'ulteriore faccia della medaglia, quella per cui sarebbe la stessa esposizione agli inquinanti organici persistenti a favorire l'obesità. Tale effetto, detto obesogeno, sarebbe significativo durante particolari fasi della vita, che sono quelle dello sviluppo (dal periodo pre-natale fino al termine della pubertà); sebbene si ipotizzi un effetto epigenetico di questi inquinanti, il relativo meccanismo d'azione obesogeno non è ancora stato chiarito.