Dieta a Zona all'Italiana
Ultima modifica 17.06.2020
INDICE
  1. Generalità
  2. Come Funziona
  3. Zona Italiana
  4. Altri Articoli

ATTENZIONE! Questo articolo ha un semplice scopo informativo. L'autore dell'articolo, limitandosi a riportare quanto necessario per il sistema nutrizionale in questione, si astiene da qualsiasi commento e non intende consigliare o sconsigliare di seguirlo.

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Generalità

La dieta a Zona è uno stile dietetico di origine statunitense, coniato e divulgato dal biochimico dott. Barry Sears.

L'intendo della dieta a Zona è di natura salutistica. Attraverso una serie di correzioni dietetiche, è possibile combattere il sovrappeso migliorando l'omeostasi metabolica.

La dieta a Zona non tiene conto delle calorie ma delle quantità dei macronutrienti energetici. Questa si basa:

  • sulla scelta dei grassi buoni (insaturi omega 9 e omega 3);
  • sulla gestione del carico e dell'indice glicemico degli alimenti e dei pasti, con l'intento di evitare i picchi glicemici ed insulinici.

L'assunzione dei grassi incide sull'equilibrio degli eicosanoidi, ovvero quegli agenti biologici che regolano lo stato infiammatorio e influiscono su diverse altre funzioni biologiche. I polinsaturi omega 3 e i monoinsaturi omega 9 promuovono la secrezione di quelli buoni (vasodilatatori e antinfiammatori), mentre l'acido arachidonico (omega 6) in eccesso favorisce la produzione di quelli cattivi (vasocostrittori e proinfiammatori).

L'attenzione dell'inventore americano si focalizza, in particolare, sulla gestione di queste molecole ormono-simili. L'equilibrio tra i due garantisce una normale pressione sanguigna, un normale processo di coagulazione del sangue ecc, evitando che aumenti il rischio di dismetabolismi e complicazioni cardio-circolatorie.

L'insulina è un ormone anabolico che, se in eccesso, agisce promuovendo la sintesi di grassi e il deposito adiposo. Stimolata dall'assunzione dei nutrienti energetici, in particolare da grosse quantità di carboidrati ad alto indice glicemico, serve principalmente per aiutare la veicolazione del glucosio sanguigno all'interno di certi tessuti – come i muscoli. Ha quindi funzione ipoglicemizzante.

Tale funzione può venire meno nel caso in cui si riducano, per vari fattori – tra i quali il sovrappeso, la sedentarietà e la predisposizione individuale – la tolleranza al glucosio e la sensibilità insulinica.

Quando viene secreta troppa insulina e rimane in circolo molto a lungo, oltre a favorire l'aumento della massa grassa, incide negativamente su diversi parametri indicatori dello stato di salute, come lo stato infiammatorio generale di cui abbiamo parlato sopra.

Come Funziona

La dieta a zona "tradizionale" è di origine americana e ripartisce in nutrienti come segue: 40% carboidrati, 30% proteine, 30% grassi.

Rispetto alla dieta Mediterranea, i carboidrati sono inferiori e le proteine superiori, con sull'obiettivo di moderare l'insulinemia e tenere sotto controllo la produzione organica di tali eicosanoidi.

Tutto ciò valutando non l'introito calorico giornaliero, bensì la quantità di macronutrienti energetici. Il sistema di calcolo è detto "a blocchetti".

Ogni blocchetto, composto dalla suddetta ripartizione percentuale, permette di gestire in maniera ottimale la risposta glicemica ed insulinica.

Tuttavia, data appunto la sua particolarità di bandire gli alimenti ricchi di i carboidrati a medio e alto IG (indice glicemico) come i derivati delle farine (pane, pizza, pasta ecc) e le patate – fondamenti della dieta Mediterranea – molto spesso la dieta a zona spaventa chi si le si avvicina. È così che nasce la dieta a zona italiana.

Zona Italiana

La dieta a zona italiana segue comunque le direttive e i princìpi di quella originaria americana, ma permette anche alimenti tipicamente mediterranei, pur catalogandoli in: fonti privilegiate, quasi privilegiate e svantaggiose.

In questo modo, chiunque volesse provare la Zona, non sarebbe necessariamente costretto a rinunciare, ad esempio, alla classica bruschetta al pomodoro, ma sarebbe comunque informato e consapevole di quanto sia conveniente usare con moderazione tali alimenti.

Questa versione italiana della Dieta a Zona è molto più accessibile e meno drastica, soprattutto per chi è da sempre abituato a far colazione con caffè e cornetto o a pranzare con un bel piatto di pasta seguito dalla "scarpetta' col pane.

La dieta a zona italiana è una soluzione che si potrebbe definire "intermedia", collocandosi a metà strada tra la dieta Mediterranea e quella a Zona originale.

La dieta a zona italiana funziona?

Come tutte le diete che apportano meno energia di quella che si consuma, anche la dieta a zona italiana può far dimagrire e migliorare i parametri metabolici. Non più delle altre, ovviamente.

Lo abbiamo detto, rispetto alla dieta a zona tradizionale, quella italiana garantisce una migliore compliance della popolazione nel Bel Paese. Si riduce però, esclusivamente ad un diverso calcolo di quanto mangiare durante il giorno.

Sì perché anche nella dieta Mediterranea ci sono porzioni medie da seguire; pane, pasta, patate e pizza non sono mai stati di libero consumo. Inoltre, sempre nella dieta Mediterranea, le fonti di grassi sono essenzialmente di buona qualità; nel bacino non esistono abitudini tradizionali che portino a uno sbilancio nell'equilibrio dei grassi – lipidi saturi e quantità eccessive di acido arachidonico non sono all'ordine del giorno. Possono far eccezione i formaggi stagionati, che comunque vengono raccomandati non oltre due porzioni da 80 g a settimana.

In più però, nella dieta Mediterranea si spinge al consumo di legumi e cereali interi ed integrali, che nella zona italiana compaiono marginalmente.

Molti reputano importante l'integrazione con acidi grassi omega 3, tipica della dieta a zona. Il regime mediterraneo è comunque naturalmente ricco di ortaggi e semi – ricchi di acido alfa linolenico – oltre che di piccolo pesce povero – tra il quale molto pesce azzurro, come le sardine – ottemperando efficacemente all'eventuale fabbisogno di acido eicosapentaenoico e docosaesaenoico.

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Autore

Riccardo Borgacci
Laureato in Scienze motorie e in Dietistica, esercita in libera professione attività di tipo ambulatoriale come dietista e personal trainer